Pubblici discorsi

8 dicembre – Roma

Domenica 8 dicembre,
a Roma,
alle 11 e 30,
a Più libri più liberi,
nella Nuvola,
in sala Polaris,
parliamo con Dmitrij Bykov
del suo libro Giugno
(Brioschi editore)

Pubblici discorsi

9 gennaio – Bologna

Giovedì 9 gennaio,
a Bologna
alla libreria Ambasciatori,
in via deli Orefici, 19,
alle 18,
un certo numero di sapodisti
partecipa alla prima presentazione
del 2020
del numero 7 di Qualcosa

Pubblici discorsi

11 febbraio – Milano

Martedì 11 febbraio,
a Milano,
alle 19,
alle libreria Verso,
in corso di Porta Ticinese, 40
presentazione di
Gogol’ Maps 2020
(due viaggi dove
è nata la letteratura russa)

Pubblici discorsi

18 febbraio – Milano

Martedì 18 febbraio,
a Milano,
alle 19,
alle libreria Verso,
in corso di Porta Ticinese, 40
presentazione di
Qualcosa n. 7
(organo ufficioso dei saporisti)

Pubblici discorsi

25 febbraio – Milano

Martedì 25 febbraio
a Milano,
alle 19,
alle libreria Verso,
in corso di Porta Ticinese, 40
per il ventunnale,
presentazione della
nuova edizione di
Bassotuba non c’è
(Oscar Mondadori)

Pubblici discorsi

29 febbraio – Bologna

Sabato 29 febbraio,
a Bologna,
in Salaborsa,
in piazza del Nettuno,
dalle 15 alle 17,
nella sala conferenze al secondo piano,
c’è la riunione di Qualcosa
(è aperta a tutti).
Dopo, dalle 17 e 30 alle 18 e 30,
sempre in quella sala,
c’è la prima presentazione di
Essere nudi e basta è troppo dura,
di Elvira Antinozzi
(edizioni Sempremai)

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    Wi-five

    sabato 7 20 Dicembre19

    Dopo se vuole usare il wi-five, qui c’è la password, mi han detto alla reception dell’albergo.

    Scuola elementare

    Unico al mondo

    sabato 7 20 Dicembre19

    La mamma era stata, oltre che mia madre, la cugina più vicina della mia parentela. Essa era stata la mia sola vera Fidanzata. Avrei dovuto e voluto essere il Suo custode. Se ho sempre mancato al mio dovere, niente di male per Lei. Il Suo custode fu sempre presente in Lei stessa. C’era del resto Chi L’aspettava. Il papà, morto il 28 giugno 1909, la stava aspettando da 53 anni. Sorridente, dolce, scanzonato, aspettava la Mamma. Intatto nel viso, nel corpo, nella barba, nei capelli (così come risultò all’apertura della cassa, nel cimitero di Modena, la mattina del 10 febbraio 1962, davanti a me e al mio giovane e carissimo cugino Paolo Tardini e al direttore del cimitero) egli si lasciò vedere da me per la prima volta nella mia vita. Non avevo mai avuto un ricordo visivo di lui. Lui, mio padre, aveva 33 anni; e io, suo figlio, cinquantaquattro. Unico al mondo, io credo, ho visto per la prima volta il papà: lui, in età di un mio figlio; io, in età di suo padre!

    Antonio Delfini

    [Epigrafe di Qualcosa n. 7]

    Scuola elementare

    Dodici anni dopo

    giovedì 5 20 Dicembre19

    Nel 2007 ho scritto una cosa che dice che io, comunque, è una vita, che sono sul punto di rassegnarmi. Ecco, nel 2019, uguale.

