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Scuola elementare.

Dove

giovedì 23 febbraio 2017

Dopo, un’altra cosa che testimoniava la crisi della politica era l’espressione, riferita ai politici, «lavorare sul territorio».
Cioè il fatto che ci fossero dei politici che lavoravano sul territorio comportava il fatto che ce ne fossero degli altri che non lavoravano, sul territorio, e se non lavoravano sul territorio, dove lavoravano?
Su delle mongolfiere?
Su dei satelliti?
Dove?

[Dalla Strategia della crisi, in preparazione]

Un tostapane per un ingegnere

giovedì 23 febbraio 2017

Noah Hawley, Prima di cadere, traduzione di Marco Rossari, Torino, Einaudi

Dove un ingegnere veder forma e funzione, un artista vede un senso. Un tostapane, per un ingegnere, consiste in una varietà di componenti meccaniche ed elettriche che funzionano all’unisono per scaldare il pane, tostandolo. Per un artista, un tostapane è tutto il resto. È un aggeggio rassicurante, una delle tante scatole meccaniche in una casa che dànno un’idea di famiglia. Antropomorfizzato, è un uomo con le mascelle spalancate che non si stanca mai di mangiare. Apre la bocca e tu ci infili dentro il pane. Povero Signor Tostapane. È un uomo che, poco importa quanto mangia, non si sentirà mai sazio.

[Noah Hawley, Prima di cadere, traduzione di Marco Rossari, Torino, Einaudi 2017, p. 225]

