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Pubblici discorsi

26 aprile – Bologna

Sabato 26 aprile,
a Bologna,
in Salaborsa,
al primo piano,
alla sala incontri,
dalle 15 alle 18,
ci si trova per
Niente (clic).

Pubblici discorsi

28 aprile – Bologna

Lunedì 28 aprile,
a Bologna,
alla Libreria Modo Infoshop,
in via Mascarella 24/b,
alle ore 19,
quattordicesima parte (di 18)
della lettura integrale della
Certosa di Parma,
di Stendhal
(nella traduzione di Gianni Celati)

Pubblici discorsi

29 aprile – Reggio Emilia

Martedì 29 aprile
a Reggio Emilia,
a palazzo Magnani,
in corso Garibaldi, 29,
alle 15 e 30
In Unione Sovietica
non tutti i sovietici
eran sovietici
(Bulgakov, Erofeev,
Dovlatov, Chlebnikov,
Anna Achmatova,
Mandel’stmam,
Pasternak
e il compagno Stalin)

Pubblici discorsi

30 aprile – Bergamo

Mecoledì 30 aprile,
a Bergamo,
alle ore 21,
allo spazio incontri
della fiera del libro,
sul sentierone di Bergamo,
Si sente?

  • Vecchi discorsi

  • Scuola elementare

    Nino Pedretti

    venerdì 25 aprile 2014

    nino

    I partigiani

    Non è per via della gloria, che siamo andati in montagna, a far la guerra. Di guerra eravam stanchi, di patria anche. Avevamo bisogno di dire: lasciateci le mani libere, i piedi, gli occhi, le orecchie; lasciateci dormire nel fienile, con una ragazza. Per questo abbiam sparato, ci siamo fatti impiccare, siamo andati al macello col cuore che piangeva, con le labbra tremanti. Ma anche così sapevamo che di fronte a un boia di fascista noi eravam persone, e loro marionette.

    [Nino Pedretti, Al vòusi e atre poesie in dialetto romagnolo, Torino, Einaudi 2007, p. 17, la poesia si intitola I partigièn]

    Scuola elementare

    Già

    giovedì 24 aprile 2014

    Ieri, c’era una bella luce, ero in treno, tornavo a Bologna da Carpi, ho guardato fuori dal finestrino del treno, ho visto l’Emilia, mi veniva da piangere, e ho pensato che, se mi viene da piangere a guardare l’Emilia dal treno che ho cinquant’anni, quando ne avrò ottanta cosa faro? Magari non ci arrivi, ho pensato. Eh già. Meno male.

    Scuola elementare

    Uno di primi autobus di Pietroburgo

    giovedì 24 aprile 2014

    un autobus

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Uno dei primi autobus di San Pietroburgo. Il servizio venne organizzato nel 1907 dall’uomo d’affari V. A. Ivanov (cliccare sulla foto per ingrandire).

    [Boris Omietiev, John Stuart, San Pietroburgo. Ritratto di una città imperiale, Milano, Idealibri 1990, p. 70]

    Scrittura emiliana, Scuola elementare

    Certosa di Parma (13 di 18)

    mercoledì 23 aprile 2014

    gianni celati, certosa di parma
     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    La Certosa di Parma, nella traduzione di Gianni Celati, letta ieri alla modo infoshop di Bologna (parte tredici di diciotto): Clic

