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Pubblici discorsi

26 maggio – Bologna

Martedì 26 maggio,
a Bologna,
alla libreria Modo Infoshop,
in via Mascarella 24/b,
alle 19
parliamo,
con Maria Sebregondi,
dell’Etimologiario
di Maria Sebregondi
(Quodlibet edizioni)

Pubblici discorsi

27 maggio – Bologna

Mercoledì 27 maggio,
a Bologna,
nell’oratorio di Santa Maria della Vita,
in via Clavature 8-10,
alle ore 21,
Repertorio dei matti della città di Bologna
con Angelo Fioritti
e la redazione del Faro

Pubblici discorsi

28 maggio – Radio Deejay

Giovedì 28 maggio,
a Radio Deejay,
dentro Il volo del mattino,
tra le nove e le dieci,
si parla della
Piccola Battaglia portatile
e c’è una piccola lettura.

Pubblici discorsi

28 maggio – Torino

Giovedì 28 maggio,
a Torino,
alla libreria Il Ponte sulla Dora,
in via Pisa, 46,
c’è la prima uscita
della
Piccola Battaglia portatile
dentro una cosa che si chiama
Invito a bozze,
alle 18 e 30

Pubblici discorsi

30 maggio – Cantù

Sabato 30 maggio,
a Cantù,
allo spazio libri La cornice,
in via per Alzate, 9,
alle 17,
Repertorio dei matti della città di Milano

Pubblici discorsi

8 giugno – Bologna

Lunedì 8 giugno,
a Bologna,
alla Modo Infoshop,
in via Mascarella 24/b,
alle ore 19,
seconda parte (di tre)
della lettura integrale di
Zoo o lettere non d’amore
di Viktor Šklovskij,
nella traduzione di Maria Zalambani

Pubblici discorsi

9 giugno – Bologna

Martedì 9 giugno,
a Bologna,
alla libreria Ambasciatori,
in via degli Orefici, 19
alle ore 18 e 30,
Piccola Battaglia portatile

Pubblici discorsi

11 giugno – Bologna

Giovedì 11 giugno,
a Bologna,
alla libreria Modo infoshop,
in via Mascarella, 24/b
alle 21 e 30
Repertorio dei matti
della città di Bologna.

Pubblici discorsi

15 giugno – Bologna

Lunedì 15 giugno,
a Bologna,
alla Modo Infoshop,
in via Mascarella 24/b,
alle ore 19,
terza parte (di tre)
della lettura integrale di
Zoo o lettere non d’amore
di Viktor Šklovskij,
nella traduzione di Maria Zalambani

  • Vecchi discorsi

  • Scuola elementare

    Un appunto

    venerdì 22 maggio 2015

    comunque scrivere

    Scuola elementare

    Prima, adesso

    venerdì 22 maggio 2015

    Lui ha cinquantacinque anni però anche lui è stato giovane, e quando era giovane ha fatto l’editore, poi ha fatto lo scrittore, adesso fa il giornalista, e quando era giovane non ha mai detto Noi giovani, quando era un editore non ha mai detto Noi editori, quando era uno scrittore non ha mai detto Noi scrittori e adesso che è un giornalista non ci pensa minimamente, a dire Noi giornalisti.

    Scuola elementare

    Di mestiere

    giovedì 21 maggio 2015

    La piccola Battaglia portatile_copertina

    E una volta, quando aveva cinque anni, ho chiesto alla Battaglia che mestiere facevo io e lei mi ha detto che io, di mestiere, facevo quello che andava a leggere nei paesi estranii.

    [La piccola Battaglia portatile, esce il 28 maggio]

    Scuola elementare

    E se c’è una lunghezza

    giovedì 21 maggio 2015

    È d’onda.

