13 aprile – Pieve di Cento
Lunedì 13 aprile,
al Teatro Zeppilli,
a Pieve di Cento,
alle 21,
Se mi dicono di vestirmi da italiano
non so come vestirmi.


Lunedì 13 aprile,
al Teatro Zeppilli,
a Pieve di Cento,
alle 21,
Se mi dicono di vestirmi da italiano
non so come vestirmi.

Martedì 14 aprile,
al Teatro Dadà
di Castelfranco Emilia,
alle 20 e 30,
Se mi dicono di vestirmi
da italiano non so
come vestirmi,
con Nicola Borghesi.

Giovedì 16 aprile,
a Sant’Ilario d’Enza,
alle 21,
Gherardo Colombo
racconta i libri della
sua vita.

Sabato 18 aprile,
a Bologna,
alla Libreria Ambasciatori,
alle 11 e 30,
con Rossella Sorbara
parliamo di
Il cielo è nero
la terra è blu,
di Rossella Sorbara.

Mercoledì 24 giugno,
a Cervia / Milano Marittima
Arena Stadio dei Pini,
alle 21 e 30
La libertà. Primo episodio.
Informazioni e prenotazioni:
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N. Paolo, dobbiamo cominciare.
P. Sempre il problema di cominciare, sempre il problema di cominciare, allora io comincerei con una cosa che, l’altro giorno, son stato a Reggio Emilia, ho visto il film di Soldini su Raffaello Baldini, il poeta di Santarcangelo di Romagna che lui lavorava a Milano, a Panorama, il settimanale, e hanno detto che lui, quando lavorava a Panorama, gli han chiesto di scrivere un articolo sui re magi, lui si è documentato poi ha cominciato così: «Non erano tre. Non erano magi. Non erano re».
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Una volta, una quindicina di anni fa, in una libreria di Bologna, raccontavo la tesi di Boris Ejchenbaum, che Anna Karenina, se Tolstoj l’avesse fatta finire quando muore Anna Karenina, sarebbe stato un racconto tirato molto alla lunga, invece, siccome è un romanzo, c’è ancora tutta una parte dopo la morte di Anna Karenina, in un romanzo che si intitola Anna Karenina, ho detto una quindicina di anni fa in una libreria di Bologna e una ragazza che era lì ha detto Nooo! Non lo sapevo che moriva, lo volevo leggere.
Ecco.
Stasera, al circolo dei lettori di Torino, racconto Delitto e castigo

Anton Čechov, una volta, sua moglie gli ha scritto una lettera che gli ha detto che non stava bene e lui le risponde: “Mi scrivi: «Dovunque mi caccio, non vedo che muri». Ma dove ti sei cacciata?”.
[Domani, al festival di Chora, leggo una cosa che si intitola Che fatica, stare al mondo]

Che era il pianerottolo di un condominio della periferia di Mosca, al tredicesimo di diciassette piani e all’epoca, a Mosca, nei condomini di periferia, i pianerottoli non erano posti molto belli, c’era anche una cosa che si chiamava musoroprovòd.
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In questo edificio di Pietroburgo c’era un’osteria dove sembra che Dostoevskij abbia letto sul giornale di un ragazzo che, a Mosca, ha ucciso una vecchia e gli sia venuta l’idea del romanzo.
In questa osteria, che era in un seminterrato, mancava l’aria, e, scrive Dostoevskij, tutto era talmente saturo d’alcool che sembrava ci si potesse ubriacare in cinque minuti solo respirando.

Devo scrivere un discorso di 50 minuti sul male da dire a Pistoia, ai dialoghi di Pistoia e ho l’inizio e la fine, che vengono da un altro discorso che ho detto a Bologna ma sono anche parte di un vecchio discorso che ho scritto non mi ricordo più in che occasione, l’inizio, e di uno spettacolo teatrale sulla libertà, la fine, che a me è una cosa che mi piace, ripetere sempre le stesse cose.
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Quando sono stato alla casa museo di Čechov, a Mosca, nell’edificio dove Čechov aveva abitato, praticato come medico, e scritto buona parte delle sue opere, ho visto la targa Anton Čechov, dottore in medicina, e mi sono commosso, perché avevo letto, nel libro di Malcovati che «Quando gli muoiono due pazienti di tifo (moglie e figlia del pittore Janov) fa togliere dalla porta la targa “dottore in medicina”: si vergogna della propria imperizia».

Per tutta la settimana pensavo che la partita si sarebbe giocata venerdì, non so perché. Ieri, venerdì mattina, ho anche incontrato un tifoso del Parma sulla metropolitana di Milano e ho convinto anche lui, che avremmo giocato venerdì, e lui mi ha detto Allora devo cambiare programmi. E niente. Non so perché.
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Quando studiavo russo, all’università di Parma, nel 1988, tutto avrei pensato tranne che trovarmi, quasi quarant’anni dopo, a scrivere la prefazione di una raccolta di racconti di Čechov perché io, Čechov, quando facevo l’università, non lo sopportavo.
[Domani, sul Fatto quotidiano, parte dell’introduzione a La vita è orribile e meravigliosa]

Andare a correre al mattino conviene perché dopo dura di più il tempo che te sei uno che è andato a correre.
