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Pubblici discorsi

24 gennaio – Bologna

Mercoledì 24 gennaio,
a Bologna,
alla libreria Ambasciatori,
in via degli Orefici, 19,
alle 18 e 30,
Daniele Benati e Paolo Onori
presentano
Fare pochissimo,
(se faccio in tempo vado a
vederlo anch’io)

Pubblici discorsi

25 gennaio – Bologna

Giovedì 25 gennaio,
a Bologna,
all’Atelier Sì,
in via San Vitale 69,
alle 21,
La fondazione
di Raffaello Baldini

Pubblici discorsi

27 gennaio – Milano

Sabato 27 gennaio,
ai Frigoriferi milanesi,
in via Piranesi, 10,
alle 16,
nella sala cubo,
con Roberto Alajmo parliamo
dei Repertori dei pazzi delle città di Palermo e di Andria
e dei Repertori dei matti delle città di Bologna,
di Milano, di Roma,
di Torino, di Cagliari, di Parma,
di Livorno, di Reggio Emilia,
di Lucera e della Capitanata,
di Genova e di Padova
(è dentro un festival che si chiama
Writers, sul programma
c’è scritta un’altra cosa,
questa è quella giusta, secondo me)

Pubblici discorsi

31 gennaio – Parma

Mercoledì 31 gennaio,
a Parma,
alla libreria Diari di Bordo,
in Borgo Santa Brigida, 9,
alle 18 e 30 (credo),
Gigi Dall’Aglio e Paolo Onori
presentano
Fare pochissimo,
(se faccio in tempo vado a
vederlo anch’io)
ANNULLATA,
STIAMO CERCANDO DI PREVEDERLA IN UN’ALTRA DATA

Pubblici discorsi

9 febbraio – Bologna

Venerdì 9 febbraio, a Bologna,
alle 18,
alla Biblioteca della Cineteca di Bologna,
in piazzetta Pier Paolo Pasolini, 3B,
con Gabriele Gimmelli presentiamo il suo libro
sul film di Laurel & Hardy
Grandi affari
(Mimesis)

Pubblici discorsi

15 febbraio – Bologna

Giovedì 15 febbraio,
a Bologna,
all’Atelier Sì,
in via San Vitale 69,
alle 21,
In fondo a destra
di Raffaello Baldini

Pubblici discorsi

1 marzo – Bologna

Giovedì primo marzo,
a Bologna,
in via Castiglione, 71,
all’istituto dei ciechi Francesco Cavazza,
alle 18 e 30,
Memorie di un giovane medico.

Pubblici discorsi

23 marzo – Milano

Venerdì 23 marzo,
a Milano,
alle 19,
all’associazione Italia Russia,
in via Cadore, 16,
presentazione dei viaggi in Russia:
a Pietroburgo (dal 16 al 22 lugio) e
a Mosca (dal 23 al 29 luglio)
(sono due viaggi distinti)
con Luca Bergamaschi, di Adenium Travel.

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    Qualcosa

    domenica 21 gennaio 2018

    Allora forse tra qualche mese, in settembre, dovrebbe uscire il numero 3 di Qualcosa e siamo moderatamente contenti, noi sapodisti, che siam quelli che lo fanno,
    Dopo, però, bisognerà lavorare anche ai numeri successivi e dopo il numero 3 noi pensavamo di fare uscire il numero 7, ma così, per fare un po’ i furbi, e nel numero 7 ci piacerebbe che trovassero posto delle cose che si comincia da lontano. Si comincia da un libro di Viktor Erofeev che si chiama Il buon Stalin che parla del babbo, di Erofeev, che era ambasciatore sovietico in Francia, e lì a un certo punto Erofeev dice che ci son due persone che noi conosciamo senza averle mai incontrate, il babbo e la mamma, e, in certe scuole che facciamo delle volte c’è un compito difficilissimo che dice Descrivete vostro babbo, o vostra mamma, e una volta Elvira Antinozzi ha risposto con un pezzetto che è si intitola Montenegro che fa così:

