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Scuola elementare.

Война и мир

mercoledì 18 gennaio 2017

Non so se esiste ancora, ma qualche anno fa c’era un’agenzia di viaggi, o una specie di agenzia di viaggi, che si chiamava Avventure nel mondo, e a me pochi giorni fa è venuto da pensare che mi piacerebbe fare un corso dove, con i partecipanti, leggiamo insieme Guerra e pace, dall’inizio alla fine, che, per come me la ricordo io, la lettura di Guerra e pace, dall’inizio alla fine, è un’avventura, e quel corso lì mi piacerebbe chiamarlo Avventure nel mondo.

Baule

martedì 17 gennaio 2017

Boccadoro, Le 7 note per 7 musicisti

Oltre alle sue opere Rossini ci ha lasciato anche un quaderno di esercizi per cantanti, Gorgheggi e solfeggi, usato ancora oggi: il compositore riesce a sfruttare in maniera ineguagliabile le capacità della voce umana, che conosce come pochi altri. I ruoli creati da lui sono ricchi di difficoltà tecniche per chi li canta, ma le melodie sono talmente amate che i cantanti se le portano dietro da un teatro all’altro, inserendole anche in opere scritte da altri compositori.
I brani di questo genere hanno un buffo soprannome, “arie di baule”, proprio perché i cantanti li portano in giro allo stesso modo del baule che contiene i costumi di scena e il trucco.
Stanno interpretando un’opera ambientata nell’Antica Grecia e la loro aria di baule è ambientata in Francia? Nessun problema, tanto al pubblico non importa nulla della verosimiglianza, vuole solo sentir cantare i suoi beniamini.

[Carlo Boccadoro, Le 7 note per 7 musicisti, Milano, Mondadori 2016, pp. 71-72]

Matti a Padova

martedì 17 gennaio 2017

Sembra che abbiamo raggiunto il numero minimo degli iscritti per il repertorio dei matti della città di Padova, che quindi probabilmente si farà, in febbraio, ci sono ancora quattro posti: Clic

Ti senti vittima di caso di malasanità?

martedì 17 gennaio 2017

Stamattina stavo correndo, io corro col telefono, perché ascolto la radio, stamattina stavo correndo mi è arrivato sul telefono un messaggio che diceva «Ti senti vittima di caso di malasanità? Fallo valutare con serietà e obiettività». E poi c’era il nome della campagna e un un numero verde al quale chiamare e io, quando l’ho visto, ho pensato che era il governo, e ho pensato male del governo. Poi sono arrivato a casa, sono andato a vedere il sito internet, ho visto che non era il governo, eran dei privati, e ho pensato male dei privati. Buongiorno.

A Stan Laurel piacevano le cartolerie

lunedì 16 gennaio 2017

Stan Laurel con l'Oscar alla carriera

Negli ultimi anni della sua vita, quando Hollywood era ormai lontana e la salute si era fatta malferma, uno dei passatempi preferiti di Stan Laurel era frequentare cartolerie. Diceva che se non avesse fatto l’attore, probabilmente gli sarebbe piaciuto gestirne una. Non doveva essere difficile incontrarlo mentre passava i pomeriggi fra gli scaffali colmi di quaderni a righe, matite e penne di qualche negozio di Santa Monica, dove si era trasferito con l’ultima moglie nel 1958, in un appartamento affacciato sul Pacifico.

Nel 1957, alla morte del suo storico compagno di lavoro, il vecchio Stan aveva dichiarato: «Questa è la fine della storia di Laurel e Hardy», e aveva mantenuto la parola, rifiutando nel 1962 un cameo fra le “vecchie glorie” di Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo, e, prima ancora, una remunerativa offerta di lavoro, in qualità di consulente e gagman, da parte del suo pupillo Jerry Lewis. Non aveva rinunciato invece a mantenere la corrispondenza con gli innumerevoli ammiratori sparsi su entrambe le sponde dell’Atlantico: compito cui si dedicava con cura meticolosa quasi quotidianamente, e che gli consentiva fra l’altro di incrementare le proprie soste in cartoleria. Proprio in una di queste occasioni (lo racconta l’amico e biografo John McCabe) un commesso, da dietro il bancone, dopo averlo osservato a lungo, improvvisamente aveva esclamato: «Ma io la conosco!… Lei è… è…». «Oliver Hardy», aveva risposto Stan, con la massima serietà. «Giusto!» aveva ribattuto l’altro, entusiasta. «Ah, signor Hardy, lei e il signor Laurel siete stati davvero grandi! Ho visto tutti i vostri film. Non può immaginare quanto mi abbiate fatto ridere… A proposito, che fine ha fatto il signor Laurel?». Al che l’anziano comico, sempre senza scomporsi, aveva replicato: «È impazzito».

