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Pubblici discorsi

30 luglio – Baganzola (PR)

Sabato 30 luglio,
a Baganzola (PR),
alla festa di Liberazione,
alle 20 e 30 (se non ho capito male)
Le parole del 900
discorso sulle parole a partire dal libro
Le parole senza le cose.

Pubblici discorsi

2 agosto – Bologna

Martedì 2 agosto,
a Bologna,
a Villa Angeletti,
intorno alle 19 e 30,
Bruno Stori legge
tre favole da
Tredici favole belle e una brutta
(c’è anche un giro in bicicletta, ci si può iscrivere
qui: clic)

Pubblici discorsi

4 agosto – Bologna

Giovedì, 4 agosto,
a Bologna,
al Cortile del piccolo Teatro del Baraccano,
Via del Baraccano 2,
alle 21,30 (probabilmente)
Tutto tranne che il liscio
con io, che mi chiamo
Paolo Nori,
che leggo (e canto),
e
l’orchiesta a fiato
L’usignolo
(Francesco Gualerzi, Saxofono contralto e quartino
Mirco Ghirardini, direzione e clarinetti,
Fabio Codeluppi tromba e arrangiamenti,
non sappiamo chi al bombardino,
Cristina Zambelli genis,
Benedetto Dall’aglio corno
Gianluigi Gialla Paganelli tuba)
che suonano il liscio e
anche dell’altro.
Costa 12 euro
(ridotto 10).

Pubblici discorsi

6 agosto – Pian della Scala (BL)

Sabato 6 agosto,
a Pian della Scala,
alle 16 e 30,
Paolo Nori e Vincenzo Vasi in
Io adesso ti picchio
(Daniil Charms, Iosif Brodskij, la nostra anima immortale, il theremin e il bosco)
(che è una versione appena modificata di un discorso che di solito si intitola Noi e i governi). Per informazioni:
info.busdelbuson@gmail.com

Pubblici discorsi

2 settembre – Seneghe

Venerdì 2 settembre,
a Seneghe,
alle 10,
Repertorio dei matti della città di Cagliari

Pubblici discorsi

2 settembre – Seneghe

Venerdì 2 settembre,
a Seneghe,
nella piazza dei balli,
alle 21 (se non sbaglio)
leggo La Svizzera
(dura un’ora e venti)

Pubblici discorsi

7 settembre – Mantova

Mercoledì 7 settembre, a Mantova,
Tenda Sordello, ingresso Libero,
repertori dei matti delle città
di Bologna, Milano,
Roma, Torino,
Cagliari, Parma,
Livorno e Repertorio dei pazzi
della città di Andria.

Pubblici discorsi

8 settembre – Mantova

Giovedì 8 settembre,
a Mantova,
alle 21 e 15,
al conservatorio di Musica Campiani,
i Nuovi Bogoncelli
(Paolo Nori, Marco Raffaini, Gabriele Bevilacqua, Mirco Ghirardini,
è la cosa numero 76 e costa 10 euro, sarebbe bene prenotarsi)

Pubblici discorsi

9 settembre – Mantova

Venerdì 9 settembre,
a Mantova,
alle 10 e 30,
alla chiesa di Santa Maria della Vittoria,
presentiamo, con Yocci, Il re della torta di Carote (Corraini),
è la cosa numero 85 dentro il festival letteratura, costa 5 euro,
conviene prenotarsi.

Pubblici discorsi

25 settembre – Livorno

Domenica 25 settembre,
a Livorno,
dentro il festival
Il senso del ridicolo,
alle 11 e 30,
alla piazza dei Domenicani,
repertori dei matti delle città di
Bologna, Milano, Torino, Roma, Cagliari, Parma, Andria e Livorno
(dura un’ora)

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    Una vasca da bagno bianca