    Se potessi andare a scavare in quel buco. Ci andrei. Per cavarla fuori di lì, anche solo per un po’, perché io sono una giuggiolona grande ma di mamma ne ho ancora una gran voglia. Se io potessi!
    Anche se, da viva, dirla tutta, era un po’ mattarulla.
    Era del ‘41 e, come dire, era un po’ all’antica. Portava il mezzo tacco.
    E aveva delle strane convinzioni.
    Per esempio sosteneva che è meglio ed è più bello perdere e quindi se giocavi, fai conto, a tombola, non potevi mai dire cinquina, decina o tanto meno tombola, perché era giusto lasciarla fare a qualche altro bambino.
    E cose così. Tra l’altro era molto molto spartana, ricordo solo un pochino di rossetto albicocca e il profumo Yves San Loren che le aveva regalato il babbo.
    Il suo motto era: bisogna soffrire.
    Per questo quando io e mia sorella siamo diventate ‘ragazze’, abbiamo cioè cominciato ad avere il ciclo mestruale, lei era contraria a qualsiasi tipo di antidolorifico. Al massimo un’aspirina.
    Diceva che dovevamo resistere, al dolore, che le medicine facevano male e davano assuefazione.
    Solo che io stavo veramente malissimo, e una volta sono anche svenuta per strada, a ritorno da scuola e ho ancora in mente mio babbo che l’han chiamato, era a lavorare, è arrivato e mi ha caricato in spalla come un super eroe.
    Insomma, lei però non voleva nemmeno che stessimo troppo male e allora aveva detto che quando avevamo il mal di pancia per il ciclo potevamo bere un po’ di liquore perché – secondo lei – l’alcol dilatava i capillari e così, il sangue, defluiva più facilmente e il dolore si sarebbe alleviato.
    Per me aveva predisposto proprio una fiaschetta, una di quelle bottigline infrangibili con la chiusura ermetica.
    La riempiva con l’amaro Montenegro e me la metteva in cartella. E diceva: se stai male vai in bagno e fai due sorsi, vedrai che poi ti senti meglio.
    E io allora, appena cominciavo a star male, andavo in bagno, facevo due sorsi, ma stavo peggio di prima e dopo mi girava anche un po’ la testa.
    E una volta son tornata in classe, primo superiore, che era anche un periodo che il mio compagno di banco un po’ mi piaceva, si chiamava Cristian Gallo (che l’ho già scritto nell’altro compito della brutta figura, mi prendeva sempre in giro, mi diceva nell’orecchio: ciao bella mora lo so che ti fai suora) e a un certo punto mi si è rovesciata la cartella con tutto il contenuto, e – passi pure uno di quegli assorbenti antidiluviani alto 4 centimetri – ma, ahimè, tutti han visto che io andavo in giro con una fiaschetta di liquore in borsa. Mi son vergognata tantissimo e ho provato a spiegare la cosa ma peggioravo la situazione.
    Il mese dopo ho rubato a mia mamma i soldi e mi son comparata il primo moment.

    E ci piacerebbe che il numero 7 fosse tutto fatto di cose del genere (ma questa no, perché questa andrà nel numero 3). Ecco. Buongiorno.

    Scuola elementare

    Altri disastri

    domenica 21 gennaio 2018

    Un uomo era andato a dormire che era credente, si era svegliato che era ateo.
    Per fortuna, nella stanza di quest’uomo c’era una bilancia medica decimale, e quest’uomo era abituato a pesarsi tutti i giorni, mattino e sera. Così, andando a dormire il giorno prima, l’uomo si era pesato e aveva scoperto che pesava 4 pud e 21 funt. E il giorno dopo al mattino, dopo essersi svegliato che era ateo, l’uomo si era pesato ancora e aveva scoperto che pesava in tutto 4 pud e 13 funt. «Di conseguenza», aveva pensato l’uomo, «la mia fede pesava intorno agli 8 funt».

    Scuola elementare

    E se c’è una caduta

    sabato 20 gennaio 2018

    È di stile.
    Buongiorno.