    Scuola elementare

    Piantagrane

    mercoledì 4 20 Dicembre19

    Quando ero piccolo pensavo che il “piantagrane” fosse un attrezzo. Una specie di piccola trivella cicciotta e filettata, lunga una ventina di centimetri con una impugnatura verde di forma ovale (non so perché ma io l’impugnatura me la immaginavo verde). La trivella aveva grossomodo la forma e le proporzioni di un cono gelato capovolto, leggermente più grande di un cono gelato però molto più robusta, in metallo, con delle alette filettate e taglienti, con dei puntini tipo quelli che ci sono sulla grattugia del formaggio e con questa impugnatura ovale che riempiva il palmo di una mano come certe maniglie di ottone che ci sono in certe case del centro. Nel mio condominio maniglie ovali, non ne avevamo.
    Non riuscivo a immaginare tecnicamente il funzionamento esatto della “piantagrane” ma immaginavo che fosse necessario appoggiarla per terra, fare pressione sull’impugnatura caricandoci bene sopra tutto il peso del corpo e poi lasciarla lavorare. Poi faceva tutto da sola. Se qualcuno mi avesse chiesto se ne avevo mai vista una di trivella piantagrane avrei quasi certamente risposto di sì, che l’avevo vista, tanto ero convinto. Ero sicuro di averne vista una tra gli attrezzi da lavoro di mio nonno. Pianta da pianta, grane da grane. Era chiaro che il piantagrane era una cosa che serviva per piantare qualcos’altro, probabilmente le grane come diceva la parola. Che quelle, sinceramente, non avevo capito bene che cosa fossero.

    [Emilio Previtali, da Qualcosa n. 7, esce oggi in libreria]

    Scuola elementare

    Una storia

    mercoledì 4 20 Dicembre19

    Una storia: ero a Milano, son tornato in albergo, ho acceso la televisione, c’erano due giornalisti e uno diceva: «Io sono più intelligente di te», l’altra rispondeva: «No, sono io più intelligente di te». Ho spento. Fine della storia.

    Scuola elementare

    A casa

    martedì 3 20 Dicembre19

    Sul serio, come mi muovo faccio i malestri, io sono una che deve stare a casa.
    Anche mia mamma lo diceva sempre, al plurale: “stiamoci a casa”.
    E quando dovevo andar da qualche parte, che ormai ero grande non mi poteva più dire di non uscire, mi dava comunque un sacco di raccomandazioni del tipo: “copriti bene, non fare tardi, comportati a modo, ma soprattutto: stai a casa” poi faceva un risolino, ma sotto sotto un po’ lo pensava davvero.

    Scuola elementare

    Arrivederci

    lunedì 2 20 Dicembre19

    Vado a buttarmi, in bicicletta, sotto la pioggia battente. Arrivederci.

    Scuola elementare

    Parma Milan

    domenica 1 20 Dicembre19

    Parma Milan, pre partita (dettaglio)

    Scuola elementare

    Un epigrafe

    domenica 1 20 Dicembre19

    «Se vuoi essere felice, siilo».

    Koz’ma Prutkov

    [Epigrafe di Che dispiacere, esce il 30 aprile]

    Scrittura emiliana

    Intimo caos

    sabato 30 20 Novembre19

    “Ma cosa ti lavi da solo, ma smettila” rispondeva mia mamma “puzzano le cose che lavi te da solo, a mano poi, sei pieno di buchi sei, dove vai tutto sbrindellato?” e poi se per lei era arrivato il momento, partiva per un negozio che si chiamava ‘Intimo caos’.
    E una volta c’ero andata anch’io con mia mamma, che prima di uscire mi sistemava sempre qualcosa, il cappello per esempio, e diceva: “forza ossicino”.
    La commessa le aveva squadernato festosa dieci modelli di mutande da uomo e dopo, mia mamma, ne aveva scelto un tipo e la commessa l’aveva preso, l’aveva piegato come una reliquia, aveva fissato mia mamma qualche secondo e poi: “ha scelto bene signora” le aveva detto, “vedrà, questa è una mutanda valida”.
    Da allora a casa, quando si comprava un oggetto che funzionava bene, come per esempio quel baracchino a manovella per grattugiare il parmigiano, che poi invece si rompeva sempre, ma all’inizio ci sembrava proprio utilissimo, dicevamo tutti: “è una mutanda valida”.