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Pubblici discorsi

8 dicembre – Casalgrande

Giovedì 8 dicembre,
a Casalgrande,
alla biblioteca Sognalibro,
in piazza Raffili, 3,
alle 18 e 30,
Forlimpopoli
(discorso sulla lingua del 900)

Pubblici discorsi

10 dicembre – Bologna

Sabato 10 dicembre,
a Bologna,
in Salaborsa,
in piazza del Nettuno,
dalle 15 alle 18,
prima riunione di
Qualcosa.

Pubblici discorsi

11 dicembre – Casalecchio di Reno

Domenica 11 dicembre,
a Casalecchio di Reno,
al teatro comunale Laura Betti,
alle 16 e 30
Bruno Stori in
Il GGG a Casalecchio di Reno

Pubblici discorsi

18 dicembre – Roma

Domenica 18 dicembre,
a Roma,
allo scup,
in via della stazione Tuscolana, 82,
dentro una cosa che si chiama
Leggo per legittima difesa,
alle 19,
Repertori dei matti della città di Bologna, Milano,
Torino, Roma, Cagliari, Parma, Livorno e Repertorio dei pazzi
della città di Andria con particolare attenzione al
Repertorio dei matti della città di Roma

Pubblici discorsi

4 marzo – Bologna

Sabato 4 marzo,
a Bologna, all’Atelier sì,
in via San Vitale, 69,
alle 18 e 30, i repertori dei matti delle città di Bologna,
Milano, Torino, Roma, Cagliari, Parma, Livorno,
il repertorio dei pazzi della città di Andria
e i
(pubblicandi)
repertori dei matti della città di Lucera e di Reggio Emilia
raccontati da quelli che li hanno scritti.
E alle 19 e 30, sempre all’Atelier sì, in caffetteria, aperitivo.
E alle 21, sempre all’atelier sì c’è una lettura,
che dura un’ora circa e che si intitola:
i repertori dei matti delle città di Bologna, Milano,
Torino, Roma, Cagliari, Parma, Livorno,
il repertorio dei pazzi della città di Andria
e i
(pubblicandi)
repertori dei matti della città di Lucera e di Reggio Emilia:
che differenze?
Che affinità?
Che insegnamento trarre da questo incontro?

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    Una quarta di copertina, forse

    domenica 4 dicembre 2016

    Stracciari registra i silenzi.
    Registra anche i suoni; gli piacciono i suoni, i silenzi, le calze delle donne, la carta che si infilava tra i raggi della bicicletta per far finta di avere una moto, il suono del modem le prime volte che ci si collegava a internet, il messaggio che si sentiva quando entravi in banca «Siete pregati di depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassettiera». Ci farebbe una mostra, di silenzi e di suoni.
    Gli piace anche quando lo mandano affanculo e quando gli dicono «Poverino».
    Una cosa che non può sopportare, è quando gli chiedono «Come stai?». «Eh», risponde.
    Ha un giubbetto con un’etichetta con «Poliestere» scritto in trenta lingue diverse, e un vicino di casa che si chiama Baistrocchi che lo tratta un po’ male, e un bar sotto casa che loro chiamano Tristobar. Gli piace anche il Tristobar, a Stracciari. E gli piacciono quelli che fanno albering, supermarketing, funiviìng, macchining, bankomating, lavòring, antropològiing.
    E gli è piaciuta una ragazza sarda che ha vissuto con lui per un po’ di anni e in tutti quegli anni non gli ha mai detto «Amore» o «Caro» o «Tesoro» o delle cose del genere. Al massimo gli ha detto «Disgraziato». Se era proprio molto ma molto contenta, gli diceva «Delinquente». E lui era così contento, anche lui.

