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Pubblici discorsi

28 aprile – Bologna

Sabato 28 aprile,
a Bologna,
in Salaborsa,
in piazza del Nettuno,
dalle 15 alle 18,
sesta riunione di
Qualcosa.

Pubblici discorsi

1 maggio – Parma

Martedì primo maggio
a Parma,
al parco ex eridania,
alle 17 e 30, circa,
leggo un discorso sul lavoro
(dura 20 minuti)

Pubblici discorsi

2 maggio – Palermo

Mercoledì 2 maggio,
a Palermo,
alla libreria Modus Vivendi,
in via Quintino Sella 79
alle 18 e 30
Fare pochissimo

Pubblici discorsi

2 maggio – Palermo

Mercoledì 2 maggio
a Parlermo,
alla libreria Modus Vivendi,
in via Quintino Sella 79,
alle 21,
Memorie di un giovane medico

Pubblici discorsi

9 maggio – Parma

Mercoledì 9 maggio,
a Parma,
alla libreria Diari di Bordo,
in Borgo Santa Brigida, 9,
alle 18 e 30 (credo),
Caterina Bonetti e Paolo Onori
presentano
Fare pochissimo
(se riesco ci vado anch’io).

Pubblici discorsi

11/12 maggio – Torino

Venerdì 11 e sabato 12 maggio
faccio quattro cose a Torino,
al Salone del libro
seguono dettagli.

Pubblici discorsi

16 maggio – Parma

Mercoledì 16 maggio,
a Parma,
alla libreria Voltapagina,
in via Oberdan, 4
alle 18 e 30
Memorie di un giovane medico
di Michail Bulgakov

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    Un problema di autostima

    sabato 21 aprile 2018

    Buongiorno, grazie dell’invito; adesso, io, sembra una formula di rito, ma io, veramente, mi stupisco, tutte le volte che mi invitano da qualche parte.
    Anche quando scrivo i romanzi, che li mando a una casa editrice che loro lo leggono e poi mi dicono, sì, lo compriamo.
    Io, mi trattengo, ma dentro di me mi verrebbe da dire «Ma siete sicuri?».

    [Inizio del discorso Biblioteche e agenzie ippiche che dovrei dire oggi a Pistoia]

    Scuola elementare

    Un problema di vanità

    venerdì 20 aprile 2018

    Brodskij, Conversazioni

    Molto spesso chi critica una malattia o un male, per il solo fatto di farlo si sente buono, si sente nel giusto. È un errore di valutazione molto grave e piuttosto diffuso in questa professione, e non credo sia sano. E c’è anche un problema di vanità: quando un’intera nazione ti ammira, puoi dimenticare piuttosto in fretta qual è il tuo vero lavoro. Il tuo vero lavoro è scrivere bene.

    [Iosif Brodskij, Intervista a Mike Hammer e Christina Daub, in Iosif Brodskij, Conversazioni, a cura di Cynthia L. Haven, traduzione di Matteo Campagnoli, Milano, Adelphi 2015, pp. 234]

