Crea sito
Pubblici discorsi

22 ottobre, Lisbona

Mercoledì 22 ottobre,
all’Istituto Italiano di Cultura
in occasione della XV settimana
della lingua italiana nel mondo,
alle diciannove
leggo un discorso
di una cinquantina di minuti
che si intitola
Avanguardie russe e emiliane:
Daniil Charms e Learco Pignagnoli

Pubblici discorsi

6 novembre – Mantova

Giovedì 6 novembre,
a Mantova,
alla libreria Coop Nautilus,
in piazza ottantesima fanteria 19,
alle ore 18,
Siamo buoni se siamo buoni

  • Vecchi discorsi

  • Scuola elementare

    Saggezza

    lunedì 20 ottobre 2014

    Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Pare che Seneca, nella sua tipica, stravagante saggezza, abbia osservato che un verme dispone di una quantità incredibile di tempo libero. È probabile che Seneca, che non intratteneva rapporti intimi con i vermi (li invitò a cena solo troppo tardi per scusarsi), abbia sottovalutato la fatica che un verme deve dedicare alla bisogna di procurarsi del cibo, anche scadente. (Si parla male della Guida Michelin, ma avete mai preso in esame la Michelin dei vermi?); tuttavia, nell’insieme l’osservazione pare ragionevole.

     

    [Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa, Milano, Adelphi 2013 (2), p. 115]

    Scuola elementare

    Veramente?

    lunedì 20 ottobre 2014

    Ma i lama, veramente è della gente che non gli viene mai il nervoso? A me sembra una cosa incredibile.

    Scuola elementare

    La pratica

    domenica 19 ottobre 2014

    Danilo Montaldi, Militanti politici di base

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Se poudaréss scoumensàa del quarantadou, ch’el poudarèss esser pussée impourtànt perchè prima l’éra teutta roba del fassismo e nòon la pratica del fassismo l’oumm mai fàta.

     

    [Miro (1923), in Danilo Montaldi, Militanti politici di base, Torino, Einaudi 1971, p. 249]

    Scuola elementare

    Ma i lama

    sabato 18 ottobre 2014

    Ma i lama, pensavo stamattina, i lama tibetani, davvero è della gente che non gli viene mai il nervoso?

    Scuola elementare

    Le agende del 2015

    sabato 18 ottobre 2014

    Sono un po’ di giorni che mi gira in testa una cosa che diceva un mio amico che diceva che lui c’eran delle volte, ma tante, che lui si aspettava chissà che cosa, invece succedeva chissà niente. E l’altro giorno, ero in libreria, ero finito davanti alla sezione dove vendevan le agende del 2015, mi era venuta una gran voglia di avere un’agenda del 2015, anche se eravamo solo nell’ottobre del 2014 e alla fine la voglia era così grande che dopo l’avevo comprata e dopo averla comprata m’era venuta voglia che cominciasse il 2015 e mi ero detto che io, rispetto al 2015, ero anch’io come quel mio amico là che mi aspettavo che succedesse chissà che cosa invece probabilmente sarebbe successo chissà niente. Però mi piaceva così tanto, quella sensazione lì di aspettarmi chissà che cosa, che lì in libreria, con la mia agenda nuova in mano, inutile, per il momento, mi ero messo a pensare a degli altri momenti nella mia vita che ero lì che mi aspettavo chissà che cosa e mi eran venute in mente le vigilie di Natale, quando ero piccolo, che mi aspettavo Babbo Natale, e il senso di pulito, di sensato, che avevano quei Natali lì. E poi la mattina, mi era venuto in mente, sempre da piccolo, che dopo, al pomeriggio, sarei andato al cinema a veder Bambi, che quello, per me, Bambi, al cinema, quando ero piccolo, era stato poi veramente chissà che cosa oppure, un po’ più avanti, nel 1970, avevo già sette anni, la vigilia della finale dei mondiali, che mi sembrava incredibile, che quella sera ci sarebbe stata davvero la finale dei mondiali e che ci avrebbe giocato davvero l’Italia e che io l’avrei guardata davvero e lì, davvero, mi aspettavo chissà che cosa, che l’Italia avrebbe fatto degli sfracelli, altro che i brasiliani, e invece poi dopo l’Italia aveva poi perso, come si sa, 4 a 1. E mi ero ricordato la prima volta che ero andato in stazione a prendere una ragazza che intanto che andavo mi dicevo “Ma dove stai andando, ma cosa credi di fare?”. E poi, lì in libreria, con l’agenda tra le mani, mi era venuta in mente la prima volta che avevo potuto usare la vespa, la vespa 125, che era veramente, nella mia testa, la libertà, o, ancora, la prima volta che ho preso lezione di musica che volevo imparare a suonare la tromba che mi sentivo così ridicolo, e ero così contento, o la prima lezione di russo che avevo preso nella mia vita, all’università, e la paura che mi faceva, e se non fossi stato capace?, o quando, qualche anno prima, mia nonna mi aveva regalato la mia prima macchina, una due cavalli bianca che, per me, era bellissima, non c’era una macchina più bella, non c’erano spider non c’erano Jaguar non c’eran Ferrari non c’era gara, nella mia testa, la mia macchinina era un chissà che cosa che chissà dove mi avrebbe portato infatti poi dopo mi aveva portato dovunque, anche in Russia, fino a San Pietroburgo, che ero già laureato e che era un viaggio dal quale mi aspettavo davvero chissà che cosa il mio meccanico no, invece, che, me lo ricorderò sempre, aveva sistemato la macchina per il viaggio poi mi aveva preso da parte mi aveva dato una cacciavite a stella mi aveva detto: «Se la macchina si ferma, te scendi dalla macchina, prendi questo cacciavite e smonti le targhe. La macchina puoi lasciarla anche là, le targhe portale indietro».