    Scuola elementare

    Ancora di più

    mercoledì 23 aprile 2014

    L’altro giorno, era appena morto Gabriel García Márquez, mi hanno chiamato da Libero mi hanno chiesto se volevo scriver qualcosa su di lui; io gli detto che non avrei saputo bene cosa scrivere e che forse era meglio se non scrivevo niente; che, soprattutto in queste occasioni, quando uno muore, è meglio scriver qualcosa se si ha qualcosa da scrivere e se non si ha niente da scrivere è meglio non scrivere niente. Dopo poi, alla sera, mi è venuto in mente che qualcosa da scrivere ce l’avevo, anche se non era esattamente qualcosa da scrivere su García Márquez, era qualcosa da scrivere sul motivo per cui, di García Márquez, era meglio non scrivere niente. E dipendeva da un fatto a cui avevo pensato tante volte e che mi era giù capitato di raccontare e che avevo anche scritto da una qualche parte e che apparentemente non c’entra niente ma forse, vedrete, alla fine poi c’entra, cioè il fatto che, quando pubblichi un libro, prima o poi ti succede che qualcuno ti chieda: «Perché scrivi?».
    Che è una domanda, non so come dire, non molto gentile: se uno che ha letto un libro che hai scritto ti chiede: «Perché scrivi?», ti vien da pensare che la domanda ne sottintenda un’altra, vale a dire: «Perché non fai qualcos’altro, che magari ti viene poi meglio?».
    La cosa che mi ha confortato, quando ho pubblicato un libro e mi son sentito rivolgere questa domanda, è il fatto che questa domanda l’avevan rivolta anche a della gente che aveva scritto dei libri che a me eran piaciuti moltissimo, come Luigi Malerba, che quando gli avevano chiesto, degli studenti tedeschi, «Perché scrive?», lui aveva risposto: «Per capire quello che penso», che è una risposta che a me era sembrata bellissima; dopo, una rivista tedesca, che se non ricordo male era Stern, aveva fatto uno specie di sondaggio che questa domanda: «Perché scrive?», l’avevan rivolta a centinaia di scrittori di tutto il mondo e tra gli altri anche a García Márquez che aveva risposto: «Perché i miei amici mi vogliano ancora più bene di quanto me ne vogliono» e l’altro giorno, quando si è diffusa la voce che García Márquez era morto e Libero mi ha chiesto di scrivere qualcosa su García Márquez, io subito gli ho detto di no, poi ho pensato che forse avevo fatto bene a dirgli di no perché io non c’entravo niente, e non c’entravo niente perché, in quei giorni lì, il ricordo di García Márquez era giusto che fosse lasciato ai suoi amici che gli hanno voluto ancora più bene del bene che gli hanno voluto.

    [uscito ieri su Libero]

    Scuola elementare

    Poche

    martedì 22 aprile 2014

    Augusto Monterroso, Il resto è silenzio
     

     

     

     

     

     

     

    Ci sono poche cose come l’universo.

    [Augusto Monterroso, Universo, in Il resto è silenzio, a cura di Barbara Bertoni, Palermo, Sellerio 1992, p. 90]

    Scuola elementare

    Questa settimana

    martedì 22 aprile 2014

    Un signore ha dichiarato che lui fa parte di «una squadra di persone eccezionali» che sta portando avanti «un duro lavoro» in mezzo a «difficoltà enormi». Che uno, a leggere queste dichiarazioni, pensa che sia un esploratore artico, o antartico, o un alpinista estremo, se esistono gli alpinisti estremi, oppure non so, un archeologo in un qualche deserto, invece è un ragioniere che si chiama Gabriele Folli e fa l’assessore all’ambiente del comune di Parma, che è, il comune di Parma, una fonte infinita di notizie stupefacenti.