    Scuola elementare

    Così tornammo a starcene zitti

    sabato 20 gennaio 2018

    E il treno corre.
    Come poteva quello sciocco starsene lì seduto zitto al suo posto per ore e ore, senza far altro che leggere e leggere! Quel librettino io l’avrei già letto tutto tre volte nel frattempo, ma lui lo tirava in lungo, si pavoneggiava nella sua ignoranza senza la minima vergogna. La sua ridicolaggine alla fine superò ogni limite, non ce la feci più e allungai il capo, lo guardai e dissi:
    «Come, scusate?»
    Alzò gli occhi e mi fissò cadendo dalle nuvole.
    «Eh?» chiese.
    «Scusate?»
    Non riusciva decisamente a capirmi.
    «Cosa volete?» chiese seccato.
    «Cosa voglio? Cosa volete voi?»
    «Io? Io non voglio niente»
    «Neanch’io»
    «Benissimo. E allora perché mi parlate?»
    «Io? Io ho parlato con voi?»
    «Ah», disse e si girò furioso dall’altra parte.
    Così tornammo a starcene zitti.

    [Knut Hamsun, La regina di Saba, traduzione di Monica Corbetta, Simona Colombo, Cristina Falcinella, Camilla Fosso, Emanuela Prandi, Giovanna Paterniti, Michele Zurra, Milano, Iperborea 2017, pp. 34-35]

    Scuola elementare

    Un risultato

    venerdì 19 gennaio 2018

    Credo che il gruppo che ha esposto questo striscione si chiami Militia Christi. Credo che chi, come loro, fa politica, si proponga, con le proprie azioni, di ottenere dei risultati. Credo che loro, con questo striscione, oggi, se l’hanno esposto oggi, come credo, ne abbiano ottenuto uno, piccolissimo. Che io, alle prossime elezioni, dopo venticinque anni che non ci vado, vado a votare e voto per Emma Bonino. Non per Emma Bonino. Per loro. Un omaggio alla loro intelligenza. Alla loro misericordia. Alla loro bontà. Un omaggio minuscolo: un voto. Spero che siano contenti.

    [Cliccare sull’immagine per ingrandire]

    Scuola elementare

    Arrivederci

    venerdì 19 gennaio 2018

    Allora io, come ho detto anche l’altra volta, tengo per il Parma. E, come ho detto anche l’altra volta, sì, son contento, quando il Parma vince, ma quando il Parma perde io son quasi più contento ancora. Cioè secondo me, come ho detto anche l’altra volta, ha ragione il tennista Andre Agassi quando dice che, la prima volta che ha vinto il torneo di Wimbledon, ha scoperto un piccolo grande segreto, che vincere non cambia niente. Che una vittoria non è così piacevole quant’è dolorosa una sconfitta. E che quello che provi dopo aver vinto non dura altrettanto a lungo. Nemmeno lontanamente, dice Agassi.
    Non è che son sempre stato così. Da piccolo mi piaceva, vincere. C’è stato un momento, in prima elementare, che mi ero messo a tenere per la Juventus. Vincevan sempre loro. Ma è durato pochissimo. Tre, quattro giorni. Mi vergognavo. Quando mi chiedevano «Tu per chi tieni?» rispondere «Per la Juventus», che vincevano sempre loro, mi sembrava di darmi tanta di quell’importanza. No no. Vuoi mettere rispondere «Per il Parma?». Molto più sensato. E quella cosa lì, che preferisco perdere, non come De Coubertin, che diceva che l’importante è partecipare, meno, di De Coubertin, perdere, quella cosa lì, dicevo, mi ha accompagnato per tutta la vita e quando ho cominciato a scriver dei libri, sul finire degli anni ’90, il terzo romanzo che ho pubblicato, che l’io narrante era uno che si chiamava Learco Ferrari, che voleva pubblicare dei libri e che teneva per il Parma, quel romanzo lì, che si chiamava Spinoza, cominciava con lui che raccontava come aveva cominciato a scrivere e diceva così: Continua a leggere »