    mercoledì 27 luglio 2016

    Czesław Miłosz, La mente prigioniera

    «Gli americani sono proprio così stupidi?» mi chiedeva un amico di Varsavia, e nella sua voce c’era una nota di disperazione e al tempo stesso di speranza che lo contraddicessi. Questa domanda è abbastanza sintomatica dell’atteggiamento che regna nelle democrazie popolari nei confronti dell’Occidente; una quasi completa delusione con un residuo di speranza.
    Sul piano politico l’Occidente ha offerto nel corso degli ultimi anni una quantità sufficiente di motivi di dubbio. Tuttavia nel caso degli intellettuali sono in gioco anche altri elementi, di gran lunga più complessi. Prima di entrare a far parte dell’Impero, i paesi dell’Europa centrale e orientale hanno fatto l’esperienza della seconda guerra mondiale, che per essi è stata infinitamente più dura che per l’Europa occidentale. Non soltanto la guerra ha distrutto la loro economia, ma ha anche annientato numerosi valori che fino allora erano considerati incrollabili.
    In generale l’uomo è incline a considerare naturale l’ordine nel quale vive. Le case che guarda andando al lavoro gli appaiono più come rocce generate dalla terra stessa che come opera della mente e delle braccia umane. La sua attività in una ditta o in un ufficio viene da lui considerata importante e decisiva per l’armonico funzionamento del mondo. Il modo di abbigliarsi, suo e degli altri, è a suo avviso esattamente quello che deve essere e l’idea che sia lui sia i suoi conoscenti potrebbero altrettanto bene indossare tuniche romane o armature medievali lo fa ridere. La posizione sociale di un ministro o di un direttore di banca gli sembra qualcosa di serio e degno di invidia, e il possedere una cospicua somma di denaro una garanzia di tranquillità e sicurezza. Non riesce a credere che in quella strada che conosce così bene, dove dormono gatti e giocano bambini, possa fare la sua comparsa un cavaliere che getterà un laccio al collo dei passanti per poi portarli in un mattatoio dove saranno subito uccisi e appesi a uncini. È anche abituato a soddisfare quei bisogni fisiologici comunemente considerati intimi nel modo più discreto possibile, lontano dagli occhi dei suoi simili, senza nemmeno riflettere sul fatto che tale usanza non è comune a tutti i consorzi umani. Insomma, si comporta un po’ come Chaplin nel film La febbre dell’oro che è tutto affaccendato nella sua baracca e nemmeno sospetta di essere sospeso sull’orlo di un burrone.
    Ma basta che una sola volta percorrendo quella strada egli veda sui marciapiedi uno spesso strato di vetri rotti dalle bombe mentre il vento porta via documenti a uffici evacuati in preda al panico, che già è intaccata la sua fiducia nell’illusoria naturalezza delle sue abitudini fino a quel momento. Come volano tutti quei fogli così pieni di timbri, con le diciture «confidenziale» e «segretissimo»! Quante casseforti, quante chiavi, quante pappagorge dirigenziali, quante conferenze, quanti uscieri, quanti sigari, quante signorine che battono tese sulle loro macchine da scrivere! E il vento si porta via tutti quei fogli che ognuno può prendere e leggere mentre invece nessuno lo fa perché ci sono cose più pressanti, come ad esempio procurarsi un chilo di pane. E il mondo va avanti come se niente fosse. Che strano! L’uomo avanza lungo la strada e si ferma davanti a una casa sventrata da una bomba. L’intimità delle abitazioni umane, i loro odori familiari, il loro tepore di cellule ‘ape, i loro mobili che serbano la memoria dell’amore e dell’odio. Tutto è nudo adesso! La casa mostra la sua struttura: non più roccia che ha sfidato i secoli ma intonaco, calce, mattoni, armature. E al terzo piano, solitaria e accessibile ai soli angeli, una vasca da bagno bianca dalla quale la pioggia cancellerà il ricordo di coloro che vi si sono lavati. Persone ancora poco tempo fa potenti e venerate hanno perduto tutto ciò che avevano, e vanno per i campi mendicando dai contadini qualche patata. I soldi da un giorno all’altro cambiano valore, diventando mucchi di assurdi rettangoli stampati. Su un ammasso di rovine fumanti sta seduto un ragazzino che frugando nella cenere con un filo di ferro canticchia una canzone su un grande condottiero, tanto valoroso che non permette al nemico di avvicinarsi nemmeno alla frontiera.

    [Czesław Miłosz, La mente prigioniera, traduzione di Giorgio Origlia, Milano, Adelphi 2013 (3), pp. 47-48-49]

    Scuola elementare

    Gli impegni della Battaglia

    mercoledì 27 luglio 2016

    La Battaglia mi ha telefonato mi ha detto che non può fare i compiti perché in questi giorni è molto impegnata li fa quando torna a Bologna. Le ho chiesto che impegni ha mi ha detto che domani deve andare in spiaggia tutto il giorno e dopodomani deve andare in un posto che si chiama in un modo strano che non mi ricordo, mettiamo Català. E cosa c’è a Català? le ho chiesto io. Una cascata, mi ha detto lei. Allora io le ho detto Ah, va be’, se devi andare a Català. Li fai poi quando torni, i compiti. Che problema c’è, le ho detto. Fine.

