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Pubblici discorsi

25 luglio – Collecchio

Venerdì 25 luglio
a Collecchio
al Parco Nevicati
alla Festa dell’Unità
alle 21:15
Si sente?

Pubblici discorsi

27 settembre – Bologna

Sabato 27 settembre,
a Bologna,
in Salaborsa,
al primo piano,
alla sala incontri,
dalle 15 alle 18,
ci si trova per
Niente (clic).

  • Vecchi discorsi

  • Scuola elementare

    Venedikt Erofeev

    giovedì 24 luglio 2014

    erofeev

     

     

     

     

    La controrivoluzione non si fa coi guanti bianchi.

    [Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 63]

    Scuola elementare

    L’altro giorno

    mercoledì 23 luglio 2014

    L’altro giorno, a Reggio Emilia, al festival sonoro della letteratura, c’era l’ultimo concerto dei nuovi Bogoncelli e l’è venuto a vedere anche una bambina di nove anni, che chiameremo convenzionalmente la Battaglia che prima del concerto io le ho detto «Guarda, Battaglia, se ti annoi, o ti imbarazzi, vai pure via, non preoccuparti, è una cosa un po’ lunga, e ci sono anche un po’ di parolacce» e lei mi ha detto «Be’, se ci son delle parolacce meglio, che così si ride».

    Scuola elementare

    La più dolce canzoncina

    martedì 22 luglio 2014

    Unknown

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Tu vattene per la tua strada
    che io andrò per la tua strada.

    [Leonard Cohen, La più dolce canzoncina, in Il libro del desiderio, traduzione di Livia Brambilla e Umberto fiori, Milano, Mondadori 2008, p. 131]

    Scuola elementare

    Dopo

    lunedì 21 luglio 2014

    Quando scrivo un libro, dopo, comunque, alla fine salta sempre fuori un libro che ho scritto io.

    Scuola elementare

    Inno ortodosso

    lunedì 21 luglio 2014

    proudhon

     

     

     

     

     

     

    Una mia amica che è stata a Reggio Emilia e ha visto l’ultimo concerto dei Nuovi Bogoncelli mi ha chiesto il testo dell’ultima canzone, dell’ultimo concerto dei Nuovi Bogoncelli, l’inno ortodosso, che è un pezzo del 1840 di Pierre-Joseph Proudhon che fa così:

    Essere governati significa essere guardati a vista, ispezionati, spiati, diretti, legiferati, valutati, soppesati, censurati, comandati da persone che non ne hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù. Essere governati significa essere, a ogni operazione, a ogni transazione, a ogni movimento, annotati, registrati, censiti, tariffati, timbrati, tosati, contrassegnati, quotati, patentati, licenziati, autorizzati, apostrofati, ammoniti, impediti, riformati, raddrizzati, corretti. Significa, sotto il pretesto dell’utilità pubblica e in nome dell’interesse generale, essere addestrati, taglieggiati, sfruttati, monopolizzati, concussionati, pressurati, mistificati poi, alla minima resistenza e alla prima parola di protesta, repressi, multati, vilipesi, vessati, taccheggiati, malmenati, fucilati, mitragliati, giudicati, condannati, deportati, sacrificati, venduti, traditi e, come se non bastasse, scherniti, beffati, oltraggiati, disonorati. Ecco il governo, ecco la sua giustizia, ecco la sua morale!

    Scuola elementare

    Dipende

    lunedì 21 luglio 2014

    Mi chiedono, dalla casa editrice Marcos y Marcos, che son dei miei amici, che parole vorrei respirare a Milano e io, se non fossero miei amici, a uno che mi fa una domanda così: «Che parole vuoi respirare a Milano?», gli risponderei, credo: «Nessuna».

    Però, visto che son dei miei amici, mi tocca pensarci e, se ci penso, alle parole che vorrei respirare a Milano, devo dire che non lo so.

    Che io, che ho poco più di cinquant’anni, se c’è una cosa che ho imparato, in questi cinquant’anni, è il fatto che non so niente, non solo delle parole che vorrei respirare a Milano, anche così, in generale.

    E l’unica cosa che posso forse dire, delle parole e di Milano, è raccontare di una delle prime volte che son stato a Milano da solo, avevo forse venticinque o ventisei anni, e ero in centro, e mi ero perso, e avevo fermato una signora e le avevo chiesto: «Scusi, posso chiederle un’informazione?», e lei mi aveva detto: «Dipende».

    Che io, mi ricordo, c’ero rimasto malissimo. Dipende?