[Gabriele Gimmelli, Stanlio è Olio, da Doppiozero: Clic]

E se c’è un combinato

lunedì 16 gennaio 2017

È disposto.

I pensieri

domenica 15 gennaio 2017

questo flusso segreto di linee e puntini

I miei pensieri erano tutti pasticciati, come fili in una balla di fieno.

[Alan Bradley, Flavia de Luce e il delitto nel campo di cetrioli, traduzione di Stefania Bertola, Palermo, Sellerio 2016, p. 300]

Tre volte

domenica 15 gennaio 2017

Ci son tre volte, tutti i giorni, che devo prendere le medicine e io sono così contento, quando devo prendere le medicine, perché ho qualcosa da fare, e a me avere qualcosa da fare è una cosa che mi piace che da piccolo ho passato tanti di quei pomeriggi, che non sapevo cosa fare, e mi vien da pensare che a diventar grande c’è una cosa, bella, che non ho altro che delle cose da fare, tre volte al giorno prendere delle medicine, per esempio.

I tempi

domenica 15 gennaio 2017

undici treni

Il giorno dopo il servizio l’avevo fatto sulla presentazione di un libro che c’era a Bologna, era il libro di un comico che si chiamava Baricco che era un libro che raccoglieva gli articoli che lui aveva scritto negli ultimi vent’anni, aveva detto lui, poi aveva taciuto un attimo poi aveva detto: «Tutti tranne quelli brutti».
Nessuna reazione del pubblico.
Era in biblioteca, a Bologna, e sembrava un po’ di essere in una scuola, quell’aria che hanno le biblioteche e le scuole, non so come dire, quell’odore, anche, di lavaggi industriali, dev’essere quello.
Io nella mia testa, non so come mai, avevo una cosa che ci era entrata anni prima, di una signora che era nata a Reggio Emilia negli anni trenta e che l’avevan chiamata Avvenire, che era una cosa che avevo visto in un documentario anni prima mi era tornata su dalla pancia era tutta mattina che mi girava in testa il pensiero del coraggio che ci vuole a chiamare una figlia Avvenire.
C’era molta gente, e la prima cosa che aveva detto, il comico Baricco, era stata «Gli ultimi saranno i primi».
E dopo: silenzio.
Come a preannunciare un discorso memorabile.
Dopo aveva parlato di cose, il comico Baricco, non so, di zio Paperone, e aveva detto che lui, quando leggeva i fumetti, leggeva sempre «i cartelli che sono fuori dal Deposito».
Silenzio.
Che «una volta ce n’era uno che diceva: Cosa fai qui? E un altro, bello, recitava: Pensaci bene. Il migliore resta» aveva detto Baricco «il classicissimo, sintetico e perfetto: Sciò».
Qui il pubblico aveva riso.
Ma la cosa più interessante, per me, del discorso di Baricco, era stato il fatto che lui aveva detto che ogni tanto si vedeva con Renzo Piano, il celebre architetto, che si trovavano loro due e parlavano «della vita, dei matrimoni».
Silenzio.
Il comico Baricco stava molto attento ai silenzi (i celebri tempi comici).

Dal profilo Wikpiedia di Flannery O’Connor

sabato 14 gennaio 2017

All’età di sei anni, Flannery insegnò a un pollo a camminare all’indietro e fu la prima occasione di celebrità. Gli inviati della rivista Pathè News filmarono la piccola “Mary O’Connor” con il suo pollo e quelle immagini fecero il giro del paese. Flannery disse in seguito: «C’ero anch’io con il pollo. Ero là solo per assisterlo, ma fu il momento culminante della mia vita. Tutto quello che è accaduto dopo, è stata solo una anticlimax».