     

    [Uscito ieri su Libero]

    Scuola elementare

    Ti abbiamo dato per morto

    venerdì 17 ottobre 2014

    Siamo-buoni-se-siamo-buoni-640x420

     

     

     

     

     

     

     

    1 Ci sono scrittori che della propria vita hanno fatto letteratura. Tu sull’ambiguità dell’autobiografismo hai costruito una carriera. Ma su una cosa non ci piove, quando avevi in uscita “La banda del formaggio” sei stato investito e ti abbiamo dato per morto. Tornato alla vita cosa è cambiato nel tuo lavoro?(non nella tua vita)

     

    Dopo l’incidente facevo le stesse cose di prima, sia nel lavoro che nella vita, ma erano cose alle quali non ero più abituato, ed erano tutte un po’ stupefacenti, anche prendere un autobus (e, a pensarci, se in ospedale mi avessero chiesto Cosa vuoi fare quando esci?, io avrei risposto Prendere un autobus). E come Ermanno, il protagonista di questo libro, avevo l’impressione che quel che facevo tutti i giorni, dal mattino quando mi svegliavo alla notte quando andavo a letto, fosse estremamente importante e mi sbagliavo, perché io faccio una vita insignificante, ma era uno sbaglio che avrei voluto continuare a sbagliarmi finché stavo al mondo.

     

    2 Te lo chiedo perché a me sembra che non sia cambiato né lo stile, né il flusso dei pensieri, né il ritmo. Eppure immagino che uno che è sopravvissuto a due brutti incidenti qualcosa di diverso la deve pure pensare. Oltre che essere dato in fin di vita giova alle vendite.

     

    Credo che il picco della mia popolarità coincida con il giorno in cui si è diffusa la voce che ero morto e la cosa, non so perché, mi sembra molto sensata.

    3 Perché hai abbandonato Learco per Ermanno, avevi bisogno di un altro alter ego?

     

    Ho scritto sette libri nei quali chi parlava si chiamava Learco Ferrari. Ho smesso perché era diventato un impaccio, era come se mi obbligasse a star dentro dei pensieri che non eran più quelli intorno ai quali giravano le storie che volevo raccontare. Questo Siamo buoni se siamo buoni è il secondo nel quale parla Ermanno Baistrocchi e credo sarà l’ultimo, mentre mi sembra che potrebbe venirne fuori uno il cui protagonista sarà Cianuro, che qui è un personaggio secondario.

    4 Nel tuo stile contano molto la punteggiatura e le ripetizioni. Alcune frasi sembrano delle filastrocche. Come funziona, quando scrivi ti leggi e rileggi?  Cosa viene per te prima: il ritmo, il suono o la parola?

    Vengono un po’ insieme; quando leggo, e quando scrivo, anche le mail e gli sms, e anche adesso, muovo le labbra, come quelli che non son capaci. È come se il significante (il suono) e il significato (il senso) vivessero insieme, e ogni minimo cambiamento dell’uno comportasse un cambiamento anche nell’altro.

    [Intervista a Brunella Schisa, uscita oggi sul venerdì di Repubblica]

    Scuola elementare

    Una cosa interessante

    venerdì 17 ottobre 2014

    Sono le nove e quarantuno, sono allo Stadt Hotel di Bolzano e ho dormito come un prosciutto. Volevo dir quello.

    Scuola elementare

    In italiano è il colonnello Concentrone

    giovedì 16 ottobre 2014

    Federico Baccomo, Peep show

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Di solito, davanti alla scena in cui il grande, grande attore polacco Joseph Tura, indossando i panni del colonnello della Gestapo, Ehrhardt, per sottrarsi alla diffidenza del professor Siletsky ripete ancora una volta il suo tormentone – So they call me Concentration Camp Ehrahrdt? – scoppio a ridere fino alle lacrime e non c’è modo di fermarmi.

    [Federico Baccomo, Peep show, Marsilio, Venezia 2014, p. 142]

    Scuola elementare

    A venir vecchi sono buoni tutti

    giovedì 16 ottobre 2014

    imgres

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    L’età non è un argomento di straordinario interesse. A venir vecchi sono buoni tutti; non devi far altro che vivere a lungo. Per me è sempre uno spasso quando i giornali pubblicano la foto di un tizio che dài e dài è arrivato a cent’anni. Di solito è un individuo parecchio sconocchiato, che sembra regolarmente più vicino ai duecento che ai cento. E non basta che il giornale se ne esca con l’immagine di questo tremulo guscio vuoto: il vecchio oracolo ci propina il segreto della sua longevità: «Ho campato più di tutti i miei amici» gracchia «perché non ho mai usato un materasso. Ho sempre dormito per terra. Ogni mattina a colazione mangio fegato di tacchino crudo, e bevo trentadue bicchieri d’acqua al giorno».
    Bell’affare. Trentadue bicchieri d’acqua al giorno. Se in America l’acqua scarseggia, i responsabili sono questi qui. Abbiamo profuso palate di quattrini nell’arido West per convertire l’acqua di mare in un liquido potabile senza danno, e il vecchio balordo, invece di bersi i suoi otto bicchieri quotidiani come tutti noialtri, ne ingurgita trentadue. Quanta ne basta per tenere a galla indefinitamente quattro persone normali.

    [Groucho Marx, Groucho e io, traduzione di Franco Salvatorelli, Milano, Adelphi 2003 (2), pp. 11,12]

    Scuola elementare

    Arrivederci

    mercoledì 15 ottobre 2014

    Oggi mi è sembrato che le rubriche telefoniche, le agendine telefoniche, quelle di carta, quelle dove si segnavano i numeri, tra poco, tra qualche anno faranno la fine delle pagine utili di Mondadori, secondo me.