Pubblici discorsi

22 novembre – Bologna

Giovedì 22 novembre,
a Bologna,
all’Ateliersi,
in via San Vitale 69,
alle 21,
La grande Russia portatile
(ingresso 5 euro con un bicchiere di vino
o un analcolico)

Pubblici discorsi

13 dicembre – Bologna

Giovedì 13 dicembre,
a Bologna,
all’Ateliersi,
in via San Vitale 69,
alle 21,
Il cappotto,
di Nikolaj Gogol’
(ingresso 5 euro con un bicchiere di vino
o un analcolico)

Pubblici discorsi

15 dicembre – Bologna

Sabato 15 dicembre,
a Bologna,
in Salaborsa,
in piazza del Nettuno,
dalle 15 alle 18,
nella sala incontri del primo piano,
c’è la riunione di Qualcosa,
per lavorare al numero 7
(è aperta a tutti)

Pubblici discorsi

8 gennaio – Bologna

Martedì 8 gennaio,
a Bologna,
alla libreria Coop Ambasciatori,
in via degli Orefici, 19
alle ore 18,
presentazione di
Qualcosa
(organo ufficioso dei Sapodisti)
Sempremai editore

Pubblici discorsi

17 gennaio – Milano

Giovedì 17 gennaio,
a Milano,
alla libreria Verso,
in corso di Porta Ticinese, 40
alle 19,
presentiamo
il numero 3 di
Qualcosa

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    Comuni mortali

    lunedì 19 novembre 2018

    Che Nozdrëv fosse un bugiardo matricolato, era cosa nota a tutti, e non era affatto raro sentirgli dire delle complete assurdità; ma i comuni mortali, davvero è difficile capire come son fatti, i comuni mortali: per quanto sia banale una notizia, basta che sia una notizia, loro senz’altro la affibbiano a un altro comune mortale, anche magari solo per dire: “Guardate che balle, che mettono in giro”. E l’altro comune mortale, con piacere porge l’orecchio, benché poi dica egli stesso “Sì, questa è una volgare menzogna, che non merita che le si presti nessuna attenzione”, dopo di che parte subito a cercare un terzo comune mortale al fine, dopo avergliela raccontata, di potere esclamare con lui, con nobile indignazione: “Che volgare menzogna!”. E la cosa farà senza dubbio il giro di tutta la città e tutti i comuni mortali, per quanti ce ne sono, ne parleranno senza dubbio a sazietà, e poi riconosceranno che la cosa non merita attenzione, e non è degna del fatto che se ne parli.

    [Nikolaj Gogol’, Anime morte, capitolo ottavo]

    Scuola elementare

    L’utopia dell’idiozia

    lunedì 19 novembre 2018

    Ieri, a Milano, a Bookcity, al castello sforzesco, quando abbiamo chiesto a Patrik Ourednik se Istante propizio, 1855 fosse un omaggio all’utopia anarchica o uno smontaggio dell’utopia anarchica, la messa a nudo dell’impossibilità di una sua realizzazione, Ourednik ha detto che, di fronte allo smascheramento dell’utopia anarchiaca, al rivelarsi della sua natura idiota, l’alternativa è abbracciare il cinismo, e che lui, di fronte alla scelta tra l’idiozia dell’utopia e l’intelligenza del cinismo, lui sceglie l’idiozia dell’utopia, lui preferisce essere idiota.

    Scuola elementare

    La natura

    lunedì 19 novembre 2018

    Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

    Čechov scriveva novelle senza inizio né fine.
    Al fratello Alessandro, uomo di talento, padre del geniale attore Michail Čechov, e uomo saturo di futuro, scriveva che, una volta scritto un racconto, bisognava strappare le prime cinque pagine senza leggerle. Eliminava esordi e scioglimenti.
    Čechov diceva che il vecchio dramma sapeva una cosa sola: il protagonista moriva o si sposava.
    La vecchia prosa non era morta.
    Ma Čechov aveva imboccato una via nuova, inesplorata, non battuta; addirittura rimasta inavvertita.
    Cominciò col vedere la natura.
    La natura siamo noi stessi.
    A cominciare dai bambini piccolissimi, che sono essi stessi natura, e per questo non la vedono.
    Se in ciò vedete una contraddizione, sono lieto per voi.

    [Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 172]

    Scuola elementare

    Benvenuti

    domenica 18 novembre 2018

    Mi ricordo che il ventidue o ventitré agosto del 1968 ero in fila al forno di Piazza Strossmayer e che dopo due ore mi avrebbe dovuto sostituire mia sorella. Mi ricordo che non è arrivata, che me ne sono andato e che poi a casa mi hanno sgridato.

