6 febbraio – Pisa
Venerdì 6 febbraio,
al Lumière di Pisa,
alle 18 e 30
e alle 21 e 15
racconto
Delitto e castigo.


Venerdì 6 febbraio,
al Lumière di Pisa,
alle 18 e 30
e alle 21 e 15
racconto
Delitto e castigo.

Sabato 14 febbraio,
alle 11,
al Teatro Donizetti
di Bergamo
raconto Pietroburgo e
le avanguardie.

Roger Caillois, in Ponzio Pilato, immagina ora per ora la giornata del governatore romano di Gerusalemme che deve decidere la sorte di un illuminato della Galilea manifestamente inoffensivo e che, invece di mandarlo al supplizio come tutti gli consigliano, decide di graziarlo. Gesù torna a casa, muore molto vecchio circondato da una reputazione di santità. Dieci anni più tardi nessuno se ne ricorda più e non c’è nessun cristianesimo – ottima cosa, secondo Caillois.
[Emmanuel Carrère, Kolkhoze, Paris, P.O.L 2025, pp. 332-333]

Il Parma, fino a due partite fa, prendeva pochi gol. Giocava molto basso, come si dice adesso, cioè molto in difesa, faceva pochissimi gol ne prendeva pochi.
Dopo, la partita con l’Atalanta, la settimana scorsa, abbiamo provato a giocarla alla pari, non in difesa, alla pari. Abbiamo perso 4 a 0.
Ieri, la partita con la Juve, abbiamo provato anche ieri a giocarla alla pari, non in difesa, alla pari. Abbiamo perso 4 a 1.
La domanda è: la prossima partita, col Bologna, domenica prossima, giocheremo in difesa o proveremo a giocarcela alla pari?
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Ci sono tre segreti, per scrivere un romanzo bellissimo.
Purtroppo, nessuno sa quali siano.
William Somerset Maugham
[Oggi comincia Trovare la sedia 5]

Sabato 14 febbraio, alle 11, al teatro Donizetti di Bergamo racconto Pietroburgo e le avanguardie, sempre le stesse cose.
[Immagine di @claudiosforza_photography]

La più astratta e premeditata città del globo terraqueo.
[Stasera, a Prato, racconto Delitto e castigo]

Nel 1993 io ero a Mosca per preparare la tesi, e mi ricordo che mio fratello Emilio mi ha telefonato e mi ha detto «Paolo, lì a Mosca c’è la rivoluzione».
Io gli ho detto «Aspetta», sono uscito sul balcone, abitavo in periferia, ho guardato a destra, ho guardato a sinistra, sono tornato al telefono «Qui non c’è nessuna rivoluzione», gli ho detto.
Lui mi ha detto «Ma sei sicuro?». «Aspetta», gli ho detto io, e ho acceso la televisione, la prima frase che ho sentito è stata «I bombardamenti continuano».
Sono tornato al telefono ho detto a Emilio «Forse hai ragione». Era il presidente democratico Boris El’cin che faceva bombardare il parlamento.
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L’ho anche conosciuto, Carrère, l’ho invitato a un festival che c’è stato a Parma nel 2022, il suo intervento era all’Auditorium Paganini, sulla via Emilia e mi ricordo che, andando là a piedi, gli ho detto «Vedi, Emmanuel, su una laterale di questa strada, un paio di chilometri da qua, in un appartamento al secondo piano, nel 2005, ho letto il tuo primo romanzo, per me, L’avversario».
Lui si è fermato, mi ha guardato «Un avvenimento storico», mi ha detto.
«Esattamente», gli ho detto io.
[Domani, sul Fatto quotidiano, dovrebbe uscire un pezzo che parla di Carrère e di Russia]

Uno scrittore russo del Novecento, Venedikt Erofeev, scrive, nei suoi taccuini, che Napoleone consigliava ai suoi generali di usare delle parole che volevano dir tutto e non significano niente, come Destino, che suona bene ma chissà, se esiste davvero.
Ecco, il male, è una parola enorme, come destino, però il male, lo sappiamo, esiste davvero, e quaranta minuti per
parlare del male son pochi, non si sa da che parte voltarsi siamo pieni, di mali, di dolori, di paure, di pericoli, e oltre a quelli che si manifestano nelle nostre biografie, siamo anche circondati da gente che ce li indica, i mali, che ci dice chi dobbiamo considerare il nemico, chi dobbiamo combattere.
[Inizio della cosa sul male che leggo oggi al Mast di Bologna]

Quando il Parma vince, io, dopo, ogni venti minuti, mi vien da pensare È incredibile, abbiamo vinto. Oggi, dopo, ogni venti minuti mi vien da pensare È incredibile, abbiamo preso quattro pere. È durissima.
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Un po’ di tempo fa ho messo online la mia tessera di Salaborsa perché ho la tessera numero 54, sono stato tra i primi a farla, il giorno di apertura della biblioteca. Quando l’ho messa online, all’epoca, qualcuno mi ha rimproverato perché diffondevo dati sensibili (l’indirizzo). Ecco. Volevo dire che non abito più lì (anche allora, non abitavo più lì), e che non ci sono motivi per rompere i coglioni. Buongiorno.