    Scuola elementare

    Un rovinoso compito ideologizzante

    lunedì 21 aprile 2014

    Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Se un angelo intervistatore mi ponesse una domanda sulla condizione attuale del romanzo, io penso che, con la compunzione necessaria, risponderei all’incirca così:
    «Io provo uno scarso interesse per il romanzo in genere – inteso come protratta narrazione di eventi o situazioni verosimili – e talora un sentimento più prossimo alla ripugnanza che al semplice fastidio; ho l’impressione che oggi codesto genere sia caduto in tanta irreparabile fatiscenza che il problema è solo quello dello sgombero delle macerie, non del loro riattamento a condizioni abitabili; codesto sprofondamento ha, a mio avviso una causa precisa. I romanzieri sono persone serie, o si comportano come tali. Sono persuasi che nelle pieghe del loro raccontare debba essere disposto il coonestante aroma di una qualche idea generale, di un messaggio. Diventato nutrimento ideologico, insaporito di frammenti di idee, il romanzo è decaduto (come nota Giuliani) a messaggio edificante; questo di per sé non sarebbe ancora rovinoso, giacché le vie della salvezza letteraria sono infinite; ma ci rattrista constatare a qual punto i romanzieri siano riusciti nel loro compito. Non per caso, il romanzo appare nella letteratura europea proprio nel momento in cui decadono il gusto e l’intelligenza della retorica classica: quando, cioè, entra in crisi l’idea dell’opera letteraria come artificio; in particolare, l’esplosione ottocentesca del romanzo coincide con la liquidazione della retorica classica.
    Dimentico che non v’è discorso letterario senza macchinazione, il romanziere si è via via persuaso che quel che egli faceva aveva qualcosa a che fare col mondo in cui viveva; critici pazienti gli hanno spiegato che, di quel mondo, il romanzo era volta a volta specchio, testimonianza, interpretazione; indotto da queste insinuazioni a sottovalutarsi, il narratore si è coinvolto in un rovinoso compito ideologizzante: non pago del messaggio, ha tentato la visione del mondo. Corrotto dalla serietà propria e dei critici, ha perso la limpida gioia della menzogna, l’irresponsabilità, la doppiezza morale, l’ilare arroganza che sono, a mio avviso, le virtù fondamentali di coloro che attendono a quel perpetuo scandalo che è il lavoro letterario. Persuaso di avere delle idee, e che il romanzo sia mezzo atto ad esprimerle, lo scrittore ha perso il candido cinismo, in primo luogo il cinismo verso se medesimo. Ha scelto di balbettare delle verità, mentre era suo compito declamare delle fluenti menzogne, anzi esaltare il vero a menzogna; ha cercato di far capire che egli si proponeva di interpretare il mondo per i suoi lettori, invece di rivolgersi a lettori non nati, già morti o destinati a non nascere mai; ha voluto collocarsi nella storia, che fra tutti gli abitacoli che la letteratura ha sperimentato si è rivelato il più estraneo e disagevole. Infine ha rinunciato alla disubbidienza, si è fatto morigerato: ed ora si stupisce che la letteratura, aureolata sgualdrina, respinga e irrida la sua corte goffa e onesta.

    [Giorgio Manganelli, Il romanzo, in Il rumore sottile della prosa, Milano, Adelphi 2013 (2), pp. 57-58]

    Scuola elementare

    A Roma

    domenica 20 aprile 2014

    Ieri, a Roma, a Piazza Venezia, son salito su un taxi che davanti, con il tassista, c’era un suo amico che ascoltavano Tutto il calcio minuto per minuto e lo commentavano insieme e il tassista a un certo punto ha detto «L’importante è che perda la Roma».

    Scuola elementare

    Cosa c’entra Donatella Versace

    domenica 20 aprile 2014

    donna tartt, il cardellino

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Il romanzo di Donna Tartt Il cardellino, appena uscito in Italia per Rizzoli, mi è sembrato un romanzo stranissimo. Si tratta del racconto, fatto da un orfano, delle misteriose circostanze in cui è diventato orfano, a causa di un misterioso incidente nel corso del quale un misterioso handicappato, che accompagnava una misteriosa ragazza, gli consegna un misterioso anello e lo esorta a impossessarsi di un misterioso quadro e a recarsi in una misteriosa bottega dalla quale avrà poi origine tutta una lunga e misteriosa vicenda che costituisce, in un certo senso, il romanzo, e che potrebbe essere descritta, molto approssimativamente e sbrigativamente, come un domino le cui tessere sono costituite da questi misteri; un mistero di solito nasce in un capitolo e si risolve nel capitolo successivo dando origine a un altro mistero e tutti questi misteri sono come contenuti nel mistero dei misteri che è: «Lo scopriranno?», o meglio, visto che il racconto è in prima persona, «Mi scopriranno?»; e se Mi scopriranno? fosse il titolo del romanzo, mi sembra sarebbe un titolo più centrato perché il titolo vero e proprio, Il cardellino, che è il titolo di un quadro di un allievo di Rembrandt, Fabritius, quadro che, per combinazione, è in questo periodo in Italia in mostra a Bologna a palazzo Fava insieme alla Ragazza con l’orecchino di perla, di Vermeer, il titolo vero e proprio, dicevo, non ha molto a che fare con la sostanza del romanzo, cioè ci ha a che fare perché il misterioso quadro del quale il protagonista si impossessa è proprio Il cardellino, ma se, invece del Cardellino il protagonista si impossessasse, non so, della Donna con ermellino di Leonardo, o del Quadrato nero di Malevič basterebbe cambiare il titolo e una mezza dozzina delle 892 pagine che compongono il romanzo e non ci sarebbero problemi di struttura o di coerenza.
    Ma la cosa che mi sembra stranissima, del romanzo della Tartt è in un certo senso la sua normalità, la sua aderenza al genere nel quale si iscrive.

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