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Pubblici discorsi

28 novembre – Torino

Venerdì 28 novembre,
a Torino,
alla libreria Il ponte sulla Dora,
in via Pisa 46,
alle 18 e 30,
Tre matti
(Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj).

Pubblici discorsi

1 dicembre – Bologna

Lunedì 1 dicembre,
a Bologna,
alle 19 e 15,
alla libreria Modo infoshop,
in via Mascarella 24/B,
seconda parte (di quattro)
della lettura integrale di
Mosca–Petuški
di Venedikt Erofeev.

Pubblici discorsi

2 dicembre – Torino

Martedì 2 dicembre,
a Torino,
al Circolo dei lettori,
in via Bogino, 9
alle 21,
Siamo buoni se siamo buoni.

Pubblici discorsi

3 dicembre – Bologna

Mercoledì 3 dicembre,
a Bologna,
alla Modo infoshop,
in via Mascarella 24/b,
alle 21 (credo)
parlo con Christian Raimo
del libro di Christian Raimo
Le persone, soltanto le persone (minimumfax).

Pubblici discorsi

4 dicembre – Roma

Giovedì 4 dicembre,
a Roma,
alla fiera della piccola editoria,
alla Sala Rubino,
tra le 17 e le 18
Siamo buoni se siamo buoni.

Pubblici discorsi

4 dicembre – Roma

Giovedì 4 dicembre,
a Roma,
alla libreria Giufà,
in via degli Aurunci,
alle 21,
leggo da:
Gogol’, Dostoesvskij, Tolstoj,
Tre matti
(esce il 23 novembre
per Marcos y Marcos)

Pubblici discorsi

8 dicembre – Reggio Emilia

Lunedì 8 dicembre,
a Reggio Emilia,
alle 11.30,
alla sala stampa del Teatro Valli,
leggo un discorso di 30 minuti che
si intitola
Auschwitz cominciava a Reggio Emilia,
nell’ambito della manifestazione
di Istoreco Parole d’inciampo
che comincia alle 10 in via Monte Grappa 18,
a Reggio Emilia

Pubblici discorsi

8 dicembre – Bologna

Lunedì 8 dicembre,
a Bologna,
alle 19 e 15,
alla libreria Modo infoshop,
in via Mascarella 24/B,
terza parte (di quattro)
della lettura integrale di
Mosca–Petuški
di Venedikt Erofeev.

Pubblici discorsi

12 dicembre – Parma

Venerdì 12 dicembre,
a Parma,
al teatro del Tempo,
in Borgo Cocconi, 1
alle ore 21,
Gianfranco Ilari e io
leggiamo delle cose
in una specie
di spettacolo
che si dovrebbe chiamare
Parma (e po pu)

Pubblici discorsi

15 dicembre – Bologna

Lunedì 15 dicembre,
a Bologna,
alle 19 e 15,
alla libreria Modo infoshop,
in via Mascarella 24/B,
ultima parte (di quattro)
della lettura integrale di
Mosca–Petuški
di Venedikt Erofeev.

Pubblici discorsi

17 dicembre – Bologna

Mercoledì 17 dicembre,
a Bologna,
Atelier Sì,
in via San Vitale, 69,
alle 21,
lettura integrale di
Memorie di un pazzo
di Gogol’,
(da Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj,
Tre matti)
ingresso libero

Pubblici discorsi

9 gennaio – Castelnuovo Monti (RE)

Venerdì 9 gennaio,
a Castelnuovo Monti,
al teatro Bismantova,
in via Roma 75,
alle ore 21,
Tutto tranne che il liscio,
con l’orchestra spettacolo
L’usignolo
(Valentino Spaggiari al bombardini,
Fabio Codeluppi alla tromba,
Marco Castelli al genis,
Dimer Maccaferri al corno francese,
Gianluigi Gialla Paganelli al bassotuba,
Mirco Ghirardini – direttore – ai clarinetti,
Francesco Gualerzi al clarinetto e al sassofono)

Pubblici discorsi

14 gennaio – Bologna

Mercoledì 14 gennaio,
a Bologna,
Atelier Sì,
in via San Vitale, 69,
alle 21,
lettura integrale del
Sogno di un uomo ridicolo
di Dostoevskij,
(da Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj,
Tre matti)
ingresso libero

Pubblici discorsi

11 febbraio – Bologna

Mercoledì 11 febbraio,
a Bologna,
Atelier Sì,
in via San Vitale, 69,
alle 21,
lettura integrale di
Memorie di un pazzo
di Tolstoj,
(da Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj,
Tre matti)
ingresso libero

  • Vecchi discorsi

  • Scuola elementare

    E se c’è un’onestà

    mercoledì 26 novembre 2014

    È intellettuale (altrimenti, ma più raramente, è specchiata).

