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Pubblici discorsi

4 novembre – Bologna

Martedì 4 novembre,
a Bologna,
alla libreria Modo infoshop,
in via Mascarella 24/B,
alle 19 e 15,
seconda parte (di tre)
della lettura integrale
della Morte di Ivan Il’ič
di Lev Tolstoj.

Pubblici discorsi

6 novembre – Mantova

Giovedì 6 novembre,
a Mantova,
alla libreria Coop Nautilus,
in piazza ottantesima fanteria 19,
alle ore 18 e 30,
Siamo buoni se siamo buoni

Pubblici discorsi

7 novembre – Bologna

Venerdì 7 novembre,
a Bologna,
alla libreria Ambasciatori,
in via degli Orefici,
alle 18,
dentro il festival Scriba,
parlo con Andrea Pezzi,
di UniupolSai
della lingua delle
Assicurazioni.

Pubblici discorsi

10 novembre – Bologna

Lunedì 10 novembre,
a Bologna,
alla libreria Modo infoshop,
in via Mascarella 24/B,
alle 19 e 15,
terza e ultima parte
della lettura integrale
della Morte di Ivan Il’ič
di Lev Tolstoj.

Pubblici discorsi

2 dicembre – Torino

Martedì 2 dicembre,
a Torino,
al Circolo dei lettori,
in via Bogino, 9
alle 21,
Siamo buoni se siamo buoni.

Pubblici discorsi

3 dicembre – Bologna

Mercoledì 3 dicembre,
a Bologna,
alla Modo infoshop,
in via Mascarella 24/b,
alle 21 (credo)
parlo con Christian Raimo
del libro di Christian Raimo
Le persone, soltanto le persone (minimumfax).

Pubblici discorsi

7 dicembre – Parma

Domenica 7 dicembre,
a Parma,
al teatro del Tempo,
in Borgo Cocconi, 1
alle ore 21,
Gianfranco Ilari e io
leggiamo delle cose
in una specie
di spettacolo
che si dovrebbe chiamare
Parma (e po pu)

  • Vecchi discorsi

  • Scuola elementare

    Anzi

    venerdì 31 ottobre 2014

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    Anzi, direi che personalmente non possiedo alcun particolare titolo per occuparmi della cosiddetta realtà. D’altro canto, mi pare che questo Paese sia sufficientemente fecondo nel produrre irrealtà. Anzi, diciamolo pure, l’Italia è una contrada sostanzialmente irreale.

    [Giorgio Manganelli, La penombra mentale. Interviste e conversazioni, cit. in Giorgio Biferali, Giorgio Manganelli. Amore, controfigura del nulla, Roma, Artemide 2014, p. 12]

    Scuola elementare

    Delle vite

    venerdì 31 ottobre 2014

    In una cosa divertente che non farò mai più Wallace cita la brochure che pubblicizza la crociera che sta per fare dove si dice, nella brochure «Mentre vi lascerete trasportare come una nuvola sull’acqua, il peso della vita quotidiana svanirà come per magia e vi sembrerà di galleggiare sopra un mare di sorrisi» e io ho pensato che, quelli che non gli piace la vita quotidiana, che vita vorrebbero, una vita settimanale? O una vita mensile? O una bimestrale? O trimestrale, come la dichiarazione IVA? O settemestrale, come L’accalappiacani, settemestrale di letteratura comparata al nulla, chissà. E mi è venuto anche in mente, in direzione contraria, Velimir Chlebnikov, che diceva che ormai, nel novecento, non era più sufficiente il diario, ci voleva il minutario. Altro che la vita quotidiana, la vita minutiana (o secondiana, o centesemiana, o millemisimiana, oramai).

    Scuola elementare

    Il cavallo bianco di Garibaldi

    giovedì 30 ottobre 2014

    David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più
     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Ho sentito cittadini americani maggiorenni e benestanti che chiedevano all’Ufficio Relazioni con gli Ospiti se per fare snorkeling c’è bisogno di bagnarsi, se il tiro al piattello si fa all’aperto, se l’equipaggio dorme a bordo e a che ora è previsto il Buffet di Mezzanotte.

    [David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più, traduzione di Gabriella D'Angelo e Francesco Piccolo, Roma, minimum fax 2001 (2), p. 7]

    Scuola elementare

    Una scelta

    giovedì 30 ottobre 2014

    Ci sono dei libri che sembrano scritti come per dirsi che va tutto bene. Non preoccupatevi, non preoccupatevi. Che il mondo, poi, dopotutto, è un posto che ci si può stare. Che non è niente di speciale. Che ce la si può fare. E ci sono dei libri che sembrano scritti come per dirsi che il mondo è un posto incredibile e stupefacente e che bisogna preoccuparsi. Preoccupatevi, preoccupatevi. E che farcela, praticamente, è impossibile, farcela. E a me, dopo lì è questione di gusti, ma io, se dovessi scegliere, saprei.

