Crea sito
Pubblici discorsi

27 aprile – Radio 3

Lunedì 27 aprile,
intorno alle 15,
su Radio 3,
dentro Fahrenheit,
si parla di Oblomov

Pubblici discorsi

10 maggio – Guastalla

Domenica 10 maggio,
alle 21,
al teatro Comunale Ruggero Ruggeri
di Guastalla,
Tutto tranne che il liscio,
con l’orchestra a fiato L’usignolo
diretta dal maestro Mirco Ghirardini

Pubblici discorsi

12 maggio – Fisciano

Martedì 12 maggio,
al campus di Fisciano,
dell’università di Salerno,
dipartimento di Studi umanistici
sezione italianistica
tra le 11 e le 13
parlo del libro che non ho scritto
(con Chiara Rosato e Piero Sorrentino)

Pubblici discorsi

15 maggio – Torino

Venerdì 15 maggio,
al salone del libro di Torino,
alle 11.30,
in Sala Book,
con Alessandro Bonino,
La bambina fulminante

Pubblici discorsi

16 maggio – Torino

Sabato 16 maggio,
a Torino,
al Salone del libro,
all’Indipendent’s corner (mo mama),
1° padiglione,
alle 16,
Repertorio dei matti della città di Bologna
e Repertorio dei matti della città di Milano.

Pubblici discorsi

16 maggio – Torino

Sabato 16 maggio,
a Torino,
al salone del libro,
alle 18 e 30,
all’Arena del Bookstock village,
con Leo Ortolani facciamo una
cosa che si chiarirà col tempo,
credo.

Pubblici discorsi

20 maggio – Bologna

Mercoledì 20 maggio,
a Bologna,
alla libreria Ambasciatori,
in via degli Orefici,
alle 18 e 30,
se non sbaglio,
il Repertorio dei matti della città di Bologna.

  • Vecchi discorsi

  • Scuola elementare

    Torino

    domenica 26 aprile 2015

    Un’insegnante ogni volta, ma proprio ogni volta, che usciva da scuola, sbraitava in crescendo: «Sono stufa, ma stufa, ma stufa, ma stufa…………… Aaaaaaaaaaaaah come sono stufa!». Una volta andata in pensione continuava: «Ero stufa, ma stufa, ma stufa………… Aaaaaaaaaaaah com’ero stufa!».

    [Dal repertorio dei matti della città di Torino, questo matto è di Paola]

    Scuola elementare

    Mestiere

    domenica 26 aprile 2015

    E una volta, quando aveva cinque anni, ho chiesto alla Battaglia che mestiere facevo io e lei mi ha detto che io, di mestiere, facevo quello che andava a leggere nei paesi estranii.

    [Dalla Piccola Battaglia portatile che dovrebbe uscire il 28 maggio]

    Scuola elementare

    141 ter (o quater, non so)

    domenica 26 aprile 2015

    Stanisław Jerzy Lec, Pensieri spettinati

    Si potrebbe escogitare una condanna all’ergastolo aggravata dal prolungamento artificiale della vita.

    [Stanisław Jerzy Lec, Pensieri spettinati, a cura di Pietro Marchesani, Milano, Bompiani 2015, p. 37]

    Scuola elementare

    Un grande poeta

    domenica 26 aprile 2015

    Questa settimana il presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha detto «Il cuore continua a battere forte, a domandarsi come questa bellezza di cui noi parliamo può salvare il mondo, avrebbe detto il poeta, un grande poeta come Dostoevksij». Da un certo punto di vista è una cosa bella, che un politico citi Dostoevskij, la cosa che non si capisce tanto è come mai dica che è un poeta, visto che Dostoevskij di poesie non ne scriveva. Se, per esempio, il presidente del senato, Grasso, dicesse «Tutte le famiglie felici sono uguali, come ha detto quel grande aforista, Tolstoj», ecco, io, a sentire una cosa del genere, da una parte sarei contento, Tolstoj citato al senato, solo che subito dopo credo che penserei che magari, va bene parlar di Tolstoj, ma bisognerebbe forse parlarne in un altro modo. Anche se forse, mi vien da pensare, Renzi diceva poeta in un senso lato, nel senso di artista, cioè nel senso in cui delle persone che non sono tecnicamente dei poeti vengono chiamati poeti, come Claudio Sala, per esempio, l’ala destra del Torino che era chiamato il poeta del gol, o come Fabrizio De Andrè, che era un cantautore e molti gli dicevano che era un poeta solo che lui, quando sentiva dire, sembra che dicesse «Fino a diciotto anni scrivono tutti delle poesie, dopo i diciotto anni solo i poeti e i cretini, diceva Benedetto Croce», diceva De Andrè. E a proposito di cretini, quella frase lì ricordata da Renzi, «La bellezza salverà il mondo», è una frase che è vero che l’ha scritta Dostoevskij, ma non l’ha detta lui in prima persona, l’ha attribuita a un personaggio che è il principe Miškin che, in quanto protagonista del romanzo L’idiota, è un idiota, cioè non un cretino, ma qualcosa del genere, e lo dico con grande rispetto per gli idioti, per i cretini e per gli imbecilli in generale tant’è vero che io, ormai quasi vent’anni fa, quando ho cominciato a scrivere, ero a Parma, in via Cavour, in mezzo alla gente, avevo sentito uno che diceva «Oh, deficiente!», e mi ero voltato convinto che chiamasse me, e quello era stato un momento che io ero stato contento, e all’inizio non capivo come mai questa contentezza nel momento in cui mi rendevo conto di avere un’autostima ai minimi storici, dopo a pensarci ho pensato che scrivere, per me, io per mettermi a scrivere, ero già grande, avevo più di trent’anni, per provare a scrivere avevo dato le dimissioni da un lavoro normale, facevo il responsabile amministrativo di una joint venture franco italiana, e ero nel mondo, dentro un organigramma, ero lì a metà strada, impegnato a salire, e scrivere, per me, aveva voluto dire uscire dall’organigramma, rifiutare l’idea che dovevo sforzarmi per essere più bravo, più furbo, più ricco degli altri, voleva dire in un certo senso, avere la patente del deficiente o del cretino, ma Matto Renzi, mi sono chiesto, con tutto questo nostro cretinismo, o idiotismo, che cosa c’entra? E mi sono risposto con una frase dell’aforista, lui sì, Stanisław Lec, che nella raccolta di aforismi Pensieri spettinati a un certo punto scrive «La gente che non ha niente a che fare con l’arte, non dovrebbe avere niente a che fare con l’arte. Mi sono spiegato?» (Pensieri spettinati è appena stato ristampato da Bompiani ed è a cura di Pietro Marchesani).

