Scuola elementare.

Una cosa che mi piace

domenica 16 Giugno 2019

E stamattina, a tornare da correre, ho pensato che piacermi sono poche, le cose che mi piacciono, ma quelle che mi piacciono mi piacciono.

Nadežda Konstantinovna

domenica 16 Giugno 2019

Biblioteca Lenin di Mosca, sala di lettura numero 3; son tornato l’altroieri nel posto dove, nel 93, ho raccolto i materiali per la tesi, sei mesi sotto lo sguardo di Lenin e di altre statue di scrittori minori, come Tolstoj, Gor’kij, Saltykov Ščedryn, Majakovskij e molti altri, tutti maschi tranne una: Nadežda Konstantinovna Krupskaja; ho chiesto l’altorieri alla guida: «Ma che libri ha scritto, lei?», «Nessuno», mi ha risposto, «però era la moglie di Lenin».

Non credevo

sabato 15 Giugno 2019

Non credevo di riuscire a chiudere la valigia.

Un discorsino

sabato 15 Giugno 2019

Negli anni venti del novecento, un critico russo che faceva parte di quel gruppo di critici che eran stati chiamati, per offenderli, formalisti, e che avevano assunto questo nome e avevan finito per chiamarsi loro stessi formalisti e che in Italia, dal momento che erano russi, eran stati chiamati, da allora, formalisti russi, questo critico russo che si chiamava Jurij Tynjanov ha scritto, negli anni venti del novecento: «La prosa russa attraversa un periodo di crisi. (D’altra parte, anche la poesia attraversa un periodo di crisi. In generale, è difficile ricordarsi di un periodo in cui non attraversavano un periodo di crisi)».
Allora io, che sono nato nel 1963 a Parma, vale a dire in Italia, ho l’impressione che, da quando mi ricordo io, la poesia italiana, la prosa italiana, l’economia italiana, la giustizia italiana, la pubblica istruzione, italiana, la sanità, italiana, la politica, italiana, lo sport, italiano, attraversino, da allora, un periodo di crisi; a me sembra di esser sempre vissuto in un periodo di crisi e delle volte mi chiedo cosa succederebbe se passasse, la crisi, e ho come l’impressione che ne sentirei la mancanza.
E la letteratura, in particolare, io ho l’impressione che la letteratura si nutra, della crisi, che abbia bisogno, della crisi, e credo che la Napoli descritta da Alessio Forgione in Napoli mon amour sia un esempio eloquente della crisi che attraversiamo in questi anni in Italia e che, quando passerà, perché passerà, ci mancherà così tanto.

[Discorsino che ho fatto ieri, a Mosca, durante la cerimonia di assegnazione del premio Intersezioni a Alessio Forgione]

Tempi che corrono

venerdì 14 Giugno 2019

Quando a Mosca hanno aperto il centro commerciale Ochotnyj rjad, vicino al Cremlino, ci son rimasto male, mi sembrava una profanazione, così vicino alla piazza Rossa dove non si poteva neanche fumare. Adesso, c’è Uniqlo, è uno dei primi posti dove vado a far spesa, quando arrivo a Mosca, e se qualcuno mi dicesse che è una profanazione penserei Be’, insomma.

A Mosca

giovedì 13 Giugno 2019

[Sergej Volkov, Pokrovskie vorota, Mosca, Institut inostrannoj literatury, cliccare sull’immagine per ingrandire]

La nicotina

giovedì 13 Giugno 2019

Lucy si accende un’altra sigaretta. Io amo la nicotina. Mette a proprio agio i testimoni quando le cose si fanno difficili, impedisce ad amici e familiari della vittima di andare in pezzi, significa che possiamo innervosire i sospetti come ci pare, e poi offrire loro una sigaretta non appena vogliamo che si calmino di nuovo. I non fumatori sono una fatica doppia, con loro bisogna trovare altri modi. Per me, chiunque sia implicato in un omicidio dovrebbe fumare un pacchetto al giorno.

[Tana French, L’intruso, traduzione di Alfredo Colitto, Torino, Einaudi 2019, p. 71]

Arrivederci

mercoledì 12 Giugno 2019

Nell’albergo di Mosca dove sono, quando sono passato dalla hall per andare nella mia stanza c’era un pianista che suonava Girl from Ipanema, e io ho pensato Arrivederci.

Se hai la faccia storta

mercoledì 12 Giugno 2019

Uscire dall’arte è impossibile, così come lo è uscire dalla lingua. Perfino quando tacciamo lo facciamo in una determinata lingua.
Per questo l’arte siamo noi. Noi siamo compenetrati d’arte. Ora è malata, perché siamo noi a essere malati, soprattuto in questo periodo. Siamo malati e ci lamentiamo di avere un’arte malata. Ma lo sapete, no, il proverbio: non te la prendere con lo specchio, se hai la faccia storta.

[Jurij Michajlovič Lotman, Conversazioni sulla cultura russa, traduzione di Valentina Parisi, Milano, Bompiani 2017, p. 284]

Che dispiacere

martedì 11 Giugno 2019

Ho chiesto un francobollo, in tabaccheria, li avevano finiti. Adesso, ho pensato, vado in tutte le tabaccherie che incontro e chiedo un francobollo finché non trovo un francobollo, dovessi farne dieci. Nella seconda, ho chiesto un francobollo, me l’han dato. Che dispiacere.