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Pubblici discorsi

12 agosto – Prali

Mercoledì 12 agosto
a Prali,
dentro Pralibro,
alle 16 e 30
La bambina fulminante.

Pubblici discorsi

13 agosto – Prali

Giovedì 13 agosto
a Prali,
dentro Pralibro,
alle 21
La piccola Battaglia portatile.

Pubblici discorsi

3 ottobre – Montechiarugolo

Sabato 3 ottobre,
a Montechiarugolo,
al castello,
alle 17 e 30,
La bambina fulminante.

Pubblici discorsi

25 ottobre – Ravenna

Domenica 25 ottobre,
a Ravenna,
al teatro Rasi,
alle ore 21,
Coso,
discorso su Raffaello Baldini.

  • Vecchi discorsi

  • Scuola elementare

    Ivan Il’ic

    lunedì 27 luglio 2015

    È uscito il programma del festivaletteratura di Mantova e, adesso sono via, scrivo dal telefono non riesco a guardare tutto ma ho visto che al numero 11, mercoledì 9 settembre, alle 21, al conservatorio Campiani, c’è la lettura integrale della morte di Ivan Il’ic con Carlo Boccadoro che la suona.

    Scuola elementare

    Cosa deve sapere un aspirante poeta

    lunedì 27 luglio 2015

    W. H. Auden, La mano del tintore

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Non c’è poi troppo da stupirsi se il giovane poeta ottiene di rado buoni risultati agli esami. Se ciò avviene, vuol dire o che egli possiede anche una tempra di studioso, oppure che è un gran bravo ragazzo. Lo studente in medicina sa che lo studio dell’anatomia gli è indispensabile per diventare medico, e quindi ha un motivo per studiare. Così come un motivo ha il futuro studioso perché sa, più o meno, che cosa mira a sapere. Ma non vi è nulla che l’aspirante poeta sappia di dover sapere. Egli è in balia del presente immediato, alle cui esigenze non ha alcuna ragione concreta per non cedere: per quanto ne sa, anzi, abbandonarsi a un desiderio repentino potrebbe rivelarsi in seguito la scelta migliore.

    [W. H. Auden, La mano del tintore, traduzione di Gabriella Fiori, Milano, Adelphi 1999, p. 59]

    Scuola elementare

    Tra l’altro

    domenica 26 luglio 2015

    E per me quel titolo lì, Non era meglio stare a casa?, era un titolo bellissimo non solo per un quadro, anche per qualsiasi altra cosa.

    Scuola elementare

    Macchine

    domenica 26 luglio 2015

    Edgard Wind, Arte e anarchia

    Le Corbusier immaginava la casa come un machine à vivre; analogamente, i critici d’arte edonistici vedono ormai il quadro come una machine à sentir.

    [Edgard Wind, Arte e anarchia, traduzione di J. Rodolfo Wilcock, Milano, Adelphi 2007 (4), p. 52]

    Scuola elementare

    Misurazioni

    domenica 26 luglio 2015

    Ci sono dei giorni che la mia capacità di non fare niente è stupefacente. Io non so se ci sono dei misuratori, di questa capacità, non so se c’è unità di misura, il niente, dodici niente al minuto, o qualcosa del genere, ma se ci fossero dei misuratori e un’unità di misura secondo me io certi giorni sarei campione regionale, credo.

    Scuola elementare

    L’arte delle particelle minime

    sabato 25 luglio 2015

    Edgard Wind, Arte e anarchia

    Lo studioso svizzero Heinrich Wölfflin, per esempio, forse il più grande storico d’arte della precedente generazione, era così suscettibile alla tendenza, allora dominante, del purismo estetico, che elaborò una tecnica di dissociazione altrettanto radicale, forse, di quella di Remy de Gourmont. Il suo punto di vista si riassume perfettamente nella sua famosa osservazione: che l’essenza dello stile gotico è tanto evidente in una scarpa appuntita quanto in una cattedrale. Wölfflin non era certo l’uomo a cui bisogna spiegare che una scarpa, per quanto gotica di stile, non è l’equivalente di una cattedrale, e che una teoria dello stile è in completa se non tiene conto della differenza; ma ciò che lo preoccupava era una verità molto più imbarazzante e rivoluzionaria. Egli aveva scoperto che, quanto più un oggetto è carico di emozione religiosa, tanto maggiori sono gli ostacoli che si frappongono all’apprensione puramente visiva. Le cattedrali gotiche destano visioni assai più nebulose che non le scarpe gotiche; e la causa si trova non soltanto nella loro maggiore complessità formale, ma  anche nel fatto che la loro aura di devozione ci travolge. Wölfflin ripeteva insistentemente che l’occhio deve esercitarsi su forme che non suscitino troppe distrazioni emotive. Di conseguenza, non gli bastava mai di rintracciare lo stile di un maestro nella composizione di una figura umana o di una testa. «Gli elementi essenziali dello stile» scriveva in tono di sfida «dovrebbero riconoscersi nel disegno di una semplice narice». Il suo ideale era quello che egli chiamava «una storia dell’arte delle particelle minime», che avrebbe dovuto rintracciare gli sviluppi della forma mettendo a confronto «una mano con un’altra mano, una nuvola con un’altra nuvola, un ramoscello con un altro ramoscello, e via dicendo, fino alle venature del legno».
    Questo genere di disciplina è rassicurante. Una volta scesi alla curva della narice, possiamo essere ormai sicuri che stiamo studiando la forma per amore della forma, e non per amore dell’oggetto; dopo di che, possiamo risalire al viso e alla figura intera, senza timore di umane distrazioni. In questo modo, perfino una cattedrale può diventare innocua.