    [Undici treni, esce in gennaio]

    Scuola elementare

    Nessun libro

    sabato 3 dicembre 2016

    imgres

    Ogni volta che opero all’interno dello spazio della cultura, compio in primo luogo una sottomissione – anche se alla mia personale professione di fede. E tutti coloro che dicono di liberarsi da qualcosa attraverso l’arte, di vivere così il loro desiderio o di sanare il loro trauma – mentono, raccontano favole. Se volessero vivere il loro desiderio, venderebbero droghe, guadagnerebbero facendo parte della mafia – ma non scriverebbero proprio nessun libro.
    Sappiamo fin troppo bene quanto costa scrivere un grosso libro. Ed è impossibile credere a una persona che parla di desiderio dopo tutto questo lavoro, quando a malapena può ancora vedere perché troppo stanco e a malapena può ancora stare seduto perché tutto il suo corpo è dolente. In altre parole: queste persone mentono spudoratamente, come si suol dire. L’unica cosa che li preoccupa è un self-styling, che però non ha niente a che fare con la liberazione e con il desiderio. Ha invece molto a che fare con l’ascesi e con la sottomissione alle regole dello scrivere. Tra l’altro, viene ignorato particolarmente spesso il fatto che ci si sottomette alle regole specialmente nel momento in cui si vuole produrre il nuovo, l’insolito, l’innovativo, l’inatteso, lo spontaneo, l’autentico o altro di simile. Ed è proprio su questo punto che son maggiormente sottomesso alle regole della tradizione, perché è esattamente ciò che la tradizione esige da me.

    [Boris Groys, Politica dell’immortalità. Arte e desiderio nel tardo capitalismo, traduzione di Eleonora Florio, Sesto San Giovanni, Mimesis 2016, pp. 73-74]

    Scuola elementare

    Al Multiplo

    sabato 3 dicembre 2016

    Ieri sera, con Daniele Benati, sono andato a sentire Daniele Brolli che parlava dei libri della sua vita a Cavriago, in una biblioteca molto bella che si chiama multiplo, e all’inizio Brolli ha detto che lui ha cominciato a leggere i fumetti della Disney e che una cosa che gli piaceva, dei fumetti della Disney, che non avevano un autore, che sembrava che si fossero fatti da soli, e che quando poi ha cominciato a leggere i libri, le foto degli autori che c’erano nelle quarte di copertina gli erano sembrate stranissime e, in quel momento, è suonato un cellulare e era quello di Daniele Benati che, intanto che lo cercava e lo spegneva diceva «Non mi chiama mai nessuno».

    Scuola elementare

    Raskolnikov ha letto un libro su Napoleone

    venerdì 2 dicembre 2016

    imgres

    L’assurda particolarità della Russia consiste nel non avere nessuna particolarità. È originariamente postmoderna. E questa assenza originale di originalità della Russia è il suo migliore articolo di esportazione. Il primo a riconoscerlo è stato Dostoevskij, che era un genio degli scambi culturali e delle strategie del mercato culturale. Infatti fu il primo in Russia a comprendere che non si può praticare esclusivamente né l’importazione, né l’esportazione – che si tratta piuttosto di fondare un’azienda di import-export, e cioè di vendere tanto quanto si compra e di comprare tanto quanto si vende. Tutti i suoi romanzi sono strutturati secondo questo principio. I romanzi di Dostoevskij cominciano con qualcuno che arriva in Russia dall’Occidente, come ad esempio Myskin ne L’Idiota, o dall’occidentalizzata San Pietroburgo nella provincia russa, o con qualcuno che ha letto troppa letteratura occidentale e che si è identificato troppo con le idee e con i modelli occidentali, come ad esempio Raskolnikov di Delitto e castigo. Quindi inizia sempre tutto con una situazione di importazione culturale dall’Occidente alla Russia – un’importazione che consta delle idee occidentali in voga: libertà, uguaglianza, fratellanza, socialismo, liberalismo, progresso etc. Tuttavia questi beni culturali vengono modificati sostanzialmente dal contesto russo e danneggiati in modo irreparabile. Prendiamo un esempio: Raskolnikov ha letto un libro su Napoleone. Riflette su che cosa potrebbe voler dire essere Napoleone in Russia, e arriva alla conclusione che essere Napoleone in Russia significa ammazzare la sua anziana vicina. Questa è una deduzione alquanto strana, se si pensa che fu proprio Napoleone a tentare di fondare il moderno Stato di diritto. Ma è proprio la stranezza di questa conclusione a interessare Dostoevskij – perché vi distingue quel fraintendimento che secondo lui è tipicamente russo. E Dostoevskij rivende tale fraintendimento in Occidente. La merce occidentale danneggiata viene riconsegnata a Parigi come se fosse autenticamente russa.