    Scuola elementare

    Altre avventure

    mercoledì 27 luglio 2016

    Ero senza occhiali, stavo mettendo a posto i miei libri, ne ho preso in mano uno, azzurro, di Ben Jamin, chi è questo Ben Jamin?, mi sono chiesto, poi ho guardato il titolo: Infanzia berlinese.

    Scuola elementare

    Il parco Sandra Raimondo

    mercoledì 27 luglio 2016

    Un’intervista: Clic

    [cioè questa (grazie a Cristiano Antonino):]

    1. “Repertorio dei matti della città di Parma”, un libro affascinante: il concetto di fondo sembra essere la contrapposizione tra la malattia psichiatrica narrata in senso astratto dai media e la concretezza di una quotidianità in cui siamo tutti, più o meno, matti. Una lettura corretta?

    I Repertori dei matti della città di Bologna, Milano, Torino, Roma, Cagliari e Parma (e Livorno e Andria, che usciranno in settembre) sono dei libri che io curo ma che non scrivo io, sono scritti, ciascuno, da una ventina di abitanti della città della quale trattano; tra quelli che hanno scritto il Repertorio dei matti della città di Bologna c’era il direttore del servizio di diagnosi e cura della città di Bologna che, quando il libro è uscito, ha organizzato una presentazione con i suoi pazienti e una sua paziente mi ha chiesto «Ma perché non avete fatto il repertorio dei normali, della città di Bologna?», e ha detto che lei ne aveva scritto uno e ha chiesto se poteva leggerlo, e le abbiamo detto che eravamo curiosi di sentirlo e lei l’ha letto e era uno che si alzava, al mattino, faceva la doccia, si vestiva, faceva colazione, con dei biscotti al cioccolato era noiosissimo non c’è stato bisogno di dirlo, perché non avevamo fatto il repertorio dei normali, della città di Bologna. Del resto, mi sembra che da questi libri salti fuori anche quello che dici tu, che siamo, più o meno, tutti un po’ matti, in conformità con l’insegnamento della stupefacente Opera numero 13 di quel libro stupefacente di Daniele Benati che si intitola Opere complete di Learco Pignagnoli, che fa così: «Opera numero 13. Tranne me e te, tutto il mondo è pieno di gente strana. E poi anche te sei un po’ strano». Secondo quel signore che è stato direttore del servizio di diagnosi e cura di Bologna, nel nostro libretto noi abbiamo cancellato un po’ il confine tra la normalità e la pazzia, e io sono rimasto di stucco quando, qualche mese dopo, durante la lavorazione del Repertorio dei matti della città di Roma, un partecipante ha letto questo matto: «Uno che si chiamava Nino B. stava nel padiglione 16 e quando gli dissero che volevano chiudere il Santa Maria della Pietà, l’ospedale psichiatrico di Roma, prese il direttore sanitario Tommaso L. e gli disse: “non puoi sapere quanto sia difficile per noi entrare fuori”.

    2. Qual è l’aneddoto, dei tanti narrati, che ti ha più divertito?

    A me piacciono tutti, cito, un po’ a caso, dai matti di Bologna:

    Uno aveva fatto un incidente stradale mentre svoltava a sinistra, da via Matteotti in via Tiarini. Un motorino era andato a sbattergli sulla fiancata e gli avevano dato un concorso di colpa. L’assicurazione lo aveva retrocesso dalla classe uno alla classe cinque e lui ci era rimasto così male che per qualche settimana non era uscito con l’automobile. Poi si era detto che non poteva farne a meno, ma che non avrebbe mai più svoltato a sinistra. Ogni volta che doveva andare in un posto studiava meticolosamente l’itinerario in modo che potesse raggiungere la meta solo svoltando a destra. In breve tempo capì che poteva arrivare ovunque, al prezzo di dover fare lunghi giri, a volte partendo in direzione opposta alla meta, per poi aggiustarla a destra, poi a destra, poi ancora a destra, ma poi alla fine ci arrivava lo stesso. Dopo settimane di studio giunse alla conclusione che ogni punto di Bologna era raggiungibile da destra, tranne piazza Roosevelt.
    Dai matti di Milano:
    Un barbone senza gambe camminava sulle protesi, andava ad un angolo di via della Moscova, si toglieva le protesi e faceva l’elemosina. Un giorno, verso mezzogiorno, quando si era rimontato le protesi ed era andato al bar a mangiarsi un panino, questo barbone si è trovato davanti un tizio che diceva di avergli dato una moneta dieci minuti prima, quando lui non aveva le gambe. Come è possibile, diceva questo tizio, che lui prima non aveva le gambe, e ora al bar però le gambe ce le aveva? Si sentiva truffato, diceva il tizio, dal peggior truffatore, da uno che non aveva le gambe solo quando gli faceva comodo e doveva prender dei soldi, ma che poi, quando c’era da mangiarsi i panini, le gambe gli spuntavano fuori magicamente, e andava a spasso come tutti gli altri.
    Dai matti di Torino:
    Uno  che telefonava ai vicini per dire che dalla sua finestra   vedeva  un quadro storto e  per favore di drizzarlo, se no non riusciva a dormire.
    Dai matti di Cagliari:
    C’erano due, marito e moglie. Non avevano figli e non avevano amici. Passavano la settimana a lavorare, ma la domenica mattina indossavano il vestito bello, mettevano musica degli anni Quaranta sul giradischi e ballavano insieme nel salotto di casa.
    Dai matti di Parma:
    Uno che era assessore aveva proposto di cambiare il nome del parco Falcone-Borsellino in parco Sandra-Raimondo. Continua a leggere »