    [Uscito ieri su Libero]

    Scuola elementare

    Buongiorno

    sabato 25 aprile 2015

    nino

    I partigiani

    Non è per via della gloria, che siamo andati in montagna, a far la guerra. Di guerra eravam stanchi, di patria anche. Avevamo bisogno di dire: lasciateci le mani libere, i piedi, gli occhi, le orecchie; lasciateci dormire nel fienile, con una ragazza. Per questo abbiam sparato, ci siamo fatti impiccare, siamo andati al macello col cuore che piangeva, con le labbra tremanti. Ma anche così sapevamo che di fronte a un boia di fascista noi eravam persone, e loro marionette.

    [Nino Pedretti, Al vòusi e atre poesie in dialetto romagnolo, Torino, Einaudi 2007, p. 17, la poesia si intitola I partigièn]

    Scuola elementare

    Questa cosa qua

    sabato 25 aprile 2015

    Questa cosa qua la scrivo adesso che sono le 12 e 40 del 24 aprile ma la metto su a mezzanotte e zero due del 25 aprile perché stanotte dormo a Pisa in un bed and breakfast dove non so se ci sarà il wifi allora la programmo adesso anche se adesso non è che abbia niente da scrivere, la metto su così, perché sono abituato a mettere una cosa tutte le notti a mezzanotte e zero due se la scrivevo stanotte magari veniva fuori più bella e più interessante.

    Scuola elementare

    Cosa?

    venerdì 24 aprile 2015

    Stanisław Jerzy Lec, Pensieri spettinati

    Non voltare le spalle alle realtà? Ma se ci circonda da ogni lato?

    [Stanisław Jerzy Lec, Pensieri spettinati, a cura di Pietro Marchesani, Milano, Bompiani 2015, p. 37]

    Scuola elementare

    Non troppo

    giovedì 23 aprile 2015

    Emis Killa, che è nato a Vimercate nel 1989, e è un rapper, ha detto che nel 2013, quando aveva 24 anni, gli hanno chiesto di scrivere un libro, e lui, che con i libri non aveva mai avuto tanto a che fare, «Ho smesso di andare a scuola alle medie», ha detto, non sapeva come fare ma poi si è detto «Guarda, non voglio fare una cosa troppo presuntuosa, scrivo un’autobiografia».

    Scuola elementare

    La prima pacca in fronte

    giovedì 23 aprile 2015

    il pericolo senza nome, agatha christie

    (Dialogo Hercule Poirot-capitano Hastings, che è anche voce narrante)

    “Di che cosa stavamo parlando prima che squillasse il telefono? Ah, già, la lettera della signorina Maggie. Voglio darle un’altra occhiata; c’è qualche cosa che mi ha colpito e che mi sembra piuttosto strana.”
    Presi la lettera e gliela porsi: Poirot comincio’ a rileggerla attentamente mentre io passeggiavo per la stanza. Mi ero fermato vicino alla finestra e stavo osservando gli yacht impegnati in una gara nella baia, quando un’esclamazione mi fece voltare di scatto: Poirot si reggeva la testa tra le mani dondolandosi avanti e indietro e gemendo per la disperazione.
    “Oh, che cieco sono stato, cieco, cieco!”
    “Che cosa succede?”
    “Ho detto che era un caso complesso, complicato? Mais non! Era di una semplicità estrema, estrema! E io, disgraziato, non ho visto niente! Niente!”.

    [Agatha Christie, Il pericolo senza nome (1932), traduzione di Maria Luisa Vesentini Ottolenghi, Milano, Mondadori 2015, pp. 180-181 (grazie a Alberto)]

    Scuola elementare

    Corsie

    giovedì 23 aprile 2015

    E se c’è una corsia, è preferenziale.

    [grazie a Marco]