    Scuola elementare

    Matti a Bologna

    venerdì 20 aprile 2018

    Qualche anno fa, nel 2015, sul modello di un libro memorabile, il Repertorio dei pazzi della città di Palermo, di Roberto Alajmo, ho provato a curare un libro simile, il Repertorio dei matti della città di Bologna, e ho fatto un seminario (si erano iscritti in 21) dal quale è uscito un libro, pubblicato dalla casa editrice Marcos y Marcos, che ha fatto venir voglia, a me e ai partecipanti al seminario, di organizzare delle piccole gite turistiche nei posti della stravaganza bolognese, cosa che poi non abbiamo mai fatto e approfitto dell’occasione di questa guida per indicarne ai lettori due o tre, di questi posti: se andate in zona universitaria, è possibile che incontriate questo signore di cui parla Alfonso Posillipo: «Uno passava le giornate a scroccare sigarette su via Zamboni. Quando gli davano una sigaretta non la fumava, la prendeva e la riponeva in un pacchetto che aveva in tasca. A quello a cui scroccava la ventesima sigaretta offriva il pacchetto pieno a 3 euro e 50, 4 euro se nel pacchetto c’erano almeno dieci Marlboro, specificando che erano originali e non di contrabbando. Riusciva a vendere fino a due pacchetti al giorno, il sabato anche tre. Lui non aveva mai fumato una sigaretta in vita sua».
    Se andate verso la fine di via Andrea Costa, poco prima dello stadio, siete nella zona dove abita un signore di cui ha parlato Paolo Ricci: «Uno fingeva di essere suo fratello gemello. Se per caso incontrava qualche suo conoscente per strada che lo salutava lui gli rispondeva stupito ‘mi scusi signore ma io non la conosco forse si confonde con mio fratello gemello’ e il conoscente allora prontamente si scusava imbarazzato dicendo che la somiglianza era davvero notevole».
    Se per caso capitate in via Bellaria, zona Mazzini forse avrete la fortuna di incrociare il tipo descritto da Milvia Comastri: «C’era un uomo, in via Bellaria, che leggeva l’elenco del telefono alla gente che passava».
    Se, infine, andate in piazza Roosevelt, vicino al Tribunale, non vedrete probabilmente niente di strano, ma forse è bene che sappiate che quello è un posto particolare, come si deduce da questo caso raccontato da Angelo Fioritti: «Uno aveva fatto un incidente stradale mentre svoltava a sinistra, da via Matteotti in via Tiarini. Un motorino era andato a sbattergli sulla fiancata e gli avevano dato un concorso di colpa. L’assicurazione lo aveva retrocesso dalla classe uno alla classe cinque e lui ci era rimasto così male che per qualche settimana non era uscito con l’automobile. Poi si era detto che non poteva farne a meno, ma che non avrebbe mai più svoltato a sinistra. Ogni volta che doveva andare in un posto studiava meticolosamente l’itinerario in modo che potesse raggiungere la meta solo svoltando a destra. In breve tempo capì che poteva arrivare ovunque, al prezzo di dover fare lunghi giri, a volte partendo in direzione opposta alla meta, per poi aggiustarla a destra, poi a destra, poi ancora a destra, ma poi alla fine ci arrivava lo stesso. Dopo settimane di studio giunse alla conclusione che ogni punto di Bologna era raggiungibile da destra, tranne piazza Roosevelt».

    [Dalla Guida Touring di Bologna, in preparazione]

    Scuola elementare

    Avevano torto

    giovedì 19 aprile 2018

    Dopo, non avrei mai detto, nel 2009 ho curato perfino un’antologia, delle poesie di Chlebnikov.
    L’ho intitolata 47 poesie facili e una difficile, e ci ho messo una specie di postfazione dove dicevo che avevo, nello scrivere quella postfazione, un imbarazzo che mi sembrava uguale e contrario a quello che avevo quando facevo l’università, dopo che avevo deciso di scrivere la tesi su Chlebnikov e dopo che avevo cominciato, un po’, a studiarlo, e dopo che mi ero sentito, in un certo senso, un esperto, di Chlebnikov.
    Che, allora, venticinque anni fa, io se sentivo qualcun altro che parlava di Chlebnikov, non lo stavo a sentire. Cercavo di interromperlo subito, e se continuava mi veniva proprio l’istinto fisico di andare via e intanto pensavo «Come si permette, questo, di parlare di Chlebnikov, che l’esperto di Chlebnikov sono io?».
    Cioè a me, dopo che avevo letto un po’ di cose di Chlebnikov e su Chlebnikov, eran cresciuti come dei paraurti retrattili davanti e didietro che saltavano fuori ogni volta che veniva fuori l’argomento Chlebnikov e che mi impedivano di avvicinarmi e di imparare di più, ero talmente convinto di saperne, su Chlebnikov, che su questo argomento ero diventato cieco, e sordo, non muto, ne parlavo continuamente anche a della gente che, poveretti, la poesia d’avanguardia dei primi anni del novecento nella Russia presovietica e sovietica non era stranamente un argomento che li appassionava.
    Adesso, venticinque anni dopo, al contrario, per un meccanismo che non mi è chiarissimo, io di Chlebnikov ne parlo il meno possibile.
    Forse perché, come ho detto, Chlebnikov, secondo me, è molto di più di quello che io riesco a dire.
    Šklovskij diceva che era un campione, Jakobson diceva il più grande poeta del novecento, Tynjanov diceva una direzione, Markov diceva il Lenin del futurismo russo, Ripellino diceva il poeta del futuro, e avevan ragione, secondo me, tutti, però avevano torto, anche, secondo me, e avevano torto perché, secondo me, Chlebnikov è molto di più.
    Basterebbe leggere le cose che ha scritto, dovrebbe bastare.
    Come dirà Korov’ev di Dostoevskij, più avanti, tra molti paragrafi portatili, se avrete la pazienza di andare avanti.