    Mi ricordo che me ne sono andato dalla fila soprattutto perché prima di pranzo volevo avere il tempo di leggere le scritte sui muri. Mi ricordo delle scritte Via gli occupanti, Dubček, non arrenderti e Con l’Unione sovietica per l’eternità, ma nemmeno un secondo di più. Mi ricordo anche la scritta Un elefante non può ingoiare un riccio, che non avevo capito del tutto, e un’altra che mi piaceva molto, Compratevi una paletta, è arrivata un’epoca di merda.

    Mi ricordo una battuta: Si incontrano due tizi. Uno dice: “Brežněv è in ospedale”. L’altro gli chiede: “Come mai?”. E il primo gli fa: “È inciampato in un martello e gli si è infilata la falce nel culo”.

    Mi ricordo un’altra battuta sotto forma di indovinello: “Perché quest’anno a Mosca non si è tenuta la parata militare? — Perché tutti i soldati che avevano gli scarponi si trovano in Cecoslovacchia”.

    Mi ricordo una storiella secondo la quale nella redazione di un giornale avevano cacciato il correttore di bozze perché nel programma della radio non aveva individuato un errore: invece di “programma su V. I. Lenin” nella rubrica era comparso “prodramma su V. I. Lenin”.

    Mi ricordo una storiella secondo la quale il direttore della prigione di Praga aveva passato un guaio perché aveva fatto mettere sul portone la scritta “Benvenuti!” in occasione della visita ufficiale di una delegazione dall’URSS.

    [Patrik Ourednik, Anno 24, traduzione di Alessandro Catalano, il testo completo è qui: clic]

    Scuola elementare

    Gogol’ Maps

    domenica 18 novembre 2018

    Iosif Brodskij dice che la letteratura russa è cominciata a San Pietroburgo negli anni 30 dell’ottocento e che è successo che, allora, la letteratura, a San Pietroburgo, si è messa a correre dietro alla realtà, e che, dopo trent’anni, l’ha raggiunta. E che una visita alla città prevede di solito la visita all’edificio in cui Dostoevskij è stato interrogato dalla Terza Sezione e all’edificio in cui è stato interrogato Raskol’nikov, e che questo secondo edificio non è meno interessante del primo, anzi.
    In questo viaggio a San Pietroburgo, la più astratta e premeditata città del globo terrestre, secondo una celebre definizione di Dostoevskij, proveremo a raccontare la città attraverso i suoi scrittori; cominciamo il 19 aprile, e la sera, quando arriviamo, andiamo a vedere la piazza del Senato, il posto dove, nel 1825, c’è stata la prima rivoluzione russa, quella dei decabristi, la maggior parte dei quali erano degli ufficiali che avevano portato le proprie truppe intorno al monumento a Pietro il grande, che ha preso il nome da un poema di Puškin: il cavaliere di bronzo. Su questo monumento Brodskij ha scritto una pagina celebre, nella quale lo paragona al monumento a Lenin di fronte alla stazione Finlandia. Alla fine del giro vediamo l’edificio del maneggio, opera dell’architetto bergamasco Giacomo Quarenghi, dove, all’inizio di questo millennio, c’è stato il primo festival internazionale dell’arte d’avanguardia e delle performance, e parliamo anche di quello (io, involontariamente, ci ho partecipato).

    [La prossima settimana esce il programma completo di Gogol’ Maps, che è un viaggio di To sorela entertainment, associazione Italia Russia e Adenium travel]

    Scuola elementare

    Domani

    sabato 17 novembre 2018

    A me piace molto presentare i libri di Patrik Ourednik perché decide lui quello che devo dire e quello che devo leggere, mi manda la scaletta e io non devo far niente, solo andare lì a sentire com’è bravo. Domani, al Castello sfrozesco, a Milano, alle 10 e 30, c’è anche Alessandro Catalano.

