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Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 17

venerdì 24 agosto 2012

Il 21 di agosto ho passato tre ore a girare per casa a cercare il modo con cui cominciare questo diario del 21 di agosto non mi è venuto in mente niente. Allora dopo un po’, non sapevo più come fare, sono andato a cercare una cosa che era successa qualche giorno prima, e più precisamente il 9 di agosto e io non ne avevo parlato, dentro questo diario, se non ricordo male. Se per caso ne avevo già parlato, pazienza, ne parlerò un’altra volta. La cosa che era successa era il fatto che il comune di Parma, in relazione alle proteste dei pendolari che si lamentavano della chiusura estiva del deposito delle biciclette nella stazione di Parma, aveva risposto con un comunicato dove si diceva, tra le altre cose, che

«il Comune e Infomobility hanno messo in piedi ed organizzato un servizio dandone sempre il massimo risalto ma soprattutto ampliando lofferta in termini temporali, di quella che fu sempre stata nel passato. La chiusura del periodo di ferragosto risulta il tempo minimo che veniva attuato anche nel passato ed il momento particolare non aiuta certo a disporre di maggiori finanziamenti per fare diversamente, anche se tutti gli sforzi verranno riposti per i prossimi mesi nelle pieghe del bilancio comunale. Il costo del deposito e della gestione non è infatti assolutamente coperto dai rimborsi richiesti ai cittadini, si conta una perdita annua di più di trentamila euro, ma questo non ha certo fermato lattuale Amministrazione dal perpetuare ed ampliare, ove possibile, un servizio così utile e necessario».

Ecco, la cosa che a me mi aveva stupito, di questo comunicato, quando l’ho visto, e che mi stupisce anche oggi che lo rileggo, ho pensato il 21 di agosto, è il fatto che quello che l’ha scritto è una persona che si trova a fare una cosa, l’ufficio stampa, che, evidentemente, non è capace di fare, e, io non lo so, forse sono io che son strano, ma questi casi, a me, mi incuriosiscono, mi verrebbe voglia di conoscerlo, questo ufficio stampa, di parlare un po’ con lui, di cercare di capire, senza farmi accorgere, i motivi, anche personali, del rampollare di trapassati remoti, nella sua prosa, chissà se sarà mai possibile, probabilmente no, così come credo che sarà difficile capire come sta andando la prima campagna ufficiale del MoVimento 5 stelle di Parma dopo la vittoria delle elezioni. Continua a leggere »

Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 16

giovedì 23 agosto 2012

Lunedì, venti agosto, verso le nove di sera, sei in cucina a pensare a tutte le cose che ti eran successe in questo mese di agosto e che non eran finite dentro nel diario. Un nido di vespe attaccato allo scuro, in camera da letto, la paura che fa un nido di vespe. Tua figlia dal bagno che dice «Oh, che bello sciampo che ho fatto, come mi sono asciugata bene», e non ha fatto lo sciampo e non si è asciugata affatto. Tu che ti stendi, di sera, dopo aver corso e aver fatto la doccia, e metto la pianta d’un piede contro il dorso dell’altro, e senti il fresco e il pulito dei piedi, e ti addormento. Un uomo, alla stazione di Reggio Emilia, nervoso, grasso e sudato, che dice a una bambina di cinque o sei anni, probabilmente sua figlia, «Sei un imbecille». E a te viene da fermarti e da dirgli che probabilmente non è colpa di sua figlia, se lui è nervoso, grasso e sudato, e poi non ti fermi. Un paese delle Marche, piccolino, lontano dal mare, pieno di olandesi «Perché gli olandesi, – ti dicono, – da loro è tutto piatto, quando vedono una collina van giù di testa». Continua a leggere »

Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 15

mercoledì 22 agosto 2012

I tre giorni tra sabato 18 e lunedì 20 agosto del 2012, come tutti i giorni di tutti i mesi di tutti gli anni, mi immagino, sono successe un sacco di cose ma, praticamente, come atmosfera, nella mia testa, è come se non fosse successo niente.
Che è una cosa che a me, devo dire, non mi dispiace.
Qualche anno fa, un mio amico che aveva appena letto il secondo romanzo che avevo scritto, intitolato Bassotuba non c’è,  mi aveva detto che, come romanzo, gli era sembrato un po’ il contrario dei romanzi di avventura. «Che nei romanzi di avventura, – aveva detto quel mio amico, – ogni due pagine ci son dei duelli, dei rapimenti, degli omicidi, dei furti, delle agnizioni, te volti le pagine per vedere che cos’altro succede. Nel tuo romanzo, – mi aveva detto, – te volti le pagine per vedere se finalmente succede qualcosa».
Che io, devo dire, per me il mondo, fin da quando son piccolo, e poi anche dopo, io mi ricordo, di notte, le notti che andavo a letto la maggior parte delle notti io mi dicevo, «Ecco, non è successo niente». Continua a leggere »

Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 14

domenica 19 agosto 2012

Il 16 agosto, al pomeriggio, mi è successa una cosa che se non dovevo scrivere questo diario non mi succedeva. Sono andato in centro. Non perché dovessi andare in centro, sono andato in centro perché sono tre giorni che parlo di cose che succedono in questa casa o, al massimo, in questo quartiere, e pensavo che ci fosse bisogno, non so come dire, di allargare lo sguardo. Allora ho preso la mia bicicletta e sono partito, e, intanto che andavo, pensavo che probabilmente non avrei trovato niente perché quando uno va per cercare qualcosa di solito succede così, che non trova niente. Infatti. Niente. Continua a leggere »

Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 13

sabato 18 agosto 2012

“Ci son certe traduzioni dei classici che sono così curate, così perfette, così impeccabili, così inattaccabili, ripetono così esattamente la lezione dell’originale che sono praticamente illeggibili”, mi è venuto da pensare il 15 agosto intanto che correvo, al mattino, che a me quando corro, al mattino, mi succede così, mi vengon da pensare delle cose che non c’entrano niente.
“Dovrei invece pensare a finire il romanzo che devo finire”, ho pensato poi dopo, che quando avevo aperto il file labandadelformaggionuovo32, appena svegliato, il 15 agosto, al mattino, mi ero accorto che non avevo salvato le cose che avevo scritto il giorno prima e c’ero rimasto malissimo, tutto il lavoro del 14 agosto buttato via, “Invece di andare avanti torniamo indietro”, avevo pensato, invece poi dopo, mi ero dimenticato che l’avevo salvato con un altro numero, labandadelformaggionuovo33, l’avevo trovato quasi subito, dopo, tutto il lavoro che avevo fatto il 14 agosto.
Che poi, il 14 agosto, tra l’altro, avevo anche perso una delle mie gattine, l’Avvocato, che io e sua sorella, la Peppa, ci eravamo messi a cercarla per tutto l’appartamento, e anche giù per le scale, l’avevamo trovata dopo mezz’ora che era dentro la credenza; avevo aperto la credenza, l’avvocato era lì tranquillissima che mi guardava come per dire: «Be’, cosa c’è da guardare? Non hai mai visto una gatta dentro una credenza?». Continua a leggere »

Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 12

giovedì 16 agosto 2012

Il 13 agosto, al mattino, sono andato a correre; ho corso un po’ più di quel che correvo di solito, che l’esaurimento benefico che provavo alla fine della corsa, in questi ultimi giorni mi sembrava un po’ meno benefico, ho aggiunto un quarto d’ora (credo), ho corso cinquanta minuti (credo), non sono sicuro perché mi son dimenticato di guardare l’orario quando partivo. Dopo forse ero un po’ troppo stanco, non so di preciso, ho dormito. Ho letto un racconto di Tolstoj, Due ussari, ho scritto due paginette e poi ho dormito, ero stanco, oppure, non so, ci avviciniamo a ferragosto e ferragosto per me è un momento difficile, un po’ come natale, che sono quei giorni che far finta che siano dei giorni normali io faccio fatica; ferragosto, e anche Natale, non lo so, cos’ho addosso.
Io per esempio sono vent’anni che la domenica riesco a lavorare benssimo, ferragosto, o natale, invece, ma perché sono stupido (credo), mi sembra che siano dei giorni che mi dan delle scuse per non lavorare, e se non lavoro io non sto bene, e ferragosto e natale, per me, sono come dei giorni che mi servono per non stare bene (non puoi mica star sempre bene), e anche i giorni un po’ prima e un po’ dopo, e così il tredici agosto, che avevo così tanti motivi, per stare bene, avevo corso cinquanta minuti, in bagno nuova fiammante avevo una tavoletta del bagno che avevo montato io, avevo un romanzo da finire che quello è un momento, come correre giù per una discesa, solo che anche lì, c’è da mettersi le scarpe, per correre, e io, il 13 agosto, fino alle otto di sera ero scalzo, non so cosa ho fatto, ho letto, ho dormito, ho sentito la radio, a me piace ogni tanto sentire la radio, intanto che lavoro, invece il 13 agosto l’ho sentita intanto che non lavoravo, c’era un convegno sul Risorgimento, con Gianni Letta e Giuliano Amato, che se uno si chiede «Ma che fine hanno fatto, Gianni Letta e Giuliano Amato?», è il segno che è uno che non ascolta la radio, che per radio spessissimo ci son dei convegni con Gianni Letta e Giuliano Amato, ed era un convegno, se ho capito bene, non ho ascoltato dall’inizio, non so se ho capito, era un convegno sul Risorgimento per degli studenti, che gli han regalato un libro che raccoglieva i discorsi sul Risorgimento di Giorgio Napolitano, un convegno pieno di applausi, ogni cosa imbarazzante un applauso, e a me è venuta in mente una cosa che ho pensato l’anno scorso al festival di Santarcangelo, quando sono andato a sentire Elena Sartori e Marina Kotsadam che facevano una cosa che si chiamava Dittico, che cantavano e suonavano dentro delle grotte, e prima di farci entrare ci avevano chiesto di spegnere il cellulare, che però se volevamo lasciarlo acceso era lo stesso che tanto nelle grotte non prendeva, e poi ci avevano detto che Elena Sartori e Marina Kotsadam ci pregavano di non applaudire, alla fine.
Che io, per me, ero d’accordo. Che questa mania di applaudire, io non la capivo. Uno si sposa, la gente applaude. Cosa applaudi? Si è sposato. Si è fidanzato e poi si è sposato, ti sembra una cosa da applaudire? Uno si laurea, e la gente applaude. Cosa applaudi? Si è laureato. Ha dato gli esami, ha scritto la tesi e si è laureato. Ti sembra una cosa da applauire? Continua a leggere »

Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 11

mercoledì 15 agosto 2012

Il fine settimana tra il 10 e il 12 agosto, non mi è successo molto, devo dire. Le solite cose: ho lavorato, ho corso. Ho finito di leggere Il giocatore, di Dostoevskij. Che mi è dispiaciuto. Ho comprato una tavoletta per il mio vater. E basta. Quindi questo diario, oggi, potrebbe anche finire qui. Solo che, il 10 di agosto, venerdì, mi è successa una cosa strana. Ero alla Coop di via Andrea Costa, a Bologna, ho sentito una voce che interrompeva quelle canzoni lì che ci sono nei supermercati, che nei supermercati, in questi ultimi anni, ci son sempre delle canzoni che io mi son sempre chiesto se un cantante, un cantautore, che magari nella sua canzone ha parlato di una cosa che gli è successa che l’ha fatto magari stare anche male, io mi son sempre chiesto «Ma non gli dispiace, ai cantautori, che la loro musica sia suonata nei supermercati?».
Mi viene in mente, non so, Brel, La chanson des vieux amants, che ne ha fatto una versione italiana Battiato, quando dice «Mio amore, mio dolce mio meraviglioso amore, dall’alba chiara fin che il giorno muore ti amo ancora, sai, ti amo; so tutto delle tue magie, e tu della mia intimità, sapevo delle tue bugie, tu delle mie tristi viltà; so che hai avuto degli amanti, bisogna pur passare il tempo, bisogna pur che il corpo esulti, ma c’è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti» che è una cosa che mi commuove a me, figuriamoci a Battiato, che l’ha cantata, e figuriamoci a Brel, che l’ha scritta, non gli dispiace, ai cantautori, un uso così della loro cose?
Mi dispiace a me, sentire una cosa del genere, mentre compro magari la lettiera dei gatti, sarebbe come se, non so, per esempio, da un gommsita ci scrivessero l’inizio di Anna Karenina sulle pareti: «Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo». Continua a leggere »

Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 10

domenica 12 agosto 2012

La mattina del 9 di agosto, verso le nove, stavo finendo di correre, ho incrociato il mio panettiere che portava a spasso il cane.
Il mio panettiere ha degli anni, e un po’ di pancia, e intanto che correvo, in salita, ho pensato che il fatto di esser costretto, tutti i giorni, a portare fuori il cane, era una cosa che, negli anni, gli aveva fatto bene, secondo me, al mio panettiere.
Ho guardato il cane, sembrava un cane anziano, “Pensa che pancia che avrebbe il mio panettiere se non fosse stato costretto, tutte le mattine, in questi ultimi dieci anni, a portare fuori il cane”, ho pensato, e mi stavo preparando a salutarlo, solo che il mio panettiere quando siam stati affiancati ha voltato la faccia dall’altra parte non mi ha salutato. Gli ho visto benissimo gli occhiali, ha degli occhiali di plastica trasparnte che, non so come mai, il 9 di agosto, quando ha voltato la faccia per non salutarmi, li ho visti benissimo.
Potevo restarci anche male, solo che ho pensato che il mio panettiere, essendo lui un panettiere, tutte le persone che conosce, ha un sacco di gente, da salutare.
Almeno avesse la panetteria lontano da casa, no, ha proprio la panetteria nel quartiere dove abita e dove, tutte le mattine, da almeno dieci anni, porta fuori il cane, pensa tutta la gente che deve aver salutato, non c’è mica da meravigliarsi, ho pensato, che abbia voltato la faccia, quando ci siamo incrociati.
Però, poteva anche salutarmi, ho pensato intanto che correvo in salita, e come ho pensato così mi è venuta in mente l’opera numero 90 delle Opere complete di Learco Pignagnoli, che fa così: Opera numero 90. «Bottazzi, gli ho scritto che volevo ammazzarmi, e m’ha risposto solo dopo due mesi».
È stato un momento un po’ malinconico, meno male che avevo quasi finito di correre, e dopo dieci minuti ero già seduto nella mia cucina che avevo quasi finito anche di sgocciolare, che quel momento lì che, dopo aver corso, sgoccioli, dev’essere il momento delle endorfine che vengono fuori che si sta benissimo.
Dopo ho fatto la doccia e mi son messo a lavorare non è successo moltissimo, son stato in casa tutto il giorno a lavorare.
L’unica cosa che è successa, che a un certo punto Continua a leggere »

Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 8

venerdì 10 agosto 2012

Il 7 di agosto, alle sette e dieci del mattino, suona il mio cellulare e mi sveglio di colpo e mi volto da una parte e vedo gli occhi sgranati dell’Avvocato.
L’Avvocato è una gatta che da due giorni abita con me insieme a sua sorella che si chiama la Peppa che è lì dietro anche lei e anche lei ha gli occhi sgranati che sembra che pensino, lei e l’Avvocato, “Ma chi è che ti telefona alle sette e dieci del mattino?”. Io invece penso “Ma chi è che mi telefona alle sette e dieci del mattino?”, e prendo il telefono, guardo «Ah, – dico, – è la sveglia».
La cosa che non mi torna, è come mai ho messo la sveglia alle sette e dieci del mattino, solo che poi, quasi subito, mi accorgo che ho addosso l’holter, che è una macchinetta che mi han messo il sei di agosto per controllare i battiti del mio cuore per 21 ore di seguito, e mi ricordo che alle otto devo andare in ospedale a riconsegnarlo.
Allora mi alzo, «Non preoccupatevi, – dico all’Avvocato e alla Peppa, – continuate pure a dormire», e vado in sala, mi vesto, mi faccio il caffè, scendo, prendo la mia bicicletta, venti minuti dopo sono già in un bagno del sotterraneo dell’ospedale maggiore di Bologna a staccarmi gli elettrodi dal petto e a pensare “Ma che vita avventurosa, che ho”. Continua a leggere »

Il mondo è pieno di gente che sta a casa – 7

giovedì 9 agosto 2012

Il cinque agosto, di sera, sono arrivate a casa mia due gattine di due mesi, due sorelle, una nera e una tigrata. Quella tigrata l’ho presa perché sembra uguale identica a una gatta che ha vissuto con me per sedici anni e che è morta il 4 di giugno di quest’anno, si chiamava Learco anche se ogni tanto la chiamavo l’Avvocato per via del fatto che mia nonna, del camino, noi in campagna abbiamo un camino che ha costruito mio babbo e che tira benissimo, e siccome tira benissimo consuma molta legna, e siccome consuma molta legna mia nonna diceva che mangiava come un avvocato, e siccome la gattina che ha vissuto con me per sedici anni mangiava moltissimo, ogni tanto la chiamavo l’Avvocato, come soprannome.
La gattina nera invece l’ho presa perché i gatti neri mi piacciono molto, e anche perché è la sorella dell’Avvocato (la gattina tigrata, dal momento che mangia che sembra che non abbia il fondo, che già a due mesi ha la pancia tigrata che le tocca per terra, mi è sembrato corretto chiamarla, di nome, Avvocato), e anche perché era brutto separarle, anche se la signora che ce le aveva, prima di darmele ha voluto sapere che mestiere facevo, e quando ha saputo che scrivo dei libri ha detto che spera che non ne debba scrivere, in questo periodo, perché tenere dietro a due gattine così piccole ci va un sacco di tempo. Continua a leggere »