12 settembre – Versiliana
Sabato 12 settembre,
alla Versiliana,
alle 19,
sono alla festa del
Fatto quotidiano,
seguono dettagli.


Sabato 12 settembre,
alla Versiliana,
alle 19,
sono alla festa del
Fatto quotidiano,
seguono dettagli.

Mercoledì 16 settembre
alla libreria Ambasciatori di Bologna,
alle 18,
con Sophia Simo
presentiamo
La vita è orribile e meravigliosa,
di Anton Čechov

Giovedì 17 settembre,
a Milano,
alle 19,
alla libreria verso,
con Veronica Galli
e Alberto Rollo
presentiamo
Una casa da svuotare.

Venerdì 18 settembre,
a Parma,
in piazza Garibaldi,
sono al Festival di Open
con Sara Menafra.

Mercoledì 23 settembre
a Milano,
alle 18 e 30,
alla libreria il Trittico,
in via San Vittore, 3,
con Sophia Simo
presentiamo
La vita è orribile e meravigliosa,
di Anton Čechov

Sabato 26 settembre,
a Roma,
al teatro Ambra Jovinelli,
alle 21,
racconto Il maestro e Margherita
di Michail Bulgakov.

E mi viene in mente anche Bartolomeo Vanzetti, un italiano giustiziato, negli Stati Uniti, insieme al suo compagno Nicola Sacco, il 23 agosto del 1927 a mezzanotte e diciannove minuti, sulla sedia elettrica, perché accusato di aver ucciso un contabile, nel corso di una rapina, nonostante le prove della sua innocenza, tra le quali la confessione dell’autore della rapina, Celestino Madeiros, e mi vengono in mente le ultime parole che ha detto, Vanzetti, ai giudici delle contea di Norfolk, il 9 aprile del 1927, dopo che gli era stata notificata la condanna a morte, inflitta da una giuria presieduta da un giudice, che si chiama Webster Thayer, che aveva detto di Vanzetti e di Sacco che erano due anarchici bastardi, mi viene in mente Vanzetti, dicevo, e mi viene in mente quando, rispondendo alla domanda di rito «Bartolomeo Vanzetti, avete qualcosa da dichiarare?», Vanzetti disse di sì, che aveva ancora delle cose da dichiarare, e parlò per mezz’ora, e le ultime cose che disse furono queste: «Ho già detto che non soltanto non sono colpevole di questi delitti, ma non ho mai commesso un delitto in vita mia, non ho mai rubato, non ho mai ucciso, non ho mai versato una goccia di sangue, e ho lottato contro il delitto, ho lottato sacrificando anche me stesso per eliminare i delitti che la legge e la chiesa ammettono e santificano.
Questo è ciò che volevo dire. Non augurerei a un cane o a un serpente, alla più miserevole e sfortunata creatura della terra, ciò che ho avuto a soffrire per colpe che non ho commesso. Ma la mia convinzione è un’altra: che ho sofferto per colpe che ho effettivamente commesso. Sto soffrendo perché sono un anarchico, e in effetti io sono un anarchico; ho sofferto perché sono un italiano, e in effetti io sono un italiano; ho sofferto più per la mia famiglia e per i miei cari che per me stesso; ma sono tanto convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e per due volte io potessi rinascere, vivrei di nuovo per fare esattamente ciò che ho fatto finora.
Ho finito. Grazie».
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Io, quando lavoravo in Francia, a Nîmes, trent’anni fa, una volta c’era l’ispettore del lavoro, gli ho presentato i miei colleghi, Voilà le responsable de l’avancement des travaux, le Responsable de la sécurité, ici le responsabile du personnel, et, infin, le responsable des transports.
Et vous?, mi ha chiesto lui.
Moi, je ne suis responsable de rien, gli ho risposto io.
E mi sentivo così, quando lavoravo in Francia, a Nîmes, trent’anni fa, responsable de rien.
Adesso no, adesso un po’ è cambiata, e la domanda, è interessante, di cosa sono responsabile, io?
La risposta è un po’ lunga.
[Sabato, in Versiliana, alla festa del fatto quotidiano, leggo un discorso un po’ lungo sulla responsabilità che parla anche di Iosif Brodskij]

Ho registrato i primi quattro paragrafi dell’Amore è una banana, che è un romanzo nuovo che esce il 29 settembre e che, da oggi, è in preordine.
Si posso sentire qui: clic

Mercoledì 9 settembre alle 19, ci vediamo su zoom con gli iscritti a State bene Bombé. Parliamo del fatto che tra una settimana, il 15 settembre, sono trent’anni che ho cominciato a scrivere, e della prima cosa che ho scritto, che si intitola Dal 14 settembre al 15 settembre; parliamo del racconto, nei teatri, del Maestro e Margherita, che comincia il 26 settembre, del romanzo nuovo che si intitola L’amore è una banana, e esce il 29 settembre, del corso di russo online, che dovrebbe cominciare in ottobre, del corso di scrittura online, che dovrebbe cominciare in novembre e poi dopo vediamo: clic

Il campionato di calcio di serie A, per una squadra come il Parma, è interessantissimo, ogni settimana può succedere il disastro lunedì andiamo a Como sono curioso.
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Apro una parentesi. Oggi il presidente del consiglio, in Italia, è Giorgia Meloni. Prima di lei era Mario Draghi, prima di Draghi, Giuseppe Conte, prima di Conte, Paolo Gentiloni, prima di Gentiloni, Matteo Renzi. Fine della parentesi.
[il discorso che ho fatto il 4 settembre a Mosca, il resto è qui: clic]

Come tradurre dal russo il verbo ljubit’ (amare), uno dei due discorsi che ho fatto a Mosca
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La scena che mi piace di più, della seconda parte di Anna Karenina, è la scena dell’ippodromo, dove Vronskij corre in sella a una cavalla meravigliosa, Frou Frou, qualche ora dopo aver saputo che la sua amante, Anna, che guarda dalla tribuna, è incinta, aspetta un bambino da lui. Il marito, Aleksej Karenin, un funzionario di stato importante che sospetta che loro due abbiano una relazione, è in tribuna anche lui e Tolstoj, questa scena, nei capitoli XXV, XXVIII e XXIX, ce la racconta dal punto di vista di Aleksej Vronskij, dal punto di visa di Anna Karenina e dal punto di vista di Aleskej Karenin. Leggo questi tre capitoli per il podcast Stare male (per gli abbonati a State bene Bombé) nella traduzione di Pietro Zveteremich. Si trova qui: Clic

Poteva andare peggio nel senso che ho rischiato di vederla al Tardini, di fare 180 chilometri tra andata e ritorno, di prendere l’acqua (alla fine è piovuto) invece sono rimasto a Bologna a guardarla su Italia 1 e a scuotere la testa sopra il divano. clic