    Scuola elementare

    Vorrei passare alla storia

    mercoledì 26 novembre 2014

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    Vorrei passare alla storia
    come un’unità di misura
    Watt Volt Faraday
    oppure dare il nome a una scala
    come Mercalli Fahrenheit Réaumur
    la mia sarebbe la scala della noia
    al grado uno la pioggia di novembre
    al due i locali notturni
    al tre, quattro… scegliete voi
    e così via, fino al nove, me stesso.

    [Luciano Erba, Nella terra di mezzo, Milano, Mondadori 2000, p. 47]

    Scuola elementare

    Una domanda

    mercoledì 26 novembre 2014

    Ieri sono stato nella classe della Battaglia a fare il secondo incontro della scuola elementare di scrittura emiliana alle elementari e ho detto, tra le altre cose, che la  lingua conserva, per secoli, testimonianza di quel che è successo, e che per esempio il fatto che a Bologna per dire sì si dica oi è segno di una parentela con la langue d’oil, che è quella da cui viene il francese, dove sì si dice oui, e che di questa langue  d’oil parlava Dante nel Trecento e uno dei compagni di classe della Battaglia mi ha chiesto «Ma Dante, quello che ha scritto la Divina Commedia, ma perché l’ha chiamata Commedia, che non fa ridere?» e io non ho saputo cosa rispondere mi preparo meglio rispondo per bene martedì prossimo che ci ritorno e sono curioso di vedere i disegni che hanno fatto che gli ho dato da disegnare il ritratto di quel tipo qua:

    C’era un uomo rosso di capelli, che non aveva occhi né orecchie. Non aveva nemmeno i capelli, tanto che lo dicevano rosso convenzionalmente. Parlare non poteva, dato che non aveva la bocca. Nemmeno il naso aveva. Non aveva neppure le mani e i piedi. E il ventre non aveva e la schiena non aveva e la spina dorsale non aveva, né aveva viscere di nessun tipo. Non c’era niente. Quindi non si capisce di chi si tratti. Meglio che di lui non parliamo più.

    (tratto da: Daniil Charms, Disastri)

    Scuola elementare

    Cosa fa Dante quando si mette a scrivere in volgare

    mercoledì 26 novembre 2014

    agamben, il fuoco e il racconto

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Ho letto qualche settimana fa il libro Il fuoco e il racconto, di Giorgio Agamben, recentemente pubblicato da Nottetempo, e continuamente me ne tornano in mente dei pezzi. Per esempio la parte in cui Agamben dice che esser poeta significa «essere in balia della propria impotenza» (p. 46). Oppure la parte in cui dice che la filosofia «non è un ambito disciplinare, ma un’intensità che può di colpo animare qualsiasi ambito della conoscenza e della vita, costringendolo a urtarsi ai propri limiti» (p. 69), cioè che la filosofia «è lo stato di eccezione dichiarato in ogni sapere e in ogni disciplina», e che «questo stato di eccezione si chiama: verità» (p. 70). O quella parte in cui Agamben si chiede cosa fa Dante quando si mette a scrivere in volgare, e si risponde che Dante, praticamente, quello che fa, è mettere per iscritto una lingua orale (pag. 85). O quando dice che «pensare significa ricordarsi della pagina bianca mentre si scrive o si legge» (pag. 111); anche noi, adesso, per esempio. O quando cita una poesia di René Daumal, quella che dice: «Sono morto perché non ho desiderio, / non ho desiderio perché credo di possedere, / credo di possedere perché non cerco di dare. / Cercando di dare, si vede che non si ha niente, / vedendo che non si ha niente, si cerca di dare se stessi, / cercando di dare se stessi, si vede che non si è niente, / vedendo che non si è niente, si cerca di divenire, / desiderando divenire, si vive» (pag. 117). O quando dice che l’arte, cioè la bellezza, non rende visibile l’invisibile, «rende visibile il visibile» (p. 133). O quando (a pag. 84), dà un consiglio agli editori e a quelli che si occupano di libri: «smettetela di guardare alle infami, sì, infami classifiche dei libri più venduti e – si presume – più letti e provate a costruire invece nella vostra mente una classifica dei libri che esigono di essere letti», cioè di quei libri che «sono stati scritti e pubblicati ma sono, forse per sempre, in attesa di essere letti» e, da quando ho letto questo pezzetto, nella mia testa ho cominciato a fare una lista di questi libri che sarebbe bene che leggessero in tanti, e cambia continuamente, questa lista, e se dovessi dire cosa c’è dentro in questo momento direi che c’è Le opere complete di Learco Pignagnoli (scritto da Daniele Benati), che contiene 245 opere sul genere dell’opera numero 109, che fa così: «Opera n. 109. C’era un tipo, un certo Fofi, da non confondere con il critico, che una volta siamo andati al cinema insieme, lui russava, io russavo. Abbiamo visto un bel film». O quel libro di poesie di Cesare Zavattini che si intitola A vrès (Vorrei), dove, in una poesia intitolata Dio c’è la prova dell’esistenza di Dio, questa qui: «Dio c’è. / Se c’è la figa c’è. / Solo lui poteva studiare una cosa così, / sta in mano come una passerottina, / piace a tutti a tutti / in cielo in mare in terra». O il Mi ricordo di Joe Brainard, appena pubblicato in italiano da Lindau, dove c’è scritto: «Mi ricordo l’unica volta che ho visto mia mamma piangere. Stavo mangiano una crostata d’albicocche». O il Tolstoj di Viktor Šklovskij, dove Šklovskij ricorda le parole di Herzen: «Se gli uomini volessero salvare se stessi invece di salvare il mondo, liberare se stessi invece di liberare il mondo, farebbero moltissimo per la salvezza di questo e la liberazione dell’umanità». O le poesie di Velimir Chlebnikov: «Poco, mi serve. / Una crosta di pane, / Un ditale di latte, / E questo cielo, / E queste nuvole». O quel libretto di viaggi in Italia di Giorgio Manganelli, intitolato La favola pitagorica, che ha dei capitoli intitolati, per esempio: Piacenza non è Singapore. Oppure: Esiste Ascoli Piceno? E, per finire, ancora le Opere complete di Learco Pignagnoli, l’opera numero 128, quella che fa così: «Opera n. 128. I figli dei notai che diventano notai, degli attori che diventano attori, dei musicisti che diventano musicisti, dei giornalisti che diventano giornalisti, degli industriali che diventano industriali, dei dottori che diventano dottori, degli architetti che diventano architetti, degli avvocati che diventano avvocati, degli ingegneri che diventano ingegneri. Ma andatevela a prendere nel culo».

