Scuola elementare.

Vorrei capire

giovedì 11 marzo 2010

Vorrei capire se ho ancora la febbre, solo che ho rotto il termometro. Mi è caduto per terra, ieri, dopo che l’ho un po’ palleggiato, per qualche secondo, tra la mano destra e la mano sinistra, e intanto pensavo Adesso se cade si spacca, e infatti è caduto e si è spaccato.
Tutto il mercurio, per terra, quelle palline, che adesso non li vendono più, mi ha detto una mia amica, quelli lì.
Come i bigodini. Che non li vendono più. Per via delle permanenti. Che non le fanno più, mi ha detto una mia amica.

Hofmann

giovedì 11 marzo 2010

benati

[Qua sotto c'è un pezzo di Cani dell'inferno, di Daniele Benati (pagg. 64-65), romanzo che il 7 aprile sarà letto in pubblico da Daniele Benati in provincia di Reggio Emilia (vedi colonna pubblici discorsi), e siccome lui non legge quasi mai, in pubblico (ma anche se leggeva spesso, a pensarci), secondo me vale la pena di andarci]

Alla fine siamo arrivati a casa sua dove lei ci abitava con il marito professor Thompson che era quello che mi aveva invitato a cena come ho poi saputo, assieme al fatto che pure lei era una professoressa ricercatrice di nome Naomi. Ci siamo scambiati due o tre opinioni riguardo all’andamento del mondo in generale e io a tavola con loro ci stavo anche bene fino a quando non si è incominciato a parlare di un certo professor Hofmann. Non lo conosco, dicevo, chi è? Si parlava di un certo professor Hofmann. Chi è che non lo conosco? Eravamo a cena e lei ha detto a suo marito: Non avresti dovuto toccare questo argomento. Perché? ha detto lui, vuoi criticarmi? Vuoi come al solito rinfacciarmi il mio tradimento di tanti anni fa? Non ti è ancora passata? Non hai ancora superato questo cosiddetto trauma? A cosa sono serviti tanti anni di psicanalisi? A cosa sono serviti tanti soldi spesi? Vuoi ancora rinfacciarmi quella stupida scappatella? Vuoi criticarmi mentre sto discutendo d’altro?
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Sotto

mercoledì 10 marzo 2010

dudincev

Sotto la scorza di persona posata ero ancora, sotto sotto, un ragazzino ingenuo (d’altra pare lo era anche il mio capo, cattedratico di fama mondiale). Ogni tanto quel ragazzino con le guance paffute usciva allo scoperto, soprattutto la sera, quando noi scapoli ci sedevamo davanti al televisore e seguivamo per ore, immobili, gli occhi sbarrati, le gambe dei calciatori che balenavano sullo schermo azzurrognolo.
Come vedete, non cerco giustificazioni. Non solo non intendo nascondere alcuni lati del mio carattere, ma sono deciso, con piena consapevolezza, a sottoporli al vostro giudizio, ben sapendo di essere io il primo giudice di me stesso. Da qualche tempo è come se mi si fossero aperti gli occhi: esattamente dal giorno in cui la civetta per la prima volta fece visita a me personalmente. Mi ha aperto gli occhi. Grazie, civetta.

[Vladimir Dudincev, Storia di capodanno, a cura di Fausto Malcovati, Roma, Nottetempo 2002, p. 11]

Due giorni

martedì 9 marzo 2010

Due giorni che sono a letto, per un virus, una cosa intestinale, poco simpatica, ma insomma. Dormo, ho dormito tutto il giorno, sia ieri che oggi, mi svegliavo soltanto quando mi chiamava qualcuno al telefono Ecco, in generale, io ho l’impressione che mi telefoni pochissima gente, a me, in generale; in questi due giorni, ho avuto l’impressione che mi telefonassero in tantissimi.

Erofeev

lunedì 8 marzo 2010

erofeev

Hegel: «Nessuno dei miei allievi ha capito il mio sistema. L’ha capito solo Rosenkraz, e l’ha capito male».

