Scuola elementare.

Tempi che passano

domenica 17 febbraio 2019

Nei romanzi russi dell’ottocento c’è, quasi in tutti: una scena di caccia, un ballo, un duello. Son tutte cose che oggi, metterle in un romanzo è così difficile.
Se venisse, per esempio, qualcuno, domattina alle cinque, da me, e mi dicesse La sfido a duello. O La invito a caccia. O La invito a un ballo, io credo che gli risponderei Le sembra l’ora di presentarsi a casa della gente?

Venedikt Erofeev

sabato 16 febbraio 2019

Tre gattini chiamarli: Seduxen, Demidrolum e Luminale.

[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 126]

I matti del canton Ticino

sabato 16 febbraio 2019

Questa volta forse riusciamo a fare il Repertorio dei matti del Canton Ticino (il 23 e 24 marzo, il 6 e 7 aprile e il 18 maggio).
Informazioni qui: clic

Un dubbio

sabato 16 febbraio 2019

Stamattina, dovevo andare a correre, non avevo tanta voglia, ho pensato “Forse, prima di andare, è meglio se faccio un’analisi costi-benefici”. Dopo sono andato, ma mi è rimasto il dubbio che forse, prima di andare, era meglio fare un’analisi costi-benefici.

Prima e dopo la crisi

venerdì 15 febbraio 2019

Tra il 1885 e il 1887 furono pubblicati a Parigi Guerra e pace, Anna Karenina, Infanzia e Adolescenza, Polikuska, La morte di Ivan Il’ič, le novelle del Caucaso e i racconti popolari. In pochi mesi, in poche settimane, si svelava ai nostri occhi l’opera di tutta una grande vita, in cui si riflettevano un popolo e un mondo nuovi /…/
Questi libri furono per noi quello che il Werther fu per la generazione precedente: lo specchio magnifico delle nostre capacità e delle nostre debolezze, delle nostre speranze e dei nostri terrori. Noi non ci preoccupavamo di accordare tutte queste contraddizioni, né soprattutto di fare entrare quell’anima multipla, in cui risuonava l’universo, in anguste categorie religiose o politiche, come hanno fatto quasi tutti quelli che, in questi ultimi tempi, hanno parlato di Tolstoj, incapaci di sciogliersi dalla lotta dei partiti, abbassando il livello delle loro passioni, alla stregua delle loro sette socialiste o clericali. Come se le nostre sette potessero dare la misura del genio!… E cosa m’importa che Tolstoj sia o no del mio partito? Cerco forse di quale partito fossero Dante e Shakespeare per respirare il loro soffio e assorbire la loro luce?
Noi non dicevamo, come i critici d’oggi: «Ci sono due Tolstoj, quello prima della crisi e quello dopo la crisi; uno è valido, l’altro no». Per noi non ne esisteva che uno e lo amavano interamente. Poiché sentivamo, per istinto, che in anime come quella tutto è coerente, tutto è unito.

[Romain Rolland, Tolstoj, traduzione di Giulia Passalacqua, Roma, Castelvecchi 2014, pp. 7-9]

Due posti

venerdì 15 febbraio 2019

Ho scoperto stasera che, nello slang dei giovani pietroburghesi, sigaretta si dice сига, cioè siga, come a Parma.

Stasera

giovedì 14 febbraio 2019

Bere vodka schietta, magari a collo, in questo non c’è niente tranne languore di spirito e fretta. Mischiare la vodka con l’eau de cologne, ecco in questo c’è un certa dose di capriccio, ma non c’è nessun patos. E invece nel bere un bicchiere di Balsamo di Caanan, in questo c’è sia del capriccio che un’idea che del pathos e per di più c’è anche un’allusione metafisica.
Qual è l’ingrediente del «Balsamo di Caanan» che apprezziamo più di tutti? Be’, naturalmente il denaturato. Anche se il denaturato, essendo solo oggetto d’ispirazione, il denaturato di per se stesso di ispirazione è assolutamente privo. Che cosa, dunque, apprezziamo più di ogni altra cosa, nel denaturato? Ma certamente, la nuda sensazione gustativa. E ancora di più il miasma che emana. Per attenuare questo miasma serve almeno un pizzico di profumo. Per questo motivo, nel denaturato si versa – nella proporzione di 1:2:1 – della birra vellutata, meglio se Ostankino, o Senator, e della vernice per mobili depurata.

[Stasera, all’Atelier sì, Mosca–Petuški]

Togliersela di torno

giovedì 14 febbraio 2019

Adesso riprendo la noiosa, la triviale Anna Karenina, e prego Iddio soltanto che mi dia la forza per togliermela di torno quanto prima, per lasciare il posto (ho molto bisogno di tempo libero) non alle occupazioni pedagogiche, ma alle altre che mi attirano di più. Non è che non ami le occupazioni pedagogiche, ma voglio fare un o sforzo per tralasciarle un po’.

[Le lettere di Lev Nikolaevič Tolstoj. 1845 – 1875, volume primo, traduzione di Lubomir Radoyce, Milano, Longanesi 1977, p. 449 (lettera del 25 agosto 1875 a N. N. Strachov]

Un posto

mercoledì 13 febbraio 2019

C’è un posto, a Milano, che non so qual è il bagno dei maschi e quale quello delle femmine

Buongiorno

mercoledì 13 febbraio 2019

Ci son certe mattine che esco di casa, per andare a lavorare, non succede tutte le mattine, ma quando succede, al mattino, immancabilmente penso “Che due maroni”. Come una specie di buongiorno.