Dostoevskij, per dire

giovedì 25 Giugno 2020

Un professore di matematica cominciava i suoi corsi universitari così: «La materia è difficile, e io ne so poco, ma in giro c’è della gente che ne sa molto meno di me». Sto scrivendo un libro su Dostoevskij: anch’io ne so poco, e la materia è difficile, e la gente uguale.

Un mestiere

domenica 14 Giugno 2020

Uno era un giovane assassino che, quando si doveva presentare a qualcuno, con una certa fierezza diceva, come per vantarsi: “Sono Rodiòn Romànyč Raskòlnikov, ex studente”.

[Dal Repertorio dei matti della letteratura russa, in preparazione]

Su di sé

giovedì 11 Giugno 2020

Uno aveva notato che stava diventando inaffidabile in ogni cosa, in quelle importanti come nelle minuzie, e per questo aveva stabilito di fare affidamento il meno possibile su di sé.

[Fedor Dostoevskij, dal Repertorio dei matti della letteratura russa, in preparazione]

L’orso

mercoledì 3 Giugno 2020

E poi Dostoevskij dice che bisogna essere buoni senza pretendere niente in cambio, e che è impossibile. È come non pensare all’orso bianco. Provate a non pensare all’orso bianco, dice Dostoevskij, e vedrete che lui, maledetto, vi sarà sempre davanti.

Eh, sì

domenica 31 Maggio 2020

Un uomo intelligente non può seriamente diventare niente, diventano qualcuno solo i coglioni. Eh, sì.

[Fedor Dostoevskij, Memorie del sottosuolo, Voland, Roma 2012, p. 10]

Eppure

domenica 24 Maggio 2020

«Eppure devo morire!» disse (e per poco non aggiunse “Un uomo come me!”).

[Fëdor Dostoevskij, L’idiota, traduzione di Licia Brustolin, Milano, Garzanti 2000, p. 604]

Quando ero un ragazzo

domenica 17 Maggio 2020

Domenica mattina, il mio mestiere è rileggere l’Idiota, di Dostoevskij, e io, se me l’avessero detto, quando ero un ragazzo, avrei pensato “Te mi prendi in giro”.

Protesto

giovedì 14 Maggio 2020

Dei tanti pomeriggi che ho passato in casa, nella mia vita di ragazzo, molti me li son dimenticati, uno no.
Era un dopo mangiato che gli altri dormivano, io ero sveglio, non avevo niente da leggere e ho preso l’antologia di mio fratello, che faceva, secondo me, la prima superiore, e l’ho sfogliata e son capitato in un teatro di Mosca dove c’era un uomo con una giacchetta a quadri, un gatto grande come un ippopotamo (che si dice in russo, me lo ricordo da allora, бегемот – begemót) e i moscoviti che, eran passati dei secoli, eran sempre gli stessi.
Non avevo mai sentito parlare, prima di allora, di quello scrittore, era un certo Michail Afanasevič Bulgakov, nato a Kiev nel 1891, morto a Mosca nel 1940.
E il giorno dopo sono andato a cercare il romanzo e l’ho letto subito e ho visto che quel Begemòt, a un certo punto, con un suo collega che si chiamava Korov’ev, voleva entrare all’Unione degli scrittori, e una signora li aveva fermati all’entrata e aveva chiesto se eran scrittori, e loro avevan detto di sì, e lei aveva chiesto la tessera, e Korov’ev aveva detto che, secondo lui, Dostoevskij di tessere non ne aveva ma di sicuro era uno scrittore. E la signora aveva detto «Lei non è Dostoevskij», e Korov’ev aveva chiesto «E come fa a saperlo?», e la signora aveva detto «Dostoevskij è morto», e Begemòt aveva riposto «Protesto! Dostoevskij è immortale».

[Domani, sul Venerdì di Repubblica, parlo del Maestro e Margherita di Michail Bulgakov]

Una definizione

martedì 12 Maggio 2020

Uno pensava che la migliore definizione di uomo fosse: bipede ingrato.

[Fëdor Dostoevskij, da Repertorio dei matti della letteratura russa, in preparazione]

Una domanda

lunedì 11 Maggio 2020

Se io non ho sentito niente, tu non hai sentito niente, quell’altro non ha sentito niente, allora nessuno ha sentito niente, quindi chi ha sentito, ti domando?

[Fëdor Dostoevskij, L’idiota, traduzione di Licia Brustolin, Milano, Garzanti 2000, p. 415]