    Scuola elementare

    Etichette

    mercoledì 27 luglio 2016

    Per esempio io avevo un giubbetto con un’etichetta che c’era scritto «100 % poliestere» in trenta lingue diverse. In ceco si scriveva «100 % polyester». In ungherese «100 % poliészter». In polacco «100% poliester». In finlandese «100 % polyesteriä». In bulgaro «100 % полиестер». Erano queste, le cose che mi piacevano, per esempio, perché erano inutili, forse, ma era così bella, quell’etichetta, chissà quanti traduttori ci avevano lavorato.

    Scuola elementare

    La tirannia dei tenori d’opera

    mercoledì 27 luglio 2016

    kundera il sipario

    La parola «Kitsch» è nata a Monaco verso la metà del XIX secolo e indica lo sciropposo cascame del grande secolo romantico. Ma forse Hermann Broch, che vedeva il rapporto tra il romanticismo e il Kitsch in proporzioni quantitativamente inverse, era più vicino alla verità: a suo giudizio, lo stile dominante del XIX secolo (in Germania e nell’Europa centrale) era il Kitsch, dal quale si discostavano, come fenomeni eccezionali, alcune grandi opere romantiche. Coloro che hanno conosciuto la secolare tirannia del Kitsch (la tirannia dei tenori d’opera) avvertono una particolare irritazione nei confronti del velo rosa gettato sulla realtà, dell’impudica esibizione di un cuore sempre turbato, del «pane sul quale si sia versato del profumo» (Musil); da tempo il Kitsch è diventato un concetto molto preciso nell’Europa centrale, dove rappresenta il male estetico supremo.

    [Milan Kundera, Il sipario, traduzione di Massimo Rizzante, Milano, Adelphi 2005, pp. 18-19]

    Scuola elementare

    Al parco

    martedì 26 luglio 2016

    IMG_2262

    Al parco di villa Angeletti c’è della gente che suona il sassofono, sotto gli alberi. Ci son delle scritte stranissime e una specie di tavolo che potrebbe anche essere un’asse da stiro, non si sa mai che i frequentatori del parco avessero un ferro da stiro portatile e avessero bisogno di dare due colpi di ferro da stiro a una tovaglia, o a qualcosa del genere. C’è un sacco di gente che corre e c’è della gente, molti sono obesi, che fanno delle arti marziali che a me mi vien da pensare Ma prima di fare delle arti marziali, perché non dimagrite, magari? Che è un problema che ho anche con i mendicanti, che un mendicante obeso con un cartello magari Ho fame, a me mi verrebbe da fermarmi da dirgli Hai fame? Sai che non si vede? E al parco di villa Angeletti mi sembra che non ci sia villa Angeletti ma forse sono io che mi sono distratto.

    Scuola elementare

    Un’altra avventura

    martedì 26 luglio 2016

    Adesso vado a vedere Bruno Stori che legge delle favole in un parco dove non mi ricordavo di essere mai stato invece c’ero stato, mi han detto, a vedere un’edizione del Cotechino d’oro.

    Scuola elementare

    Giocare a tennis

    martedì 26 luglio 2016

    Crousley, Il fermaglio

    L’ultima volta che erano uscite insieme, per esempio, Kezia si era morsa la lingua per non spiegarle che chiedere a una donna nubile se vuole avere bambini è come chiedere a un monco se gli piace giocare a tennis.

    [Sloane Crowley, Il fermaglio, traduzione di Laura Noulian, Torino, Einaudi 2016, p. 49 (scambio mancato, il libro è rimasto a me, vado avanti a leggere)]

    Scuola elementare

    E se c’è un mai

    lunedì 25 luglio 2016

    È come in questi giorni.

    [Grazie a Leonardo]