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Scuola elementare.

Spezzetti, spezzetti

domenica 22 ottobre 2017

Il tuo stile, dice, va mutando, è tutto spezzettato. Spezzetti, spezzetti… ed ecco una proposizione incidentale, poi nell’inciso inserisci ancora un inciso, poi ancora qualcosa tra parentesi, e poi di nuovo torni a spezzettare, spezzettare.

[Fëdor Dostoevskij, Bobòk, citato in Michail Bachtin, Dostoevskij, traduzione di Giuseppe Garritano, Torino, Einaudi 2002, p. 180]

Oscar

sabato 21 ottobre 2017

Stamattina intanto che correvo sentivo la radio, e c’era una voce che mi sembrava di conoscerla, su Radio 24, era uno che sembrava molto informato, poi ho sentito che l’han chiamato Oscar e ho pensato “No, Oscar Giannino!”.
“Ma perché non prende una laurea, prima di parlare per radio?”, ho pensato poi dopo. Che mi rendo conto che è un pensiero ignorante, ma lui, veramente, se prendesse una laurea, non sarebbe meglio?
Che mi rendo conto che non son fatti miei, ma lui, però, se prendesse una laurea, perché non la prende? Eh? Non ci vuole tanto.
Che mi rendo conto che ognuno fa come vuole, ma lui, se prendesse una laurea, non staremmo tutti un po’ meglio?
E poi il dottorato.
Così per cinque o sei anni almeno è impegnato.
Dice Che noia, non so cosa fare, intanto prendi la laurea, e poi il dottorato, dopo poi ne parliamo.

Due persone al proprio servizio

sabato 21 ottobre 2017

Nella Russia della prima metà dell’ottocento, l’importanza delle persone si misurava con il numero di anime che possedevano, cioè il numero dei servi della gleba che avevano al proprio servizio. Se si valutasse il consigliere di collegio Pavel Ivanovič Čičikov, il protagonista delle Anime morte, romanzo di Nikolaj Gogol’ del 1842, con questo metro, considerando che Čičikov ha due persone, al proprio servizio, il cocchiere Selifan e il servo Petruška, si potrebbe pensare che valesse pochissimo, in un mondo di possidenti che avevano migliaia e migliaia di anime, solo che Čičikov era bravissimo a barcamenarsi, in un mondo così complicato, e aveva escogitato uno stratagemma che gli avrebbe permesso di brillare.
Il conteggio delle anime si faceva allora durante i censimenti, che si tenevano ogni dieci anni, e tra un censimento e l’altro un possidente doveva pagare le tasse su tutte le anime censite, anche su quelle che nel frattempo erano morte. Čičikov, nel corso del romanzo, si presenta ai principali possidenti della città capoluogo di governatorato di NN e, dopo aver pranzato con loro, chiede se, dall’ultimo censimento, sono morte loro delle anime, e loro dicono che ne sono morte tante, e se ne lamentano, e lui dice «Sa cosa? Gliele compro io. Le venda a me»; e loro, altro che vendergliele, gliele regalano, contenti di liberarsi delle tasse da qui al prossimo censimento e lui, sulla carta, diventa un possidente con un numero di anime significativo e in grado di ambire ai finanziamenti statali predisposti per chi si stabilisce, con le sue anime, nelle terre vergini.
Le prima edizione delle Anime morte che ho letto, era un libro di mio nonno, un Oscar Mondadori del 1965, era costato 350 lire, era tradotto da Agostino Villa e cominciava col fatto che, dal portone di un albergo della città di NN era entrato un piccolo calesse a molle abbastanza bello, del tipo di quelli sui cui viaggiavano gli scapoli, i tenenti colonnelli a riposo, i capitani, i proprietari che avevano un centinaio di anime di contadini, cioè tutti quelli che erano definiti «signori di mezza tacca».
Su questo calesse c’era un signore non bello ma nemmeno brutto d’aspetto, né troppo grasso né troppo magro. «Non si poteva dire che fosse troppo vecchio», scrive Gogol’, «però non è che fosse neanche troppo giovane». Era il Consigliere di collegio Pavel Ivanovič Čičikov, possidente, in viaggio per affari privati.
Il mondo in cui si muove Čičikov, la città capoluogo di governato di NN., era una città né troppo grande né troppo piccola, la nobiltà del luogo non era né troppo alla mano né troppo snob, le regole non erano né troppo rigide né troppo lasche, il tempo atmosferico, perfino, era adatto a Čičikov, con delle giornate né troppo serene né troppo cupe, «ma di quella specie di colore grigiochiaro che hanno le vecchie finanziere dei soldati di guarnigione, quel battaglione di solito pacifico, ma in parte brillo nei giorni di festa».
Quando il piano di Čičikov comincia a funzionare, le signore, che fino ad allora avevano parlato poco di Čičikov «dal momento in cui cominciarono a circolar delle voci sulla sua natura di milionario, cercarono in lui delle qualità. Anche se le signore, non è che fossero interessate; la colpa l’aveva solo la parola “milionario”, non il milionario in sé, ma proprio la parola; perché nel solo suono di questa parola, non consideriamo i mucchi di soldi, c’è racchiuso qualcosa che fa effetto sulle persone vigliacche, e sulle persone così così, e sulle brave persone, in una parola su tutti, fa effetto. Un milionario ha questo vantaggio, che può guardare la viltà, la viltà disinteressata, pura, non fondata su nessun calcolo; molti sanno benissimo che non riceveranno niente da lui, e che non hanno diritto a ricevere niente, ma immancabilmente o gli corron davanti, o gli sorridono, o si tolgono il cappello, o brigano per farsi per forza invitare a un pranzo dove sanno che è stato invitato il milionario. Non si può dire che questa tenera inclinazione alla viltà fosse condivisa dalle signore: tuttavia in molti salotti si cominciò a dire che, naturalmente, non si poteva dire che Čičikov fosse una gran bellezza, però era proprio così come doveva essere un uomo, e bastava che fosse un po’ più grasso o un po’ più pienotto, che non sarebbe stata più la stessa cosa. Dopo di che si aggiungeva qualcosa che poteva suonare anche un po’ offensivo sul conto dell’uomo magro: che assomigliava più a una specie di stuzzicadenti, che a un uomo». Continua a leggere »

