Prefazioni

sabato 30 Maggio 2020

Una volta un esordiente m’ha chiesto di scrivere una prefazione al suo romanzo, e io gli ho ricordato quel che diceva Šklovskij: «Ci sono due tipi di romanzi d’esordio, quelli con prefazione e quelli senza. Quelli senza durano di più». Mi ha ringraziato che non gliel’ho scritta.

Sempre quello

sabato 18 Aprile 2020

Se invece di cercare di fare la storia, cercassimo semplicemente di essere responsabili per i singoli eventi che la compongono, forse non ci renderemmo ridicoli.
Non la storia si deve fare, ma una biografia.

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, SE 1991, p. 174]

Un avviso

giovedì 27 Febbraio 2020

In una grande casa editrice era stato affisso un avviso: «Il pagamento degli onorari è sospeso da adesso fino a nuovo ordine».

[Viktor Šklovskij, Zagotovki I, in Sobranie sočinenij. Tom I. Revoljucija, Moskva, NLO 2018, p.461]

Se

domenica 9 Febbraio 2020

Se, per una ragione qualsiasi, vi dovesse succedere di ricominciare a vivere, non abbiate paura degli insuccessi.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 308]

Cos’è un delitto

martedì 14 Gennaio 2020

Perché Dostoevskij non ha utilizzato il romanzo poliziesco, non ha chiesto chi ha ucciso, chi ha commesso il delitto, ma ha chiesto che cos’è un delitto?
Quando Raskol’nikov è arrivato ai lavori forzati, i forzati gli hanno detto «Non è una cosa da signori, andare in giro con un’ascia».
L’ascia era l’unica arma dei contadini.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 301]

Le prime cinque pagine

domenica 5 Gennaio 2020

Čechov scriveva novelle senza inizio né fine.
Al fratello Alessandro, uomo di talento, padre del geniale attore Michail Čechov, e uomo saturo di futuro, scriveva che, una volta scritto un racconto, bisognava strappare le prime cinque pagine senza leggerle.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 172]

Di cosa aveva paura Tolstoj

sabato 21 Dicembre 2019

Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

Tolstoj temeva non solo la morte, ma anche la vita, se era quella di sempre.

[Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 172]

Ciascuno

sabato 28 Settembre 2019

Il mio migliore amico, allievo di Pavlov, il dottor Kul’bin, quando l’ho incontrato la prima volta mi ha detto: «Ciascuno di noi sarebbe in grado di camminare su un cavo sospeso, grazie al modo in cui sono fatti i labirinti auricolari, ma non sa di esserne capace».

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 282]

Perché i poeti non si vergognano

lunedì 26 Agosto 2019

Perché mai i poeti non si vergognano. Perché i loro diari, le loro confessioni, sono diventate dei versi, e senza rima. La concretezza, le cose, sono diventate parte di una composizione artistica.
Un destino umano è diventato un procedimento artistico.
Un procedimento.
Sì, un procedimento.

[Viktor Šklovskij, Anna Achmatova, in Sobranie sočinenij. Tom I. Revoljucija, Moskva, NLO 2018, p.434]

Tre mesi di anticipo

venerdì 2 Agosto 2019

Noi, ai nostri tempi, e forse anche voi, eravamo più stupefacenti, che contenti.
Evgenij Dmitrievič Polivanov, da giovane, dopo aver letto «I fratelli Karamazov», ha fatto una scommessa con i suoi compagni di liceo che avrebbe tenuto la mano sul binario intanto che passava il treno e non l’avrebbe ritratta. E la locomotiva gli ha tranciato la mano sinistra.
Questo l’ha fatto rinsavire, ha cominciato a studiare. Prima ha studiato il coreano, poi il cinese, poi le lingue delle filippine, conosceva tutti i dialetti turchi e scriveva, con la mano che gli era rimasta, nei questionari, che «era un analfabeta totale nella lingua dei botocudi». I botocudi sono un popolo dell’America dei sud i cui rappresentanti si forano, con una cannuccia, il labbro inferiore. «Se fosse necessario conoscere il botocudo – scriveva poi nel questionario – prego avvisarmi con tre mesi di anticipo».

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 285]