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Pubblici discorsi

3 luglio – Pisogne (BS)

Venerdì 3 luglio,
a Pisogne (BS),
alla libreria Storie,
in piazza Corna Pellegrini,
alle 21,
La piccola Battaglia portatile
(c’è anche una mostra dei lavori
di Yocci per
Scuola elementare di scrittura
emiliana per non frequentanti).

Pubblici discorsi

10 luglio – Rimini

Venerdì 10 luglio,
a Rimini,
nel cortile del Museo della città,
in via Tonini, 1
alle ore 21,
La bambina fulminante.

Pubblici discorsi

16 luglio – Roma

Giovedì 16 luglio,
a Roma,
al Giardino dei ciliegi,
in via Filippo Re,
al quartiere Quadaro,
alle 21 e 30
La piccola Battaglia portatile.

  • Vecchi discorsi

  • Scuola elementare

    Una cosa così bella che non succederà mai

    lunedì 29 giugno 2015

    cioè io ho proprio l’impressione che i libri, la letteratura, diano la possibilità di uscir dal seminato e si trova della roba così bella, fuori dal seminato, che voi mi potreste chiedere, per esempio, come mai son già venti minuti che parlo del Buio oltre la siepe di Harper Lee senza dir niente né del Buio oltre la siepe né di Harper Lee e se penso di andare avanti molto, a non parlarne, e io vi risponderei che penso di andare avanti altri venti minuti, a non parlarne e che a me, quella cosa lì di non parlare dell’argomento del quale dovrei parlare, può sembrare una cosa strana, mi rendo conto, il fatto che uno fa un discorso sul Buio oltre la siepe di Harper Lee che è un libro che ha letto quarant’anni fa e non si ricorda praticamente niente e non lo rilegge e non vuol dire niente, di quel libro lì, e vi concedo che è strana solo che è una di quelle stranezze che a me piacciono forse per via che io, una cosa che mi piace moltissimo, è il niente; cioè io non ascolto molta musica, ma uno dei miei pezzi musicali preferiti è un pezzo di un compositore americano che si chiama John Cage che si intitola 4’ 33” e sono quattro minuti e trentatré secondi di silenzio, e l’ho visto eseguito qualche anno fa al conservatorio di Parma, nella sua trascrizione per violoncello la violoncellista ogni tanto voltava una pagina, una musica meravigliosa a me mi piace talmente, questa cosa qua, il niente, quando non c’è niente da dire, o quando non si sa cosa dire, o quando non si sa cosa fare, o quando non si vede niente, o quando non si capisce niente, o quando non si sente niente, o quando non si riesce a dormire, o quando non si vuole mangiare: le astensioni di tutti i tipi, le scene mute, le fotografie senza pellicola, le macchine che restano senza benzina, i sans papier, i sanculotti, i frigo vuoti, i film muti, i buchi neri, la menopausa, le notti in bianco, quando si cerca in tutte le tasche e non c’è neanche una sigaretta; i digiuni, gli anestetici, gli astemi, gli anoressici, gli scioperi; le pianure, le steppe, i deserti, la siccità, la crisi energetica, i black out, gli annulli filatelici, le amnesie, la crescita zero, le tinte unite. La calvizie, la sterilità, il celibato e il nubilato, l’inappetenza e l’incontinenza, il buio, il silenzio, il niente, il nulla, a me mi piace talmente che una volta ho organizzato un convengo, sul niente, 6 ore di conversazione sul niente con dodici relatori e il convegno inspiegabilmente ha anche avuto un discreto successo tanto che l’abbiamo rifatto due volte, una volta a Ravenna una volta a Bologna e l’ultima volta, a Bologna, uno dei relatori era un editore di Faenza che ci ha raccontato che da giovane era innamorato di una ragazza che l’aveva iniziato alla pratica politica di estrema sinistra e l’aveva costretto, in un certo senso, a leggere Marx, Lenin, Mao, e dopo un po’ questa ragazza l’aveva lasciato e si era sposata, con un portiere (di calcio) democristiano e aveva fatto 3 figli nel giro di pochissimi anni. Questa vicenda, ci ha raccontato questo editore, ha generato l’idea di un libro che è diventato il suo bestseller, della sua casa editrice, libro che si intitola Tutto quello che gli uomini sanno delle donne, ed è un libretto di un centinaio di pagine tutte bianche, che ha venduto più di centomila copie, appena uscito la CGIL di Milano, da sola, ne ha ordinate 8.000 copie, che lo regalava ai suoi associati, e anch’io, all’epoca, sarà stato il 1990, l’avevo trovato sul bancone della Feltrinelli di Parma e l’avevo comprato, e quell’editore di Faenza, però, dopo un po’ si era stancato di farlo. Gli sembrava poco serio vendere tante copie di un libro su cui non c’era scritto niente e venderne meno di libri su chi c’erano scritte delle parole che a lui piacevano molto ma a me, devo dire, quel libro lì a me continua a sembrarmi un libro bellissimo che è anche il segno di una libertà, cioè dentro un libro, veramente, uno che scrive un libro sperimenta una libertà che uno che scrive, per esempio, su un giornale, io scrivo anche su dei giornali, non ce l’ha mica, quella libertà, che se un giornale pubblicassero tutto il giornale bianco, dalla prima all’ultima pagina, la CGIL di Milano non ne comprerebbero neanche una copia, secondo me, ma poi un giornale così credo che non lo pubblicherebbe nessuno che è un peccato a me piacerebbe moltissimo, un giornale tutto bianco che uno può scriverci quello che vuole, io sarei disposto anche a comprarlo, non tutti i giorni, probabilmente, ma avere davanti della carta bianca, esser di fronte a questo nulla a me sembrerebbe un modo bellissimo di cominciar la giornata, che meraviglia, sarebbe, e è una di quelle cose che a me vien da pensare che son così belle che non succederanno mai, credo.