Ghirri in Russia

venerdì 20 ottobre 2017

Dopo oggi allora ho pensato che forse lo faccio davvero, un libro che si chiama La grande Russia portatile. Che comincia parlando del cielo. Che Ghirri, il fotografo, che per un anno ha fotografato i cieli emiliani, se fosse stato russo avrebbe fatto delle fotografie tutte diverse, secondo me.

Venedikt Erofeev

venerdì 20 ottobre 2017

Io il mondo non lo guardo, lo curioso.

[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 60]

Proprio degli amici

venerdì 20 ottobre 2017

[Dalla Marcos y Marcos son stati così gentili da farmi leggere il libro d’esordio di Paolo Onori, Fare pochissimo, e da permettermi di metterne qui un pezzo, questo qua]

Cioè quando ero giovane qualche amico l’avevo avuto anch’io.
E una cosa che mi ricordo, di quegli amici che avevo, e del nostro modo di considerarci amici, mi ricordo che, ogni tanto, a me, da giovane, succedeva che passavo un po’ di tempo, tipo sei mesi, che non volevo vedere nessuno.
Mi chiudevo in casa, mangiavo, bevevo, leggevo dei libri, guardavo dei film non uscivo di casa per sei mesi.
E i miei amici, una cosa per cui li consideravo ancora più amici, era il fatto che, in quei sei mesi lì, non mi rompevano i coglioni.
Non mi telefonavano, non mi cercavano, rispettavano il fatto che io volevo stare da solo eran proprio degli amici, secondo me.
E quegli amici lì, così discreti, io ce li avevo ancora, erano ancora vivi, solo che ormai, quanto tempo sarà stato, che non ci sentivamo, con i miei amici?
Quanto tempo era che non rompevano i coglioni? Saran stati, non so, dodici anni?
E dopo dodici anni senza sentirsi durava ancora, l’amicizia, o si era estinta?
Chissà.
Il problema era che non c’erano mica dei contratti.
Che in un contratto tu specifichi tutto per bene, oppure una confezione, ci sarebbe voluta una confezione dell’amicizia sul fondo della quale andare a leggere la data di scadenza, allora le cose sarebbero state chiare solo che, non c’erano contratti, non c’era confezione, non c’era specificato niente.

Bei tempi

giovedì 19 ottobre 2017

Ho portato a pallavolo la Battaglia, e siamo arrivati in anticipo, e siamo rimasti lì, in silenzio, a aspettare, nella ghiaia, e a me è venuto in mente quando era piccola, che la portavo a mangiar fuori, eravamo sempre i primi, al ristorante, alle sette eravamo già seduti, le mani lavate, che aspettavamo che ci portassero quello che avevamo ordinato, bei tempi, ho pensato.

Avventure

mercoledì 18 ottobre 2017

Ho messo il bagnoschiuma e lo sciampo in frigorifero. Non so se ho fatto bene.

Si fa

mercoledì 18 ottobre 2017

Si fa il repertorio dei matti della città di Prato, e c’è ancora qualche posto libero, chi vuole trova tutte le informazioni se clicca qui: Clic

La cosa peggiore

mercoledì 18 ottobre 2017

Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

Fece anche qualcos’altro. Fece la cosa peggiore che uno scrittore potesse fare in quelle circostanze: cominciò a spiegare a mezzo stampa i punti del suo lavoro che i critici avevano o trascurato o rivolto contro di lui. Gogol’, essendo Gogol’ e vivendo in un mondo a specchio, aveva la speciale abilità di pianificare per intero le proprie opere dopo averle scritte e pubblicate. E così fece con Il revisore. Vi aggiunse una sorta di epilogo in cui spiegava che il vero Revisore che si profila di lontano alla fine dell’ultimo atto è la Coscienza dell’uomo mentre gli altri personaggi sono le Passioni che albergano nelle nostre Anime. In altre parole, si doveva credere che queste passioni erano simboleggiate da funzionari di provincia grotteschi e corrotti e che la Coscienza più elevata era simboleggiata dal Governo.

[Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol’, a cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, p. 62]