Una proposta a Renzi, o a chi per lui

giovedì 23 febbraio 2017

Da Matteo Renzi, come politico, io, devo dire, non mi aspettavo niente di buono. Forse per via di un pregiudizio, fondato sul fatto che avevo letto un suo libro, uscito nel 2012, quando lui era sindaco di Firenze, un libro intitolato Stil novo che era una specie di saggio sulla bellezza che diceva, tra le altre cose, che a Firenze, a Palazzo vecchio, nel salone dei Cinquecento, sotto un grande affresco di Giorgio Vasari, secondo Renzi, e anche, mi hanno detto poi dopo, secondo Roberto Giacobbo, quello che fa una trasmissione televisiva che si intitola Voyager (sottotitolo Ai confini della conoscenza), secondo loro due sotto l’affresco di Vasari ci sarebbe stata, forse, la Battaglia di Anghiari, un affresco perduto di Leonardo. E Renzi, e forse anche Giacobbo, proponevano allora di smurare l’affresco di Vasari e di portarlo temporaneamente da un’altra parte per vedere cosa c’era dietro (e poi eventualmente rimettercelo); ma siccome gli storici dell’arte erano quasi tutti d’accordo nel dire che l’affresco di Leonardo era andato perso perché Leonardo aveva usato una pittura che era colata quasi subito, a Renzi (e a Giacobbo) il permesso non gliel’avevan dato e lui, nel suo libro, di questo si lamentava molto perché gli avevano impedito, forse, di scoprire il vero capolavoro di Leonardo, perché La battaglia di Anghiari, secondo Renzi, era il vero capolavoro di Leonardo, «Anche perché – aveva scritto Renzi – diciamo la verità, la Gioconda è più enigmatica che bella». Ecco, io, se dovessi dire, credo sia stata questa frase qua «Diciamo la verità, la Gioconda è più enigmatica che bella», messa dentro un saggio sulla bellezza, che aveva provocato il mio pregiudizio su Matteo Renzi che pensavo sarebbe rimasto a vita sindaco di Firenze e non avrebbe combinato niente, in politica.
Invece poi, in quattro e quattr’otto, è diventato segretario del PD e presidente del consiglio e io poi, quando ha cominciato a mettere in piedi delle riforme io, memore dell’errore, mi aspettavo che facesse chissà che cosa invece poi, alla fine, non ha fatto poi tanto, per il momento, mi sembra.
Per esempio la riforma della scuola: io, quando si è cominciato a parlare di riforma della scuola, uno giovane e moderno come Renzi, io mi aspettavo che, la prima cosa che avrebbe fatto, sarebbe stato eliminare una cosa che c’è solo in Italia, che non serve a niente e che costa un sacco di soldi: l’ora di religione.
Che essendo lui anche cattolico, Renzi, non gli avrebbero neanche potuto dire che lo faceva per anticlericalismo, era un’occasione straordinaria (io, devo dire, non sono cattolico, ma se fossi cattolico mi dispiacerebbe vedere la religione cattolica trattata così, come ora buca, e insegnata da gente a cui non è richiesta nessuna competenza didattica se non un buon rapporto col vescovo).
Allora, alla fine, io, memore dell’errore, io credo che Renzi si riprenderà, dalla brutta condizione in cui si trova adesso, e, quando sarà ancora presidente del consiglio, lui o qualcun altro, non importa, mi permetto di proporgli questa riforma: eliminiamo l’ora di religione.
E dal momento che le proposte di legge dovrebbero poggiare su qualche dato di fatto, mi immagino, ho provato a capire quanto sarebbe il risparmio annuo, e ho trovato dei dati dell’UAAR (unione atei e agnostici razionalisti) che parlano di 1 miliardo e 250 milioni l’anno, ma son dati vecchi, quindi ho chiesto, in novembre, al Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, dicendo che stavo scrivendo un romanzo il cui protagonista era un insegnante di religione che, visto che gli studenti non lo consideravano, si chiedeva quanto fosse utile il suo insegnamento, e il suo imbarazzo era accresciuto dal pensiero di quanto costava alla collettività la sua attività, e cercava in rete e trovava uno studio dell’UAAR che parlava di 1 miliardo e 250 milioni annui, ma lui non si fidava e allora scriveva al Miur per sapere i dati. Mi potevano aiutare? Scrivevo.
Il Miur, dopo due mesi, non mi avevano risposto, allora gli avevo scritto un’altra mail dicendogli che non mi sembrava il modo di comportarsi e se per favore mi rispondevano.
Il Miur, dopo un altro mese non mi avevan risposto, allora gli ho scritto che se non mi rispondevano scrivevo un articolo dove dicevo che non mi rispondevano, mi han risposto subito mi han detto di scrivere all’ufficio di statistica per il settore scuola, e mi han dato la mail.
Allora io ho scritto all’ufficio di statistica per il settore scuola, son passati quindici giorni, non m hanno risposto, avevo due possibilità: o gli scrivevo che non mi sembrava il modo di comportarsi, e poi quindici giorni dopo se non mi rispondevano gli scrivevo una mail dove gli dicevo che se non mi rispondevano scrivevo un articolo dove dicevo che non mi rispondevano, o scrivevo direttamente l’articolo che sarebbe valso anche come proposta a Renzi, o a chi per lui, con tante scuse, a Renzi, per avere sottovalutato le sue capacità politiche che io non credevo, che fosse così bravo.

[Uscito ieri sulla Verità]

Venedikt Erofeev

mercoledì 22 febbraio 2017

i becchini del socialismo

[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 150]

Quattro pesi

mercoledì 22 febbraio 2017

Stasera, alla scuola media inferiore di Guerra e pace (Avventure nel mondo), il compito era Descrivete Guerra e pace in cinque righe, in tre allieve avevano pesato l’edizione di Guerra e pace che leggeremo (Milano, Garzaznti 2014[5], traduzione di Pietro Zveteremich), e risultava a una 900 grammi, a un’altra 990 grammi, a un’altra ancora 921 grammi. Quando son tornato a casa ho pesato la mia: 949. Molto più pesante di Vita di Moravia, comunque.

Una nota bio-bibliografica

martedì 21 febbraio 2017

Figlio naturale di un generale-medico e della marchesa Giuseppina Camardi Polizzi, Sebastiano Grasso è nato in Sicilia nel 1947. Ha conosciuto la madre (1916-1966) a dodici anni e il padre (1903-1985) a diciannove. Una storia lontana che qui si rivela. Studia al collegio San Michele di Acireale, dei Padri Filippini. Si dedica anche alla scherma, canto e musica (abbandonata dopo la morte della madre, eccellente pianista). Appena laureato insegna un paio d’anni letteratura italiana all’università. Dal 1971 vive a Milano e lavora come giornalista al “Corriere della Sera”, dove attualmente è inviato speciale e responsabile dell’Arte.

