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Con sentenza definitiva

lunedì 14 luglio 2014

A pensarci, è stranissimo, ma Tolstoj, Dostoevskij, Brodskij, Charms, Chlebnikov, Erofeev, oltre a Spinoza e a Giordano Bruno, e a Balzac, e a Puškin, anche, e anche a Lermontov, credo, e a Anna Achmatova, e a Mandel’štam, e a Sinjavskij, ecco loro, son tutti condannati con sentenza definitiva, e io, però, non mi stanco di leggerli, e se dovessi scegliere se smettere di leggere i condannati con sentenza definitiva o i non condannati con sentenza definitiva, io, non lo so, di preciso, ma credo che smetterei di leggere i non condannati con sentenza definitiva.

Un bel discorso da fare a dei laureandi

giovedì 29 maggio 2014

brodskij, clio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In breve, ricchi o poveri, prima o poi sarete afflitti da questa inutilità del tempo.
Voi, potenziali possidenti, sarete annoiati dal vostro lavoro, dagli amici, da mariti, mogli, o amanti, dalla vista che si gode dalla finestra di casa vostra, dai mobili o dalla tappezzeria della vostra stanza, dai vostri pensieri, da voi stessi. Di conseguenza, cercherete vie di fuga. A parte gli strumenti di autogratificazione sopra menzionati, forse comincerete a cambiare lavoro, residenza, amicizie, paese, clima; forse vi darete alla promiscuità sessuale, all’alcol, ai viaggi, alle lezioni di cucina, alle droghe, alla psicoanalisi.
Di fatto, potreste mettere insieme tutte queste cose; e per un po’ la combinazione potrebbe funzionare. Fino al giorno in cui, naturalmente, vi sveglierete nella vostra stanza con una nuova famiglia e una diversa tappezzeria, in un altro Stato, in un altro clima, con un mucchio di conti da pagare al vostro agente di viaggi o allo psicanalista, eppure con la stessa vieta sensazione nei confronti della luce del giorno che si diffonde alla finestra. E vi infilerete le pantofole solo per scoprire che quelle non sono le calzature più adatte per fuggire da quanto riconoscete come familiare. E a seconda del temperamento, o dell’età, vi lascerete prendere dal panico o vi rassegnerete alla dimestichezza con quella sensazione, oppure, una volta di più, passerete attraverso la trafila del cambiamento.
Nevrosi e depressione entreranno a far parte del vostro vocabolario quanto le pillole del vostro armadietto dei medicinali.

[Iosif Brodskij, Elogio della noia (discorso per la cerimonia del conferimento dei diplomi di laurea al Darmouth College nel luglio dl 1989), in Profilo di Clio, traduzione di Arturo Cattaneo, Milano, Adelphi 2003 (2), p. 101]

E

martedì 27 maggio 2014

brodskij, clio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sforzatevi di non prestare attenzione a quelli che cercano di rendervi la vita infelice.

[Iosif Brodskij, Discorso allo stadio (Discorso pronunciato in occasione della cerimonia annuale per il conferimento delle lauree all’Università del Michigan, Ann Arbor, 1988), in Profilo di Clio, traduzione di Arturo Cattaneo, Milano, Adelphi 2003 (2), p. 93]

Il mondo

martedì 27 maggio 2014

brodskij, clio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mondo in cui vi accingete a entrare ed esistere non ha una buona reputazione.

[Iosif Brodskij, Discorso allo stadio (Discorso pronunciato in occasione della cerimonia annuale per il conferimento delle lauree all’Università del Michigan, Ann Arbor, 1988), in Profilo di Clio, traduzione di Arturo Cattaneo, Milano, Adelphi 2003 (2), p. 93]

La cosa che di sicuro capiterà al mondo

sabato 24 maggio 2014

brodskij, clio

 

 

 

 

 

 

 

 

 
La sola cosa che di sicuro capiterà al mondo è di diventare più grande, vale a dire più popolato senza crescere di dimensioni. Non conta con quanta onestà l’uomo che avete eletto prometterà di suddividere la torta, questa non crescerà di dimensioni; in effetti, le porzioni sono destinate a diventare più piccole. Alle luce – o, piuttosto, all’oscurità – di ciò, dovreste far conto sulla cucina di casa vostra, vale a dire, prendervi cura voi del mondo.

