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Pubblici discorsi

Tutti i giorni – Radio rock

Tutti i giorni feriali
(non il sabato),
a Radio rock,
alle 7 e 15 circa,
Il matto del giorno.

Pubblici discorsi

21 settembre – Luzzara

Giovedì 21 settembre,
a Luzzara,
al centro culturale Zavattini,
Viale Filippini 35
alle ore 20.15
FORLIMPOPOLI
(discorso sulla lingua del 900)

Pubblici discorsi

3 ottobre – Bologna

Martedì 3 ottobre,
a Bologna,
in Via San Vitale, 69,
alla caffetteria dell’Atelier sì,
alle 19,
presentazione dei corsi
di quest’anno.

Pubblici discorsi

9 novembre – Bologna

Giovedì 9 novembre,
a Bologna,
all’Atelier Sì,
in via San Vitale 69,
alle 21,
Zitti tutti!
di Raffaello Baldini

Pubblici discorsi

7 dicembre – Bologna

Giovedì 7 dicembre,
a Bologna,
all’Atelier Sì,
in via San Vitale 69,
alle 21,
Carta canta
di Raffaello Baldini

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    Alla cassa di una cartoleria

    martedì 19 settembre 2017

    Alla cassa di una cartoleria pensavo che io, siccome di solito guadagno quello che spendo, cioè lavoro lo stretto necessario per far fronte, come si dice, ai miei bisogni materiali, che sono relativi, cioè mi basta poco, e siccome lavorare mi piace molto ma sono anche molto pigro e ci sono molti giorni, come oggi, per esempio, che non lavoro ma tintogno, come dicono a Parma, cioè vado avanti e indietro tutto il giorno senza combinare niente, ecco, oggi, dicevo, alla cassa di una cartoleria ho trovato la soluzione: spendere di più.

    Scuola elementare

    A San Siro a veder l’Inter

    martedì 19 settembre 2017

    Uno era un tabaccaio e aveva il biglietto per andare a vedere l’Inter a Milano, a San Siro, alla domenica pomeriggio, allora visto che la domenica mattina doveva giocare una partita del campionato amatori, si era messo d’accordo con l’allenatore che lo facesse giocare solo nel primo tempo, perché poi doveva andare a vedere l’Inter a Milano, e se avesse giocato tutta la partita sarebbe arrivato tardi, a San Siro. Però poi quella partita si era messa in un modo che quel giocatore, all’allenatore, gli serviva ancora, e allora gli aveva detto, negli spogliatoi, dai, ti tengo su ancora dieci minuti, poi ti tolgo e vai a vedere l’Inter, e l’altro gli aveva risposto dieci minuti e non di più, però, che altrimenti arrivo tardi, a vedere l’Inter. Così era iniziato il secondo tempo e il tabaccaio era in campo, ma un po’ impaziente. Dopo dieci minuti si era avvicinato alla panchina e aveva detto all’allenatore tirami giù, che devo andare a vedere l’Inter, e lui gli aveva risposto ancora due minuti, dai, poi ti tolgo. Dopo due minuti il tabaccaio si era riavvicinato alla panchina e aveva detto all’allenatore tirami giù, che arrivo tardi a vedere l’Inter, e lui gli aveva risposto ancora due minuti, dai, poi ti tolgo sicuro. Dopo due minuti il tabaccaio si era riavvicinato alla panchina e aveva detto all’allenatore adesso però tirami giù, che devo andare a vedere l’Inter, e lui gli aveva risposto aspetta solo due minuti. Allora il tabaccaio si era girato verso l’arbitro e gli aveva detto così, senza un motivo: “Arbitro, sei un semo!” e l’arbitro l’aveva espulso subito. Allora il tabaccaio aveva chiesto scusa all’arbitro, poi si era girato verso l’allenatore e gli aveva detto: “Adèsa egh vag, a vèder l’Inter!” (“Adesso ci vado a vedere l’Inter!”)

    Scuola elementare

    Mosca e San Pietroburgo

    lunedì 18 settembre 2017

    Devo scrivere delle cose per la guida del Touring di Mosca e San Pietroburgo, e la prima cosa che ho scritto è che quando uno va in Russia, una delle prime cose cose che lo colpisce è la differenza del cielo, rispetto al cielo italiano e, se ha letto Chlebnikov, c’è il caso che gli vengano in mente quei versi di Velimir Chlebnikov: «Poco, mi serve: una crosta di pane, un ditale di latte, e questo cielo, e queste nuvole».