    Scuola elementare

    Fate bene attenzione

    giovedì 21 maggio 2015

    matti bologna

    Uno era un operaio che lavorava a giornata, quando lo chiamavano dal comune o da qualche azienda privata, e quando non lavorava faceva il giro delle osterie dove spendeva i pochi soldi che la moglie, donna di una bruttezza raccapricciante, gli lasciava in tasca. Un giorno era morto, nel suo letto, ma mentre i becchini stavano trascinando il feretro giù per la stretta scala a chiocciola della mansarda, uno era inciampato, lasciando cadere il sacco dall’interno del quale il morto aveva ripreso a dare inequivocabili segni di vita. Aveva vissuto poi altri tre anni, ed era morto di nuovo, stavolta in tinello mentre leggeva il giornale. Ai nuovi becchini la moglie si era allora raccomandata “fate bene attenzione giù per la scala, che si scivola”.

    [Repertorio dei matti della città di Bologna, pagina 104]

    Scuola elementare

    Di niente

    giovedì 21 maggio 2015

    Buongiorno. Si sente?
    Grazie.
    Sono molto contento che mi abbiate chiamato a parlar di Raffaello Baldini, mi dispiace soltanto che io, di Raffaello Baldini, non ne so niente, o quasi niente, comunque, proviamo.
    Io, la prima volta che ho visto Baldini l’ho visto a Mantova, dev’essere stato il 2000, eravamo al festival letteratura, e l’ho sentito leggere le sue poesie prima in dialetto e poi in italiano, nelle sue traduzioni che lui chiamava traduzioni di servizio e che a me sembrano delle traduzioni esemplari.
    E la prima poesia che gli ho sentito leggere è una poesia che si intitola luglio e che fa così:

    Luglio

    Il nove luglio, una domenica, dovevano essere le cinque del pomeriggio, a Ciola, proprio in cima, alla casa di Baròus, ma di dietro, nell’ombra, tra la siepe, che di là cala giù dritto nel fondo di Lasagna, e il muro, che era tutta una verdura, con un venticello che faceva ogni tanto un po’ di tramestio fra le canne, a un tavolino giocavano a tressette e tenevano i sassi sulle carte perché non volassero via. E quando a quello di mano gli è venuta la cricca di coppe e tre tre senza denari, s’è gonfiato un po’, ma zitto, non s’è fatto capire, s’è accomodato sulla sedia, poi è uscito con l’asso, e non diceva ancora niente, ma dalla contentezza ha dato una botta sul legno che nei bicchieri il vino ha tremato tutto, e la cicala sul ciliegio ha taciuto di botto dalla paura. L’aria allora è diventata così leggera che sul crocicchio s’è sentito pigolare il campanello arruginito di una bicicletta, e laggiù, ma lontano, volare un aeroplano sopra il mare.

    Ecco. Qualche anno dopo, per un’edizione di un festival che si chiama Torino spiritualità, Caterina Fossati mi ha chiesto di scrivere un decalogo, i dieci comandamenti, e io ho scritto una cosa che è questa qua:

