Pubblici discorsi

15 dicembre – Bologna

Sabato 15 dicembre,
a Bologna,
in Salaborsa,
in piazza del Nettuno,
dalle 15 alle 18,
nella sala incontri del primo piano,
c’è la riunione di Qualcosa,
per lavorare al numero 7
(è aperta a tutti)

Pubblici discorsi

16 dicembre – Rai 2

Domenica, 16 dicembre,
su Rai 2,
alle 15,
dallo stadio Marassi di Genoa,
Sampdoria – Parma,
dentro la trasmissione
Quelli che il calcio
ci sono anch’io
a guardar la partita

Pubblici discorsi

8 gennaio – Bologna

Martedì 8 gennaio,
a Bologna,
alla libreria Coop Ambasciatori,
in via degli Orefici, 19
alle ore 18,
presentazione di
Qualcosa
(organo ufficioso dei Sapodisti)
Sempremai editore

Pubblici discorsi

17 gennaio – Milano

Giovedì 17 gennaio,
a Milano,
alla libreria Verso,
in corso di Porta Ticinese, 40
alle 19,
presentiamo
il numero 3 di
Qualcosa

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    Un fiume

    venerdì 14 dicembre 2018

    Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore

    Il termine «scritto» è sbagliato se riferito ai romanzi. I romanzi non si scrivono, anche se Mark Twain, rispondendo alla domanda su come si dovesse scrivere un romanzo, rispose: «stando seduti». I romanzi vengono costruiti. Il romanzo non è un lago, ma un fiume, e si potrebbero scegliere come epigrafe per i romani le parole del Canto della schiera di Igor:
    «O Dnepr Slavutič! Ti sei fatto strada tra i monti di pietra…»

    [Viktor Šklovskij, L’energia dell’errore, traduzione di Maria Di Salvo, Roma, Editori Riuniti 1984, p. 236]

    Scuola elementare

    Comunque

    giovedì 13 dicembre 2018

    Oggi, comunque, non ho preso neanche un treno

    Scuola elementare

    Ridevano di lui

    giovedì 13 dicembre 2018

    I giovani funzionari ridevano di lui e facevano gli spiritosi ai suoi danni, per quanto glielo permetteva l’umorismo burocratico; raccontavano, di fronte a lui, varie storie inventate sul suo conto, sulla sua padrona di casa, una vecchia di settant’anni, dicevano che lei lo picchiava, chiedevano quando si sarebbero sposati, o gli spargevano sulla testa dei pezzetti di carta, dicendo che era neve. Akàkij Akàkevič a questo non rispondeva una parola, come se, di fronte a lui, non ci fosse nessuno: queste cose non avevano neppure nessuna influenza sul suo lavoro. In mezzo a tutte quelle seccature, non faceva il minimo errore, nel copiare. Solo se lo scherzo era troppo pesante, se gli davano un colpo sul braccio impedendogli di fare il proprio lavoro, lui diceva «Lasciatemi stare, perché mi offendete?». E c’era qualcosa di strano, in queste parole e nella voce con cui erano dette. Vi si sentiva qualcosa che induceva talmente alla compassione, che un giovanotto, assunto da poco, che, secondo l’esempio degli altri, si era permesso di prenderlo in giro, si era fermato d’un tratto, come fulminato, e da quel momento era come se tutto fosse cambiato, ai suoi occhi, e gli sembrasse in tutt’altro modo. Come se una qualche forza non naturale lo allontanasse dai suoi compagni che aveva conosciuto come persone per bene, di mondo. E a lungo, poi, nei momenti più allegri della sua vita, gli era tornato in mente il piccolo impiegato con la calvizie sulla fronte, e le sue toccanti parole: “Lasciatemi stare, perché mi offendete?”, e in queste parole toccanti risuonavano altre parole: “Io sono tuo fratello”. E quel povero ragazzo si copriva la faccia con la mano, e molte volte era trasalito, nella sua vita, vedendo quanta disumanità c’è nell’uomo, quanta furiosa volgarità sia nascosta nel raffinato, educato uomo di mondo, e Dio mio!, anche nell’uomo che il mondo giudica nobile e onesto.

    [Stasera, all’Atelier Sì, Il cappotto di Gogol]

    Scuola elementare

    Tutti

    giovedì 13 dicembre 2018

    Sono su un treno dove dormono tutti, poco prima di Parma (impressione di essere sempre su un treno, da una qualche parte).

    Scuola elementare

    Destino

    mercoledì 12 dicembre 2018

    Quando sento dei politici che pronunciano la parola ‘anima’ mi viene in mente Venedikt Erofeev, che diceva che Napoleone raccomandava ai propri generali di usare delle parole che significano tutto e non vogliono dir niente, come destino.

    Scuola elementare

    Socchiudere gli occhi

    mercoledì 12 dicembre 2018

    Anna Andreevna: voglio assolutamente che la nostra casa sia la prima della capitale, e che nella mia stanza ci sa un tale profumo da non poterci nemmeno entrare, e che per farlo si debbano per forza socchiudere gli occhi. (Socchiude gli occhi e annusa) Ah! Che meraviglia!

    [Nikolaj Gogol’, L’ispettore generale, traduzione di Serena Prina, Milano, Feltrinelli 2018 (2), p. 126]

    Scuola elementare

    Poco prima di Milano Rogoredo

    martedì 11 dicembre 2018

    Sul treno, quando ci stiamo per fermare a Rogoredo, un signore napoletano si prepara già, cappello, cappotto, sciarpa e tutto, anche se deve scendere a Milano centrale «Perché i primi saranno i primi, dice, non gli ultimi, quella è una leggenda».

    Scuola elementare

    Un’altra cosa che credo

    martedì 11 dicembre 2018

    Dopo, stamattina, in cucina, mi metto a cantare «Ci vorrebbe una carezza, per un cuore di ragazza, per capire se mi ami o no», che non c’entra niente, e mi piace per quello, credo.

    Scuola elementare

    I russi

    lunedì 10 dicembre 2018

    «Leggere i russi» è un’esperienza che molti fanno nell’adolescenza, più o meno al tempo delle sigarette e dei primi, sani desideri di scappare di casa e andare a fare il mozzo. Di questi desideri i «russi» sono i più tenaci, e se poche sono le possibilità che ci si dedichi a correre lungo i moli in cerca di un brigantino, assai minori sono quelle di liberarsi di un Dostoevskij una volta che vi è entrato nel sangue. Ma non è solo lui; non esistono disintossicanti per Gogol, ed è molto più facile dimenticare il numero del telefono del primo amore, che la prima lettura della Sonata a Kreutzer di Tolstoj, o della Steppa di Cechov. Così accade che, periodicamente, nella vita, veniamo accolti da un attacco di «leggere i russi».

    [Giorgio Manganelli dentro La grande Russia portatile, domani a Milano nella sede nuova dell’Associazione Italia Russia]

    Scuola elementare

    Parma – Chievo

    lunedì 10 dicembre 2018

    Ieri, allo stadio Tardini di Parma, Parma – Chievo, il Parma perdeva 1 a 0, hanno dato una punizione al limite dell’area e io ho detto a Sara Sorrentino, che commentava con me la partita per Quelli che il calcio «Peccato che il Parma non ha nessuno capace di tirar le punizioni, l’unico bravo è in panchina, Stulac».
    Dopo l’ha tirata Bruno Alves, una lecca all’incrocio, imparabile. 1 a 1. Se ci fosse bisogno di una dimostrazione del fatto che io di calcio non capisco niente.