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Pubblici discorsi

11 dicembre – Casalecchio di Reno

Domenica 11 dicembre,
a Casalecchio di Reno,
al teatro comunale Laura Betti,
alle 16 e 30
Bruno Stori, Cira Santoro,
Paolo Nori e 18 bambini
tra i 6 e i 10 anni
in
Il GGG a Casalecchio di Reno

Pubblici discorsi

13 dicembre – Milano

Martedì 13 dicembre,
a Milano,
al Piccolo teatro,
in via Rovello 2,
al chiostro Nina Vinchi,
alle 17,
presento Yocci e il suo
Re della torta di carote
(e anche Appunti di parole,
forse, un po’)
ANNULLATO O RIMANDATO
A MARTEDI’
20 DICEMBRE

Pubblici discorsi

18 dicembre – Roma

Domenica 18 dicembre,
a Roma,
allo scup,
in via della stazione Tuscolana, 82,
dentro una cosa che si chiama
Leggo per legittima difesa,
alle 19,
Repertori dei matti della città di Bologna, Milano,
Torino, Roma, Cagliari, Parma, Livorno e Repertorio dei pazzi
della città di Andria con particolare attenzione al
Repertorio dei matti della città di Roma

Pubblici discorsi

4 marzo – Bologna

Sabato 4 marzo,
a Bologna, all’Atelier sì,
in via San Vitale, 69,
alle 18 e 30, i repertori dei matti delle città di Bologna,
Milano, Torino, Roma, Cagliari, Parma, Livorno,
il repertorio dei pazzi della città di Andria
e i
(pubblicandi)
repertori dei matti della città di Lucera e di Reggio Emilia
raccontati da quelli che li hanno scritti.
E alle 19 e 30, sempre all’Atelier sì, in caffetteria, aperitivo.
E alle 21, sempre all’atelier sì c’è una lettura,
che dura un’ora circa e che si intitola:
i repertori dei matti delle città di Bologna, Milano,
Torino, Roma, Cagliari, Parma, Livorno,
il repertorio dei pazzi della città di Andria
e i
(pubblicandi)
repertori dei matti della città di Lucera e di Reggio Emilia:
che differenze?
Che affinità?
Che insegnamento trarre da questo incontro?

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    In un bar

    sabato 10 dicembre 2016

    Oggi, dopo la riunione di Qualcosa, siamo andati con due miei amici in un bar di Bologna e una mia amica ha chiesto un tè e la barista ha fatto una smorfia e ha detto «Guarda, di bevande calde abbiamo solo il caffè». Poi ha fatto una pausa e poi ha detto «Siamo un bar». E l’ha detto con un tono come per dire «Cosa ti salta in mente di chiedere un tè in un bar». E la mia amica ha risposto ha detto «Ah, be’, sì certo». E l’ha detto con un tono come per dire «Cosa mi salta in mente di chiedere un tè in un bar».

    Scuola elementare

    C’è stato uno che tutto questo l’ha raccontato

    sabato 10 dicembre 2016

    imgres

    Ma per restituire il colore dell’epoca, va detto che c’era anche la massa di quanti non erano né eroi, né corrotti, né furbetti. Erano tutti quelli che appartenevano all’underground, e avevano due certezze assolute: che i libri pubblicati, i quadri esposti, i drammi rappresentati fossero necessariamente compromessi con il potere e mediocri, che un artista autentico fosse necessariamente un fallito. Non per colpa sua, ma di un’epoca in cui essere un fallito era un marchio di nobiltà. Lo era, per un pittore, guadagnarsi da vivere come portiere di notte. Lo era, per un poeta, spalare la neve davanti a una casa editrice a cui mai e poi mai avrebbe dato in lettura le proprie poesie, e toccava al direttore sentirsi a disagio quando scendeva dalla sua Volga e lo vedeva nel cortile con la pala in mano. Facevano una vita di merda, ma non avevano tradito. Ci si scaldava, tra falliti, nelle cucine dove si discuteva per nottate intere, facendo circolare samdizdat e bevendo samagonka, la vodka fatta in casa nella vasca da bagno, con zucchero e alcol denaturato.