    [uscito ieri su Libero]

    Scrittura emiliana, Scuola elementare

    La lettura integrale di Mosca–Petuški

    martedì 25 novembre 2014

    erofeev, mosca petuski

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Prima parte (di quattro) della lettura integrale di Mosca–Petuški di Venedikt Erofeev: Clic

    Scuola elementare

    Dove vengono le idee

    martedì 25 novembre 2014

    Allora sto correggendo questo libretto per bambini, che si chiama La bambina fulminante, e una correzione che mi è venuta in mente, m’è venuta in mente sotto la doccia, e mi son ricordato che, io ho scritto un’altro libretto, per bambini, 13 favole belle e una brutta, e le idee per scrivere quel libretto lì mi son venute in mente quasi tutte sotto la doccia. Quelle per grandi, andando in bicicletta. Che lavoro. Non ho quasi più voce, chissà dov’è andata.

    Scuola elementare

    Acquisizione

    martedì 25 novembre 2014

    Giorgio Caproni, Tutte le poesie

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Da un pezzo me ne sono accorto.
    La ragione è sempre
    dalla parte del torto.

    [Giorgio Caproni, Tutte le poesie, Milano, Garzanti 2013(8), p. 836]

    Scuola elementare

    Per il mondo

    lunedì 24 novembre 2014

    ripellino, poesie

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Andate con lo zaino per il mondo,
    voi barbuti dalle spalle larghe,
    non ascoltate chi brontola.
    Riposate sull’erba, nelle malghe,
    nelle coltri di spuma delle spiagge,
    nei prati di Umbria-jazz, nelle campagne,
    su sacchi a pelo e sconquassate brande.
    Mandateli al diavolo i vecchi, fate strage
    degli untori, dei maestri di lagne,
    dei barbagianni, dei seminatori di grandine.

    [Angelo Maria Ripellino, Poesie, Torino, Einaudi 1990, p. 211]

    Scuola elementare

    Motivazioni

    lunedì 24 novembre 2014

    Non ho per niente voglia, di andare a correre, per quello, ci vado. Arrivederci.

    Scuola elementare

    Quando viveva in Italia

    lunedì 24 novembre 2014

    Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    I fiori dell’Italia (dei quali diceva: «Io rispetto i fiori che sono cresciuti su una tomba») lo riempivano di un forte desiderio di essere trasformato in un Naso: perdere qualsiasi altra parte del corpo, occhi, braccia, gambe, ed essere solo un enorme Naso, «con le narici delle dimensioni di due grandi secchi, così da poter inalare quanti più aromi possibile, quanto più primavera». Egli era particolarmente naso-consapevole quando viveva in Italia.

    [Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol', a cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, p. 116]