Scuola elementare.

Le frangettone

mercoledì 14 novembre 2018

Anche loro, le modelle o le cantanti come Caterina Caselli hanno i capelli tagliati a tazza con la frangettona che copre la fronte. Va tanto di moda questo taglio qui che sono una la fotocopia dell’altra. Mia madre mi ha portato dal barbiere parrucchiere del paese, perché tanto c’è solo quello, e mi ha fatto fare lo stesso taglio. Forse non è riuscito molto bene perché una signora mi ha detto: «Ma chi ti ha tagliato i capelli alla Sant’Antonio» e si è messa a ridere. Mio Dio che vergogna, sono corsa a casa a guardarmi allo specchio dove mi guardo sempre più spesso e mi confronto con le indossatrici che vedo nei giornali di moda come Grazia. Non sarò mai come quelle lì che mi sembra vivano nel lusso che io non vivrò mai e mi sento inferiore. In questo giornale fanno la pubblicità delle pellicce Annabella di Pavia. Chissà chi ha tanti soldi per comprarle. Qui in paese non le potrebbe portare nessuno. La gente non è ricca e poi non fa freddo come al nord.

[Anna Mongiardo, Raggiungere Catanzaro non è facile ed è anche dispendioso, esce oggi, lo presenta domani Daniele Benati alla Coop Ambasciatori]

Tutti argomenti volgari

martedì 13 novembre 2018

Ma questi son tutti argomenti volgari, invece la Manilova è beneducata. E la buona educazione, come si sa, la danno nei collegi. E nei collegi, come si sa, tre argomenti fondamentali costituiscono la base delle umane virtù: la lingua francese, indispensabile per la felicità della vita famigliare, il pianoforte, per la realizzazione di momenti piacevoli per il consorte, e, infine, la parte domestica vera e propria: il lavoro a maglia di borsellini e di altre sorprese. Del resto, ci sono diversi perfezionamenti e cambiamenti nei metodi, soprattutto nel tempo presente; tutto ciò dipende soprattutto dal buonsenso e dalle capacità delle stesse proprietarie del collegio. In certi collegi si fa in un modo che prima viene il pianoforte, poi la lingua francese, e solo dopo la parte domestica. Delle volte invece succede che prima di tutto ci sia la parte domestica, cioè il lavoro a maglia delle sorprese, poi la lingua francese, e solo dopo il pianoforte. Son diversi, i metodi. Ciò non impedisce di fare un’altra osservazione, che la Manilova… ma, lo riconosco, ho molta paura di parlare delle signore, e oltretutto è ora di tornare ai nostri eroi, che stanno già da qualche minuto davanti alle porte della sala, pregandosi reciprocamente l’un l’altro di passare per primo.

[Nikolaj Gogol’, Anime morte, capitolo 2]

La posta elettronica

martedì 13 novembre 2018

La posta elettronica, a me, questi ultimi anni, una delle cose che mi dà più soddisfazione, cancellarmi dalle mailing list.

Domenica 25 novembre

martedì 13 novembre 2018

Domenica 25 novembre sarò, probabilmente, allo stadio Tardini per la partita Parma Sassuolo in collegamento con una trasmissione televisiva che si chiama Quelli che il calcio, sarà difficilissimo, dire delle cose sensate. Buongiorno.

Un piccolo sigaro paglierino

lunedì 12 novembre 2018

Nonostante il loro matrimonio durasse da più di otto anni, ciascuno dei due offriva ancora all’altro o un pezzetto di mela, o una piccola noce, e parlava con voce così dolce da essere toccante, esprimendo un amore perfetto: “Spalanca, anima mia, la tua boccuccia, ti metto questo pezzetto”. Va da sé che la boccuccia si apriva in quei casi in modo molto grazioso. Per il compleanno venivano preparate delle sorprese, una qualche foderetta di perline per lo spazzolino da denti. E assai spesso, sedendo sul divano, all’improvviso, senza che assolutamente se ne conoscesse la ragione, l’uno abbandonando la sua pipa, l’altra il suo lavoro, se solo in quel momento lo teneva in mano, si stampavano l’un l’altra un così languido e lungo bacio, che nel suo corso si poteva facilmente fumare un piccolo sigaro paglierino. Per farla breve, essi erano, come si dice, felici.