    C’è stato uno che tutto questo l’ha raccontato. Si chiama Venedikt Erofeev. Aveva cinque anni più di Eduard, era nato come lui in provincia e, dopo essere passato per tutte le tappe comuni alle persona sensibili di quel tempo (l’adolescenza appassionata, la deriva alcolica, l’assenteismo e una vita di espedienti), era giunto a Mosca nel 1969 con un manoscritto in prosa che però lui chiamava «poema», come Gogol’ faceva con le Anime morte. Aveva ragione: Mosca sulla vodka [Moska Petuški] è il grande poema dello zapoj, l’ubriacatura russa di lungo corso a cui, sotto Leonid Brežnev, tendeva ad assomigliare la vita intera.

    [Emmanuel Carrère, Limonov, traduzione di Francesco Bergamasco, Milano, Adelphi 2012, pp. 86-87]

    Scuola elementare

    Il supermercato

    sabato 10 dicembre 2016

    Un mese e mezzo, fa ha chiuso il supermercato dove andavo sempre, e io, dopo qualche giorno, mi sono accorto che c’ero rimasto malissimo, che era stata una specie di lutto, la chiusura del mio supermercato, che quando pensavo che avevo bisogno di una cosa io, nella mia testa, me la materializzavo già nel suo posto che sapevo che era lì, nel mio supermercato, e questa cosa mi tranquillizzava, fino a un mese e mezzo fa, quando il mio supermercato era ancora aperto e invece poi ha chiuso e, è vero, quindici giorni fa l’hanno riaperto ma han cambiato l’ordine a tutte le cose ancora io non sono contentissimo, del mio nuovo supermercato, devo dire, se proprio devo dirlo. Che c’è uno studioso francese che, se ho capito quello che dice, dice che quei posti lì son tutti uguali, be’, se è vero che dice così, non ha capito niente, quel signore lì, secondo me.

    Scuola elementare

    Domani

    venerdì 9 dicembre 2016

    Domani, alle 15, in Salaborsa, proviamo a cominciare a fare Qualcosa (clic) e comincia forse a funzionare un’associazione culturale che si chiama To soréla entertainment che è l’associazione che dovrebbe fare, tra le altre cose, Qualcosa, se ci riesce.

    To soréla

    Scuola elementare

    L’esercito svizzero

    giovedì 8 dicembre 2016

    John Pc Phee, Il formidabile esercito svizzero

    Gli svizzeri non fanno la guerra da circa cinquecento anni e sono ben decisi a saperla fare appunto per non farla.
    In Italia si sente dire, dell’esercito svizzero: «Non sapevo che esistesse». Quando un italiano viene a sapere che l’esercito svizzero è molto più numeroso di quello italiano, dice: «Ci vuol poco».

    [John Pc Phee, Il formidabile esercito svizzero, traduzione di Lodovico Terzi, Milano, Adelphi 1987, p. 9]

    Scuola elementare

    Una cosa

    giovedì 8 dicembre 2016

    Una cosa strana di scrivere un libro, quando cominci, è che c’è il rischio che salti fuori un libro bellissimo. Magari vien brutto ma magari viene anche bello. Che è un altro modo, se si capisce, di essere dei nonostante.

    Scuola elementare

    Venedikt Erofeev

    giovedì 8 dicembre 2016

    Mi sono avvicinato al tremolo. – Tremi? Tremi ancora? Be’, trema, trema.

