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Pubblici discorsi

6 febbraio – Andria

Sabato 6 febbraio,
a Andria,
al Genius Loci,
in via Cavallotti, 29,
alle 19,
Manuale pratico di giornalismo disinformato

Pubblici discorsi

12 febbraio – Bologna

Venerdì 12 Febbraio,
a Bologna,
alla Biblioteca Tassinari Clò
nel Parco di Villa Spada,
in via di Casaglia 7,
alle 18 e 30,
Repertorio dei matti della città di Bologna

Pubblici discorsi

19 febbraio – Terlizzi

Sabato 19 febbraio,
a Terlizzi,
al circolo Melweg,
in corso Dante 43,
alle 21,
Manuale pratico di giornalismo disinformato

  • Vecchi discorsi

  • Scuola elementare

    A mio avviso

    sabato 6 febbraio 2016

    Una mia amica mi ha detto che una popolazione africana del Mali, i Dogon, erano stati accusati di fingere di avere dei riti speciali per far contenti gli antropologi che li andavano a studiare lì in Africa dove abitavano e a me, non so se sia vero, ma a me è venuto in mente che io, nel corso della mia vita, più di una volta mi son comportato con i miei interlocutori come forse si comportavano i Dogon con gli antropologi occidentali.
    Per esempio quando ero un bambino, quando mi avevano regalato il primo orologio, io ogni dieci minuti guardavo l’orologio e facevo una faccia che mi sembrava che tutti mi guardassero e che si immaginassero i pensieri profondi che c’erano nella mia testa, e io mi ricordo cercavo di atteggiar la mia faccia all’espressione che fa uno quando pensa la frase seguente: «A mio avviso».
    Oppure, sempre da bambino, quando avevo avuto il mio primo portafogli ogni tanto io mi fermavo, nei giri che facevo in città, entravo in un bar, prendevo un succo di frutta e dopo pagavo con un’aria come per fare intendere al barista che io ne avevo già bevuti, dei grappini.
    Oppure quand’ero un ragazzo che giocavo a pallone che quando entravamo e ci mettevamo in fila al centro del campo e l’arbitro poi dopo fischiava per dire che potevamo schierarci ognuno al suo posto, io subito dopo quel fischio mi mettevo a saltellare e a fare dei gesti come per sciogliere i muscoli che cercavo di fare capire agli spettatori, che poi eran tutti parenti di noi che giocavamo, che io avevo dei muscoli duri abbastanza che se non li scioglievo prima di cominciare a giocare sarebbe stato un problema.
    Oppure, quand’ero a scuola, le volte che la professoressa stava per chiamare qualcuno per interrogarlo io guardavo fuori dalla finestra con un’aria che manifestava al mondo la serenità mia interiore che era la serenità di uno che nelle ore successive non c’era nessun avvenimento che poteva turbarne l’interno benessere.
    O infine, ma solo perché poi lo spazio di questa rubrica finisce, da quando ho cominciato a scriver dei libri io quando mi fotografano per via che scrivo dei libri io cerco di atteggiar la mia faccia all’espressione che fa uno quando pensa una frase che che poi è sempre quella: «A mio avviso».
    Ogni tanto, è raro, ma ogni tanto ci son dei momenti che i miei comportamenti non sono dettati degli antropologi che mi stanno studiando, per esempio l’altro giorno son stato a Fabbrico, un paese in provincia di Reggio Emilia che non c’ero mai stato, e data la mia passione per l’Unione Sovietica ero contento, d’andarci, che Fabbrico dev’essere stato uno dei paesi più comunisti d’Italia e avevano un sindaco, mi han raccontato, un ex partigiano, che quand’era partigiano, un sabato sera, i fascisti gli avevan sparato e l’avevan lasciato lì pensando che fosse morto e invece non era morto e si era trascinato fino a una casa che l’avevan curato e lui, una cosa che gli dispiaceva moltissimo, era il fatto che aveva il vestito della festa che gliel’avevan bucato, e poi dopo la guerra aveva fatto l’operaio e poi era diventato il sindaco di Fabbrico, uno dei paesi più comunisti d’Italia e l’altra sera, quando sono arrivato a Fabbrico, la prima cosa che ho visto quando sono uscito dalla macchina che mi era venuta a prendere in stazione, ho visto un bar che fuori c’era un’insegna che diceva Bar Beautiful, e ho fatto la faccia come di uno che ci era rimasto d’un male.