    [Dalla Grande Russia portatile, in preparazione (esce in agosto)]

    Scuola elementare

    E

    giovedì 19 aprile 2018

    E se un popolo non ha poeti è come se gli avessero strappato la lingua.

    [Jurij Michajlovič Lotman, Conversazioni sulla cultura russa, traduzione di Valentina Parisi, Milano, Bompiani 2017, p. 183]

    Scuola elementare

    Ecco com’è

    mercoledì 18 aprile 2018

    ecco com’è signorina, in questo consiste la passione dei poeti per le sbronze e la meditazione, e quando poi la situazione si fa disperata, i cieli si spalancano e l’idea si arrampica con la sua manina fino a raggiungere la luce, e io con la pala rivoltavo quel malto scatenato, e per prima cosa avevo dovuto spalarlo a ventaglio col volgemut, Socrate e Cristo non hanno scritto nemmeno una riga, e guardate un po’! il loro insegnamento è valido ancora oggi, mentre gli altri piú libri pubblica- no e piú sono degli sconosciuti, è la cospirazione della storia, io una volta avevo fatto a gara con un saponaio nel salto a testa in giú dal biliardo e ero stato io il vincitore, certo alla fine la testa ce l’avevo bella piena di bozzi e bitorzoli, poi avevamo fatto di nuovo l’Ingresso trionfale di re Faruk, tutte le sventolone del locale ci avevano partecipato, ma poi si era messo a armeggiare Olánek, quella carogna che commerciava in mobilio vecchio e in quadri, una volta era arrivato con un quadro e ci aveva fatto un buco proprio all’altezza dell’occhio della Vergine Maria, poi aveva preso l’occhio di una carpa e l’aveva incastrato dentro fissandolo dall’altra parte col cerotto e l’aveva venduto a certi ungheresi che stavano nel cortile, e loro avevano attaccato la Vergine alla stufa, e una volta che stavano lí a pregare se n’erano scappati tutti fuori di corsa, che la Vergine Maria stava piangendo per loro, ma venne a galla il fatto dell’occhio della carpa attaccato col cerotto, per cui quella carogna, quell’Olánek, aveva portato un asino al Tunnel, dove intanto alcune sventolone mi avevano spogliato e mi avevano fatto indossare una sottoveste, sulla testa mi avevano piazzato un turbante e la faccia me l’avevano pitturata coi colori a smalto, e loro poi se n’erano andati in giro per le osterie con quell’asino e con me, e eravamo appena stati sbattuti fuori dal Grandhotel in- sieme a quel nostro Ingresso trionfale di re Faruk quando Olánek, quella carogna, aveva fatto annusare all’asino del pepe e lui mi aveva disarcionato, ma anche cosí ero io il vincitore, ero andato poi al giardino zoologico, indossavo un bel completo che avevo ereditato da uno che c’aveva le gambe cosí storte che i vestiti doveva farseli cucire su misura, ma per il resto mi cadeva a meraviglia come a Miss Venus, per cui me ne sto allo zoo davanti alla gabbia del leone e il leone all’improvviso aveva avuto tutto un fremito e appresso un sibilo! e giú una pisciata da mezzo litro, e me la spiaccica come brillantina sopra ai capelli, riuscendo poi ancora a innaffiare due slovacche, per una settimana mi ero dovuto riempire di profumo, tanto era lo spuzzo, le sventolone del City dancing, loro continuavano a annusarmi e drizzavano
    le orecchie, non è che magari ero stato da qualche parte con delle altre?