[Dalla raccolta di poesie Il tuo pube nero befferà la morte, Milano, ES 2000, segnalata da Domenico Arenella per il libro Storia della letteratura italiana contemporanea, a cura della redazione di Qualcosa]

Non posso

martedì 21 febbraio 2017

Noah Hawley, Prima di cadere, traduzione di Marco Rossari, Torino, Einaudi

Jack era il ragazzo mingherlino con i brufoli che si abbuffava di dolci, il cucciolo che un giorno era andato fuori di testa e aveva cercato di uccidere il fratello con un’ascia. Poi arrivò l’epifania, la decisione stile roveto ardente. Gli arrivò in un lampo. Avrebbe scatenato tutto il potenziale del suo corpo. Si sarebbe ricostruito da capo a piedi e in quel modo avrebbe cambiato il mondo.
E così Jack il cicciottello, il golosone, inventò gli esercizi. Divenne l’eroe che poteva fare un migliaio di salti sul posto e un migliaio di trazioni alla sbarra in un’ora e mezza. Il muscolo che si era addestrato a fare mille e tre flessioni in venti minuti mentre si arrampicava su per una corda di dieci metri con sessanta chili legati alla cintura.
Ovunque andasse, la gente lo fermava per strada. E lui era un po’ scienziato, un po’ mago, un po’ dio.
«Non posso morire – diceva alla gente. – Rovinerebbe la mia immagine».

[Noah Hawley, Prima di cadere, traduzione di Marco Rossari, Torino, Einaudi 2017, p. 23]

Delle cose

lunedì 20 febbraio 2017

Oggi ero su un treno regionale che, da Bologna, andava a Venezia Santa Lucia, e poco prima di arrivare a Padova una voce registrata ha detto che stavamo arrivando alla stazione di Padova e che i passeggeri avrebbero trovato una coincidenza con un treno che doveva andare a Venezia Santa Lucia e che sarebbe partito dal binario 7 dieci minuti dopo, e una ragazza inglese, o anglosassone, si è alzata dal suo posto è venuta da me e mi ha chiesto, col suo accento anglosassone, se il nostro treno andava a Venezia Santa Lucia, e io le ho detto di sì e poi mi aspettavo che mi chiedesse come mai, allora, avevano avvisato che c’era un treno che parti a dieci minuti dopo dal binario 7 che andava a Venezia Santa Lucia invece non me l’ha mica chiesto.

Tre titoli

lunedì 20 febbraio 2017

Šklovskij, Guerra e pace di Tolstoj

Mentre l’autore lavorava alla sua opera senza tregua, essa mutava, attraversando numerose fasi e ricevendo ben due titoli, inizialmente fu scelto Tre stagioni, poi Tutto è bene quel che finisce bene, per approdare finalmente a Guerra e pace.

[Viktor Šklovskij, Guerra e pace di Tolstoj, traduzione di Salvatore Celestini, Roma, Eliot 2014, p. 15]

Tre volte più delle donne

domenica 19 febbraio 2017

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Alla fine del secolo gli uomini fumavano tre volte più delle donne e guidavano più spesso l’automobile e gli americani e i tedeschi avevano il numero più alto di automobili per abitante e i greci fumavano la quantità più alta di sigarette. Le donne vivevano più a lungo degli uomini e si suicidavano più raramente e la quantità media giornaliera di parole che dicevano era tre volte superiore a quella degli uomini e la gente di città praticava attività sportive a andava in bicicletta e faceva una corsa tutte le mattine per rinfrescarsi i polmoni. La corsa per rinfrescarsi i polmoni fu inventata dagli americani che a tal fine si procurarono pantaloncini fabbricati con materiali fosforescenti e scarpe a sospensione pneumatica per evitare distorsioni della colonna vertebrale e nlq 1985 centrotrentacinque americani sono morti d’infarto durante la corsa mattutina.

[Patrik Ourednik, Europeana. Breve storia del XX secolo, traduzione di Andrea Libero Carbone, Macerata, Quodlibet 2017, p. 32]