    [Edgard Wind, Arte e anarchia, traduzione di J. Rodolfo Wilcock, Milano, Adelphi 2007 (4), pp. 41-42]

    Scuola elementare

    La differenza tra Dalì e un pazzo

    sabato 25 luglio 2015

    Negli ultimi vent’anni anni ho sentito molti discorsi contro la precarietà e a favore del posto fisso, e ogni volta che li sentivo mi veniva in mente di quando, avevo trentatré anni, ero così disperato che avevo avuto il coraggio di immaginare di provare a fare, nella mia vita, un lavoro che mi piaceva, cioè scriver dei libri, e mi ero dato due anni di tempo per vedere se sarei riuscito a scrivere un romanzo e a venderlo, e intanto che provavo a farlo avevo aperto una partita Iva mi ero messo a fare il traduttore, e avevo una fidanzata che aveva dieci anni in meno di me e lei, invece, aveva il posto fisso e ogni tanto ricevevo delle lettere o delle telefonate da delle ditte, la Ferrari, la Barilla o la ditta Cif di Modena, che mi convocavano per dei colloqui per un lavoro che non avevo mai chiesto o che mi avvisavano che, purtroppo, non c’era posto nel loro organico per una figura professionale come la mia ma che ad ogni buon conto avrebbero inserito nei loro database i dati del mio curriculum, e tutte le volte che mi succedeva una cosa del genere io gli rispondevo gli dicevo che li ringraziavo ma io non gli avevo chiesto niente che doveva esserci stato un disguido e gli chiedevo, ad ogni buon conto, di cancellare il mio nome dal loro database, e dopo telefonavo alla mia fidanzata e le dicevo «Ascolta, sei te che hai mandato una richiesta di lavoro alla ditta Cif di Modena e l’hai firmata per me?», «Eh, – mi diceva lei, – ti lamentavi che eri senza soldi, ho fatto male?». «Sì, – le dicevo io, – hai fatto male», e lei mi diceva «Perché?», e io le chiedevo se sapeva da dove veniva la parola dipendente e lei mi diceva che non lo sapeva e io le dicevo che veniva dal latino dependere e le chiedevo se sapeva cosa significa in latino dependere e lei mi diceva di no e io le dicevo che significava pendere in giù e le chiedevo se voleva vedermi pendere in giù dagli uffici della ditta Cif di Modena e lei mi diceva di no e io le chiedevo, allora, come cazzo faceva a permettersi di mandare in giro i miei curricula senza neanche chiedermi il permesso e lei, a quel punto, forse perché le ultime cose le avevo dette un po’ ad alta voce, metteva giù il telefono, mi ricordo, e io mi rendo conto che questa diffidenza nei confronti del posto fisso e questa fascinazione per la precarietà sono mie personali e non possono essere generalizzate e proposte come modello ma, allo stesso modo, in un certo senso, mi è venuto da pensare, in questi giorni, a sentire parlare di reddito minimo di cittadinanza, che se io avessi ventidue anni e non avessi un lavoro e qualcuno mi proponesse il reddito minimo di cittadinanza, cinque o seicento euro per sbarcare il lunario, io andrei nell’ufficio del reddito unico di cittadinanza a darglieli indietro, quei soldi lì, e che se avessi vissuto per esempio in Unione Sovietica, dove non c’era la disoccupazione, io probabilmente avrei fatto di tutto per essere disoccupato, come Venedikt Erofeev, che è uno scrittore russo meraviglioso che era riuscito ad essere disoccupato in Unione Sovietica e che, nei suoi diari, citando Salvador Dalì aveva scritto: «La differenza tra me e un pazzo sta in questo fatto, che io non sono un pazzo».

    [uscito ieri su Libero]

    Scuola elementare

    Da dove arriva la minestra

    venerdì 24 luglio 2015

    Nikolaj Gogol', Il revisore

    CHLESTAKOV Confesso di vivere per la letteratura. A Pietroburgo la mia casa primeggia. E così la conoscono tutti: la casa di Ivan Aleksandrovič. (Rivolto a tutti). Signori, per cortesia, se venite a Pietroburgo, ve ne prego, ve ne prego, venite a trovarmi. Io, sapete, do anche dei balli.
    ANNA ANDREEVNA Mi figuro con quanto gusto e magnificenza.
    CHLESTAKOV Non me ne parli. In tavola, ad esempio, si serve cocomero: un cocomero da settecento rubli. La minestra in pentola arriva direttamente da Parigi, per nave; a sollevare il coperchio, ne esce un profumo, che non ha eguali, in natura.

    [Nikolaj Gogol’, Il revisore, a cura di Emilia Magnanini, Venezia, Marsilio 1990, p. 157]

    Scuola elementare

    E se c’è un eroe

    giovedì 23 luglio 2015

    È d’altri tempi.

    [Grazie a Leonardo]

    Scuola elementare

    Repertorio dei matti della città di Parma

    giovedì 23 luglio 2015

    matti di parma

    [Cliccare sull’immagine per ingrandire, grazie a Leo per il disegno]