    [uscito ieri su Libero]

    Scuola elementare

    Una copertina per il lungo

    venerdì 5 febbraio 2016

    Tre giusti_media

    [esce il 25 febbraio (cliccare sull’immagine per ingrandire)]

    Scrittura emiliana

    Se è difficile far parlare i primi

    venerdì 5 febbraio 2016

    Georges Simenon, Lettera al mio giudice

    Lei conosce i delinquenti, ma non i malati. Se è difficile far parlare i primi, è altrettanto difficile far tacere i secondi: non può immaginare che cosa significhi vederli sfilare per ore, tutti polarizzati sul loro caso, sui loro doloretti, sul loro cuore, sulla loro pipì e sulla loro popò.

    [Georges Simenon, Lettera al mio giudice, traduzione di Dario Mazzone, Milano, Adelphi 1990, p. 87]

    Scuola elementare

    Soluzioni

    venerdì 5 febbraio 2016

    Dopo poi stamattina ho scoperto di avere un personal banker. E ho pensato Sai cosa faccio, io? Vado a correre.

    Scuola elementare

    Una rassegna

    venerdì 5 febbraio 2016

    Il comune di Parma ha organizzato una rassegna che si intitola Argento vivo (se c’è un argento, è vivo) nella quale, lunedì otto febbraio, alle ore 17, per la serie: Voci di donne, Maria Laura Ferraris, l’assessore alla cultura del comune di Parma, Maria Laura Ferraris, «si racconta prendendo il the nel suo ufficio con le partecipanti. Prenotazione obbligatoria riservata alle donne. Max 15 partecipanti». Se qualcuno vuole andare: Clic

    Scuola elementare

    È incredibile

    giovedì 4 febbraio 2016

    Georges Simenon, Lettera al mio giudice

    È incredibile quanto può sembrare lungo un treno quando lo si perde; i vagoni non finiscono mai di sfilare lungo la banchina.

    [Georges Simenon, Lettera al mio giudice, traduzione di Dario Mazzone, Milano, Adelphi 1990, p. 87]

    Scuola elementare

    Una cosa che mi piace

    giovedì 4 febbraio 2016

    Una cosa che mi piace, dei giusti di Leskóv, è il fatto che sono dei giusti che non sembran mica tanto giusti.
    Uno di loro, il pecorone, protagonista dell’omonimo racconto del 1862, si scopre quasi subito che «Non poteva soffrire la letteratura moderna e leggeva soltanto il Vangelo e gli antichi classici; non poteva sentire discorso alcuno che riguardasse le donne, perché le considerava tutte, in massa, delle sciocche e con molta serietà si rammaricava che la sua vecchia madre fosse una donna, e non un qualche essere senza sesso», che è un discorso che appena uno lo sente gli vien da pensare “Ben ma, sarebbe un giusto, questo qua?”.

    [Dalla postfazione a Tre giusti di Nikolaj Leskóv, che si intitola Sei cose che mi piacciono dei giusti di Leskóv, la postfazione, e che esce il 25 febbraio, il librettino]

    Scuola elementare

    In fin dei conti non muoiono

    giovedì 4 febbraio 2016

    Iosif Brodskij, O Sereže Dovlatove, in Sergej Dovlatov, Poslednjaja kniga

    Gli scrittori, soprattutto quelli notevoli, in fin dei conti non muoiono; si dimenticano, passano di moda, si ristampano. Fin tanto che esistono i suoi libri, uno scrittore è, per il lettore, sempre presente. Nel momento della lettura il lettore diventa quello che legge e, in linea di principio, gli è indifferente dove sia l’autore e di cosa si occupi. Gli fa piacere sapere, naturalmente, che l’autore è un suo contemporaneo, ma non si addolora particolarmente, nel caso che non lo sia. Di scrittori, anche di quelli notevoli, nel cuore della gente ce ne sono parecchi. Più, in ogni caso, delle persone che vi sono care davvero. Gli uomini, però, loro muoiono.

    [Iosif Brodskij, O Sereže Dovlatove, in Sergej Dovlatov, Poslednjaja kniga, Azbuka, Spb 2012, pp. 295-296]

    Scuola elementare

    Destini

    giovedì 4 febbraio 2016

    Essere un uomo del mio tempo significa, tra le altre cose, avere per tutta la vita dentro la testa una voce che dice «Noooooo, non esiste sporco impossibile».

    Scuola elementare

    Un negozio di materassi

    mercoledì 3 febbraio 2016

    Oggi son passato davanti a un negozio di materassi che c’è qui a Casalecchio di Reno che c’era un cartello che diceva «All’interno ampia sala per la prova di reti e di materassi» e mi era venuta voglia di andarli a provare però dopo alla fine non ci son mica andato.