    Scuola elementare

    I colori delle bandiere

    giovedì 30 ottobre 2014

    giorgio fontana, morte di un uomo felice

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Giacomo Colnaghi, magistrato quarantenne protagonista della Morte di un uomo felice, di Giorgio Fontana, chiede al figlio quindicenne di un chirurgo democristiano ucciso dalla Formazione proletaria combattente, una cellula scissionista delle Br: «Cosa dovremmo fare, con l’assassino di tuo padre?». E il quindicenne risponde «Lo ammazzerei. Lo ammazzerei subito, con le mie mani». Il magistrato allora gli dice che, a farsi vendetta, «Alla fine resta solo la morte. Non c’è più spazio per la conoscenza, per l’amore, per una pizza, per una passeggiata». Ecco io, quando ho letto questa cosa, sono rimasto molto colpito dalla pizza, che allora, tra l’altro, nell’81, non mi sembra fosse così diffusa come adesso (si vedevano, allora, dei cartelli, nei ristoranti, dove c’era scritto «Pizza anche a pranzo», ma erano pochi, mi sembra). Questa scena è nel primo capitolo, e si svolge in un asilo nido in cui avviene la commemorazione del politico ucciso e il magistrato, che è cattolico e democristiano anche lui, nel tornare a casa in tram, sempre nel capitolo uno, si dice, nella sua testa, “Qual è il miglior nome per un magistrato? Massimo della Pena. No no, Giacomino, – si dice il magistrato, – Puoi fare di meglio. L’inquirente dice all’imputato: Abbiamo tre persone che testimoniano di avervi visto. E l’imputato E quindi? Posso portarvene centomila che testimoniano di non avermi visto!”. Questo magistrato, che è l’uomo felice del titolo, e è un signore molto gentile, e molto umorista, che legge «gli Albi di Topolino», e nel leggerli ride, e tifa per l’Inter, e ha un babbo partigiano, che lui non ha mai conosciuto perché gliel’hanno ucciso i fascisti, questo magistrato, dicevo, alla fine, (mi permetto di anticipare la fine perché è anticipata dal titolo, ma se qualcuno vuol leggere il libro senza conoscer la fine può smettere di leggere questo articolo adesso), questo magistrato, dicevo, alla fine, quando muore, ucciso dai brigatisti, la cosa che pensa prima di morire è: “Ciao papà, non vedo l’ora di incontrarti. So che non avrei dovuto morire in questo modo atroce e lasciare la mamma da sola, ma è andata così. Ho fatto bene? Sei fiero di me?”. È un libro, questo Morte di un uomo felice, con delle descrizioni molto accurate di una Milano di trentacinque anni fa, e lo sforzo che Fontana fa per caricare le sue descrizioni di significato a me è sembrato ammirevole, anche quando mi sembra che non ci prenda tanto, come quando per dire che un treno si ferma appena fuori dalla stazione, che è una cosa che succede spesso, quando si viaggia in treno, ecco Fontana, dicevo, per descrivere questa cosa dice: «Quando il treno si arenava come un cetaceo»; che è un paragone che a me sembra stranissimo perché non ho mai visto un cetaceo arenarsi, io, e probabilmente, adesso che ci penso, non ho mai visto neanche un cetaceo non arenarsi e se lo vedessi ho il dubbio che non sarebbe tanto simile a un treno, un cetaceo, ma non è quello che volevo dire, quel che volevo è che questo libro di Fontana mi ha fatto venire in mente due cose, una frase di Šklovskij, che negli anni venti del novecento, in Unione Sovietica, ha scritto che «il colore della bandiera dell’arte non deve mai riflettere il colore della bandiera che c’è sulla cittadella del potere», e invece mi sembra che Fontana, nel suo romanzo, mettendo in scena un magistrato così buono, così sereno, così umorista e così figlio di un partigiano, mi sembra rifletta in pieno i colori della bandiera del potere di oggi, e se dovessi collegare una filosofia al libro di Fontana, mi verrebbe in mente la filosofia che mi sembra imperante oggi in Italia, che è la filosofia del Maresciallo Rocca, cioè di una adesione spinta alla legalità e di un senso dell’umorismo molto sviluppato, per così dire; la seconda cosa alla quale mi ha fatto pensare questo libro è l’inizio di Resurrezione, di Lev Tolstoj, che comincia con una prostituta, in tribunale, che quando le chiedono di giurare sulla Bibbia si rifiuta di farlo perché dice che dentro quel libro lì, La Bibbia, c’è scritto di non giurare. E mi sono detto che, se una prostituta era così attenta all’Antico Testamento, è strano che il magistrato cattolico messo in scena da Fontana, questo Giacomo Colnaghi, sia così sereno e non sia per nulla tormentato, per esempio, dalla relazione che c’è tra la sua professione e la sua fede, dal momento che giudicare i propri simili a me sembra una cosa che ha abbastanza a che fare con un peccato mortale, ma forse sono io che non sono molto istruito, in queste materie.