    Scuola elementare

    To soréla

    sabato 17 novembre 2018

    [Stanno per arrivare i profili facebook, instagram e twitter di To soréla entertainment, forse (cliccare sull’immagine per ingrandire)]

    Scrittura emiliana

    Tolstoj e Gervinho

    sabato 17 novembre 2018

    La partita di calcio di cui voglio parlare questa settimana è una partita un po’ singolare, perché si deve ancora giocare, è Parma – Sassuolo, l’anticipo delle 12 e 30 del turno di campionato del 25 novembre 2018, tredicesima giornata del girone d’andata, ed è una partita singolare non per il risultato o per quello che succederà, cioè, non lo so, magari sarà singolare anche per il risultato e per quello che succederà, ma intanto, comunque, è singolare in anticipo per il modo in cui la vedrò, perché la vedrò come inviato di una trasmissione televisiva che si chiama Quelli che il calcio. Che non è una novità assoluta, l’ho già fatto una volta, sette anni fa, nel novembre del 2011, quando ho visto, in diretta con Quelli che il calcio, la partita Parma – Udinese, dodicesima giornata di andata del campionato 2011-2012. Le conseguenze di quella apparizione televisiva erano state limitate ma abbastanza sorprendenti, il cameriere di una pizzeria in cui andavo all’epoca mi aveva indicato e mi aveva detto «T’ho visto», sottovoce, e con un tono come se avesse scoperto un mio segreto, e un caposquadra che mi comandava quando, da studente, avevo fatto la stagione dei pomodori, e che mi aveva fatto rapporto per un motivo che qui è troppo lungo spiegare, mi aveva scritto e mi aveva chiesto se ci potevamo vedere, per bere un caffè, cosa che poi non era successa, chissà perché. Di quella partita ricordo che il Parma aveva vinto due a zero, avevano fatto gol Biabiany (che è, anche quest’anno, un giocatore del Parma) e Giovinco, che adesso gioca in Canada. Mi ricordo anche che, come centravanti, nel Parma giocava Graziano Pellè, che poi sarebbe diventato centravanti della nazionale, e che aveva la stranissima abitudine di colpire la palla prevalentemente di petto, e mi ricordo che, di fianco a me, c’era della gente che contava quante volte Pellè la toccava di petto e mi sembra che, in quella partita, avesse superato la dozzina di tocchi. Ricordo che era stranissimo veder la partita dalla tribuna, io che di solito quando vado allo stadio vado in curva, e ricordo che, dato che era qualche anno che non andavo più allo stadio, mi aveva molto stupito il fatto che prima del calcio d’inizio mettessero della musica a tutto volume, come se si fosse in discoteca, e mi era venuta un po’ di nostalgia per i rumori degli stadi di una volta, la gente che arriva e comincia a parlare gente e pian piano diventa sempre più rumorosa e poi pian piano sparisce di colpo e lascia il silenzio che c’era prima, come se fosse un fenomeno naturale, come una bufera sonora, o qualcosa del genere.
    Ricordo anche che quella volta, quando mi avevano invitato per Parma – Udinese, io non l’avevo detto a nessuno, che sarei andato in televisione a commentare la partita del Parma, perché era una cosa che, da un lato, mi faceva piacere, dall’altro un po’ mi vergognavo: io che scrivevo dei libri, dei romanzi, che era una cosa, tutto sommato nobile, alta, occuparmi di una cosa così pedestre, è il caso di dire, come la partita di calcio tra Parma e Udinese.
    Ricordo anche che mi era sembrato stranissimo vedere una partita e intanto ascoltare in cuffia quello che dicevano in studio, che dicevano delle cose che non c’entravano niente, con quello che stavo guardando, e ricordo che mi aveva colpito il fatto che tutti quelli che intervenivano avevano una cosa spiritosa da dire e ricordo che io, da bastian contrario, ero stato attentissimo a non dire niente di spiritoso e c’ero riuscito benissimo, mi sembra.
    Quando aveva fatto gol Biabiany, per esempio, che ci avevano passato la linea, io avevo detto «Bellissimo, gol. Di testa. Su calcio d’angolo. Non è neanche tanto alto. A voi la linea», o qualcosa del genere.
    Ecco quest’anno, io non sono più tanto imbarazzato, a andare in televisione a parlare del Parma, e il fatto che seguirò la partita Parma Sassuolo in diretta su Rai 2 l’ho reso pubblico senza problemi, e lo sto facendo anche in questo momento. In questi ultimi anni, devo dire, sono tornato a seguire il calcio come lo seguivo quand’ero un ragazzo, probabilmente perché, come devo aver scritto la scorsa settimana, la mia vita privata è diventata meno appassionante e ho un po’ più di tempo per dedicarmi a delle cose che non servono a niente e che mi piacciono tanto, come il calcio o la letteratura. Credo però che sarò sempre un po’ imbarazzato a entrare nel ritmo di una trasmissione dove la gente dice delle cose simpatiche e divertenti, e ho paura che, in omaggio alla mia bastiancontrarite, anche questa volta dirò delle cose antipatiche e piuttosto noiose, e, forse perché consapevoli del fatto che, a invitare uno come me, che in televisione può far la figura del disadattato, si rischia, i responsabili di Quelli che il calcio mi hanno chiesto se voglio parlare anche, un po’, dell’ultimo libro che è uscito, tra quelli che ho scritto io.
    Che io ho apprezzato il pensiero, solo che l’ultimo libro che è uscito, tra quelli che ho scritto io, si intitola La grande Russia portatile e parla della grande letteratura russa, e trovare un legame tra la grande letteratura russa e Parma – Sassuolo, anticipo delle 12 e 30 del turno di campionato del 25 novembre 2018, tredicesima giornata del girone d’andata, non è una cosa facilissima, ho pensato.
    Poi l’altro giorno, intanto che facevo la doccia, a me vengono in mente molte cose, intanto che faccio la doccia, mi è venuto in mente che in Anna Karenina, il grande romanzo di Lev Tolstoj, il fratello di Anna, il principe Stepan Oblonski, porta il suo amico Levin in un ristorante di Mosca e gli servono il suo formaggio preferito che è, sorpresa sorpresa, del parmigiano. Il che crea una relazione tra la grande letteratura russa e la città di Parma, ma non ancora tra la grande letteratura e il campionato di calcio di serie A, ho pensato.
    E avevo appena pensato così che mi son ricordato che un mio conoscente, che si chiama Davide, e che per qualche anno è stato un ultrà del Parma, mi ha raccontato che anni fa, quando seguiva il Parma con la curva, e andava anche in trasferta, una volta, in una trasferta a Pescara, gli ultras del Pescara avevano fatto un coro che diceva: «Solo i prosciutti, avete solo i prosciutti, solo i prosciutti, avete solo i prosciutti». E che gli ultras del Parma ci avevano pensato qualche minuto poi avevano risposto: «Anche i formaggi, abbiamo anche i formaggi, anche i formaggi, abbiamo anche i formaggi». E questo chiuderebbe il cerchio e legherebbe la grande letteratura russa al campionato di calcio italiano nella sua manifestazione del 25 novembre prossimo venturo Parma – Sassuolo, anticipo delle dodici e trenta della tredicesima giornata di campionato. Ma poi mi è sembrato che non fosse un legame saldissimo, e quindi ho pensato che forse non ne parlerò, di letteratura russa, a quelli che il calcio. Chissà cosa dirò. Sarà difficilissimo, dire delle cose sensate, ho paura.

