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Pubblici discorsi

16 settembre – Bologna

Sabato 16 settembre,
a Bologna,
in Salaborsa,
in piazza del Nettuno,
dalle 15 alle 18,
quarta riunione di
Qualcosa.

Pubblici discorsi

9 novembre – Bologna

Giovedì 9 novembre,
a Bologna,
all’Atelier Sì,
in via San Vitale 69,
alle 21,
Zitti tutti!
di Raffaello Baldini

Pubblici discorsi

7 dicembre – Bologna

Giovedì 7 dicembre,
a Bologna,
all’Atelier Sì,
in via San Vitale 69,
alle 21,
Carta canta
di Raffaello Baldini

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    E le noci

    lunedì 24 luglio 2017

    Oggi ho preso il giornale, il Resto del Carlino, e ho visto che c’era una pagina, pagina 27, dedicata a Giuseppe Garibaldi, dove, tra le altre cose, si diceva: «Caprera, alla faccia dei tanto di moda chef stellati, è il luogo del Garibaldi gastronomo. Ama i piselli, l’olio, la ricotta, il formaggio di capra, il pesto alla genovese, i fagioli e le noci».

    Scuola elementare

    Forma realista, contenuto socialista

    lunedì 24 luglio 2017

    Dai primi anni Trenta sino alla caduta dell’Unione Sovietica, il realismo socialista è stato l’unico metodo creativo ufficialmente riconosciuto per tutti gli artisti sovietici. Le varietà di teorie estetiche concorrenziali che avevano caratterizzato l’arte sovietica negli anni Venti, finirono bruscamente il 23 aprile 1932 quando il Comitato Centrale approvò un decreto che smantellava tutti i gruppi artistici attivi, mentre coloro che facevano lavori creativi dovevano essere organizzati in base alla professione in “sindacati creativi” composti da artisti, architetti ecc… Il realismo socialista fu proclamato metodo obbligatorio durante il Primo Congresso del Sindacato Scrittori nel 1934, poi esteso a tutte le altre forme artistiche, incluse le arti visive, senza modifiche sostanziali. Secondo la definizione ufficiale, un’opera d’arte realista socialista doveva essere “realista nella forma e socialista nei contenuti”. Per quanto sembri semplice in realtà questa definizione è molto enigmatica. Come può una forma essere realista? E che significa veramente “contenuto socialista”? Interpretare questa vaga dichiarazione in una pratica artistica concreta non era un’impresa facile, ma le risposte a queste domande hanno stabilito il destino di ogni artista sovietico. Questo sanciva per gli artisti il diritto di lavorare e, in alcuni casi, quello di vivere.

    [Boris Groys, Educare le masse. L’arte realista socialista, in Art Power, traduzione di Anna Simone, Milano, Postmedia 2012, p. 159]

    Scuola elementare

    Un’intervista

    domenica 23 luglio 2017

    Ogni ho comprato il giornale, Il resto del Carlino, e ho trovato una pagina, pagina 25, dedicata al nuovo singolo di Marcella Bella, Non mi basti più. Il giornalista chiede:
    «Marcella Bella, esce il suo nuovo singolo “Non mi basti più”. Chi è che non le basta più?».
    «È un brano – risponde Marcella Bella, – che rappresenta tutte le donne maltrattate o addirittura picchiate che ogni tanto per fortuna si stufano, e ai loro uomini gridano, appunto, “Non mi basti più”».
    Certo che uno, dopo aver picchiato sua moglie, o la sua fidanzata, sentirsi dire «Non mi basti più» dev’essere brutto molto. Che offesa.

    Scuola elementare

    E se c’è un termo

    sabato 22 luglio 2017

    È autonomo.

    [grazie a Andrea]

    Scuola elementare

    Introduzione

    sabato 22 luglio 2017

    C’è un signore russo che era giovane duecento anni fa che una volta, a Parigi, aveva detto che la Russia è quel paese dove le favole sono allegre e le canzoni tristi.
    Be’, questa è una raccolta di favole allegre, anche se alcune un po’ fanno paura, perlomeno a me, fanno paura, e sono favole allegre che hanno la caratteristica che non le ha scritte nessuno.
    Sono favole tradizionali, che sono un po’ come le storie che raccontiamo ai nostri amici, che loro poi le raccontano ai loro amici, che poi le raccontano ai loro amici, che poi le raccontano ai loro amici e alla fine rimane solo la storia che è come se non l’avesse scritta nessuno, è come se si fosse fatta da sola, come le montagne: ci sono, le montagne, ma chi le ha fatte?
    E chi lo sa, son lì da sempre, non c’è nessuno che ha visto un muratore che ha tirato su una montagna, però qualcuno la deve aver tirata su, perché è lì.
    Ecco, queste che state per leggere, ammesso che le stiate per leggere, sono sedici montagne russe, in un certo senso, e son tutte fatte come vi ho detto, dagli amici che le raccontavano agli amici, che le raccontavano agli amici, che le raccontavano agli amici tanto tanto tempo fa, nel periodo di costruzione delle montagne, tranne l’ultima, che l’hanno scritta centocinquanta anni fa dei ragazzi che andavano a una scuola che teneva uno scrittore russo che si chiamava Leone Tolstoj che aveva una teoria strana.
    Lui pensava che non fossero i grandi a dovere insegnare a scrivere ai bambini, ma i bambini a dovere insegnare a scrivere ai grandi.
    Buona lettura (ammesso che lo leggiate).