    [Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 143]

    Scuola elementare, Seminari

    Scuola media inferiore di letteratura biografica

    mercoledì 7 dicembre 2016

    Sono aperte le iscrizioni alla Scuola media inferiore di letteratura biografica (come dalla vita quotidiana [se c’è una vita, è quotidiana], che delle volte è noiosa, si può arrivare a un romanzo che si legge dall’inizio alla fine come se fosse un romanzo); otto incontri dalle 21 alle 23 e 30 all’Atelier Sì di via San Vitale, a Bologna, (martedì 21 e 28 febbraio, 7, 14, 21 e 28 marzo, 4 e 11 aprile.), di cos’è il romanzo biografico, di cos’è la vita quotidiana, di cos’è che vale la pena di raccontare e di cosa invece non vale la pena, di cos’è la storia e degli effetti che provoca e dove leggeremo insieme:
    Gottland, di Mariusz Szczygiel,
    Ritratti e osservazioni di Truman Capote,
    Un amore di Salinger, di Frédéric Beigbeder,
    Open di R. Moehringer e André Agassi.

    (per fare la scuola media bisogna aver fatto la scuola elementare, per informazioni e iscrizioni: info e iscrizioni: workshop@ateliersi.it, 338 3124 198 [da lunedì a sabato h. 15.00-19.00 clic])

    Scuola elementare, Seminari

    Diciannovesima scuola elementare

    mercoledì 7 dicembre 2016

    Sono aperte le iscrizioni alla diciannovesima scuola elementare di scrittura emiliana e letteratura russa (con esercizi pratici); dieci incontri di due ore e mezzo, dalle 21 alle 23 e 30 (lunedì 6, 13, 20 e 27 febbraio, 6, 13, 20 e 27 marzo, 3 e 10 aprile all’Atelier Sì di via San Vitale, a Bologna) nei quali si tratta:
    dei semicolti e delle loro scritture,
    di letterario e di non letterario,
    del suono e del senso,
    della paura e del riso,
    dell’andare fuori tema,
    dello straniarsi,
    del non sapere,
    delle liste, delle fattografie,
    della storia delle cose,
    della frase,
    della ripetizione della frase,
    dei diversi modi di ripetere la frase,
    della trama e della non trama,
    del tutto e del niente,
    delle biografie,
    delle agiografie e del contrario delle agiografie,
    delle poesie,
    del suono nelle poesie e
    del contrario delle poesie,
    dell’editoria,
    delle pubblicazioni,
    del senso dello scrivere e di molte altre cose.

    (per informazioni e iscrizioni: info e iscrizioni: workshop@ateliersi.it, 338 3124 198 [da lunedì a sabato h. 15.00-19.00 clic])

    Scuola elementare

    Le parole giuste

    mercoledì 7 dicembre 2016

    imgres

    Dyk aveva l’abitudine di pronunciare sentenze che provenivano dalla sua zucca, abbellendole con fonti inventate, di solito bibliche. Aveva già da tempo compreso che, in Cechia, la ripetizione di qualcosa già detto da altri viene considerata la più alta manifestazione di intelligenza. Un tempo, all’epoca in cui raccoglieva coleotteri nei parchi, si assumeva la paternità delle sue sentenze («come dico sempre…»), ma non aveva mai suscitato altra reazione che sorrisi imbarazzati. Un giorno gli era venuto in mente di aggiungere «Libro di Rut, 4,6» – ed ecco che tutti gli sguardi attorno si erano illuminati, quelli delle donne di ammirazione, quelli degli uomini di invidia. Da allora aveva sempre fatto così. «La notte è l’annuncio dell’alba. Levitico, 2,10» diceva alzandosi dalla sedia e prendendo commiato da una serata. «Scava nella sabbia, troverai te stesso, Ecclesiaste, 17, 5» esortava una collega di lavoro che un giorno o l’altro contava di scoparsi. «Il padre tuona ad alta voce, ma, ahimè, il figlio non lo sente. Gilgamesh, canto terzo», consolava un vicino che si era lamentato del figlio adolescente.
    Nemmeno stavolta aveva mancato l’effetto voluto. La signora Prochazka emise uno sbuffo di gioia e gettò a Dyk un’occhiata ammirata.
    «Ah, lei!» commentò. «Lei sì che sa sempre trovare le parole giuste».

    [Patrik Ourednik, Caso irrisolto, traduzione di Alessandro Catalano, Rovereto, Keller 2016, pp. 13-14]