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Pubblici discorsi

29 settembre – Torino

Giovedì 29 settembre,
a Torino,
al circolo di lettori,
in via Bogino 9,
alle 18 e 30,
Animali straordinari e infraordinari,
con Ermanno Cavazzoni e Leo Ortolani
(dentro Torino spiritualità)

Pubblici discorsi

30 settembre – Andria

Venerdì 30 settembre,
a Andria
all’officina casa del
festival Internazionale Castel dei Mondi
in Via Sant’Angelo dei Meli, 36
alle 20 e 30, Repertori dei matti delle città di Bologna,
Milano, Torino, Roma, Parma, Cagliari, Livorno
e Repertorio dei pazzi della città di Andria con particolare riferimento
al Repertorio dei pazzi della città di
Andria.

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    Le pappardelle

    lunedì 26 settembre 2016

    Repertorio dei matti della città di Cagliari

    [Ieri, a Livorno, ho letto in pubblico questo matto di Cagliari che non avevo mai avuto il coraggio di leggerlo, prima di ieri]

    C’era uno che un giorno stava cagando, quando aveva cominciato ad uscirgli della roba bianca dal culo. “Sembravano le pappardelle Barilla”, raccontava. Allora aveva pensato fossero le sue budella, l’intestino magari, ma non si era preoccupato più di tanto. Stava sempre lì sul cesso quando gli era venuto in mente che però senza intestino non si può mica vivere, e che dunque era bene non perdere le frattaglie. Con calma e coraggio, utilizzando il pollice della mano destra, aveva allora rinfilato tutta quella roba bianca, che era in realtà una tenia, da dove era venuta.

    Scuola elementare

    E se c’è un’avanguardia

    domenica 25 settembre 2016

    È russa.

    [grazie a Patrizia]

    Scuola elementare

    Perché l’ha scritto

    sabato 24 settembre 2016

    passeggiate con puskin

    Non avrebbe mai scritto Evgenij Onegin se non avesse saputo che non era quello il modo di scrivere.

    [Andrej Sinjavskij, Passeggiate con Puškin, a cura di Sergio Rapetti, Milano, Jaca book2012, p. 72]

    Scuola elementare

    Il motivo

    sabato 24 settembre 2016

    C’è una poesia di Mandel’štam che, nella traduzione di Serena Vitale, comincia così: «Ho imparato la scienza degli addii / nel piangere notturno a testa nuda», che a me, è una condizione che è descritta così bene, quel piangere notturno a testa nuda, che mi vien quasi voglia di esserci dentro, quando ci penso, chissà perché, forse perché vuol dire essere vivi, con il sangue che ti scorre dentro le vene che lo senti, che ti batte il cuore, che non c’è solo quando ti viene da piangere, secondo me, ti viene anche quando sei contento a condizione che, il motivo per cui tu sei contento, non lo dici a nessuno.

    Scuola elementare

    Il presente volume

    sabato 24 settembre 2016

    Barnes Il rumore del tempo
    Adorava i balocchi, i giochi da tavolo e i racconti polizieschi. Un nuovo modello di accendino come un qualunque rompicapo potevano divertirlo per ore. Aveva un modo obliquo di accostarsi alla vita. Si era fatto realizzare un timbro di gomma per poter apporre su ogni singolo libro della sua biblioteca questa parole in lettere violette: «Il presente volume è stato rubato a D. B. Šostakovič».

    [Julian Barnes, Il rumore del tempo, traduzione di Susanna Basso, Torino, Einaudi 2016, p. 24]

    Scuola elementare

    Io sono un pessimista

    venerdì 23 settembre 2016

    IO SONO UN PESSIMISTA
    ma me ne dimentico sempre
    (autori in prestito 2016)

    C’è un paese, in Sardegna, che si chiama Seneghe, che per quattro giorni all’anno si trasforma nel paese della poesia, perché c’è un festival di poesia e sui muri c’è pieno di cartelli con le scritte dei poeti, come quella cosa di Wisława Szymborska che dice «Preferisco il ridicolo di scrivere delle poesie al ridicolo di non scriverne» e io l’ultima volta che ci sono andato, quest’anno, nel 2016, mi è venuto subito in mente una cosa che aveva scritto Zavattini nel 1967 a Franco Maria Ricci in una lettera che c’era scritto «Io sono un pessimista ma me ne dimentico sempre». E mi è venuto in mente Angelo Maria Ripellino, che quand’era in sanatorio, in Repubblica Ceca, che si curava, chiamava se stesso e gli altri ricoverati «i nonostante»; io ho l’impressione che per quelli che leggono i libri, che guardan le mostre, che ascoltano le sinfonie, i libri, i quadri, le musiche che hanno incontrato nella loro vita li hanno aiutati a essere in questa cosa così difficile che succede a stare al mondo, essere dei nonostante, e anche quest’anno, in 21 biblioteche della provincia di Reggio Emilia, con l’Arci di Reggio Emilia chiederemo a della gente che scrive, che dipinge e che compone di raccontarci i romanzi, i quadri, le musiche che hanno incontrato nella loro vita e che hanno determinato il fatto che loro fanno il mestiere che fanno.

