Un avviso

giovedì 27 Febbraio 2020

In una grande casa editrice era stato affisso un avviso: «Il pagamento degli onorari è sospeso da adesso fino a nuovo ordine».

[Viktor Šklovskij, Zagotovki I, in Sobranie sočinenij. Tom I. Revoljucija, Moskva, NLO 2018, p.461]

Se

domenica 9 Febbraio 2020

Se, per una ragione qualsiasi, vi dovesse succedere di ricominciare a vivere, non abbiate paura degli insuccessi.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 308]

Cos’è un delitto

martedì 14 Gennaio 2020

Perché Dostoevskij non ha utilizzato il romanzo poliziesco, non ha chiesto chi ha ucciso, chi ha commesso il delitto, ma ha chiesto che cos’è un delitto?
Quando Raskol’nikov è arrivato ai lavori forzati, i forzati gli hanno detto «Non è una cosa da signori, andare in giro con un’ascia».
L’ascia era l’unica arma dei contadini.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 301]

Le prime cinque pagine

domenica 5 Gennaio 2020

Čechov scriveva novelle senza inizio né fine.
Al fratello Alessandro, uomo di talento, padre del geniale attore Michail Čechov, e uomo saturo di futuro, scriveva che, una volta scritto un racconto, bisognava strappare le prime cinque pagine senza leggerle.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 172]

Di cosa aveva paura Tolstoj

sabato 21 Dicembre 2019

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Tolstoj temeva non solo la morte, ma anche la vita, se era quella di sempre.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 172]

Ciascuno

sabato 28 Settembre 2019

Il mio migliore amico, allievo di Pavlov, il dottor Kul’bin, quando l’ho incontrato la prima volta mi ha detto: «Ciascuno di noi sarebbe in grado di camminare su un cavo sospeso, grazie al modo in cui sono fatti i labirinti auricolari, ma non sa di esserne capace».

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 282]

Perché i poeti non si vergognano

lunedì 26 Agosto 2019

Perché mai i poeti non si vergognano. Perché i loro diari, le loro confessioni, sono diventate dei versi, e senza rima. La concretezza, le cose, sono diventate parte di una composizione artistica.
Un destino umano è diventato un procedimento artistico.
Un procedimento.
Sì, un procedimento.

[Viktor Šklovskij, Anna Achmatova, in Sobranie sočinenij. Tom I. Revoljucija, Moskva, NLO 2018, p.434]

Tre mesi di anticipo

venerdì 2 Agosto 2019

Noi, ai nostri tempi, e forse anche voi, eravamo più stupefacenti, che contenti.
Evgenij Dmitrievič Polivanov, da giovane, dopo aver letto «I fratelli Karamazov», ha fatto una scommessa con i suoi compagni di liceo che avrebbe tenuto la mano sul binario intanto che passava il treno e non l’avrebbe ritratta. E la locomotiva gli ha tranciato la mano sinistra.
Questo l’ha fatto rinsavire, ha cominciato a studiare. Prima ha studiato il coreano, poi il cinese, poi le lingue delle filippine, conosceva tutti i dialetti turchi e scriveva, con la mano che gli era rimasta, nei questionari, che «era un analfabeta totale nella lingua dei botocudi». I botocudi sono un popolo dell’America dei sud i cui rappresentanti si forano, con una cannuccia, il labbro inferiore. «Se fosse necessario conoscere il botocudo – scriveva poi nel questionario – prego avvisarmi con tre mesi di anticipo».

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 285]

Charms, Chlebnikov, Šklovskij, Lotman, Dostoevskij, Brodskij, Erofeev e Cireddu

giovedì 1 Agosto 2019

La differenza tra il comico e il tragico

sabato 29 Giugno 2019

Una barzelletta deve far ridere?
Che differenza c’è tra comico e tragico?
Non lo so.
Felici quelli che sanno quante idee hanno nella testa, per chi bisogna votare in campagna elettorale, sanno che Belinskij e Ivanov-Razumnik sono critici russi. Penso che sappiano perfino quello che si dirà al loro funerale. Io non so nemmeno che differenza c’è tra comico e tragico. Nei ricordi della Beketova su Aleksandr Blok c’è un passaggio curioso: A. A. Blok con la sua futura moglie, L. D. Mendelevaja, erano andati in un teatro di campagna. «Gli spettatori reagivano allo spettacolo in un modo stranissimo. Parlo dei contadini. In tutti i momenti patetici, sia nell’Amleto che in Che disgrazia l’ingegno, ridevano rumorosamente, a volte in modo così forte che non si sentiva più quel che dicevano in scena».

[Viktor Šklovskij, Per una teoria del comico, in Sobranie sočinenij. Tom I. Revoljucija, Moskva, NLO 2018, p.396]