    Scuola elementare

    Per rendere buoni gli uomini

    venerdì 19 gennaio 2018

    «Il crimine ha una propria causa così come ce l’ha una malattia, e il modo di affrontare razionalmente un qualsiasi stato di anormalità consiste nel rimuoverne la causa.
    «Un medico chiamato a curare una febbre tifoide cercherebbe probabilmente di individuare l’origine dell’acqua bevuta dal paziente, dopodiché, individuato il pozzo, ordinerebbe di ripulirlo per evitare che altri possano ammalarsi. Se per curare la febbre tifoide chiamassimo invece un giudice, questi infliggerebbe al paziente trenta giorni di carcere, pensando che, così, nessun altro oserebbe bere l’acqua impura. Se il paziente dovesse guarire in quindici giorni, sarebbe ugualmente tenuto a scontare la pena fino alla fine; e se, trascorsi i trenta giorni, la malattia dovesse essere peggiorata, il paziente sarebbe ugualmente rilasciato, perché la pena inflitta sarebbe stata scontata.
    «Di norma, i giudici non sono scienziati: pensano che per rendere buoni gli uomini ci sia un solo modo, che consiste nel terrorizzarli affinché non osino fare il male».

    [Meyer Levin, Compulsion, traduzione di Gianni Pannofino, Milano, Adelphi 2017, pp. 527]

    Scuola elementare

    Comincia lunedì

    giovedì 18 gennaio 2018

    Sono aperte le iscrizioni alla ventunesima scuola elementare di scrittura emiliana e letteratura russa (con esercizi pratici); dieci incontri di due ore e mezzo, dalle 21 alle 23 e 30 (lunedì 22 e 29 gennaio, 5, 12, 19, 26 febbraio, 5, 12, 19, 26 marzo all’Atelier Sì di via San Vitale, a Bologna) a parlare:
    dei semicolti e delle loro scritture,
    di letterario e di non letterario,
    del suono e del senso,
    di letteratura di finzione e di letteratura del fatto,
    dell’andare fuori tema,
    dello straniarsi,
    del non sapere,
    delle liste, delle fattografie,
    della storia delle cose,
    della frase,
    della ripetizione della frase,
    dei diversi modi di ripetere la frase,
    della trama e della non trama,
    del montaggio,
    del tutto e del niente,
    delle biografie,
    delle agiografie e del contrario delle agiografie,
    delle poesie,
    del suono nelle poesie e
    del contrario delle poesie,
    dell’editoria,
    delle pubblicazioni,
    del senso dello scrivere,
    del nostro portafoglio e di molte altre cose.

    [per informazioni e iscrizioni: workshop@ateliersi.it, 338 3625724 (da lunedì a sabato h. 15.00-18.00)]

    Scuola elementare

    Ieri sera

    giovedì 18 gennaio 2018

    A Torino, al circolo dei lettori mi hanno detto che Davide Ferrario ha detto che Fare pochissimo è un romanzo sulle fake news, e che Paolo Onori ha detto «Io, non volevo dirlo, ma mi sembrava un po’ anche a me». E poi, a parte quello, è stato bello, mi hanno detto. Io sono arrivato dopo, ma mi han detto che Onori, quando gli han chiesto se il suo libro è un libro bello, lui ha detto che lui, quando ha cominciato a scrivere dei libri, cioè recentemente, si è ripromesso di non parlare mai bene dei suoi libri perché, se sono belli, sono belli di loro, non c’è bisogno di parlarne bene, se sono brutti, non vale la pena di parlarne bene perché sono brutti, mi hanno detto che ha detto Onori. O una cosa del genere.

    Scuola elementare

    Istruzioni per fare oggi la rivoluzione:

    mercoledì 17 gennaio 2018

    un vestito nuovo, un fiore sul balcone,
    un sorriso bomba, un raggio di sole,
    fare l’amore senza moderazione.

    e guardare le nuvole, pieni di stupore.

    [Francesca Genti, Anche la sofferenza ha la sua data di scadenza, Milano, HarperCollins 2018, p. 49]