[Nikolaj Gogol’, Anime morte, Capitolo II]

Tre tabaccherie

lunedì 12 novembre 2018

Stamattina, dovevo spedire una tessera di To soréla entertainment, l’ho messa in una busta, sono andato nella tabaccheria della Coop di via Andrea Costa, ho chiesto un francobollo, «Li stiamo aspettando dalla posta», mi han detto.
Sono andato in un’altra tabaccheria, sempre in via Andrea Costa, ho chiesto un francobollo «La devo mandare in posta, a noi non ce li danno», mi han detto.
Sono andato in un’altra tabaccheria, in via Porrettana «Ha dei francobolli?», ho chiesto alla tabaccaia. «Certo, che ho dei francobolli», mi ha detto lei. Con un tono come per dire «Figurati se in tabaccheria non ci sono i francobolli».

I grassi

lunedì 12 novembre 2018

I grassi son più bravi, a questo mondo, a sbrigare i loro affari, di quanto non lo siano i magrini. I magrini servono più per gli incarichi speciali, oppure semplicemente si fanno immatricolare e tergiversano qua e là: la loro essenza è in qualche modo troppo leggera, aerea, e del tutto inaffidabile. I grassi non ingombrano mai i posti inclinati, ma sempre i piani, e se si siedono da qualche parte, siedono sicuri e forti, tanto che presto il posto comincia a deprimersi e a stridere sotto di loro.

[Nikolaj Gogol’, Anime morte, Capitolo I]

Oggi, a Bologna

lunedì 12 novembre 2018

Oggi, a Bologna, presento un libro di Mario Valentini che si intitola La minuscola che è stato pubblicato dalla casa editrice Exorma in una collana intitolata Quisiscrivemale.

Vecchio nuovo anno

domenica 11 novembre 2018

Lo sanno tutti: la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre ha avuto luogo in novembre. Il 7 novembre (25 ottobre) 1917. La ragione è troppo nota per insistervi in dettaglio: l’aggiornamento del calendario, una delle prime riforme successive all’evento, i famosi tredici giorni che avrebbero spostato in avanti (adeguandole all’Occidente) tutte le feste comandate, comprese quindi quelle religiose (non la Pasqua che è mobile), e che avrebbero permesso ai russi (di ieri e di oggi) di festeggiare due volte il capodanno: novyj god (capodanno, il 1° gennaio) e staryj novyj god (vecchio capodanno, il 13 gennaio).

[Gian Piero Piretto, Quando c’era l’URSS, Milano, Raffaello Cortina 2018, p. 3]