    [da Non c’è cultura che rende migliori, discorso sui libri pronunciato a Sassuolo il 29 giugno 2015 dentro la manifestazione I libri ti cambiano la vita]

    Scuola elementare

    Votare e altre due cose

    lunedì 29 giugno 2015

    I politici dell’opposizione, quando fanno le loro dichiarazioni che dicono: Andiamo a votare!, a me mi verrebbe da dirgli Eh, andate pure.
    Dopo, volevo dire altre due cose, che se c’è un’immaginazione, è fervida, e se c’è un campanello, è d’allarme. Buongiorno.

    Scuola elementare

    Anzi

    domenica 28 giugno 2015

    Andrea Moro, I confini di Babele

    Anzi, l’errore di oggi potrebbe benissimo essere la norma di domani, ovvero l’errore in una certa lingua può essere la norma in un’altra; per esempio a me mi piace è la regola in molte varietà dello spagnolo (a mi me gusta). In generale, tutti i tentativi di cristallizzare una lingua in una grammatica stabile nel tempo non sono mai andati a buon fine, se non forse in qualche caso a livello ortografico. La lingua, diceva Wittgenstein, si cura da sé.

    [Andrea Moro, I confini di Babele, Bologna, Il mulino 2015, p. 71]

    Scuola elementare

    Fuori

    domenica 28 giugno 2015

    Uno che si chiamava Nino B. stava nel padiglione 16 e quando gli dissero che volevano chiudere il Santa Maria della Pietà, l’ospedale psichiatrico di Roma, prese il direttore sanitario Tommaso L. e gli disse: “non puoi sapere quanto sia difficile per noi entrare fuori”.