    1. Quando ti svegli al mattino potrebbe essere utile ricordarti che hai delle mani.
    2. Hai presente quando viene a casa tua un ospite, che non è mai stato nella tua città, magari straniero, hai presente tutta l’attenzione, tutta la cura che metti nel farlo star bene, nell’aiutarlo, nello spiegargli le cose, come funzionano, nell’accompagnarlo? Quest’attenzione e questa cura potrebbe essere utile usarla con tutte le persone che conosci.
    3. Potrebbe essere utile pensare ai tuoi morti, tutti i giorni.
    4. Ognuno fa come vuole, ma è possibile che si stia molto meglio senza guardare la televisione e senza leggere i giornali e senza ascoltare la radio. Prima di farlo, ci si potrebbe preoccupare di come riempire il tempo; dopo averlo fatto, ci si dovrebbe accorgere che il tempo ha questa caratteristica, che si riempie da solo.
    5. Può darsi sia utile ricordare una cosa che ha scritto Søren Kierkegaard, abbastanza famosa, anche se un po’ lunga: «Sposati e te ne pentirai, non sposarti e te ne pentirai lo stesso; sposarsi o non sposarsi, te ne pentirai comunque; sia che ti sposi o che non ti sposi rimpiangerai tutto. Ridi delle assurdità del mondo, e te ne pentirai; piangi sulle assurdità del mondo, e te ne pentirai; ridi o piangi, te ne pentirai lo stesso; sia che tu rida di esse o che tu pianga per esse lo rimpiangerai comunque. Dai fiducia ad una ragazza e te ne pentirai; non dare fiducia a una ragazza e te ne pentirai ugualmente; le dai fiducia o non le dai fiducia te ne pentirai in entrambi i casi; sia che le dai fiducia o che non le dai fiducia lo rimpiangerai. Impiccati e te ne pentirai; non ti impiccare e te ne pentirai, ti impicchi o non ti impicchi, lo rimpiangerai; sia che ti impicchi o che non lo fai, lo rimpiangerai comunque».
    6. Quando ti sembra di fare qualcosa di inutile, che non serve a niente, prima di smettere può forse essere utile pensare a questa cosa che ha scritto Raffaello Baldini: «se dovessimo buttare via tutto quello che, tutto quello che non serve a niente, non si può, neanche a volerlo, non si può, uno sguardo, per dire, incontri una bella ragazza, la guardi, a cosa serve? Alla televisione stai a vedere i campionati europei d’atletica, i cento metri, i duecento metri, il salto in alto, a cosa serve? O quando vengo giù dalla Marecchia, che è già notte, vedo San Marino e Verucchio che è tutta una luce, e sopra le stelle, delle volte mi fermo, si sentono tanti di quei grilli, a cosa serve?». O, in alternativa, a questa cosa di Edmond Rostand: «Cosa dite? È inutile? Lo so. Ma non ci si batte nella speranza del successo. So bene che alla fine mi metterete sotto; non importa. Io mi batto, io mi batto, io mi batto».
    7. C’è una poesia di Velimir Chlebnikov, molto breve, che può essere utile imparare a memoria, fa così: «Poco, mi serve, / una crosta di pane, / un ditale di latte, / e questo cielo, / e queste nuvole».
    8. C’è anche un’opera di Learco Pignanoli, che può essere utile imparare a memoria, è l’opera numero 138, e fa così: «Opera n. 138. I figli dei notai che diventano notai, degli attori che diventano attori, dei musicisti che diventano musicisti, dei giornalisti che diventano giornalisti, degli industriali che diventano industriali, dei dottori che diventano dottori, degli architetti che diventano architetti, degli avvocati che diventano avvocati, degli ingegneri che diventano ingegneri. Ma andatevela a prendere nel culo».
    9. Ce n’è anche un’altra, la numero 122, che, ripetuta in certi momenti, può darsi produca degli effetti inaspettati. È questa: «Opera n. 122. È già un po’ di anni che non vedo più un uomo assorto nei suoi pensieri».
    10. Ma forse no.

    Sono molte, le poesie di Baldini che parlano di cose inutili, cioè, in sostanza, di niente.

    [Inizio di Coso, discorso su Raffaello Baldini]

    Scuola elementare

    Di Reno

    mercoledì 20 maggio 2015

    Non ci avevo mai pensato, ma Casalecchio, uno che ci abita, potrebbe scriverlo anche così: Casa Lecchio.

    Scrittura emiliana

    Non stupirti

    mercoledì 20 maggio 2015

    Viktor Šklovskij, Zoo o lettere non d'amore

    Non stupirti, Alja, noi tutti sappiamo delirare. Tutti coloro che vivono seriamente.

    [Viktor Šklovskij, Zoo o lettere non d'amore, traduzione di Maria Zalambani, Palermo, Sellerio 2002, p. 53]

    Scuola elementare

    Ma pensa

    mercoledì 20 maggio 2015

    Mi sono accorto adesso che il modo in cui scrivo all’arovescia non è giusto. Ma pensa. Dipende secondo me dal fatto che, in dialetto parmigiano, si dice «a l’arversa». Ecco tutto.

    Scrittura emiliana, Scuola elementare

    Zoo

    martedì 19 maggio 2015

    Viktor Šklovskij, Zoo o lettere non d'amore

    Prima parte (di tre): clic