    [uscito ieri su Libero]

    Scuola elementare

    Scrivere un libro sui matti di Reggio Emilia

    mercoledì 29 ottobre 2014

    Per arrivare al numero minimo di iscritti al seminario dove si dovrebbe scrivere il repertorio dei matti della città di Reggio Emilia, mancano quattro iscritti (e due settimane): clic.

    Scuola elementare

    La terra e la luna

    mercoledì 29 ottobre 2014

    copertina tre matti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Domani alle sette si compirà uno strano fenomeno: la terra si poserà sulla luna. Ne scrive il celebre chimico inglese Wellington. Confesso di aver provato un’agitazione di cuore, quando mi sono immaginato la straordinaria fragilità e la scarsa resistenza della luna. La luna, di solito, la fanno ad Amburgo, infatti; e la fanno malissimo. Mi meraviglio che l’Inghilterra non faccia caso a questa cosa. La fa un bottaio zoppo, e si vede che è un asino, e non ha nessuna idea di cosa sia la luna. Ci ha messo una fune incatramata e una parte di olio vegetale. E così per tutta la terra c’è una puzza orribile, tanto orribile che bisogna tapparsi il naso. E è per quello che la luna è un globo così molle che la gente non ci può abitare, per niente, e lì adesso ci abitano solo i nasi. E è proprio per quello che non riusciamo a vederci i nostri nasi, perché i nasi son sulla luna. E quando mi sono figurato la terra come sostanza pesante che, perciò, posandosi, avrebbe potuto ridurre in polvere i nostri nasi, mi ha preso un’inquietudine tale che, messe le calze e le scarpe, mi sono affrettato nella sala del consiglio di stato per ordinare alla polizia di non permettere alla terra di posarsi sulla luna. I cappuccini rasati che ho trovato in gran quantità nella sala del consiglio di stato, erano della gente molto intelligente, e quando ho detto: «Signori, salviamo la luna, perché la terra ci si vuol posare sopra» si sono precipitati tutti a esaudire il mio desiderio di monarca, e molti si sono arrampicati su per il muro per afferrare le luna; ma in quel momento è sbucato fuori il gran cancelliere. Vedendolo, si son tutti dispersi. Io, come re, son rimasto solo. Ma il cancelliere, con mio grande stupore, mi ha picchiato col bastone e mi ha cacciato nella mia stanza. Tanto grande è il potere, in Spagna, delle usanze nazionali.

    [Nikolaj Gogol', Memorie di un pazzo, in Gogol' Dostoevskij Tolstoj, Tre matti, in uscita per Marcos y Marcos (il 13 novembre, se non sbaglio)]

    Scuola elementare

    La gente

    martedì 28 ottobre 2014

    Chissà perché la gente, quando litiga, è così interessante.
    Altro che i lama tibetani. Secondo me si arrabbiano anche loro.

    Scrittura emiliana, Scuola elementare

    La morte di Ivan Il’ič

    martedì 28 ottobre 2014

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    Clic

    [prima parte (di tre) della lettura integrale della morte di Ivan Il'ič di Tolstoj]

    Scuola elementare

    Le cose come sono

    martedì 28 ottobre 2014

    Andrej Tarkovskij, Diari. Martirologio

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Arajk è arrivato stamattina (in campagna) per avvertirci che la Sovinfilm non aveva ancora spedito il contratto a Roma: c’è qualcosa che manca. Che porci. Sono tornato a Mosca.
    Tolstoj una volta ha espresso il pensiero che l’artista è un artista perché mostra le cose come sono in realtà e non come vorrebbe vederle.
    «L’uomo non ha il diritto di essere infelice.» (Nietzsche)
    «Il Bolscevismo in Russia è scomparso e ha preso il suo posto il fascismo di tipo slavo.» (Mussolini, 1939, vol. 1, p. 43.

    [Andrej Tarkovskij, Diari. Martirologio. 1970–1986, traduzione di Norman Mozzato, Firenze, Edizioni della Meridiana 2002, p. 415]