    [Repertorio dei matti della città di Roma, in preparazione, questo matto è di Andrea]

    Scuola elementare

    Kein Trinkwasser

    domenica 28 giugno 2015

    Questa settimana sono stato a Santa Margherita Ligure a fare una lettura, e ho visto delle cose che, probabilmente, sono normalissime ma a me sono sembrate stranissime; per esempio in mare c’era una famiglia di anatre che a me, che sono di Parma, e che con il mare non ho una relazione immediata, quella famiglia lì mi dava l’idea di un mare domestico, di campagna, mi avvicinava al mare, era una specie di invito ad andare e io sono andato ho fatto anche il bagno. Poi, a Santa Margherita, sul lungomare, ci sono delle fontanelle con dei cartelli che c’è scritto «Acqua potabile», che è una cosa, per me, che io sono abituato a pensare che i cartelli ce li mettano nel caso contrario, «Acqua non potabile», come sui treni, e non so perché mi è rimasta in mente anche la traduzione tedesca, «Kein trinkwasser», invece a Santa Margherita ci hanno scritto «Acqua potabile», come se in un prato ci scrivessero «È possibile calpestare le aiuole», o, in una spiaggia, «Qui è possibile girare in costume», o, su una pista ciclabile, «Qui è possibile andare in bicicletta»; sarebbe bello, credo, aver dei cartelli che non segnalino dei divieti, ma dei permessi, non so, per esempio, in un parco: «Qui è possibile giocare a calcio, a pallavolo, a nascondino, a bandiera o a qualsiasi altra cosa vogliate giocare» o, in un parcheggio, «Qui la sosta è permessa», fare proprio anche un cartello, magari, il permesso di sosta, azzurro e giallo, che sono i colori delle bandiere di Città del Vaticano e della Repubblica di San Marino che, nella mia testa, sono due posti dove sono permesse più cose di quelle che sono permesse in Italia e dopo, non c’entrava niente, ma mi è venuto in mente il film The Zero Theorem, di Terry Gilliam, che nelle sale deve ancora uscire ma che io ho visto due anni fa in un festival del cinema e che a un certo momento si vedeva una scritta, sulla vetrina di un negozio, che diceva «Sconti fino al 100 per 100». E poi, non c’entrava niente neanche quello, ma mi è tornato in mente che a Casalecchio di Reno, che è il posto dove abito, poco lontano dalla biblioteca (che, a Casalecchio, si chiama «Casa della conoscenza») c’è una scritta sul muro che dice: «Basta con la disoccupazione giovanile», che è una scritta che a me piace molto e da quando l’ho vista quando giro per Casalecchio mi aspetto sempre di vedere delle scritte sorelle che potrebbero essere, non so: «Abbasso l’invecchiamento precoce», oppure: «Viva gli sconti». O, anche: «Basta brufoli, per favore», o «Viva il beltempo», o «Abbasso il semaforo rosso», per dire. Dopo, a Santa Margherita Ligure, l’altro giorno, in un ristorante, proprio davanti a dov’ero seduto c’era appesa sul muro una padella di rame e dentro la padella avevano attaccato il cartello «Vietato fumare», e io mi son chiesto quand’è che li toglieranno, questi cartelli «Vietato fumare» (insieme alle indicazioni, sui treni, «Carrozza non fumatori», per forza è non fumatori, sono tutte, non fumatori), cioè quand’è che diventerà evidente che fumare non si può e mi son risposto che succederà quando il divieto di fumare lo metteranno nella costituzione: «Articolo 121: Vietato fumare», e succederà presto, secondo me.

    [uscito ieri su Libero]

    Scuola elementare

    Sempre Torino

    sabato 27 giugno 2015

    Uno che telefonava ai vicini per dire che dalla sua finestra vedeva un quadro storto e per favore di drizzarlo, se no non riusciva a dormire.

    [Repertorio dei matti della città di Torino, questo matto è di Paola]

    Scuola elementare

    E se c’è una cifra

    sabato 27 giugno 2015

    È stilistica.

    [Grazie a Peppe]

    Scuola elementare

    Le gambe

    sabato 27 giugno 2015

    repertorio dei matti della città di Milano

    Un barbone senza gambe camminava sulle protesi, andava ad un angolo di via della Moscova, si toglieva le protesi e faceva l’elemosina. Un giorno, verso mezzogiorno, quando si era rimontato le protesi ed era andato al bar a mangiarsi un panino, questo barbone si è trovato davanti un tizio che diceva di avergli dato una moneta dieci minuti prima, quando lui non aveva le gambe. Come è possibile, diceva questo tizio, che lui prima non aveva le gambe, e ora al bar però le gambe ce le aveva? Si sentiva truffato, diceva il tizio, dal peggior truffatore, da uno che non aveva le gambe solo quando gli faceva comodo e doveva prender dei soldi, ma che poi, quando c’era da mangiarsi i panini, le gambe gli spuntavano fuori magicamente, e andava a spasso come tutti gli altri.