[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, cit. p. 136]

Ieri mattina

domenica 7 marzo 2010

Ieri mattina ho chiamato a casa della bambina di cinque anni per dire che ieri avevo lasciato lì i guanti e l’auricolare del cellulare. Quando ho finito la telefonata, mi sono accorto che non l’avevo detto.
Poi in via Emilia ponente c’era un cartello bianco con una scritta nera abbastanza grossa con su scritto Corso di Batman. Poi ho letto meglio, era corso di Barman.
Poco dopo, sono stato in libreria per cercare il libro di Manolo Morlacchi La fuga in avanti, edizioni agenzia X, o qualcosa del genere.
Ho incontrato un mio amico, ci siam messi a parlare, sono uscito che non avevo cercato il libro di Manolo Morlacchi, La fuga in avanti, edizioni agenzia X, o qualcosa del genere.

Ecco

sabato 6 marzo 2010

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Una volta ero a una festa, in Unione Sovietica, a Mosca, nel 93, in un appartamento minuscolo, pieno di gente, con un buffet alla francesce, così avevano detto, avevan ripetuto tre volte, quando mi avevano invitato: «C’è il buffet alla francese», era del formaggio, e dell’insalata; io avevo una barba che mi ero fatto crescere per esser scambiato per russo, la barba più lunga che ho avuto, per pagar meno, dentro i musei, però lì lo sapevano tutti, che ero italiano, e a un certo punto, una ragazza, mi ricordo, mi si era avvicinata mi aveva chiesto qual era il romanzo russo che mi piaceva di più, e io le avevo detto Le dodici sedie, di Il’f e Petrov, e lei mi aveva detto che era strano, che a un occidentale piacesse un romanzo così. Io allora le avevo chiesto qual era il romanzo occidentale che piaceva di più a lei, e lei mi aveva detto Il giovane Holden, di Salinger. «Era proibito?» le avevo chiesto io.
Le avevo chiesto così perché pochi giorni prima mi ero trasferito dall’appartamento in periferia dove abitavo a un’appartamento in pieno centro, dietro il Cremlino, in un grande palazzo che chiamavano la casa sul lungofiume, palazzo riservato ai notabili del partito che venivano promossi e trasferiti a Mosca, e sul quale lo scrittore Trìfonov aveva scritto un romanzo intitolato appunto La casa sul lungofiume. La mia insegnante di russo dell’epoca, saputo che andavo a stare nella casa sul lungofiume, mi aveva chiesto se avevo letto il romanzo di Trìfonov, e io le avevo risposto di no, che non l’avevo letto, e le avevo chiesto se l’aveva letto lei, e lei mi aveva detto «Certo, che l’ho letto, era proibito».
Per questo qualche settimana dopo, a quella festa col buffet alla francese io avevo chiesto alla ragazza alla quale piaceva Il giovane Holden se le piaceva perché era proibito, e lei mi aveva risposto «Proibito? L’ho studiato a scuola».
Ecco. Lo studiavano a scuola.

[È uscito su Rolling Stone di questo mese]

Buongiorno

venerdì 5 marzo 2010

Buongiorno. Questo romanzo, che si intitola i malcontenti, è un romanzo del quale faccio un po’ fatica a parlare, primo, perché è appena uscito, secondo, perché nella mia personale esperienza di scrittura di romanzi, questo è un po’ diverso dagli altri.
Il fatto che il romanzo sia appena uscito comporta una conseguenza che, in me, si è manifestata tutte le volte che è uscito un mio romanzo, cioè il fatto che a me mi viene vergogna. Ieri pomeriggio, per esempio, ho fatto la prima presentazione alla libreria Coop Ambasciatori di Bologna e io, ho dovuto fare uno sforzo, per andare là, sarei andato da qualsiasi parte tranne che là, e una volta là, se fosse stato per me, avrei letto dai romanzi vecchi, piuttosto che da questo nuovo. Continua a leggere »

L’audio dell’intervista esclusiva

giovedì 4 marzo 2010

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