Crea sito
Pubblici discorsi

31 gennaio – Cantù

Sabato 31 gennaio,
a Cantù,
alle ore 17,
allo Spazio Libri Laboratorio La Cornice,
in via per Alzate, 9
parliamo,
con Sara Merighi,
di Siamo buoni se siamo buoni

Pubblici discorsi

7 febbraio – Milano

Sabato 7 febbraio,
a Milano,
ai Frigoriferi milanesi,
in via Piranesi, 10,
alle 21,
Tre matti

Pubblici discorsi

7 / 8 febbraio – Torino

Sabato 7 e domenica 8 febbraio,
a Torino,
al Circolo dei lettori,
in via Bogino,
Repertorio dei matti della città di Torino,
seconda parte,
riservato agli iscritti
(per iscrizioni: clic)

Pubblici discorsi

11 febbraio – Bologna

Mercoledì 11 febbraio,
a Bologna,
Atelier Sì,
in via San Vitale, 69,
alle 21,
lettura integrale di
Memorie di un pazzo
di Tolstoj,
(da Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj,
Tre matti)
ingresso libero

Pubblici discorsi

14 / 15 febbraio – Genova

Sabato 14 e domenica 15 febbraio,
a Genova,
in Via Cairoli, 4
prima parte della
Scuola elementare di scrittura
emiliana all’estero
(per informazioni e
iscrizioni: clic)

Pubblici discorsi

28 febbraio / 1 marzo – Genova

Sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo,
a Genova,
in via Cairoli, 4,
seconda parte della
Scuola elementare di scrittura
emiliana all’estero
(per informazioni e
iscrizioni: clic)

Pubblici discorsi

21 marzo – Rimini

Sabato 21 marzo,
a Rimini,
non so ancora bene dove
né a che ora,
con Carlo Boccadoro
al pianoforte facciamo la
lettura integrale della Fondazione,
di Raffaello Baldini

  • Vecchi discorsi

  • Scuola elementare

    Della città di Bologna

    sabato 31 gennaio 2015

    Qualche mese fa ero a Genova a fare un seminario di scrittura, e a me la gente, a Genova, hanno un modo di parlare, mi sembrano tutti un po’ squinternati, allora forse è stato per quello, che quando, in quel seminario, ho letto dei pezzi dal Repertorio dei pazzi della città di Palermo, di Roberto Alajmo, che è proprio un elenco di matti, come questo, per esempio: «Uno era il professore Ascoli, medico di fama. Quando si trovava ad affrontare un caso clinico particolarmente delicato, gli capitava di sospendere la visita, lasciare il paziente in mutande nel suo studio e andare a fare una passeggiata in bicicletta per riuscire a riflettere meglio. Poi tornava e non sbagliava mai una diagnosi», dopo che ho letto un po’ di pezzi come questo, a Genova, ho detto a chi faceva il seminario: «Ma perché non fate il Repertorio dei pazzi della città di Genova?». Dopo, quando son tornato a Bologna, a guardarmi intorno ho pensato che anche a Bologna, c’era pieno di squinternati, e mi sono chiesto «Ma perché non faccio il Repertorio dei matti della città di Bologna?». E dopo, quando sono andato a Milano, mi son guardato intorno ho pensato che anche a Milano, c’era pieno di squinternati, e ho fatto una proposta alla casa editrice Marcos y Marcos, e loro hanno accettato e abbiamo cominciato a lavorare e stiamo facendo i repertori dei matti delle città di Bologna e di Milano e di Torino e faremo quelli di Genova, di Roma e di Napoli e di Cagliari e da ognuno di questi seminari salterà fuori un libretto, e quelli che han partecipato al seminario di Bologna, che è stato il primo, han tirato fuori diversi matti bolognesi tra i quali anche questi: (li hanno scritti Chiara Lambertini e Paolo Ricci): «Uno era il migliore amico di Michael Jackson. Lo aveva conosciuto quando Michael Jackson aveva dovuto rifare il bagno nella sua casa di Parigi e si era rivolto alla Manutencoop. La Manutencoop aveva mandato lui, che era il fontaniere di fiducia, e così lui era partito per Parigi con i suoi attrezzi da fontaniere e un sacchetto di tortellini. La casa di Michael Jackson era piena di cose meravigliose che Michael Jackson gli aveva fatto vedere; poi Michael Jackson gli aveva chiesto di trasformare il gabinetto in modo che venisse su dal pavimento, premendo un tasto, solo nel momento del bisogno poi, finito il bisogno, premendo un altro tasto tornasse giù e sparisse sotto le piastrelle. A un certo punto si era fatta l’ora di mangiare, e lui aveva tirato fuori i suoi tortellini da cuocere; Michael Jackson aveva il suo mangiare speciale, ma quando aveva visto i tortellini gli aveva chiesto di fare cambio e gli erano piaciuti da matti. A quel punto era nata l’amicizia e così, entrati in confidenza, avevano cominciato a chiacchierare. Poi lui si era messo a cantare e a suonare, così, tanto per passare il tempo, e Michael Jackson era rimasto così colpito che gli aveva chiesto per favore di insegnargli a cantare e a suonare, perché – aveva detto – era molto meno bravo di lui»; «C’era uno che fingeva di essere suo fratello gemello. Se per caso incontrava qualche suo conoscente per strada che lo salutava lui gli rispondeva stupito ‘mi scusi signore ma io non la conosco forse si confonde con mio fratello gemello’ e il conoscente allora prontamente si scusava imbarazzato dicendo che la somiglianza era davvero notevole».

