lunedì 8 febbraio 2010
C’è del lavoro, in bottega.
lunedì 8 febbraio 2010
Di un anno e mezzo fa, sulla corazzata Potëmkin.
domenica 7 febbraio 2010

I libri sulle rivoluzioni iniziano di solito con un capitolo dedicato alla corruzione del potere in declino, alla miseria e alle sofferenze del popolo. Dovrebbero invece cominciare con un capitolo di analisi psicologica dove si spieghi il processo per cui un uomo oppresso e in preda al terrore vince improvvisamente i propri timori e smette di avere paura. È un processo insolito, che talvolta si compie in un attimo come per una specie di choc liberatorio: l’uomo si sbarazza della paura e si sente libero.
[Ryszard Kapuściński, Shah-in-shah, cit., p. 144]
sabato 6 febbraio 2010

Cognomi: Passeggeri e Invalidi.
[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, cit., p. 82]
venerdì 5 febbraio 2010

Come ho detto, io sono un vecchio di novant’anni, e nonpertanto la cosa che più mi piace nella vita attuale è di camminare. Delle volte sono capace di alzarmi alla mattina presto e di mettermi a girare intorno al tavolo fino a mezzogiorno. Poi mi metto a sedere e mangio. Faccio di quelle mangiate che i miei famigliari rimangono con la forchetta in mano, dal tanto che sono stupiti. E più mi guardano, più mangio di gusto. Quando cammino invece preferisco non farmi vedere perché prima o poi arriva qualcuno che mi sgrida; dicono che gli metto il nervoso, e quando mi trovano a camminare intorno al tavolo mi fanno una scenata che sentono anche i vicini.
[Daniele Benati, Silenzio in Emilia, Macerata, Quodlibet 2009, p. 27 (di questo libro si parla, con Daniele Benati, sabato 6 febbraio a Reggio Emilia, vedi colonna a fianco, pubblici discorsi)]
giovedì 4 febbraio 2010
La bambina di cinque anni ha un gatto che si chiama Pepe. Ieri mi ha detto che Pepe di sera è molto più agitato che di giorno. Io le ho detto Perché i gatti sono animali notturni. I bambini, invece, mi ha detto lei, sono animali giornurni.
mercoledì 3 febbraio 2010
Si parlava di libri, di quelli che hai comprato nelle bancarelle non sai neanche tu perché, e ce li hai ancora lì, a prender della polvere da quindici anni, e non li hai mai aperti, e a me è venuto in mente che quando ero piccolo, che andavo con i miei genitori o i miei nonni a comprare qualcosa, non so, un orologio, una frase che sentivo dir spesso, dentro il negozio, era: Le dura una vita. Adesso quella cosa non la dicono più.
martedì 2 febbraio 2010
Il 26 giugno 2010, con Cisco, abbiamo fatto questa canzone qui (il filmato è di Stefano Cattini).
lunedì 1 febbraio 2010
La bambina di cinque anni, quando sono tornato dalla Polonia, la prima cosa che mi ha detto è stata Io non voglio cambiare genitori. E poi mi ha fatto vedere un libro che si intitolava Il catalogo dei genitori e mi ha detto Sono tutti bruttissimi.
domenica 31 gennaio 2010
Al bar una volta Becchini ha detto:
“Quarantasette, morbo che parla”.
[Afro Somenzari, Brevissmi. Quattro racconti, Viadana, FUOCOfuochino 2009]