Poi vedremo
Intanto faccio tutto Santarcangelo, poi vedremo – Pronto! Pronto! di Raffaello Baldini.
Intanto faccio tutto Santarcangelo, poi vedremo – Pronto! Pronto! di Raffaello Baldini.

Antonella, sono io, eri tu prima al telefono? adesso, cinque minuti fa, no? non m’hai chiamato tu? ho sentito suonare, ma non sono arrivato in tempo, ho creduto fossi tu, e la mamma, come sta? dorme? no, lasciala dormire, eh, lei tutta la sua fiacca è la pressione, lei ha la pressione bassa, troppo alta è peggio, ma anche troppo bassa
[Lunedì, a Cotignola, parlo di Raffaello Baldini e leggo una sua poesia che dura 7 minuti e si intitola Pronto! Pronto!]

Lo dico sempre anch’io, in due è il massimo, | per stare insieme, se vuoi stare insieme, in dieci, in venti, | come fai a stare insieme? | la gente invece gli piace d’essere in tanti, | «Eravamo una trentina, | senza contare i bambini», e sono contenti, | «Stiamo insieme», | che non vuol dir niente, starai attaccato, non insieme, | più siete e peggio è, | stare insieme è un’altra cosa, non te n’accorgi? | no, non se n’accorgono, | per loro, essere in pochi è come non esserci, loro | hanno bisogno d’essere in molti, in cento, in mille, | in diecimila, in centomila, | che io, ci sono stato anch’io, | per San Martino, alla festa della Pieve, | mangiare, bere, canti, ridi, urli, | perché devi urlare, è tutto un urlío, | se no non ti senti, e per loro è allegria, | che era un casino, e io lí zitto in mezzo, | cosa vuoi che dica, mi pareva, ma davvero, | d’essere solo, || invece in due, tu e lei, la sera, in casa, | a un certo momento spegni la televisione, | chiacchieri un po’, lei va di là, torna, | sorpresa! due gelati, | vuoi crema o cioccolato? | poi ogni tanto si esce, si va nei posti, | a mangiare fuori, al cinema, | il cinema è una roba, | come da bambini le favole, | si sta lí tutti a sedere, zitti, incantati, | se ti viene delle volte da dir qualcosa, dietro | c’è sempre uno che protesta: ssst! silenzio! | poi Fine, si accendono le luci, | è come svegliarsi, ti alzi, e basta un niente, | che le tieni il cappotto, che se l’infila, | che la stringi, non molto, solo sentirla.
Raffaello Baldini, Intercity

«per me la donna di servizio è una croce, ma non posso fare a meno, non posso farne a meno, ci sono delle volte che mi telefona che non può venire, mi telefona il giorno prima, gliel’ho detto io di telefonarmi il giorno prima, e beh se no, se mi telefona la mattina sul tardi, che magari io ho già fatto quasi tutto, insomma quando mi telefona che il giorno dopo non può venire, per me è una festa, lo dico sinceramente».
Ho caricato il terzo testo in State bene, una newsletter che sembra una circonvallazione: clic

Ma così, delle volte, quando torno a casa, la sera, prima d’infilare la chiave, suono, drin, drin, – non risponde mai nessuno

Metti che venga la fine del mondo, domani, dopodomani, e moriamo tutti, metti che la terra s’infradici, si sbricioli, che si riduca un polverone, che si perda nell’aria, e la luna lo stesso, si spegne il sole, le stelle, viene un buio, non c’è più niente, e in tutto quel buio il tempo andrà ancora avanti? da solo? e dove andrà?
[100 anni fa oggi nasceva Raffaello Baldini]

Come, muori tutti i giorni, va’ a cagare, va’ là, morirai tu tutti i giorni, io, che sono più vecchio di te, ma non ci penso mai,
non ci pensa nessuno, dài, su, se fosse come dici tu, ci sarebbe da diventare matti, poi io, tu di’ quello che vuoi, mi sento giovane dentro, son giovane di spirito, io, il mondo, ma anche tu, guarda il mondo, altro che morire, svegliarsi tutte le mattine, che pare niente, ma pensaci, non è una festa? tutte le mattine avanti fino a sera, e vuoi morire, tu? lascia che muoiano gli altri, che poi muoiono sempre gli altri, ci hai fatto caso? e Molari, poveretto, è morto davvero, lui sabato ha tirato giù la serranda, con tutti i suoi soldi, che se li è goduti porca puttana, se n’è cavate di voglie, e beh, i soldi, ragazzi, però adesso lui è morto e io sono qui al Caffè Roma che mi bevo un bel vinello al selz.
[Sulla Lettura del Corriere (scritto da Vivian Lamarque) e sul Fatto (scritto da me) sono usciti oggi due pezzi su Chiudo la porta e urlo che presento oggi, a Milano, Monterosa 91 alle 17]

Che poi mi succede di rado, e non sente nessuno, nella camera cieca, di sotto, tra i panni sporchi, chiudo la porta, e urlo. Dopo sto meglio.
[Raffaello Baldini, La nàiva, Furistìr, Ciacri, Torino, Einaudi 2000, p. 177 (l’altroieri ho finito un romanzo che si intitola Chiudo la porta e urlo, la foto è di Guido Guidi)]

Ieri mattina, per dire, seduto qui, proprio qui, ho cominciato a piangere che stavo leggendo le estrazioni del lotto.
[Raffaello Baldini, Intercity, Torino, Einaudi 2003, p. 40]

Lunedì 22 aprile,
al teatro Il lavatoio
di Santarcangelo di Romagna,
alle 21,
Baldini 100,
discorso sul
centenario di
Raffaello Baldini.
