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Scuola elementare.

Degli sforzi

venerdì 20 luglio 2018

Oggi siamo andati all’Aleksandrinskij teatr, il teatro di San Pietroburgo dove il 19 aprile del 1836 c’è stata la prima dell’Ispettore generale, commedia in 5 atti di Nikolaj Vasil’evič Gogol’, e dove il 17 ottobre del 1896 c’è stata la prima, disastrosa, del Gabbiano di Čechov, e quando siamo entrati in teatro c’erano le prove del Lago dei cigni, il palcoscenico pieno di ballerine che facevano degli sforzi così faticosi, e così seri, e così belli che siamo rimasti tutti incantati, di quel che diceva la nostra guida non ascoltavamo più niente.

Be’, sai

venerdì 20 luglio 2018

Iosif Brodskij, Per compiacere un'ombra, in Fuga da Bisanzio

Non si poteva dire molto, in quei colloqui [telefonici], bisognava per forza essere reticenti o allusivi ed eufemistici. Si parlava quasi soltanto del tempo o della salute, niente nomi, un gran quantità di consigli dietetici. L’importante era udire la voce dell’altro, assicurarsi in questo modo puramente animale della nostra rispettiva esistenza. Non c’era quasi niente di semantico, e non c’è da stupire se io non ricordo nessun particolare, se non la risposta che ebbi da papà il terzo giorno della degenza di mia madre all’ospedale. «Come sta Masja?» domandai. «Be’, sai, Masja non è più» disse lui. Quel «sai» era lì perché anche in quella circostanza papà cercava di essere eufemistico.

[Iosif Brodskij, In una stanza e mezzo in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), pp. 236-2237]

Cose che ho comperato in Russia

giovedì 19 luglio 2018

L’acqua gassata più gassata del mondo, un libro di Šklovskij, dei gettoni della metropolitana, una sim russa per telefonare, una rulet s makom (è un dolce con i semi di papavero), un quaderno con scritto: «Da Pietroburgo con apatia e indifferenza».

Un monumento a Dovlatov

giovedì 19 luglio 2018

[A San Pietroburgo, in ulica Rubinštejn, c’è un nuovo monumento a Sergej Dovlatov, che è quello che, dagli Stati Uniti, dove è andato perché in Russia non lo pubblicavano, e dove è riuscito a pubblicare tutti i suoi libri, ha scritto questa cosa qua:]

Io non discuto. Lo Stato sovietico non è il posto migliore al mondo. E laggiù c’erano tante cose spaventose. Tuttavia c’erano anche cose che non dimenticheremo mai.
Sgozzatemi, squartatemi pure, ma i nostri fiammiferi erano meglio di quelli americani. È una sciocchezza, tanto per cominciare.
Andiamo avanti. La milizia a Leningrado agiva più operativamente.
E non parlo dei dissidenti. Delle malefatte del KGB. Parlo dei normali, banali miliziani. E dei normali, banali teppisti…
Se si urla su una via di Mosca «Aiuto!», la folla accorre. Qui ti passano accanto.
Là, in autobus, cedevano il posto agli anziani. Qui non succede mai. In nessuna circostanza. E va detto che ci siamo abituati in fretta pure noi.
In generale c’erano molte buone cose. Ci si aiutava a vicenda un po’ più volentieri. E ci si azzuffava senza paura delle conseguenze. E ci si congedava dall’ultima banconota senza tormentosi indugi.
Non sta a me criticare l’America. Io per primo sono sopravvissuto grazie all’emigrazione. E amo sempre di più questo paese. Cosa che non mi impedisce, penso io, di amare la patria che ho lasciato…
I fiammiferi sono una sciocchezza. Sono altre le cose importanti. Esiste il concetto di pubblica opinione. A Mosca era una forza reale. Una persona si vergognava di mentire. Si vergognava di adulare le autorità. Si vergognava di essere venale, furba, cattiva. Le avrebbero chiuso le porte in faccia. Sarebbe divenuta uno zimbello, un reietto. E questo era peggio della galera.

