12 settembre – Versiliana
Sabato 12 settembre,
alla Versiliana,
sono alla festa del
Fatto quotidiano,
seguono dettagli.


Sabato 12 settembre,
alla Versiliana,
sono alla festa del
Fatto quotidiano,
seguono dettagli.

Dopo, era il 2000 o il 2001, ero andato a Roma a fare una specie di presentazione che era andata per le lunghe e una ragazza, alla fine, mi aveva portato a Termini in macchina.
Ero arrivato in stazione alle venti e zero uno, il treno partiva alle venti e zero tre, l’avevo preso al volo.
Ero così contento.
Il treno era semivuoto.
Verso Firenze mi sono addormentato, mi sono svegliato che il treno rallentava stava per arrivare a Bologna.
Non era neanche passato il controllore, o era passato e mi aveva lasciato dormire.
Ho fatto su la mia roba, mi sono alzato, dal finestrino ho visto un cartello Salerno.
Che cazzo ci fa il cartello Salerno nella stazione di Bologna? ho pensato. Mi son preparato a uscire, mi sono acceso una sigaretta (sembra incredibile ma si poteva ancora fumare, sui treni), il treno si stava fermando, proprio di fronte alla porta un altro cartello, Salerno.
Ve’ che lavoro, ho pensato.
Si è aperta la porta, son sceso, un caldo.
Ma guarda, ho pensato. Sono a Salerno.
Ho dormito a Salerno, ho preso poi un treno per Bologna il mattino dopo.

Ero così contento, di tornare al Tardini, prima della partita.
Dopo la partita, un po’ meno.
Il resto è qui: clic

La cosa che ho detto più spesso, negli ultimi anni, è che a me piacciono due cose che fanno piangere, la letteratura russa e le partite del Parma.
Per quello, forse, oggi, sabato 22 agosto, che comincia il campionato di calcio, io, ho l’abbonamento, vado a vedere Parma Cagliari (Nàdor ha smesso di seminare pozzanghere marroni in giro per il quartiere Costa Saragozza) e son così contento.
Perché?
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Sono quasi trent’anni, che provo a scrivere dei libri, e da un paio d’anni ho l’impressione che quello che facciamo, noi che proviamo a scrivere dei libri, sia raccontare la fatica che si fa a stare al mondo.
Anna Karenina, come fatica, non c’è mica male, mi sembra.
Il resto è qui clic (nella foto Pietro Zveteremich)

Oggi non sapevo cosa scrivere allora ho pensato che andavo a correre così dopo scrivevo che ero uno che era andato a correre.

E questa cosa mi è tornata in mente anni dopo quando avevo letto una frase di Roman Jakobson che citava «un grande poeta russo mai esistito, Koz’ma Prutkov, che affermava: “Nessuno abbraccia l’inabbracciabile”», e io avevo pensato che dei grandi scrittori come Gogol’, Dostoevskij e Tolstoj, per esempio, ma anche Puškin e Čechov, e Chlebnikov, e Charms, per dire, di loro nessuno poteva dirsi un esperto, secondo me, eravamo tutti degli appassionati, perché si può essere esperti di tante cose, di cinema, di meccanica, di elettronica, di statistica, di raccolta differenziata, di agricoltura, di calcio, di pallacanestro, di sport estremi, di pattinaggio in linea, di tutto, tranne forse che di letteratura perché i grandi scrittori, i grandi libri, sono, forse, come diceva quel grande poeta russo mai esistito, Koz’ma Prutkov, inabbracciabili.

[Lunedì prossimo comincia il corso di lettura di Anna Karenina, ci sono ancora sette posti (clic) mail a federica@scuolakarenin.it ]

Di me hanno riso sempre e dovunque.
(qualche anno fa ho tradotto un racconto di Dostoevskij che è una specie di monologo teatrale che mi sembra molto riuscito e molto, come dire, contemporaneo. Lo metto qua sotto per State bene Bombé): clic

Per risolvere questo problema c’erano due possibilità: o uno dei due diventava deputato, o ci sposavamo.
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