    Scuola elementare

    La negazione delle norme astratte

    venerdì 23 settembre 2016

    bachtin, estetica e romanzo

    Non c’è il punto di vista della serietà che si contrappone al riso. Il riso è l’«unico personaggio positivo».
    Il grottesco in Gogol’ non è quindi una semplice violazione della norma, ma è la negazione delle norme astratte e immobili che pretendono all’assoluto e all’eternità. Egli nega l’evidenza e il mondo dell’«ovvio» in nome dell’inatteso e dell’imprevedibile della verità. Egli sembra dire che il bene bisogna aspettarselo non da ciò che è stabile e usuale, ma dal «miracolo». In lui c’è l’idea popolare rigeneratrice e vivificante.

    [Michail Bachtin, Rabelais e Gogol’, in Michail Bachtin, Estetica e romanzo, a cura di Clara Strada Janovič, Torino, Einaudi 1979, p. 474]

    Scuola elementare

    Relativo

    giovedì 22 settembre 2016

    A Bologna, in via della Grada, c’è una parete che c’è attaccato il cartello di divieto di sosta e sotto c’è scritto, in lettere grandi, Divieto assoluto di sosta, che è come se i divieti di sosta quelli normali, che non hanno scritto, sotto, in lettere grandi, Divieto assoluto di sosta fossero divieti relativi, di sosta, ho pensato stamattina quando l’ho visto.

    Scuola elementare

    Sommario

    giovedì 22 settembre 2016

    Si sente?
    Grazie.
    Buongiorno.
    Grazie dell’invito, questa è la terza volta che vengo qui a Urbino a parlare di traduzione della qual cosa son molto contento l’unico problema che ho è che devo decidere cosa non dire un po’ perché ci sarebbero tante di quelle cose da dire, sulla traduzione e sul filo a piombo, che non viene più giù l’ultima, come diceva mia mamma quando ero piccolo che la facevo arrabbiare (lei diceva «ti do tante di quelle botte che non viene più giù l’ultima»), un po’ perché molte delle cose che ci sarebbero da dire io secondo me le ho già dette le altre due volte che sono venuto a parlare di traduzione allora se qualcuno le cose che dirò ha l’impressione di averle già sentite probabilmente è vero, le ha già sentite, cosa della quale mi scuso in anticipo intanto cominciamo: traduzione, e filo a piombo. Prima faccio la traduzione, poi il filo a piombo, poi una cosa un po’ lunga che non c’entra niente, poi ancora la traduzione, poi un finale che non c’entra niente, più o meno.

    [Inizio del discorso Traduzione e filo a piombo che pronuncio, per così dire, domani pomeriggio a Urbino]

    Scuola elementare

    Eccomi

    giovedì 22 settembre 2016

    Safran Foer, Eccomi

    Ho finito di leggere Eccomi, di Foer, in un viaggio aereo verso Cagliari, e quando stavo partendo ho pensato che i due libri più lunghi che ho letto quest’anno sono due libri americani, Purity di Jonathan Franzen (l’ho letto nella traduzione di Silvia Pareschi) e Eccomi, di Jonathan Safran Foer (nella traduzione di Irene Abigail Piccinini).
    Quando stavo leggendo Purity, nel marzo scorso, arrivato a pagina cento mi ero accorto che nelle prime cento pagine c’erano un po’ di ragazzi bellissimi e diverse ragazze bellissime e avevo pensato che sarebbe stato bene metterlo in copertina, il numero di ragazzi e di ragazze bellissime che si trovano dentro ai libri, come la nicotina nelle sigarette.
    E adesso, in questo settembre, intanto che leggevo Eccomi, ho avuto l’impressione che ci fosse un eccesso di intelligenze infantili, troppi bambini intelligentissimi, da mettere in copertina anche quelli («Attenzione: in questo romanzo ci sono perlomeno tre bambini intelligentissimi più uno un po’ stupido ma così carino che sembra ancora più intelligente degli altri»). Continua a leggere »