    Che quella signora lì, adesso io, come ho già anche detto, non so mica niente, ma mi immagino che quella signora lì fosse milanese e non lo so, che vita facesse, tutta all’indentro, e mi vien da pensare che forse sarebbe bello provare, a Milano, per via delle parole, quando qualcuno ti chiede: «Posso chiederle un’informazione?», provare a rispondere: «Sì».

    Suona così bene.

    Però non lo so; un po’ perché, come devo aver detto, non so niente, un po’ perché ognuno, secondo me, deve fare quello che vuole, con le parole e anche senza.

    Scuola elementare

    Il suo mestiere

    domenica 20 luglio 2014

    Questa settimana la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha detto che «l’uso del linguaggio è una scelta politica, e non è giusto che donne che svolgono un ruolo non debbano avere un riconoscimento di genere anche nelle parole che le definiscono». Cioè, per esempio: se una donna facesse il muratore (che sembra una cosa strana, ma quando son stato in Russia ho visto parecchie donne che lo facevano) non bisognerebbe dire muratore, ma muratrice, se interpreto bene il pensiero della Boldrini. E se una donna facesse il facchino, per esempio, non bisognerebbe dire facchino, ma facchina. E se una donna facesse il becchino, e magari ce ne sono, che lo fanno, non bisognerebbe dire becchino, ma becchina, se interpreto bene il pensiero della Boldrini.

    Adesso io, il mio mestiere, quando mi chiedono che mestiere faccio io dico che scrivo del libri, perché non mi suona molto bene la parola scrittore, che è la parola che è scritta nella mia carta d’identità alla voce: professione. Però mi ricordo una scrittrice, della quale adesso mi sfugge il nome, la moglie di quell’attore, lì, come si chiama, Castellitto, che lei, ecco, Margaret Mazzantini, adesso mi son ricordato, ecco lei, la Mazzantini, io l’ho sentita una volta per radio che diceva «Io, come scrittore»; e mi ricordo quand’ero in Russia, nel 1995, c’era un gruppo di studentesse di architettura che dopo tre giorni che ci vedevamo una di loro mi ha detto «se mi chiami ancora una volta architetta ti do un pugno», nel senso che voleva essere chiamata architetto, con la o; allora, mi viene da chiedermi, chi ha ragione, han ragione quella studentessa di architettura e la Mazzantini o ha ragione la Boldrini? E mi vien da rispondermi che non ha ragione nessuno, cioè che han ragione tutti, perché secondo me non c’è un modo giusto e un modo  sbagliato di parlare, tutti i modi son belli, e il più bello di tutti è forse quello più usato, e forse davvero quando si parla val più la pratica della grammatica, come si dice, e l’unica cosa che forse è sbagliata, in questo campo, è dire quel che si può e quel che non si può fare, assumere quell’atteggiamento lì che ha la Boldrini di volere educare gli altri. Io, per quello che conto, e conto pochissimo, dalla Boldrini vorrei che facesse bene il suo mestiere, che è presiedere la camera dei deputati, non che mi venisse a insegnare come parlare, che di parlare ho l’impressione di esser capace anche senza i consigli della Boldrini, che con i suoi interventi da presidente della camera, però, terza carica dello Stato, una cosa buona la fa, secondo me, conferma un’idea dello scrittore americano Kurt Vonnegut, che nel suo libro Un uomo senza patria scrive (nella traduzione di Martina Testa): «C’è un tragico difetto nella nostra preziosa Costituzione, e non so come vi si possa rimediare. È questo: solo gli scoppiati vogliono candidarsi alla presidenza. Ed era così già alle superiori. Solo gli alunni più palesemente disturbati si proponevano per fare i rappresentanti di classe».

     

    [uscito ieri su Libero]

     

    Scuola elementare

    Quest’estate

    sabato 19 luglio 2014

    Quest’estate, comunque, è un’estate che c’è tanta di quella roba da fare che non sembra neanche un’estate, quest’estate.

    Scuola elementare

    Ultimo giorno

    sabato 19 luglio 2014

    questa è l'acqua, rossella

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    [Reggio Emilia, ieri sera, fotografia di Rossella Hakim]

    Scuola elementare

    Come si chiama

    sabato 19 luglio 2014

    Guss Kuijer, Mio padre è un ppp

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Come si chiama la moglie di un negoziante: negozianta o negoziantessa?

    [Guss Kuijer, Mio padre è un ppp, traduzione di Valentina Freschi, Milano, Feltrinelli 2013, p. 71]