    [Introduzione a Come è andata veramente tra Maša e orso, cosa cambia nella vita di uno scemo se pianta dei piselli, cosa succede a sposare una ranocchia e altre favole russe tradotte e raccontate da Paolo Nori e illustrate da Timofej Kostin che sta per uscire per Gallucci editore]

    Scuola elementare

    Scusatemi

    sabato 22 luglio 2017

    E quando siamo andati a visitare l’Aleksandrinskij teatr, il teatro imperiale, costruito nel 1832 su progetto di Carlo Rossi, la nostra guida, che parlava un italiano bellissimo, ci ha detto che, dopo la costruzione hanno dovuto fare qualche aggiustamento perché c’eran dei posti che «non si vedeva, scusatemi, un cacchio». E per dire spettatori diceva «spettacolatori», che è un neologismo che mi sembra molto sensato, quelli che vanno a veder gli spettacoli sono spettacolatori.

    Scuola elementare

    Schiller e Hoffmann

    venerdì 21 luglio 2017

    Era entrato in una stanza molto diversa dalla prima, molto pulita e ordinata, cosa dalla quale risultava evidente che il padrone di casa era tedesco. Era stato colpito dalla cosa stranissima che aveva visto.
    Davanti a lui sedeva Schiller, non lo Schiller che aveva scritto il Guglielmo Tell o la Storia della guerra dei trent’anni, ma il celebre Schiller, il lattoniere di via Meščanskaja. Vicino a Schiller c’era Hoffmann, non lo scrittore, un calzolaio abbastanza bravo di via Oficerskaja, grande amico di Schiller. Schiller era ubriaco e stava seduto e batteva il piede e diceva qualcosa con passione. Questa cosa non avrebbero stupito così tanto Pirogov, l’aveva stupito la stranissima posizione dei due corpi. Schiller stava seduto sporgendo in fuori il naso piuttosto grosso e alzando la testa; Hoffman, invece, lo teneva per il naso con due dita e faceva volteggiare la lama del suo coltello da calzolaio proprio sulla superficie del naso. Questi due personaggi parlavano in tedesco, quindi Pirogov, che in tedesco sapeva solo «Gut Morgen», non capiva niente di quel che dicevano. Comunque, ecco in cosa consisteva il discorso di Schiller.
    «Non lo voglio, non ho bisogno del naso, – diceva agitando le braccia. – Per un naso solo mi vanno tre libre di tabacco al mese. E pago, in un fetido negozio russo, visto che nel negozio tedesco non hanno il tabacco russo, pago in un fetido negozio russo per ogni libbra quaranta copeche; cioè un rublo e venti copeche; dodici volte un rublo e venti copeche, fa quattordici rubli e quaranta copeche. Amico mio, Hoffmann, hai capito? Per un naso quattordici rubli e quaranta copeche. E nei giorni di festa fiuto il rapè perché non voglio fiutare, nei giorni di festa, del fetido tabacco russo. In un anno ho fiutato due libbre di rapè, a due rubli la libbra. Sei e quattordici, venti rubli e quaranta copeche solo per il tabacco. Questo è banditismo! Ti chiedo, amico mio Hoffmann, non è così? – Hoffmann, che era ubriaco perso anche lui, aveva risposto di sì. – Venti rubli e quaranta copeche! Io sono un tedesco di Svevia; io ho un re, in Germania! Non lo voglio, il naso. Tagliami il naso! Eccoti qua il mio naso!».

    [Nikolaj Gogol’, La prospettiva Nevskij, in Racconti di Pietroburgo, testo russo a fronte, Milano, BUR 2011 (6), pp. 92, 94]

    Scuola elementare

    Una cosa del genere

    venerdì 21 luglio 2017

    Quando ieri siamo partiti, alle sei e mezza del mattino, da San Pietroburgo, per andare all’aeroporto, e davanti all’albergo, in Artillerijskaja ulica, siamo montati sulla corriera, io mi son messo a contare se c’eravamo tutti, e c’era uno in più.
    Era un signore, vestito di blu, che dormiva.
    Ho pensato che fosse un amico dell’autista, ma l’autista non lo conosceva e l’ha svegliato e l’ha fatto scendere dalla corriera.
    Era un signore che aveva un po’ bevuto, mi han detto, e che ci ha visto montare sulla corriera e, magari aveva freddo, si è messo in fila, è montato anche lui, si è seduto e si è addormentato subito.
    Non mi era mai successa, una cosa del genere.

    Scuola elementare

    Era meglio stare a casa summer festival 2017

    giovedì 20 luglio 2017

    Berlino, 7 luglio 2017

    Porta in vacanza le tue figlie, e te ne pentirai.
    Non portare in vacanza le tue figlie, e te ne pentirai.
    Porta o non portare in vacanza le tue figlie, te ne pentirai comunque.
    Sia che tu porti in vacanza le tue figlie, sia che tu non lo faccia, lo rimpiangerai comunque.

    B. G.

    Scuola elementare

    Il mio primo amico

    mercoledì 19 luglio 2017

    Il mio primo amico, allievo di Pavlov, il dottor Kul’bin, quando andavo da lui mi diceva: «Tutti gli esseri umani sono in grado di camminare su un filo sospeso a mezz’aria grazie al modo in cui sono formati i loro labirinti auricolari, ma non lo sanno».

    [Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 282]