Un sacco di cose da fare

sabato 10 novembre 2018

L’interesse per il calcio, la necessità di seguire le partite, di vederle, o, comunque, di sapere come erano andate a finire, è cominciato, per me, quando avevo 6 anni, e continua ancora adesso che non ho 55 ma non è stato costante, nel tempo. Ci son stati degli anni che mi sembrava così interessante, la vita che facevo, che era come se per il calcio non avessi tempo.
È stato negli anni dal 1985 al 2003, più meno, che sono gli anni del mio apprendistato, se così si può dire: nel 1985, a 22 anni, sono andato a lavorare in Algeria, sulle montagne del piccolo Atlante, e lì, come in tutti i paesi mussulmani, il giorno di festa non era la domenica, era il venerdì, e io la domenica avevo altro per la testa che i risultati delle partite di calcio del campionato italiano: bisognava lavorare, era il primo lavoro da grande che facevo nella mia vita, ed ero molto interessato a capire se ero capace di farlo oppure no, e avevo molta paura che no, non sarei stato capace, ed era una paura che mi teneva sveglio e mi faceva star bene.
Due anni e mezzo dopo, nel 1988, ho dato le dimissioni e mi sono iscritto all’università, ho cominciato a studiare lingua e letteratura russa, e continuo ancora adesso, e quei primi anni l’interesse per la lingua e la letteratura russa è stato così esclusivo che anche lì non c’era posto, per dei rivali. Mi ricordo, per esempio, i mondiali di calcio del 1990, quelli in Italia, io intanto che l’Italia giocava le partite del girone eliminatorio, che faceva dei gran gol Schillaci, io di quei gol non ne ho visto neanche uno perché ero al Festival del nuovo cinema di Pesaro a vedere dei film la maggior parte dei quali erano muti e sovietici, e, a distanza di quasi trent’anni, credo di aver fatto bene perché sono dei film meravigliosi, primo tra tutti il tanto vituperato La Corazzata Potëmkin, di Ejsenštejn, che molti, in Italia, a causa del ragionier Ugo Fantozzi, pensano sia un film noiosissimo che dura ore e ore e invece è un film meraviglioso che dura, a misurarli, sessantaquattro minuti.
Poi, dopo che mi sono laureato, che ho cominciato a scrivere e che mi sono trasferito a Bologna e che è nata anche mia figlia, dopo che son diventato uno degli innumerevoli padri di famiglia che popolano il globo terracqueo, a un certo momento è stato come se avessi pensato che, dopotutto, a più di quarant’anni, ero diventato quasi una persona normale, e una persona normale non doveva per forza sempre occuparsi di cose importanti o importantissime, poteva permettersi anche, ogni tanto, di guardare una partita di calcio, o quasi; perché all’epoca, a Bologna, io non avevo la televisione, quindi le partite di calcio non le guardavo, le sentivo per radio, e la partita di cui voglio parlare oggi è una partita del maggio del 2005 che era un periodo che a casa mia, nel centro di Bologna, avevo ospiti una coppia di amici russi a cui ero molto affezionato ma che erano un po’ impegnativi, da ospitare in casa.
Loro, per esempio, che avevano vissuto tutta la vita in una città che si è chiamata con tre nomi diversi, San Pietroburgo, Pietrogrado, Leningrado e ancora San Pietroburgo, e avevano conosciuto, in quella città, molti di quelli che si erano occupati di letteratura, e con alcuni di questi non avevano un rapporto molto amichevole, e di uno di questi, in particolare, uno scrittore russo che si chiama Sergej Dovlatov dicevano che era, cito: «Una merda», loro, quando ho saputo che sarebbero venuti ospiti in casa mia, io, che avevo all’epoca una ventina di libri di e su Sergej Dovlatov, che è uno scrittore che mi piaceva e mi piace ancora moltissimo, io mi ricordo che avevo pensato che non potevo far loro lo sgarbo di fargli trovare nella stanza dove dormivano dei libri di Sergej Dovlatov che loro consideravano, cito ancora: «Una merda», e avevo trovato un nascondiglio temporaneo per quella ventina di libri che ancora oggi ho qui davanti a me nella mia libreria.
Ma cosa c’entra il calcio?, direte forse voi.
Ci arrivo.
Il caso ha voluto che i miei due amici russi fossero ancora ospiti a casa mia il 25 maggio del 2005, che è il giorno in cui c’è stata la finale della Champions League tra Milan e Liverpool. Io, da giovane, prima di ridurmi come adesso, a tener solo per il Parma, tenevo anche per il Milan, e quel 25 maggio del 2005, se non avessi avuto a casa mia quei due letterati russi, probabilmente sarei andato a casa di un mio amico italiano non letterato a vedere la partita con la sua televisione, ma allora, sentendomi responsabile del soggiorno bolognese dei miei cari amici russi, ero rimasto a casa con loro, e, durante una cena e un dopocena nel corso dei quali amabilmente conversavamo di cinema e letteratura russi e sovietici, io, a basso volume, avevo tenuto accesa la radio che dava la radiocronaca della finale di Champions League, che era cominciata benissimo, per noi che, un po’, tenevamo per il Milan: al primo minuto del primo tempo aveva segnato Maldini, al trentottesimo del primo tempo aveva raddoppiato Crespo, al quarantaquattresimo del primo tempo aveva triplicato Crespo. Tre a zero. Con due gol di Crespo che aveva giocato anche nel Parma. Io stavo benissimo. Mi sentivo un po’ Fantozzi, a sentir la partita senza farmi accorgermene, ma stavo benissimo lo stesso. Poi è cominciato il secondo tempo. Gerrard, Šmicer, Alonso. Tre a tre. Tre gol in sei minuti. E poi niente. Fino alla fine. Supplementari. E niente neanche nei supplementari. Rigori. Ecco.
Sentire perdere il Milan ai rigori la finale di coppa dei campioni, dopo essere stato in vantaggio tre a zero, e facendo finta di continuare a essere di ottimo umore, a distanza di tredici anni lo posso confessare, non è stato bello, e credo di poter confessare anche un’altra cosa, che io, i gol di quella partita lì, quello di Maldini, i due di Crespo, quello di Gerrard, di Šmicer e di Alonso e i nove rigori che hanno tirato alla fine, tre gol e un errore del Liverpool, due gol e tre errori del Milan, io non li ho mai visti e credo che non li vedrò mai in vita mai.
Anche per scrivere questa serie sulle dieci partite più interessanti tra tutte quelle che ho visto (o sentito) nella mia vita, io di solito, per le partite delle quali ho parlato finora, andavo a rivedere la fasi salienti, come si dice, su youtube, per questa, no, non so come mai. Ho tanti di quei libri da leggere, in questo periodo. Sarà forse per quello. Ho un sacco di cose da fare. Sono così impegnato.

[uscito ieri sulla Verità]