Crea sito
Pubblici discorsi

16 maggio – Torino

Sabato 16 maggio,
a Torino,
al Salone del libro,
all’Indipendent’s corner (mo mama),
1° padiglione,
alle 16,
Repertorio dei matti della città di Bologna
e Repertorio dei matti della città di Milano.

Pubblici discorsi

20 maggio – Bologna

Mercoledì 20 maggio,
a Bologna,
alla libreria Ambasciatori,
in via degli Orefici,
alle 18 e 30,
se non sbaglio,
il Repertorio dei matti della città di Bologna.

  • Vecchi discorsi

  • Scuola elementare

    Bisogna essere imperturbabili

    martedì 31 marzo 2015

    charms5
    In relazione agli imminenti festeggiamenti per il centoundicesimo anniversario della nascita di Daniil Charms: Bisogna essere imperturbabili

     

     

    Bisogna essere imperturbabili, vale a dire esser capaci di tacere e non cambiare l’espressione fissa del viso.
    E quando la persona che parla con te dice delle cose assurde, sii gentile con lui e dàgli ragione.

    Scuola elementare

    Un bottone

    martedì 31 marzo 2015

    L’altro giorno ho perso un bottone del cappotto, e io, quando perdo un bottone, non so come mai, mi sento in colpa. Ero anche lontano da casa, a Roma, non avevo neanche ago e filo da poterlo cucire, dovevo anche andare che c’era da lavorare non avevo neanche tempo per cercarlo, era anche domenica, la domenica delle palme, e è stata una domenica che io l’ho fatta senza un bottone. E mi son chiesto, quando poi è finito tutto, che sono tornato a casa, quali sono delle altre circostanze che sento quella colpa lì come quando mi manca un bottone e ho pensato che una cosa simile mi succede quando mi cola il naso che non ho il fazzoletto per pulirmelo, per esempio.

    Scuola elementare

    Un’intervista

    lunedì 30 marzo 2015

    NoriBAMBINAbook01

    - Nel tuo secondo libro per bambini hai voluto avvicinare i più piccoli alla poesia?

    No, non ho voluto avvicinare niente a nessuno, ho cominciato a scrivere ed è saltato fuori questo libro, dove, tra le altre cose, si parla di poesia, che è un argomento che mi interessa e con il quale credo anche i bambini abbiano a che fare. Quando poi il libro è finito e l’ho riletto, sono stato contento del fatto che c’eran finite tre cose, una poesia di Ramayana , una bambina di nove anni che ha scritto «Le mani che scrivono le poesie / sono le stesse mani / che fanno le pulizie», che a me sembra una poesia bellissima, e due cose che ha scritto un filosofo (quindi, si immagina, uno scrittore per grandi), Giorgio Agamben, che in un libro che mi è molto piaciuto e che si intitola Il fuoco e il racconto ha scritto due cose, per me, memorabili, la prima che la bellezza, cioè l’arte, cioè la poesia, se vuoi, non servono per rendere visibile l’invisibile, ma per rendere visibile il visibile, la seconda che un poeta è uno che è in balia della propria impotenza. Ecco, quest’ultima cosa io credo sia la chiave della Bambina fulminante, ammesso che il libro abbia una chiave.

    - Perché hai scelto la divisione in dieci capitoli?

    I capitoli sono undici, ma la domanda è molto interessante. La risposta è: non lo so.

    - Ada è una bambina diversa dagli altri ma con una grande responsabilità.

    Sì, Ada è una bambina che ha il potere di fare realizzare gli accidenti che tira alla gente, e questo comporta il fatto che deve star molto attenta a quello che pensa e a come lo pensa.

    - Cosa cambia quando si scrive per i ragazzi rispetto ad un romanzo per i grandi?

    Per me non cambia tanto, c’è la stessa sensazione di non esser capaci, si ha sempre l’impressione che non ci si riuscirà mai. La cosa che un po’ mi preme, di questo libro come del libro per ragazzi che ho scritto tre anni fa, che si intitola 13 favole belle e una brutta, è il fatto che, come nei libri per scrivo per grandi, c’è una sintassi e una grammatica non ortodosse, libere, mi vien da dire, che mi sembrano in armonia, se così si può dire, con le cose che ho provato a dire quando sono andato nelle scuole elementari a fare dei seminari di scrittura, che dicevo ai bambini e alle bambine che quando scrivono per la maestra è giusto che rispettino la grammatica e che stiano attenti ai tempi verbali e all’ordine delle parole e alle ripetizione e a tutto, ma quando scrivono per raccontare delle storie, la grammatica se la possono anche dimenticare: possono, se vogliono, usare le parole come usano i colori quando fanno un disegno, con la massima libertà, come vogliono e come gli viene.