    Scuola elementare

    E lo chiamate lavoro?

    domenica 17 settembre 2017

    E lo chiamate lavoro? Non avete ancora portato a termine una sola esecuzione! Che gentaglia siete?

    N. S. Chruščëv a dei generali del commissariato
    agli Interni (Nkvd),vicinanze di Leopoli,
    23 settembre 1939

    [Andrea Graziosi, L’Unione Sovietica in 209 citazioni, Bologna, il Mulino 2006, p. 95]

    Scuola elementare

    Sotto le stelle del jazz

    domenica 17 settembre 2017

    In questa canzone si sente il signor Conte Paolo che canta che le donne odiavano il jazz e non si capisce il motivo, per cui lo odiavano.
    Ascoltandola si sente dire proprio così, con quella voce che renderebbe credibile al primo colpo qualsiasi astruseria: mocambo, macaia, macadam (è l’asfalto, toh! E il nome ha tutta una sua storia di meravigliose storpiature, dietro) e il suo amico Angiolino, per dirne quattro.
    ‘… le donne odiavano il jazz non si capisce il motivo….’.
    E va bene.
    O tuttalpiù ‘… le donne odiavano il jazz, (virgola) non si capisce il motivo….’.
    Invece poi un giorno ho letto il testo e nel testo scritto si legge così:
    ‘… le donne odiavano il jazz: “non si capisce il motivo”….’.
    Cioè ‘… le donne odiavano il jazz: (duepunti) “(aperte le virgolette) non si capisce il motivo…” (chiuse le virgolette’.
    E di colpo invece che il vocione un po’ rauco del signor Conte Paolo, senti la voce incivettata di tua mamma quando metti sullo stereo un po’ di Miles Davis o John Coltrane, che dice ‘ma che musica ascolti? Che non si capisce il motivo?’.
    Ecco, a me sembra che questa canzone del signor Conte Paolo è un caso abbastanza unico di una frase che ha due significati diversi e che uno lo si capisce solo leggendo il testo scritto, mica ascoltandola.
    E questa cosa qui che vi ho raccontato a me-mi meraviglia.
    Ma a voi, a voi no? Dai, non fate finta che l’avevate già capita….. daaai…..
    Ciao.

    Claudio

    [Claudio Puppi per Qualcosa]

    Scuola elementare

    Una leggenda metropolitana

    sabato 16 settembre 2017

    Si dice che nelle vecchie case del centro di Bologna, dalla mezzanotte fino alle due di mattina, se si canticchia davanti allo specchio una qualsiasi canzone di Carlos Santana appaia riflesso sullo sfondo, il volto di Beppe Maniglia.

    [di Paolo Ricci, per Qualcosa]

    Scuola elementare

    Ancora

    sabato 16 settembre 2017

    Angelo Maria Ripellino, Poesie

    Sono un piccolo agente di commercio,
    con referenze e conoscenza di qualche linguaggio,
    e con la bombetta sul capo come i cocchieri di Ostenda,
    e un pastrano topesco e lercio.
    Smanio e recito perché qualcuno mi senta
    e si accorga che esisto.
    Scrivo la sera, come suol dirsi, a tempo perso,
    perché le crevettes non abbiano freddo al mercato.
    Scrivo i miei sfoghi di povero cristo,
    smanio e racconto come un vecchio soldato,
    ma non ho più la parlantina occorrente,
    e il campionario è già stinto,
    il mio albero di metafore un tempo stupende,
    e la scrittura è decrepita, stolta.
    Dov’è il mio furore di vivere, il mio barocco?
    Stanco, mi fermo a guardare con invidia talvolta
    la dolce follia dei bambini che giuocano.

    [Angelo Maria Ripellino, Poesie. 1952-1978, Torino, Einaudi 1990, p. 119]

    Scuola elementare

    Un manifesto dei sapodisti

    sabato 16 settembre 2017

    Se avessi avuto tempo avrei scritto un manifesto dei sapodisti bellissimo.

    [di Barbara Scabini]

    Scuola elementare

    Con la gente

    sabato 16 settembre 2017

    E tu avresti pensato che la gente, a guardarla, se uno ci pensa con la testa del giudizio non si sa mai bene cosa fare, se ammirarli oppure no. Se uno ci pensa con un’altra testa, magari poi gli sembra che l’unica cosa da fare, con la gente, è non far niente. Come coso, là, come si chiama?

    Scuola elementare

    E se ci sono dei dati

    venerdì 15 settembre 2017

    Sono sensibili.

    [grazie a Giancarlo]