Capriole

sabato 28 Marzo 2020

Brodskij una volta ha detto che in Unione Sovietica, rispetto all’occidente, era come se ci fosse una forza di gravità decuplicata: impossibile fare delle capriole. Ecco a me in questi giorni sembra di essere in Unione Sovietica: impossibile fare delle capriole.

Questo ha fatto

martedì 17 Marzo 2020

Il mondo non è più com’era
un tempo, quando regnavano sovrani abat-jour, fox-trot,
e la paura, insieme a sottovesti e ad arguzie salaci a volontà.
Chi avrebbe mai pensato
che la gomma del tempo li avrebbe cancellati
come sgorbi a matita sulla carta? Certo nessuno.
Eppure il tempo con il suo frusciare
proprio questo ha fatto. Vallo a rimproverare.

[Iosif Brodskij, Fin de siècle, in E così via, traduzione di Anna Raffetto, Milano, Adelphi 2017, p. 103]

Niente di speciale

martedì 3 Marzo 2020

A.M.B. Potrebbe descriverci la sua filosofia di vita?
I.B. Non è una filosofia di vita, è solo una serie di espedienti. Se dovessi definirla una filosofia, allora direi che è una filosofia della sopportazione. È molto semplice. Quando sei in una brutta situazione, hai due modi di affrontarla: mollare tutto o cercare di resistere. Io cerco di resistere il più a lungo possibile. Ecco, la mia filosofia è questa: tutto qui, niente di speciale.

[Anne-Marie Brumm, La musa in esilio, conversazione con il poeta russo Iosif Brodskij, in Iosif Brodskij, Conversazioni, a cura di Cynthia L. Haven, traduzione di Matteo Campagnoli, Milano, Adelphi 2015, p. 51]

La sua capsula

domenica 19 Gennaio 2020

C’era uno che si chiamava Iosif Brodskij che di mestiere faceva il poeta. Per le sue poesie era stato accusato di parassitismo sociale e poi costretto a lasciare il suo paese. Della sua condizione di scrittore in esilio pensava che somigliasse a quella di un cane o di un uomo catapultato dentro a una capsula e che la sua capsula era il linguaggio. Il linguaggio in esilio diventa destino, diceva, prima ancora di diventare un’ossessione o un dovere.

(Dal Repertorio dei matti della letteratura russa, in preparazione, questo matto è di Barbara Soprani)

Brodskij

domenica 17 Novembre 2019

«Molto spesso chi critica una malattia o un male, per il solo fatto di farlo si sente buono, si sente nel giusto. È un errore di valutazione molto grave e piuttosto diffuso in questa professione [quella di poeta], e non credo sia sano. E c’è anche un problema di vanità: quando un’intera nazione ti ammira, puoi dimenticare piuttosto in fretta qual è il tuo vero lavoro. Il tuo vero lavoro è scrivere bene».

[I russi sono matti oggi a Milano alle 14 a Villa Necchi dentro Book city]

Komintern

martedì 22 Ottobre 2019

Uno, che si chiamava Iosif Brodskij, pensava che Komnitern fosse il nome di un gruppo musicale.

[Repertorio dei matti della letteratura russa, redazione di Milano, da Sergej Dovlatov, Taccuini, a cura di Laura Salmon, Sellerio (questo matto è di Andrea Grossi)]

Charms, Chlebnikov, Šklovskij, Lotman, Dostoevskij, Brodskij, Erofeev e Cireddu

giovedì 1 Agosto 2019

Sergej Dovlatov

giovedì 4 Luglio 2019

dovlatov

Brodskij:
– Per molto tempo ho creduto che, in inglese, non fosse possibile dire delle sciocchezze…

[Sergej Dovlatov, Sobranie sočinenij (Raccolta delle opere), Spb, Azbuka 2000, t. 4, p.225]

Amicizie importanti

giovedì 23 Maggio 2019

Iosif Brodskij, Per compiacere un'ombra, in Fuga da Bisanzio

Uno scrittore che accenna ai propri trascorsi penali – o in generale alle proprie traversie – è paragonabile a un individuo normale che si fa bello alludendo ad amicizie importanti.

[Iosif Brodskij, Per compiacere un’ombra, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 109]

Colpe

giovedì 20 Dicembre 2018

Ma perché, mi chiedevo stamattina, rimando sempre le cose che devo fare, perché?, mi chiedevo, e poi, per una cosa che devo scrivere, sono andato a guardare le citazioni di Brodskij che ho messo in questo sito e ho trovato: «I poveri tendono a utilizzare qualsiasi cosa. Io utilizzo il mio senso di colpa» (Iosif Brodskij, In una stanza e mezzo, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 219). Ecco. Nel mio piccolo, anch’io, forse.