    [Boris Groys, Politica dell’immortalità. Arte e desiderio nel tardo capitalismo, traduzione di Eleonora Florio, Sesto San Giovanni, Mimesis 2016, pp. 99-100]

    Scuola elementare

    Proposte

    venerdì 2 dicembre 2016

    Stasera, alla scuola elementare di scrittura emiliana, si parlava delle relazioni con gli editori e io gli ho chiesto, agli allievi: «Avete visto il Padrino?», e loro mi han detto «Sì» e io gli ho detto «Bene. Allora voi» gli ho detto, «agli editori, se volete pubblicare un libro, gli dovete fare una proposta che gli editori non possono rifiutare. Tutto qui».

    Scuola elementare

    A proposito del suo poema Gli zingari

    giovedì 1 dicembre 2016

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    A proposito degli zingari, una signora ha notato che in tutto il poema c’è solo una persona onesta, e che è l’orso.

    [Pušikn sul suo poema Gli zingari, citato in Jurij Tynjanov, Literaturnaja evoljucija, Moskva, Agraf 2002, p. 168]

    Scuola elementare

    La disparition

    mercoledì 30 novembre 2016

    Avevo in testa questo pensiero Devo pagar le tasse, devo pagar le tasse, devo pagar le tasse, stamattina ho pagato le tasse il pensiero non c’è più.

    Scuola elementare

    Il 4 marzo

    mercoledì 30 novembre 2016

    Sabato 4 marzo, a Bologna, all’Atelier sì, in via San Vitale, 69, alle 18 e 30, ci sarà un incontro tra quelli che hanno scritto i repertori dei matti delle città di Bologna, Milano, Torino, Roma, Cagliari, Parma, Livorno, il repertorio dei pazzi della città di Andria e i (pubblicandi) repertori dei matti della città di Lucera e di Reggio Emilia che racconteranno, quelli che vogliono, com’è stato scriverli.
    E alle 19 e 30, sempre all’Atelier sì, in caffetteria, si potrà bene un aperitivo.
    E alle 21, sempre all’atelier sì ci sarà una lettura, che durerà un’ora circa e che si intitola: I repertori dei matti delle città di Bologna, Milano, Torino, Roma, Cagliari, Parma, Livorno, il repertorio dei pazzi della città di Andria e i (pubblicandi) repertori dei matti della città di Lucera e di Reggio Emilia: che differenze? Che affinità? Che insegnamento trarre da questo incontro? Che io, quando faccio queste letture dei matti non so mai come finirle e ieri, ero in palestra che aspettavo che la Battaglia venisse fuori dal suo allenamento di pallavolo, mi è venuto in mente un finale patetico e populista che forse potrebbe anche andar bene, mi son detto ieri.

    Scuola elementare

    Da dove escono le trame

    martedì 29 novembre 2016

    Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra, Roald Dahl

    «C’è una cosa che proprio non capisco, Knipe. Da dove uscirebbero le trame? Una macchina non può inventarle».
    «Gliele forniremo noi, signore – risponde Knipe – Nessun problema. Ce ne sono tre o quattrocento scritte nella cartelletta alla sua sinistra. Le collochiamo dritte nella sezione ‘memoria trame’ della macchina».
    «Continui».
    «Sono previste anche molte altre piccole raffinatezze, Mr Bohlen. Le vedrà quando studierà il progetto nei particolari. Per esempio, è previsto un espediente che usano quasi tutti gli scrittori, quello di inserire in ogni racconto almeno una parolona lunga e incomprensibile. Questo fa pensare al lettore che l’autore sia molto dotto e intelligente. Perciò la macchina farà automaticamente lo stesso. Avremo un intero stock di parole lunghe memorizzate appositamente per questo scopo».
    «Dove?»
    «Nella sezione ‘memoria parole’» rispose epesegeticamente Knipe.