[Iosif Brodskij, Discorso allo stadio (Discorso pronunciato in occasione della cerimonia annuale per il conferimento delle lauree all’Università del Michigan, Ann Arbor, 1988), in Profilo di Clio, traduzione di Arturo Cattaneo, Milano, Adelphi 2003 (2), pp. 89-90]

Allo stesso modo

sabato 24 maggio 2014

brodskij, clio

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Ora, e nel tempo a venire, penso che trarrete grande profitto dalla precisione del vostro linguaggio. Cercate di costruire e curare il vostro vocabolario allo stesso modo in cui curerete il vostro conto in banca.

[Iosif Brodskij, Discorso allo stadio (Discorso pronunciato in occasione della cerimonia annuale per il conferimento delle lauree all’Università del Michigan, Ann Arbor, 1988), in Profilo di Clio, traduzione di Arturo Cattaneo, Milano, Adelphi 2003 (2), p. 88]

La miglior difesa

venerdì 2 maggio 2014

brodskij, clio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’idea di una fiera del libro nella città dove, cent’anni fa, Nietzsche perse la ragione ha, a suo modo, una curiosa circolarità. Un «nastro di Möbius» (comunemente noto come circolo vizioso), per essere precisi, visto che diversi stand di questa Fiera del libro sono occupati dalle opere scelte o dalle edizioni integrali del grande tedesco. In generale, l’infinità è un aspetto abbastanza tangibile del mestiere editoriale, non fosse altro perché estende l’esistenza di un autore defunto oltre i limiti da lui stesso immaginati, o fornisce all’autore vivente un futuro che tutti noi preferiamo considerare infinito.
Tutto considerato, i libri sono in effetti meno limitati delle persone. Anche i peggiori sopravvivono ai loro autori – principalmente perché occupano uno spazio fisico minore di coloro che li hanno scritti. Nella maggior parte dei casi stanno sugli scaffali ad assorbire polvere molto tempo dopo che lo scrittore stesso si è ridotto a una manciata di polvere. Eppure, persino questa forma di vita futura è migliore della memoria di pochi parenti superstiti o di amici sui quali non si può far conto, e spesso è precisamente la voglia di questa dimensione postuma a mettere in moto la penna dello scrittore.
Pertanto, quando prendiamo e rigiriamo tra le mani questi oggetti rettangolari – in ottavo, in quarto, in dodicesimo e così via –, non siamo poi troppo lontani dal vero immaginando di accarezzare, per così dire, le urne reali o potenziali delle nostre ceneri rispedite al punto di partenza. Dopo tutto, ciò che entra nella composizione di un libro – sia esso un romanzo, un trattato filosofico, una raccolta di poesie, una biografia o un giallo – è, in ultima analisi, la vita, e quella sola, di un uomo: buona o cattiva, ma comunque limitata. Chi ha detto che filosofeggiare è un esercizio di preparazione alla morte aveva ragione sotto molti punti di vista, perché nessuno ringiovanisce, scrivendo un libro.
Né si ringiovanisce leggendolo. Dato che questo è un fatto, la nostra preferenza naturale dovrebbe andare ai buoni libri. Il paradosso, però, sta nel fatto che in letteratura, come in quasi ogni altro campo, il «bello» non è una categoria autonoma: si definisce distinguendolo dal «brutto». Non solo. Per scrivere un buon libro, uno scrittore deve leggere un bel po’ di spazzatura, altrimenti non sarà in grado di sviluppare la necessaria capacità critica. Questo potrebbe costituire la miglior difesa della cattiva letteratura nel giorno del Giudizio; e questa è anche la raison d’être della cerimonia cui prendiamo parte oggi.

