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Pubblici discorsi

24 novembre – Milano

Venerdì 24 novembre,
a Milano,
alle 9.30
nel teatro
della Casa di Reclusione Milano-Opera
in via Camporgnago 40,
Repertori dei matti delle città di Bologna,
Milano, Roma, Torino, Cagliari, Parma, Andria, Livorno,
Lucera e Capitanata, Reggio Emilia, Genova e Padova,
ingresso gratuito con preiscrizione obbligatoria: Clic

Pubblici discorsi

24 novembre – Milano

Venerdì 24 novembre,
a Milano,
alle 19,
alla libreria Verso,
in corso di Porta Ticinese, 40
alle 19,
Claudia Tarolo e Paolo Onori
presentano
Fare pochissimo,
(se faccio in tempo vado a
vederlo anch’io)

Pubblici discorsi

25 novembre – Cadelbosco

Sabato 25 novembre,
al circolo Arci Manzoni di Villa Argine
a Cadelbosco,
in provincia di Reggio Emilia,
alle ore 21.45
[dopo una cena che comincia
alle 21 (circa)]:
Repertorio dei matti delle città di
Bologna, Milano, Torino,
Roma, Cagliari, Parma,
Andria, Livorno,
Reggio Emilia,
Lucera e Capitanata,
Genova e Padova
con particolare riferimento al
Repertorio dei matti della città di
Reggio Emilia,
legge Paolo Nori
suona il Concerto a fiato L’Usignolo
(prenotazione obbligatoria
al 347.7077126 o 0522.911223)

Pubblici discorsi

7 dicembre – Bologna

Giovedì 7 dicembre,
a Bologna,
all’Atelier Sì,
in via San Vitale 69,
alle 21,
Carta canta
di Raffaello Baldini

Pubblici discorsi

15 dicembre – Milano

Venerdì 15 dicembre,
a Milano,
alla libreria Il convegno,
in via Lomellina, 35,
alle 21,
Memorie di un giovane medico
di Michail Bulgakov

Pubblici discorsi

16 dicembre – Milano

Sabato 16 dicembre,
a Milano,
all’Associazione Italia-Russia,
in via Cadore, 16,
alle 18,
La grande Russia portatile
(un libro da scrivere, forse)

Pubblici discorsi

18 dicembre – Bologna

Lunedì 18 dicembre,
alle 20,
a Bologna,
alla Confraternita dell’uva,
in via Cartoleria 20/b,
Roberto Livi e Paolo Onori
presentano
Fare pochissimo,
(se faccio in tempo vado a
vederlo anch’io)

Pubblici discorsi

19 dicembre – Firenze

Martedì 19 dicembre,
a Firenze,
al Gabinetto Scientifico Letterario
G.P. Vieusseux 2017
in Piazza e Palazzo Strozzi
alle 17 e 30
discorso su Puškin

Pubblici discorsi

20 gennaio – Bologna

Sabato 20 gennaio,
a Bologna,
in Salaborsa,
in piazza del Nettuno,
dalle 15 alle 18,
quinta riunione di
Qualcosa.

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    E se c’è un viaggio

    venerdì 24 novembre 2017

    È della speranza.

