È strano
È strano: quando ero bambino mi sforzavo di essere simile ai grandi, e da quando non lo sono più spesso ho desiderato essere simile a un bambino.
[Lev Tolstoj, Infanzia, traduzione di Enrichetta Carafa d’Andria]
È strano: quando ero bambino mi sforzavo di essere simile ai grandi, e da quando non lo sono più spesso ho desiderato essere simile a un bambino.
[Lev Tolstoj, Infanzia, traduzione di Enrichetta Carafa d’Andria]

Era così celebre che non aveva un posto in cui fuggire 2
(scrivere con Tolstoj)
Ho pianto molto quando ho descritto l’ultima parte della fuga di Tolstoj, perché era così celebre che non aveva un posto in cui fuggire. Non era stato capace di rifare il mondo e non era stato capace di trovare un posto tranquillo dove essere buono, solo buono.
Viktor Šklovskij
La scuola Karenin organizza: Era così celebre che non aveva un posto in cui fuggire 2, un corso di scrittura che prevede la lettura di 5 romanzi brevi di Lev Tolstoj.
Ci troveremo, su zoom, per 6 settimane (17 e 24 novembre, 1, 9, 16 e 22 dicembre), dalle 20 e 30 alle 23, dopo aver letto cinque romanzi brevi di Lev Tolstoj: Infanzia (da Infanzia. Adolescenza. Giovinezza, a cura di Leone Pacini Savoj e Maria Bianca Luporini, Bur), La sonata a Kreutzer (traduzione di Elena Bruzzone, introduzione di Viktor Šklovskij, Mondadori), Padre Sergij (a cura di Igor Sibaldi, Feltrinelli), La morte di Ivan Il’ič (traduzione di Paolo Nori, Feltrinelli) e Chadži-Murat (traduzione di Paolo Nori, Garzanti) e scriveremo delle cose a partire dai testi che abbiamo letto.
Costa 400 euro, massimo 26 iscritti; per iscrizioni e informazioni: federica@scuolakarenin.it.
[L’immagine è di Iban Barrenetxa]

E sempre più spesso mi vien da pensare che si mette a posto tutto, che ce la facciamo, e poi ricordo che quei pensieri lì, in Guerra e pace, a Pierre Bezuchov gli vengono quand’è ubriaco.
[Sto scrivendo un discorso sulla guerra e la pace da dire a Torino, alla biennale democrazia (l’immagine è di Sergej Bondar)]

Tolstoj disse una volta a Čechov: «Sapete, io detesto Shakespeare, ma le vostre commedie le trovo ancora peggio delle sue».
[Natalia Ginzburg, Anton Čechov. Vita attraverso le lettere, Torino, Einaudi 1989, trad. Gigliola Venturi e Clara Coïsson, p. XLIV]

Ecco, questo processo qua, togliere una cosa dall’imballaggio, sottrarre una cosa, o un concetto, dall’automatismo della percezione, Tolstoj, in questo racconto, non lo fa con la fustigazione, o con suo figlio, o con sua nonna, o con suo padre, o con un bottone, lo fa con la morte, e ottiene un effetto che ha fatto scrivere a Pëtr Il’ič Čajkovskij: “Ho letto La morte di Ivan Il’ič. Sono più che mai convinto che il più grande scrittore di tutti i tempi è Lev Nikolaevič Tolstoj”.
[Ho appena rinnovato il contratto per i diritti della traduzione della Morte di Ivan Il’ič, di Tolstoj (il ritratto di Tolstoj a piedi nudi è di Repin)]

Per quanto gli uomini si sforzassero, radunandosi a centinaia di migliaia in un posto piccolo, deturpando quella terra sulla quale si eran stretti, per quanto soffocassero la terra di pietre perché niente, in lei, nascesse, per quanto estirpassero ogni erba che spuntava, per quanto esalassero fumo di pietra, di carbone e di nafta, per quanto tagliassero alberi e cacciassero tutti gli animali e gli uccelli, la primavera era primavera anche in città.
[Lev Tolstoj, Resurrezione]

Un contadino ha fame. Compra un panino e lo mangia in un boccone, ma ha ancora fame. Compra un altro panino e mangia anche quello, ma ha ancora fame. Allora ne compra un altro, e, dopo averlo mangiato, continua a aver fame. Alla fine compra delle ciambelle, e quando ne ha mangiata una si sente sazio. A quel punto, si batte sulla fronte e dice: «Che stupido che son stato! Perché ho mangiato tanti panini? Per essere sazio, mi sarebbe bastato mangiare fin dall’inizio una ciambella».
[Fiaba di Tolstoj che dico nell’introduzione a Pierino e il lupo, di Prokof’ev, domenica, a Perugia, con l’orchestra da camera di Perugia diretta da Enrico Bronzi, io faccio il narratore]

A metà dell’inverno Vrònskij trascorse una settimana molto noiosa. Venne addetto a un principe straniero arrivato a Pietroburgo, e dovette mostrargli le cose notevoli della città. Il principe godeva di una salute non comune anche tra i principi: e con la ginnastica e una buona cura del proprio corpo aveva acquistato un tale vigore che, nonostante gli eccessi ai quali si abbandonava nei divertimenti, era fresco come un grosso cetriolo olandese verde lucido.
[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Pietro Zveteremich, Milano, Garzanti 1981, p. 362]

Dio ha ordinato agli uomini di fare una cosa: amarsi l’un l’altro. È questo che bisogna imparare a fare.
Lev Tolstoj alla sua nipotina, Sonečka
[l’immagine è una scatola di fiammiferi sovietica con la scritta No alla guerra]