    - Ada potrebbe diventare la protagonista di altre storie?

    Chissà.

    [Intervista all'Ansa (a Maurina Capuano)]

    Scrittura emiliana

    Una risposta bellissima

    lunedì 30 marzo 2015

    NoriBAMBINAbook01

    Alla presentazione della Bambina fulminante, alla Biblioteca Spina, a Bologna, stamattina, un bambino della 5a B delle scuole Romagnoli alla domanda come mai davanti ai bagni delle donne c’è sempre una fila più lunga che davanti ai bagni degli uomini ha risposto che loro si pitturano le unghie.

    Scuola elementare

    A un francese hanno regalato un divano

    domenica 29 marzo 2015

    charms5
    In relazione agli imminenti festeggiamenti per il centoundicesimo anniversario della nascita di Daniil Charms: A un francese hanno regalato un divano

     

     

    A un francese hanno regalato un divano, quattro sedie e una poltrona.
    Il francese si siede sulla sedia vicino alla finestra, ma gli vien voglia di coricarsi sul divano. Si corica sul divano, ha già voglia di sedersi sulla poltrona. Si alza dal divano e si siede sulla poltrona, come un re, ma nella testa i pensieri sono già che sulla poltrona è troppo sontuoso. Meglio qualcosa di più semplice, la sedia. Si sposta verso la sedia vicino alla finestra, solo non si siede su questa sedia, perché vicino alla finestra tira un po’ d’aria. Si siede sulla sedia vicino alla stufa e sente che è stanco. Allora il francese decide di coricarsi sul divano e di riposarsi, ma senza essere arrivato al divano gira da una parte e si siede sulla poltrona.
    – Qui sì che si sta bene! – dice il francese, e poi subito aggiunge: – Però sul divano, secondo me è meglio.

    Scuola elementare

    Una cosa che mi piace

    domenica 29 marzo 2015

    Mi piace quando mi sveglio al mattino e non so se sono le otto o le nove.

    Scuola elementare

    Scandalizzate

    sabato 28 marzo 2015

    accalappiacani

    Non ho mai capito perché le persone che parlano, scandalizzate, di tragedie annunciate, non siano esse stesse ad annunciarle prima che queste si verifichino.
    Manuel B., Padova

    [Se c'è una tragedia, è annunciata]

    [L'accalappiacani numero 5 (Almanacco dell'anno scorso), Roma, DeriveApprodi 2010, p. 56]

