Poco
Poco, mi serve, una crosta di pane, un ditale di latte, e questo cielo, e queste nuvole.
V. Chlebnikov
[Oggi, a Udine, Pietroburgo e le avanguardie (foto di @claudiosforza_photography)]
Poco, mi serve, una crosta di pane, un ditale di latte, e questo cielo, e queste nuvole.
V. Chlebnikov
[Oggi, a Udine, Pietroburgo e le avanguardie (foto di @claudiosforza_photography)]

L’anno prossimo, per Crocetti, esce un’antologia che si intitola E questo cielo e queste nuvole. Cento poesie russe scelte da Paolo Nori. Il titolo viene dalla poesia di Velimir Chlebnikov Poco, mi serve, una crosta di pane, un ditale di latte, e questo cielo, e queste nuvole.

Ho imbiancato casa, ho dovuto mettere in ordine, ho trovato delle cose che non sapevo più dov’erano andate a finire, come la mia tesi di laurea, poverina.

A me, i libri, più di quello che dicono, mi interessa come mi fanno sentire, e sabato sera, 22 giugno, a Venezia, a Ca’ Foscari, alle 22 e 30, racconto come mi ha fatto sentire lavorare sui testi delle avanguardie russe e, in particolare, di Velimir Chlebnikov.

La stazione di polizia è una gran cosa!
È il punto d’incontro tra me e il governo.
Velimir Chlebnikov

Per me è molto più piacevole / Guardare le stelle / Che firmare una condanna a morte. / Per me è molto più piacevole / Ascoltare la voce dei fiori / Che sussurrano «È lui» / Chinando la testolina / Quando attraverso il giardino, / Che vedere gli scuri fucili della guardia / Uccidere quelli / Che vogliono uccidere me. / Ecco perché io non sarò mai, / E poi mai, / Un governante.
Velimir Chlebnikov
Stasera, a Scandiano, al teatro Boiardo, La libertà. Primo episodio. clic (nell’immagine un ritratto di Chlebnikov di Vladimir Burljuk)

E potrei citare una poesia di Chlebnikov: «La legge delle altalene prescrive / che si portino scarpe ora larghe, ora strette / che sia ora giorno, ora notte / e che signori della terra siano ora il rinoceronte, ora l’uomo».
Stamattina, poco dopo le le 9 e 30, a Radio 24, Uno nessuno 100Milan, parlo di censura (credo).

Bobeòbi si cantavano le labbra.
Veeòmi si cantavano gli sguardi.
Pieéo si cantavano le ciglia.
Lieeéi si cantava l’aspetto.
Gsì gsì gséo si cantava la catena.
Così, sulla tela di qualche corrispondenza
Fuori della continuità viveva il Volto.
Velimir Chlebnikov
[Oggi,a Perugia, alle 18, Aula Magna dell’Università per Stranieri, apertura della sagra musicale umbra, il trio di Parma e la mezzosoprano Ema Nikolovska eseguono opere di Šostakovič e io parlo di Pietroburgo e delle avanguardie (foto di @claudiosforza_photography)]

Chlebnikov fatica a capire il senso dei rimproveri che gli vengono rivolti: «Dicono che i versi debbano essere comprensibili… I versi possono essere comprensibili o incomprensibili, ma devono essere buoni».
[Vasilij Golovanov, Verso le rovine di Čevengur, traduzione di Valentina Parisi, Milano, Adelphi 2023, p. 50]

Per me è molto più piacevole / Guardare le stelle / Che firmare una condanna a morte. / Per me è molto più piacevole / Ascoltare la voce dei fiori / Che sussurrano «È lui» / Chinando la testolina / Quando attraverso il giardino, / Che vedere gli scuri fucili della guardia / Uccidere quelli / Che vogliono uccidere me. / Ecco perché io non sarò mai, / E poi mai, / Un governante.
[Firmato il contratto con Feltrinelli per l’edizione tascabile di Pancetta, Noi la farem vendetta e Mi compro una Gilera]