    Scuola elementare

    La partecipazione

    venerdì 24 novembre 2017

    Non mi piaceva, la mia collega, Enrica Spadoni in Coltellini.
    E non mi piaceva, il quotidiano per cui lavoravamo, Emilia Today (il vostro quotidiano preferito).
    E non mi piaceva, la televisione alla quale collaboravamo, Emilia Together (la vostra televisione preferita).
    E non mi piaceva, il mio mestiere, chissà perché lo facevo.
    Ogni tanto dovevo scrivere delle cose, non so, una volta mi avevano chiesto di dire che cos’era la partecipazione, e io, la mia prima reazione era stata «Cosa vuoi che sappia io della partecipazione?».
    Poi, ero in cucina, nella mia casa, non nella casa di Nilde, NELLA MIA CASA, e mi era venuto da pensare a una cosa che mi succedeva tutti gli anni a un festival di letteratura slava, in Cecoslovacchia quando mi invitavano ai festival di letteratura slava, tanto tempo prima, che c’era una piazza, centinaia di persone che, mossi dalla voce di qualcuno che era in piedi su un palco, cominciavano a respirare insieme, come se fossero un’unica bestia.
    E io, che ero lì con loro, non ero più io, ero una parte di quella bestia.
    Non so cos’era, aveva qualcosa, è difficile usare la parola magia, nel nostro secolo così poco avventuroso, ma era una specie di magia.
    Mi succede ancora con mia figlia e con Nilde: son dei momenti, ce ne son tre o quattro all’anno, chissà cosa succede, chissà cos’è che li scatena, ma noi, in quei momenti lì, non siamo più tre, siamo un’unica bestia, e è una cosa, non so come dire, commovente, avevo pensato lì in piedi, nel bianco della mia cucina, più che in piedi in punta, di piedi, trattenendo il fiato, era stato un pensiero che era si sviluppato dall’inizio alla fine e intanto che lo pensavo io non mi vedevo ma se mi fossi guardato, probabilmente avrei visto che ero in punta di piedi e che tenevo le labbra come a pronunciare una u, come se fossi un barista.

    [Paolo Onori, Fare pochissimo, Milano, Marcos y Marcos 2017, pp. 31-32]

    Scuola elementare

    Cinque?

    giovedì 23 novembre 2017

    Quante volte, mi chiedevo, si può controllare il biglietto del treno prima di partire senza che diventi una patologia? Dieci? Cinque? Se sono cinque io sono malato, ho paura.

    Scuola elementare

    Smerdjakov

    giovedì 23 novembre 2017

    Grigorij gl’insegnò a leggere e a scrivere, e quando toccò i dodici anni, si fece a insegnargli la Storia Sacra. Ma l’impresa andrò subito in fumo. Bruscamente, la seconda o al massimo la terza lezione, il ragazzo di punto in bianco si mise a ridacchiare.
    – Chi hai? – domandò Grigorij, sbirciando severo di sotto agli occhiali.
    – Oh, niente. La luce, il Signore Iddio, l’ha creata il primo giorno: e il sole, la luna e le stelle, il quarto giorno. O allora di dove veniva la luce, il primo giorno?

    [Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, traduzione di Agostino Villa, Torino, Einaudi 2014, p. 165]

    Scuola elementare

    Una previsione

    giovedì 23 novembre 2017

    Secondo me, quando morirò, se per assurdo fosse disponibile la registrazione di tutte le cose che ho detto nella mia vita, e se per assurdo uno si prendesse la briga di sbobinarle e di fare una statistica sulla parola che ho detto di più, secondo me sarebbe «Ahi».

    Scuola elementare

    Cosa c’è da fare

    giovedì 23 novembre 2017

    Io, prima, quando non andavo su internet, fino al 1999, più o meno, rarissimamente mi capitava di leggere delle cose che non mi interessavano; quando ero dal medico, forse, o dal dentista, e in pochissime altre occasioni; adesso mi succede tutti i giorni, continuamente, e mi dico che bisognerebbe forse fare qualcosa ma mi vien da pensare che, probabilmente, non c’è niente da fare.

    Scuola elementare

    Iscritto a marzo del 2012

    giovedì 23 novembre 2017

    [cliccare sull’immagine per ingrandire (grazie a Alice)]

    Scuola elementare

    E se c’è una rivoluzione

    mercoledì 22 novembre 2017

    È russa.

    [Grazie a Pierluca]

    Scuola elementare

    Avventure

    mercoledì 22 novembre 2017

    Stamattina stavo superando un taxi, con la mia bicicletta, il tassista ha aperto la portiera, mi ha preso contro, mi sono trovato per terra, la schiena sull’asfalto di via Andrea Costa, a Bologna, che pensavo «Accidenti».
    Lui si è scusato io gli ho detto «Non è successo niente di grave», stavo quasi per ringraziarlo che è stato quasi bello, un po’ di movimento. Adesso invece sto andando a Firenze, con Togliatti e con la Battaglia, che andiamo a vedere la mostra su Ejzenštejn e sono su un treno che la mia vicina russa. E quando si sveglierà, che tra un po’ si sveglierà, non ci sarà nessuno che glielo dica «Guardi che lei russa», poverina. Che figura.