    [Ristampato anche il repertorio dei matti della città di Milano]

    Scuola elementare

    Di Torino

    venerdì 26 giugno 2015

    Uno faceva il cantautore andava col treno a suonare in giro per l’Italia. Raramente faceva il biglietto. Una volta era arrivato un controllore e gli aveva chiesto il biglietto. Lui si era alzato di scatto, “Oh, proprio lei stavo cercando” gli aveva detto, poi gli aveva spiegato di essere un giornalista de La Stampa e di stare facendo un articolo su Trenitalia e che doveva assolutamente parlare col capotreno. Poi gli aveva fatto un sacco di complimenti e il controllore lo aveva accompagnato dal capotreno. Il cantautore aveva fatto un sacco di complimenti anche al capotreno e anche molte domande e il capotreno era così contento di fare un’intervista che aveva risposto a tutte le domande e gli aveva poi fatto anche vedere la cabina di guida. Poi alla fine quando erano arrivati a Torino il cantautore gli aveva detto che il pezzo sarebbe uscito la settimana successiva ed era sceso, lasciando il capotreno tutto contento, così contento che si era scordato di chiedergli il biglietto.

    [Repertorio dei matti della città di Torino, questo matto è di Luca]

    Scuola elementare

    Noi chi

    venerdì 26 giugno 2015

    matti bologna

    Uno era punk ininterrottamente dal 1981. Aveva in qualche modo collaborato con Attack Punkzine e si ricordava perfettamente di quando il Cassero era diventato il centro nevralgico della scena punk italiana e tutti lo chiamavano “Punkaminazione”. Aveva visto nascere e, man mano sciogliersi, band storiche come i Tampax, i Kandeggina Gang e i Blue Vomit. Aveva visto molti dei suoi amici punk rientrare nella società borghese e trovarsi perfettamente a loro agio. A 52 anni si considerava praticamente l’ultimo superstite del movimento. Portava una cresta azzurra e molti dei suoi abiti erano gli stessi che indossava ai tempi d’oro del punk, solo un po’ più attillati. Ascoltava ancora musicassette, andava ai concerti, si ubriacava, contestava e faceva tutto quelle cose che, a suo dire, un vero punk doveva fare. Quando era uscito il film “Fedele alla linea” aveva deciso di andarlo a vedere al cinema Lumiere perché lì, alla fine della proiezione, ci sarebbe stato un dibattito e a questo dibattito avrebbe partecipato Giovanni Lindo Ferretti, che fedele alla linea non lo era stato per niente: ex cantante dei CCCP, ex cantante del Consorzio Suonatori Indipendenti e, da ultimo, fondatore dei PGR, Per Grazia Ricevuta. Insomma a un certo punto, dopo la proiezione, dal pubblico un po’ ingessato della sala si era alzato questo signore di mezza età, con una cresta azzurra in testa, i pantaloni di pelle e la maglietta strappata dei Ramones, e aveva detto a Ferretti: «Nessuno di noi vuole giudicarti, rispettiamo le scelte di tutti e anche le tue. Non parleremo di tradimento e non ti chiederemo di fare un passo indietro. Però pensiamo sia giusto, da parte tua, dare delle spiegazioni. Spiegare a quelli come noi, ad esempio, in che modo ti poni nei confronti dell’esercizio del potere temporale da parte della Chiesa.»
    «Ma noi chi?» aveva chiesto Giovanni Lindo Ferretti.
    «Noi in quanto movimento punk», aveva risposto l’ultimo superstite del
    movimento.

    [Ristampato il repertorio dei matti della città di Bologna]