    [Roald Dahl, Lo scrittore automatico, in Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra, traduzione di Massimo Bocchiola, Parma, Guanda 1996, pp. 6-47]

    Scuola elementare

    Montenegro

    martedì 29 novembre 2016

    [Alla scuola media inferiore di letteratura popolare (come scrivere un romanzo che venda moltissimo) il compito di ieri era: Raccontate una brutta figura, copio qua sotto la soluzione di Elvira Antinozzi (grazie)]

    Se potessi andare a scavare in quel buco. Ci andrei. Per cavarla fuori di lì, anche solo per un po’, perché io sono una giuggiolona grande ma di mamma ne ho ancora una gran voglia. Se io potessi!
    Anche se, da viva, dirla tutta, era un po’ mattarulla.
    Era del ‘41 e, come dire, era un po’ all’antica. Portava il mezzo tacco.
    E aveva delle strane convinzioni.
    Per esempio sosteneva che è meglio ed è più bello perdere e quindi se giocavi, fai conto, a tombola, non potevi mai dire cinquina, decina o tanto meno tombola, perché era giusto lasciarla fare a qualche altro bambino.
    E cose così. Tra l’altro era molto molto spartana, ricordo solo un pochino di rossetto albicocca e il profumo Yves San Loren che le aveva regalato il babbo.
    Il suo motto era: bisogna soffrire.
    Per questo quando io e mia sorella siamo diventate ‘ragazze’, abbiamo cioè cominciato ad avere il ciclo mestruale, lei era contraria a qualsiasi tipo di antidolorifico. Al massimo un’aspirina.
    Diceva che dovevamo resistere, al dolore, che le medicine facevano male e davano assuefazione.
    Solo che io stavo veramente malissimo, e una volta sono anche svenuta per strada, a ritorno da scuola e ho ancora in mente mio babbo che l’han chiamato, era a lavorare, è arrivato e mi ha caricato in spalla come un super eroe.
    Insomma, lei però non voleva nemmeno che stessimo troppo male e allora aveva detto che quando avevamo il mal di pancia per il ciclo potevamo bere un po’ di liquore perché – secondo lei – l’alcol dilatava i capillari e così, il sangue, defluiva più facilmente e il dolore si sarebbe alleviato.
    Per me aveva predisposto proprio una fiaschetta, una di quelle bottigline infrangibili con la chiusura ermetica.
    La riempiva con l’amaro Montenegro e me la metteva in cartella. E diceva: se stai male vai in bagno e fai due sorsi, vedrai che poi ti senti meglio.
    E io allora, appena cominciavo a star male, andavo in bagno, facevo due sorsi, ma stavo peggio di prima e dopo mi girava anche un po’ la testa.
    E una volta son tornata in classe, primo superiore, che era anche un periodo che il mio compagno di banco un po’ mi piaceva, si chiamava Cristian Gallo (che l’ho già scritto nell’altro compito della brutta figura, mi prendeva sempre in giro, mi diceva nell’orecchio: ciao bella mora lo so che ti fai suora) e a un certo punto mi si è rovesciata la cartella con tutto il contenuto, e – passi pure uno di quegli assorbenti antidiluviani alto 4 centimetri – ma, ahimè, tutti han visto che io andavo in giro con una fiaschetta di liquore in borsa. Mi son vergognata tantissimo e ho provato a spiegare la cosa ma peggioravo la situazione.
    Il mese dopo ho rubato a mia mamma i soldi e mi son comparata il primo moment.