    Scuola elementare

    Pàpa

    mercoledì 22 novembre 2017

    Io, devo confessare, quando ero piccolo, fino a quando non avevo compiuto ventisette anni, io non ci avevo mai pensato, di fare una bambina.
    Il primo momento che mi era venuto in mente di fare una bambina, era stato per via di una parola, la parola papa, che non c’entrava niente con la religione cattolica.
    Che c’era stato un momento, tanti anni prima, che ero uno che studiava.
    Cioè ero stato studente, come tutti.
    Avevo fatto l’università, come tutti.
    Avevo studiato lingua e letteratura russa, come tutti.
    Cioè come tutti, come tutti quelli che hanno studiato lingua e letteratura russa.
    E come tutti quelli che hanno studiato lingua e letteratura russa, ero andato in Russia a abitare, per un po’.
    E ero andato a abitare in un appartamento di periferia, in uno di quei condomini di diciassette piani che c’erano allora alla periferia di Mosca e che immagino ci siano ancora.
    E, all’epoca fumavo, e nell’appartamento dove abitavo, abitavo in casa di una famiglia di russi, e i russi con i quali abitavo non volevano che si fumasse in casa, e allora a fumare io andavo sul pianerottolo.
    Che era il pianerottolo di un condominio della periferia di Mosca, al tredicesimo di diciassette piani e all’epoca, a Mosca, nei condomini di periferia, i pianerottoli non erano posti molto belli, c’era anche una cosa che si chiamava musoroprovòd.
    Condotto di scarico dell’immondizia, significa, che era un condotto che si faceva tutti e diciassette i piani e mandava un odore suo particolare che era un odore che non c’era un gran buon odore, nel pianerottolo dov’ero io, a metà degli anni novanta, in un condominio della periferia di Mosca, dove fumavo delle sigarette bulgare che non erano delle gran sigarette, devo dire, e una sera, ero lì, sul pianerottolo, con intorno l’odore del condotto di scarico dell’immondizia, un’immondizia sovietica, con un odore tutto suo particolare, e avevo nella testa delle domande del tipo “Ma perché sto fumando delle sigarette bulgare? Ma non facevo prima a portarmele dall’Italia?”, e si era aperta la porta dell’ascensore e era uscito dall’ascensore un signore con il suo cappotto grigiofumo, il suo cappello di pelo grigiofumo, la sua borsa di fintapelle grigiofumo, i suoi resti di neve grigiofumo sulle spalle, era aprile, nevicava, erano le sei di sera, e questo burocrate sovietico di mezz’età tornava dall’ufficio, probabilmente, e aveva un fascino pari a niente, uno dei pochissimi russi con un carisma nullo che avevo incontrato fino a quel giorno, era tipo il mio dodicesimo giorno in Russia, e lui era uscito dall’ascensore, era arrivato alla porta del suo appartamento, l’aveva aperta con la sua chiave e, da dentro, era venuta la voce di un bambino che diceva «Pàpa!».
    Che significa Babbo.
    E aveva un modo così bello, così amorevole, era così contento, che fosse tornato suo babbo, che io mi ricordo che lì, il momento forse meno interessante, più basso del mio primo viaggio in Russia, era stato trasformato, da una parola, nel momento in cui, per la prima volta nella mia vita, avevo pensato che forse poteva valere la pena di fare un bambino.
    O una bambina.
    Stàsùdadòss.
    Allora non lo sapevo.
    Una bambina.
    Sarebbe poi stata.
    Stàsùdadòss.

    [Paolo Onori, Fare pochissimo, Milano, Marcos y Marcos 2017, pp. 69-70]