    [Libero, Come la coda del maiale]

    Scuola elementare

    Il muftì

    venerdì 30 gennaio 2015

    Molière, Il borghese gentiluomo

    IL MUFTÌ

    Se ti sabir;
    Ti respondir;
    Se non sabir;
    Tazir, tazir.

    [Molière, Il borghese gentiluomo, traduzione di Romeo Lucchese, Milano, Garzanti, 2000, p. 187]

    Scuola elementare

    Se dovessi votare

    venerdì 30 gennaio 2015

    Per quel che può contare (niente), se dovessi votare per il presidente della repubblica, le prime tre votazioni voterei scheda bianca, dalla quarta in poi voterei scheda bianca.

    Scuola elementare

    I passeggeri-pensieri

    venerdì 30 gennaio 2015

    Viktor Šklovskij, C'era una volta

    I suoi libri, non grandi per volume, sono pieni di osservazioni, come un treno sui binari. I passeggeri-pensieri hanno riempito tutti i posti dei vagoni, sono sospesi tra i vagoni, aggrappati ai predellini. Non tutti e non sempre fanno lo stesso itinerario.
    Ci sono quelli che hanno sbagliato treno.

    [Viktor Šklovskij, C'era una volta, traduzione di Sergio Leone, Milano, il Saggiatore 1968, pp. 150]

    Scuola elementare

    Due mondi

    giovedì 29 gennaio 2015

    In questi anni, quando mi capitava di discutere con qualcuno, quando quei qualcuno con cui discutevo non davano alla discussione la direzione che interessava a me, cioè di ammettere che io avevo ragione loro avevan torto, ma continuavano, insensibili alle mie argomentazioni, a pretendere che io avessi torto loro avessero ragione, quando succedeva una cosa del genere eran discussioni che finivano sempre con me che dicevo: «Oh, ascolta, io sono così».
    Dopo, qualche mese fa, m’è venuto da chiedermi “Ma così come? Cioè com’è, il così che sei?”.
    E mi son dovuto rispondere che io, in realtà, non lo sapevo mica, il così che ero.
    Allora ho cominciato a fare una cosa che io non lo so, se ho fatto bene o se ho fatto male.
    Secondo me avrei fatto meglio a non farla.
    Però non potevo non farla.
    Cioè potevo, ma sarebbe stato disonesto.
    Non che io sia uno onesto.
    Non lo so.

    Scuola elementare

    L’offesa del fazzoletto

    giovedì 29 gennaio 2015

    Viktor Šklovskij, C'era una volta

    Nell’infanzia i giorni sono pieni di novità, lunghi per i dispiaceri.
    Anche adesso ricordo l’offesa di quando ti pulivano il naso col ruvido fazzoletto, forte e con cura.
    Era un’offesa grande.

    [Viktor Šklovskij, C'era una volta, traduzione di Sergio Leone, Milano, il Saggiatore 1968, pp. 19.20]

    Scuola elementare

    Adesso vado

    mercoledì 28 gennaio 2015

    si sente?

    Buona sera. Si sente? Grazie. Buonasera. Mi presento: mi chiamo Paolo Nori, sono di Parma, ho 47 anni, e scrivo dei libri. In uno dei libri che ho scritto, che si intitola Spinoza, ho raccontato, più o meno, perché ho cominciato a scrivere, è un pezzo brevissimo che mi permetto di leggervi, e fa così:

    Da piccolo facevo il portiere. Giocavo nella squadra del quartiere dove abitavo, il quartiere Montebello. Portiere degli allievi della Montebello. Allora una volta, ero lì che dovevo rinviare coi piedi, mi sono chiesto improvvisamente Chi me lo fa fare a me, di rinviare la palla coi piedi?
    C’erano i miei compagni, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’erano gli avversari, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. E io ero lì, la palla in mano, avevo appena fatto una parata, facile, colpo di testa senza forza, dritto tra le mie braccia, ero lì che cercavo di ricordarmi chi me lo faceva fare, di rinviare la palla coi piedi.
    C’erano i panchinari della mia squadra, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’erano i panchinari della squadra avversaria, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’era l’allenatore della squadra avversaria, tutto voltato verso di me, aspettava tutto che rinviassi la palla coi piedi. C’era il mio allenatore, gridava Che cazzo fai? Muoviti! Io stavo lì, col pallone in braccio, pensavo, pensavo.
    C’erano i guardalinee, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’era l’arbitro, tutto voltato verso di me, aspettava tutto che rinviassi la palla coi piedi. Poi dopo ha fischiato. Punizione a due in area per la squadra avversaria.
    Battono, tirano, gol.
    Cominciato a scrivere.

    Scuola elementare

    Repertorio dei matti della città di Milano

    mercoledì 28 gennaio 2015

    Uno faceva finta di essere normale e cercava di dimostrare a se stesso che il suo corpo era davvero suo. Così si era comprato una moto col manubrio cromato e comprava anche delle collane per la moglie.

    [Questo matto è di Antonella]

    Scuola elementare

    Complimenti

    mercoledì 28 gennaio 2015

    Mi ricordo uno, una volta, su un treno, che ha detto: «Faccio i complimenti a me stesso».

    Scuola elementare

    No

    mercoledì 28 gennaio 2015

    Ho appena sentito per radio un parlamentare che dice che in nessun pianeta c’è una procedura così limpida come quella che ha inventato il suo movimento. In nessun pianeta.