[Sergej Dovlatov, La marcia dei solitari, tr. it. Laura Salmon, Palermo, Sellerio 2006, pp. 229-230]

I genitori di Brodskij in una stanza e mezzo

mercoledì 18 luglio 2018

Iosif Brodskij, Per compiacere un'ombra, in Fuga da Bisanzio

La cosa sorprendente è che non erano mai annoiati. Stanchi sì, ma non annoiati. Per quasi tutto il tempo che passavano a casa, li vedevo in piedi a cucinare, a lavare, ad andare avanti e indietro fra la cucina comune e la nostra stanza e mezzo, ad armeggiare intorno questo o quel pezzo del patrimonio domestico. Per i pasti si sedevano, naturalmente, ma mia madre la ricordo seduta quasi soltanto davanti alla sua macchina per cucire, la sua Singer a pedale, curva ad aggiustare vestiti, rivoltare colletti di vecchie camicie, riparare o riadattare vecchie giacchette. Quanto a mio padre, usava la sedia solo per leggere il giornale o mettersi al tavolo da lavoro. A volte la sera seguivano un film o un concerto sul nostro televisore del 1952. Allora stavano seduti anche loro… Così, su uan sedia, nella stanza e mezzo ormai vuota, un vicino trovò morto mio padre un anno fa.

[Iosif Brodskij, In una stanza e mezzo in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 190

Spendere

mercoledì 18 luglio 2018

E poi ho comprato il catalogo del museo russo, in russo, e una mia amica ha comprato il catalogo del museo russo, in italiano, e in italiano costava meno, e ho chiesto come mai alla cassiera, e la cassiera mi ha detto che non lo sapeva.
E a me poi è venuto in mente che ai russi, ultimamente, gli piace spendere, e mi son ricordato quella storiella di due uomini d’affari russi che si incontrano e hanno la stessa cravatta e uno dice all’altro «Quanto l’hai pagata?», «Cinquecento dollari», risponde l’altro, e il primo scoppia ridere «Io mille, – dice, – t’ho fregato».

Come ogni anno

mercoledì 18 luglio 2018

sundukov

E dopo, come ogni anno, sono venuto a vedere questo quadro di Aleksej Sundukov (Coda, olio su tela, 1986, Museo russo, San Pietroburgo, cliccare sull’immagine per ingrandire), che ricorda questo libro di Vladimir Sorokin: clic

Il povero scrittore

martedì 17 luglio 2018

Una volta Fëdor Michajlovič Dostoevskij, che Dio l’abbia in gloria, aveva catturato un gatto per strada. Aveva bisogno di un gatto vivo per un romanzo. La povera bestia aveva pianto, aveva strillato, aveva sibilato e aveva roteato gli occhi, poi si era finta morta. Allora lui l’aveva mollata. L’imbroglione aveva morso il povero scrittore in una gamba e era scappato. È per questo che è rimasto incompiuto il miglior romanzo di Fëdor Michajlovič, che Dio l’abbia in gloria, «Povere bestie». Sui gatti.

[Aneddoto letterario attribuito a Daniil Charms (grazie a Nicoletta)]

E dopo dice

martedì 17 luglio 2018

E dopo dice, Brodskij, sempre in quel saggio lì, che a Leningrado, negli anni ’70, alle nove del mattino, era più facile incontrare un ubriaco che un taxi. E stasera andiamo a casa di Charms. Buongiorno.

A furia di inseguire la realtà

martedì 17 luglio 2018

Iosif Brodskij, Per compiacere un'ombra, in Fuga da Bisanzio

Verso la metà dell’Ottocento le due cose si fusero in una: la letteratura russa, a furia di inseguire la realtà, la raggiunse. A tal punto che oggi, quando pensate a San Pietroburgo, non potete distinguere quella raccontata nei romanzi da quella reale. Il che è abbastanza curioso per un luogo che conta soltanto duecentosettantasei anni di vita. La guida, oggi, vi mostrerà la sede della Terza Sezione della polizia, dove Dostoevskij fu processato, ma manche la casa dove un suo personaggio, Raskolnikvo, uccisa a colpi d’ascia quella vecchia usuraia.

[Iosif Brodskij, Guida a una città che ha cambiato nome, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 56]