    [uscito ieri sulla Verità]

    Scuola elementare

    Vagabondo

    venerdì 16 novembre 2018

    Quando ero bambino e non avevo voglia di studiare o di mettere in ordine la mia camera, i miei genitori mi dicevano vagabondo. Che detto così sembra niente, ma io sapevo che loro per vagabondo intendevano uno che non ha voglia di far niente, men che meno di lavorare, e quindi vive come un parassita alle spalle degli altri, e magari ruba pure, per cui il suo destino è la galera. E io mi sentivo molto in colpa quando mi dicevano così. Però non capivo una cosa: perché mia madre cantava sempre quella canzone dei Nomadi che faceva “io, vagabondo che son io, vagabondo che non sono altro”? Perché in una canzone ci si poteva vantare di essere un vagabondo? E non era l’unica: ce n’era anche una di Nicola Di Bari che faceva “Vagabondo, sto sognando” e quella, mi pare fosse dei Dik Dik che diceva “Cominciò così a fare il vagabondo girando paesi e città”. Per me erano tutti cattivi esempi e mi scandalizzavano anche un poco. Solo da più grande capii il lato romantico dell’essere un vagabondo, ma ormai nella mia testa rimaneva un insulto infamante, tanto che ancora oggi, quando non ho voglia di lavorare o di aiutare       mia moglie nelle faccende di casa sento come una vocina che viene a dirmi vagabondo. Anche se è una parola che non si usa quasi più, e se la dicessi ai miei figli mi guarderebbero strano. Per loro vagabondo è un cane amico di Lilly.

    [Stefano Pederzini, in Qualcosa n. 3]

    Scuola elementare

    Ieri

    venerdì 16 novembre 2018

    Ieri, a Milano, c’era un grande palazzo e al primo piano c’era una grande scritta, due lettere ogni finestra, DISMISSIONI IMMOBILIARI.
    Che dev’essere strano, come posto dove lavorarci.
    Dove lavori?
    Da Dismissioni immobiliari.
    Ah. Che bello.