7 maggio – Scandiano
Giovedì 7 maggio,
a Scandiano,
biblioteca comunale,
alle 21,
sono con Alessandro Milan
a parlare
dei libri della
sua vita.


Giovedì 7 maggio,
a Scandiano,
biblioteca comunale,
alle 21,
sono con Alessandro Milan
a parlare
dei libri della
sua vita.

Venerdì 15 maggio,
alle 19 e 30,
al salone di Torino,
Piazzale Oval,
Sala Viola,
La piccola Battaglia
portatile.

Sabato 16 maggio,
a Torino,
al salone,
Centro congressi,
Sala Madrid,
tra le 15 e le 16
Valerio Magrelli parla del Misantropo,
io parlo di La vita è orribile e meravigliosa.

Domenica 17 maggio,
al salone di Torino,
La pista 500,
alle 16,
Non è colpa dello
specchio se le facce sono storte
Diario un filorusso.

Mercoledì 24 giugno,
a Cervia / Milano Marittima
Arena Stadio dei Pini,
alle 21 e 30
La libertà. Primo episodio.
Informazioni e prenotazioni:
Clic

Adesso, in questo episodio di Stare male devo dire tre cose, la prima è che, dalla prossima settimana, in questo podcast, ci sarà una serie nuova, che si intitola Ma guarda, sono un coglione, ne ho parlato ieri su Instagram e la comincio la prossima settimana; la seconda cosa è che venerdì forse vado in televisione a parlare della biennale e della censura, e adesso ne parliamo in questa puntata di Stare male, della censura, la terza non me la ricordo più, parliamo della censura poi forse mi viene in mente anche la terza ma forse anche no.

Ho trovato mezz’ora e per quello oggi a Milano ci va uno che è andato a correre, altrimenti ci andava un altro.

Di letterature russe, ognuno ha la propria.
Io, la mia, l’ho scoperta nel 1978, quando ho letto il primo romanzo russo che ho letto nella mia vita, Delitto e castigo, di Dostoevskij, e ho scoperto che esistevano dei libri così feroci, e così belli, e così veri, e così lontani, e così familiari, e son successe subito due cose: la prima, che è aumentato, intorno a me, il possibile, la seconda, che ne volevo ancora.
E ho cominciato a cercarne e ne ho trovati subito: altri Dostoevskij, dei Tolstoj, dei Puškin, dei Gogol’, dei Lermontov, dei Turgenev, un Gončarov, dei bellissimi Leskov, tanti piccoli Čechov.
[È in libreria una nuova edizione di Straniera, di Dovlatov, nella traduzione di Laura Salmon e con una mia introduzione]

Io le cose non le so, io non so niente, e la cosa, principalmente, che non so, è stare al mondo, e non ho nessuna speranza di imparare e questo mi piace, e il fatto che mi piaccia dipende anche dal mestiere che faccio, che può sembrare strano ma adesso mi spiego.
[Oggi, alle 13 e 30 circa, sul mio profilo Instagram parla di un libro che diventa un podcast che diventa un libro, forse]

Non una bella partita, dal mio punto di vista.
Il resto è qui: clic

Scrivi: «Dovunque mi caccio, non vedo che muri». Ma dove ti sei cacciata? continua qui: clic
A Milano il 6 maggio (Festivalino) e a Torino il 16 maggio (salone del libro) faccio due discorsi su Čechov dove forse dico anche queste cose, ma non sono sicuro

Raskol’nikov è il primo personaggio che compare in Delitto e castigo, e fin dal momento in cui compare sappiamo che gli è successo qualcosa che lo turba, ha un’idea che lo attraversa e lo agita, e l’unico momento, in tutto il romanzo, nel quale è tranquillo, è quando va dall’usuraia per ucciderla, quei pochi minuti in cui fa i 730 passi che separano casa sua dal luogo del delitto.
Quando ci va, gli vengono in mente solo pensieri che non c’entrano niente. «Si potrebbe allargare il giardino d’estate fino al campo di Marte e unirlo al Palazzo Michajlovskij».
«Sono sicuro», pensa Raskol’nikov «che quelli che sono condotti al patibolo si aggrappano, col pensiero, a tutto quello che gli capita sotto gli occhi».
[Sto scrivendo un libro che probabilmente non pubblicherò mai, forse c’entra anche il fatto che si intitola Roba mia, immagine di P. M. Boklevskij]

Le strade sono
tutte di Mazzini, di Garibaldi,
son dei papi,
di quelli che scrivono,
che dan dei comandi, che fan la guerra.
E mai che ti capiti di vedere
via di uno che faceva i berretti
via di uno che stava sotto un ciliegio
via di uno che non ha fatto niente
perché andava a spasso
sopra una cavalla.
E pensare che il mondo
è fatto di gente come me
che mangia il radicchio
alla finestra
contenta di stare, d’estate,
a piedi nudi.
[Nino Pedretti, Al vòusi e altre poesie in dialetto romagnolo, Torino, Einaudi 2017, p. 19]

Oggi, primo maggio, per gli abbonati a State bene Bombé, mettiamo online il secondo audiolibro (dopo Non è colpa dello specchio se le facce sono storte. Diario di un filorusso): Tredici favole belle e una brutta.