    [Boumuil Hrabal, Lezioni di ballo per anziani e progrediti, a cura di Giuseppe Dierna, Torino, Einaudi 2018, pp. 75-77]

    Scuola elementare

    Cose che ci servono per Qualcosa

    mercoledì 18 aprile 2018

    Sabato prossimo, 28 aprile, ci troviamo in sala borsa per l’ultima riunione di Qualcosa prima dell’uscita del numero 3: il numero è ancora aperto e siamo pronti a leggere: brutte figure (come questa: clic); canzoni, (come questa: clic); vero significato delle parole (come questo: clic); testi sapodisti (come questo: clic). Se ne avete, e li portate in riunione, e ce li leggete, siamo contenti. Se non potete venire, potete mandarci i testi a tosorelaentertainment chiocciola gmail.com. Grazie.

    Scuola elementare

    Venedikt Erofeev

    mercoledì 18 aprile 2018

    Ostrovskij (Non è sempre domenica): «A noi, da piccoli, l’eroismo non ce l’han mica insegnato».

    [Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 152]

    Scuola elementare

    Un curriculum

    martedì 17 aprile 2018

    E una delle cose che mi piacciono, della Russia, è che fa paura, e una delle cose memorabili, che mi sono successe in Russia, è che ho avuto paura, e uno dei motivi che mi spingono, tutti gli anni, a andare in Russia, è che tutte le volte ho paura, che tutte le volte devo vincere l’impulso a non andare, a tirare indietro, e il mio curriculum, quando mi invitano a leggere nelle biblioteche o nelle università, dopo poi mi chiedono il curriculum, perché nelle carte, a leggerle, loro mi hanno invitato, ma dalle carte risulta sempre che son stato io, a chiedere di andare, e io, i curriculum che mando, finiscono tutti così: «Nel numero 10 del 2008 della rivista russa Inostrannaja Literatura, (Letteratura straniera) c’è una mia intervista sulla traduzione a Anna Jampol’skaja che si intitola Rossija mne nravitsja potomu, čto ona pugaet (La Russia mi piace perché fa paura) che mi piace includere in questo curriculum così, per vanità. Si rilascia per gli usi consentiti dalla legge».

    Scuola elementare

    Era completamente sbagliato

    martedì 17 aprile 2018

    Noi eravamo una famiglia a prescindere dagli ammonimenti. Tutti i compagni stavano diligentemente seduti dietro al bancone del calzolaio o servivano nei caffè, solo noi ci aggiravamo continuamente nel nostro cucinotto, anche senza una ragione precisa. Tutti gli altri costruivano pompe per biciclette, timbri e spazzolini per le scarpe, solo noi non producevamo nulla, il che si notava. Parlavano ininterrottamente di qualcosa, insomma, facevamo discorsi, invece di stare zitti ad ascoltare gli altri, magari anche più stupidi di noi. Il nonno diceva molte cose in faccia a tutti, il che era completamente sbagliato. La mamma snocciolava frequentemente terribili episodi storici, anche se realmente accaduti, invece di dimenticarli e di sostituirli con altri, più belli, che non si sono mai verificati. I nostri sguardi sul futuro erano spesso molto più confusi, a causa dei libri che avevamo letto in un’epoca precedente, e questa era la nostra unica, assolutamente incorreggibile, colpa. Ci avevano insegnato per benino che la cosa migliore per l’organismo umano era stare in piedi sul tram, mangiare senza sale e dormire sul duro, ma noi non ci credevamo, anche se era necessario. Continuavamo a leggere i grandi romanzi, nella maggior parte dei casi senza figure, invece di portarli in un ricovero per bambini ciechi che non possono venire rovinati dalle letture. Ci avvisavano di non utilizzare delle stupide cose dei vecchi tempi come l’ombrello, il dentifricio e simili, ma noi ci impuntavamo, anche se non avevamo nessuno giustificazione. Ci pregarono di origliare i discorsi dei nemici fra i vicini, ma noi ci rifiutammo a causa di una stupidità congenita, permettendo così che l’attività nemica continuasse senza limiti.

    [Bora Ćosić, Il ruolo della mia famiglia nella rivoluzione mondiale, traduzione di Nicole Janigro, Roma, e/o 1996, p. 82]