22 febbraio – Campobasso
Domenica 22 febbraio,
al teatro Savoia di Campobasso,
alle 19,
racconto Delitto e castigo.


Domenica 22 febbraio,
al teatro Savoia di Campobasso,
alle 19,
racconto Delitto e castigo.

Giovedì 26 marzo,
alle 18 e 30,
sono a Casa Manzoni
con altri a
parlare del Meridiano
di Antonio Pennacchi

Nel 1837, un Dostoevskij quindicenne scrive al padre, in una delle sue prime lettere da Pietroburgo, che il clima, a Pietroburgo, è “meraviglioso, italiano”; non è mai stato in Italia, ma, per lui, italiano è sinonimo di meraviglioso, i russi hanno un inspiegabile pregiudizio positivo, nei confronti dell’Italia.
[Oggi a Campobasso, racconto Delitto e castigo (grazie a Tommaso per l’edizione Lucchi)]

Da dove veniamo noi gli ombrelloni se li porta via il maestrale, la pelle se la porta via il sole c’è quell’odore di plastica bagnata dei braccioli dei materassini dei canotti che sa di mare e non lo porta via neanche l’inverno.
[Anna Schirru, Una brutta voglia, Arezzo/Milano, Wudz 2026, p. 42, sabato 21 febbraio, alle 11 e 30, alla libreria Ambasciatori di Bologna, presento io]

Senza trama e senza finale – cose che immagino di fare nel 2026: clic

Mi spiace, non dipende da me –. È la frase che uso più spesso quando lavoro. È bello sapere che niente dipende da me.
[Oggi, alle 18, alla Coop Ambasciatori, di Bologna, Veronica Raimo presenta Non scrivere di me]

Io, se voglio capire, capisco tutto.
Io non ho una testa, ho una casa di tolleranza.
Venedikt Erofeev
[Domani, 19 febbraio, alle 14, diretta Instagram]

«La verità è che, prima di tutto, ti fa male la testa, e ti fa così male che, da vigliacco, pensi alla morte. Non solo non hai le forze necessarie per parlare con me, fai anche fatica a guardarmi in faccia. E adesso, io, senza volerlo, sono il tuo carnefice, cosa che mi amareggia. Tu non riesci neanche a pensare e sogni solo di essere vicino al tuo cane, l’unico essere vivente, evidentemente, al qual sei affezionato. Ma le tue sofferenze adesso finiscono, il mal di testa passerà».
[Sto sempre traducendo Il maestro e Margherita]


Ero tranquillissimo.
Abbiamo fatto gol subito, eravamo 11 contro 10, ero tranquillissimo.
Guarda, pensavo, la prima volta che siamo in vantaggio che non ho paura che gli altri pareggino. Dopo han pareggiato.
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Ieri mi è arrivato un pacco io ho pensato che erano le scarpe da correre, le Hoka, ero contento, dopo l’ho aperto, erano dei quaderni A4. Stamattina, ero in giro con Nador, che adesso è lì che si riposa, ho pensato che io non le ho mica ordinate, le Hoka. La mia stima per me stesso diminuisce giorno per giorno.

Perché nella letteratura russa i self-made man, quelli che sono artefici della propria fortuna, questi uomini attivi, infaticabili, come Stol’c, in Oblomov, invece di essere celebrati vengono presi per il culo, mi sembra.
[Domenica 22 febbraio, a Campobasso, racconto Delitto e castigo]

E, tra le altre cose, racconto il mio contributo all’avanguardia russa, che leggo domani, a Bergamo, al teatro Donizetti insieme a delle altre cose.
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