    Scuola elementare

    Fermatevi

    sabato 28 marzo 2015

    L’altro giorno ho visto su Amazon che c’era un giudizio sull’ultimo romanzo per grandi che ho pubblicato, che si intitola Siamo buoni se siamo buoni. Mi davano una stellina (su cinque), e il giudizio completo che era il seguente: «Brutto libro: vuoto, privo di una sola idea compiuta e sviluppata, inutile, molto sciatto, fastidioso, con pessimo uso della lingua italiana». Ecco io, non so come mai, leggere dei giudizi del genere sui libri che ho scritto, ogni tanto mi succede, è una cosa che mi mette di buon umore. Sentir dire, di un libro che ho scritto, che è un «Brutto libro: vuoto, privo di una sola idea compiuta e sviluppata, inutile, molto sciatto, fastidioso, con pessimo uso della lingua italiana», è una cosa che mi piace e mi sembra ammirevole, questo giudizio che dice che Siamo buoni se siamo buoni è un «Brutto libro: vuoto, privo di una sola idea compiuta e sviluppata, inutile, molto sciatto, fastidioso, con pessimo uso della lingua italiana». Mi piace talmente, questo giudizio (firmato carlo infuso), che lo ripeterei per tutta la rubrica, per tutti i 3.300 caratteri che mi sono concessi, ma sarebbe un po’ troppo, forse, allora non lo dico più e aggiungo una cosa che mi è successa il giorno dopo aver letto questo giudizio così bello, cioè che l’Ansa mi ha fatto un’intervista a proposito di un altro romanzo che ho scritto, un romanzo per ragazzi che si intitola La bambina fulminante e la giornalista dell’Ansa (che si chiama Maurina Capuano) mi ha chiesto: «Cosa cambia quando si scrive per i ragazzi rispetto a un romanzo per i grandi?». E io le ho risposto che non cambia molto, c’è la stessa sensazione di non esser capaci, si ha sempre l’impressione che non ci si riuscirà mai, ma la cosa che un po’ mi preme, le ho detto, di questo libro come del libro per ragazzi che avevo scritto tre anni prima, che si intitola 13 favole belle e una brutta, è il fatto che, come nei libri che scrivo per grandi, ci sono una sintassi e una grammatica non ortodosse, libere, mi vien da dire, che mi sembrano in armonia, se così si può dire, con le cose che ho provato a dire quando sono andato nelle scuole elementari a fare dei seminari di scrittura, che dicevo ai bambini e alle bambine che quando scrivono per la maestra è giusto che rispettino la grammatica e che stiano attenti ai tempi verbali e all’ordine delle parole e alle ripetizioni e a tutto, ma quando scrivono per raccontar delle storie, la grammatica se la possono anche dimenticare, o fare finta di dimenticarsela: possono, se vogliono, usare le parole come usano i colori quando fanno un disegno, con la massima libertà, come vogliono e come gli viene.
    E avrei voluto aggiungere, in quell’intervista all’Ansa, quel che diceva il pittore Malevič nel 1915, dopo le polemiche che c’erano state dopo che aveva esposto per la prima volta il suo Quadrato nero, un quadrato nero su fondo bianco che era stato molto criticato e Malevič aveva detto «L’arte non vi chiede se piace o non piace, come non vi è stato chiesto niente quando sono state create le stelle del firmamento», che è una frase che mi piace molto solo che aggiungerla in quell’intervista lì all’Ansa poi mi sembrava di essere uno che si dava delle arie non l’avevo mica aggiunta e anche qua fate finta che non l’ho scritta fermatevi a leggere a «come vogliono e come gli viene».

    [uscito ieri su Libero]

    Scuola elementare

    E se c’è un anello

    venerdì 27 marzo 2015

    È mancante.

    Scuola elementare

    Prefazione

    venerdì 27 marzo 2015

    Cesare Zavattini, I tre libri

    Voglio insegnare ai poveri un gioco molto bello.
    Salite le scale con il passo del forestiero (quella volta rincaserete più tardi del solito) e davanti al vostro uscio suonate il campanello.
    Vostra moglie correrà ad aprirvi, seguita dai figli. È un po’ seria per il ritardo, tutti hanno fame.
    «Come mai?» domanda.
    «Buona sera, signora», levatevi il cappello e assumete un’aria dignitosa. «C’è il signor Zavattini?».
    «Su, su, il lesso è già freddo».
    «Scusi, ho bisogno di parlare con il signor Zavattini».
    «Cesare, andiamo, vuoi sempre giocare…».
    Non muovetevi e dice: «Evidentemente si tratta di un equivoco. Scusi, signora…».
    Vostra moglie si volterà di scatto, vi guarderà con gli occhi spalancati. «Perché fai così?».
    Serio, state serio, e ripetete avviandovi giù per le scale: «Io cercavo il signor Zavattini».
    Si farà un gran silenzio, udrete solo il rumore dei vostri passi.
    Anche i bambini sono restati fermi. Vostra moglie vi raggiunge, vi abbraccia: «Cesare, Cesare…». Ha le lagrime agli occhi, i bambini forse cominceranno a piangere. Scioglietevi con delicatezza dall’abbraccio, allontanatevi mormorando: «È un equivoco, cercavo il signor Zavattini».
    Rientrate in casa dopo una ventina di minuti fischiettando.
    «Ho tardato tanto perché i capo ufficio…» e raccontate una bugia come nulla fosse avvenuto.

    Vi piace? Un mio amico a metà giuoco si mise a piangere.

    [Cesare Zavattini, I poveri sono matti, in I tre libri, Milano, Bompinai 1955 (18), pp. 109-110]