[Iosif Brodskij, Come leggere un libro (Intervento pronunciato all’inaugurazione del primo Salone del libri di Torino, nel maggio del 1988), in Profilo di Clio, traduzione di Arturo Cattaneo, Milano, Adelphi 2003 (2), pp. 77-78]

Un passo più avanti

venerdì 28 marzo 2014

Fuga da Bisanzio, Brodskij

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vorrei spingermi un passo più avanti, a questo punto. Di per sé la realtà non vale un accidente. È la percezione a elevarla, a promuoverla alla dignità di significato. E c’è una gerarchia tra le percezioni (e, parallelamente, tra i significati): una gerarchia che ha al vertice le percezioni acquisite attraverso i prismi più raffinati e sensibili. Affinamento e sensibilità sono conferiti a questi prismi dall’unica possibile fonte di approvvigionamento: la cultura, la civiltà, il cui strumento principale è il linguaggio. La valutazione del reale fatta attraverso uno di questi prismi – e l’acquisizione di questa capacità è uno degli scopi cui tende la specie – è perciò la più esatta, forse anche la più giusta. (Se a questo punto si levano grida di «Vigliacco!» e «Etilista!», e magari si levano, guarda un po’, proprio in certe università occidentali, sarà bene infischiarsene, perché la cultura è «etilista» per definizione, e l’applicazione dei princìpi democratici nella sfera della conoscenza porta a mettere saggezza e idiozia sullo stesso piano).
Ciò che rende inattaccabili le parole che Nadežda Mandel’štam ha scritto sulla sua realtà, sul suo pezzo di realtà, è il possesso di questo prisma, procuratole dalla migliore poesia russa del ventesimo secolo, e non già la dimensione, pur eccezionale, del suo dolore. Che la sofferenza sia la matrice di un’arte superiore è un errore abominevole. La sofferenza acceca, assorda, devasta e spesso uccide. Osip Mandel’štam era un grande poeta prima della Rivoluzione. E così Anna Achmatova, così Marina Cvetaeva. Sarebbero diventati quello che diventarono anche se non ci fosse stato nessuno degli avvenimenti storici abbattutisi sulla Russia in questo secolo: perché erano dotati. In sostanza, il talento non ha bisogno della storia.

[Iosif Brodskij, Nadežda Mandel’štam (1899-1980). Un necrologio, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p .101]

 

[mi segnalano che c’è un refuso (elitista, e non etilista, ma etilista mi piace di più e ce lo lascio)]

Non ci avevo mai pensato

domenica 16 marzo 2014

In un saggio di Brodskij su Marco Aurelio si dice che ci sono un sacco di monumenti di gente a cavallo e ce ne sono pochissimi di gente in automobile.

L’autostima che ne consegue

domenica 26 gennaio 2014

brodskij, clio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La noia è, per così dire, la nostra finestra sul tempo, su quelle proprietà del tempo che siamo inclini a ignorare, con possibili rischi per l’equilibrio mentale. In breve, è la vostra finestra sull’infinità del tempo, in altre parole, sulla vostra insignificanza all’interno di esso. È questo forse che spiega il terrore di serate solitarie e torpide, o il fascino che esercita talvolta su di noi un granello di polvere sospeso in un raggio di sole, mentre da qualche parte si sente il ticchettio di un orologio , e la giornata è calda, la volontà a zero.
Una volta che questa finestra si è aperta, non cercate di richiuderla; anzi, spalancatela. Perché la noia parla il linguaggio del tempo, e vi insegnerà la lezione più preziosa della vostra vita – quella che non avete appreso qui, su questi verdi prati –, la lezione della vostra completa insignificanza. È importante per voi così come per quelli con cui vi troverete a contatto. «Tu sei finito,» vi dice il tempo con la voce della noia «e qualsiasi cosa tu faccia è, dal mio punto di vista, futile». Questa non sarà, ovviamente, musica per le vostre orecchie; eppure, il senso di futilità, la percezione del significato ristretto finanche delle vostre azioni migliori, più veementi, è meglio dell’illusione riguardo alle loro conseguenze e all’autostima che ne consegue.

[Iosif Brodskij, Elogio della noia, traduzione di Arturo Cattaneo, in Profilo di Clio, Milano, Adelphi, 2003, pp. 102-103]