Poveri cinesi

mercoledì 27 Gennaio 2021

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I cinesi erano così stupidi che la polvere da sparo la usavano solo per i fuochi d’artificio.

[Kurt Vonnegut, Quando siete felici, fateci caso, traduzione di Martina Testa, Roma, minimum fax 2015, p. 61]

Questo schifoso libretto

mercoledì 22 Luglio 2020

Stamattina ho preso Mattatoio n. 5, l’ho aperto, ho trovato una della presentazioni più convincenti tra tutte quelle che mi è mai capitato di leggere: «Non vi dirò quanto mi è costato, in soldi, tempo e ansietà, questo schifoso libretto». Un grandissimo, schifoso libretto, secondo me.

Ricominciavo

martedì 14 Luglio 2020

L’altro giorno sono andato a Carpi e, nel cortile di Palazzo Pio, con Pierluigi Senatore abbiamo presentato un libro che è appena uscito. Era una bella serata, c’era tanta gente, in una pazza incantevole, mi presentava un mio amico e eran dei mesi che io non facevo una cosa che mi piace moltissimo, parlare in pubblico, e quella sera ricominciavo, e poco prima di salire sul palco ho pensato a un libro, e lo sono andato a cercare sul mio sito e ho trovato il pezzo che mi interessava, che è questo qua e l’ho letto, come prima cosa: «Quando sono tornato a casa dalla seconda guerra mondiale, mio zio Dan mi ha dato una pacca sulla spalla e mi ha detto: «Adesso sei un uomo». E io l’ho ammazzato. No, non l’ho ammazzato per davvero, ma mi è venuta una gran voglia di farlo. Dan era il mio zio stronzo, quello che diceva che un uomo non è mai un vero uomo finché non è stato in guerra. Ma avevo anche uno zio buono, Alex, che adesso non c’è più. Era il fratello minore di mio padre: laureato ad Harvard, senza figli, abitava a Indianapolis ed era un onesto impiegato di una compagnia di assicurazioni. Era un uomo colto e saggio. E la cosa che più rimproverava agli altri esseri umani era che si rendevano troppo raramente conto della loro stessa felicità. Perciò, quando d’estate stavamo seduti sotto un melo a bere limonata, parlando del più e del meno, quasi ronzando come api, zio Alex all’improvviso interrompeva quelle piacevoli quattro chiacchiere per esclamare: «Ah, questa sì che è vita!» E così io oggi faccio lo stesso, e lo stesso fanno i miei figli e i miei nipoti. E invito anche voi a rendervi conto dei momenti di felicità e a esclamare, mormorare o pensare fra voi, a un certo punto: «Ah, questa sì che è vita!».
«Ecco, – ho detto, l’altro giorno a Carpi, io adesso, poi magari la presentazione verrà malissimo, ma io, adesso, sono proprio contento», ho detto.
Una mia amica il giorno dopo mi ha scritto mi ha chiesto chi era l’autore russo che avevo citato all’inizio, io le ho risposto che non era russo, era americano, si chiama Kurt Vonnnegut (e il libro Un uomo senza patria, nella traduzione di Martina Testa).

Ancora

mercoledì 10 Giugno 2020

E poi son due o tre giorni che mi torna in mente questa cosa di Vonnegut: «C’è un tragico difetto nella nostra preziosa Costituzione, e non so come vi si possa rimediare. È questo: solo gli scoppiati vogliono candidarsi alla presidenza. Ed era così già alle superiori. Solo gli alunni più palesemente disturbati si proponevano per fare i rappresentanti di classe.»
[Kurt Vonnegut, Un uomo senza patria, traduzione di Martina Testa, Roma, minimum fax 2006, p. 83]

Siamo buoni

lunedì 8 Giugno 2020

Insomma, quella canzone cretina di Barbra Streisand che dice: “La gente che ha bisogno della gente è la gente più fortunata del mondo”, sicuramente parla dei cannibali. Siamo buoni solo da mangiare.

[Kurt Vonnegut, Un uomo senza patria, traduzione di Martina Testa, Roma, minimun fax 2006, p. 97]

Perché non prova ancora?

mercoledì 29 Maggio 2019

“Non ho potuto fare a meno di notare che in questa bella casa antica non avete le controfinestre,” dissi.
“Perché non prova ancora?” disse lui.
“Perché non provo ancora a fare che?”
“Perché non prova ancora a non notare che in questa bella casa antica non abbiamo le controfinestre?” disse lui.

[Kurt Vonnegut, Gridalo dai tetti, in Tutti i racconti, traduzione di Vincenzo Mantovani, Milano, Bompiani 2019, p. 908]

Eravate solo dei bambini

sabato 30 Giugno 2018

Ecco, un’altra cosa singolare, mi sembra, dei fatti di Riva del Garda, è che qui le persone che organizzano questo gruppo, che si chiama I figli della montagna, che a me mi suona in testa insieme a Figlia dell’officina, che è una canzone anarchica che a me sembra meravigliosa,  Figli dell’officina, o figli della terra, già l’ora si avvicina, della più gusta guerra, La guerra proletaria, Guerra senza frontiere, Innalzeremo al vento, Bandiere rosse e nere, questo gruppo, dicevo, è un gruppo di ragazzi; quanti anni avranno avuto, sedici anni, diciassette, diciotto, facevano il liceo, e a me è venuto in mente quel libro di Vonnegut che parla del bombardamento di Dresda, bombardamento che Vonnegut ha visto di persona, era prigioniero dei tedeschi, libro che si chiama Mattatoio numero 5, sottotitolo La crociata dei bambini, che Vonnegut all’inizio va da uno che era a Dresda con lui per chiedergli cosa si ricordava, e la moglie di questo intanto che loro sono in cucina a parlare va avanti e indietro nervosissima, gli porta da bere con una gran malagrazia e a un certo punto si rivolge a Vonnegut e gli dice: Eravate solo dei bambini allora! Cosa? risponde Vonnegut. Eravate solo dei bambini, durante la guerra. E Vonnegut annuisce e pensa È vero. All’epoca della guerra eravamo degli stupidi sbarbatelli appena usciti dall’infanzia. Ma lei – dice la donna a Vonnegut – questo non ha intenzione di scriverlo, vero? Io… non lo so, dice Vonnegut. Be’, lo so io, dice la donna. Fingerà che eravate degli uomini, anziché dei bambini, e poi ne tireranno fuori un film interpretato da Frank Sinatra e John Wayne o da qualcun altro di quegli affascinanti vecchi sporcaccioni che vanno pazzi per la guerra. E la guerra sembrerà qualcosa di meraviglioso, e così ne avremo tante altre. E a combatterle saranno dei bambini. 
Allora Vonnegut si alza, e le fa una promessa. 
Mary, dice, non credo che arriverò mai a finire questo libro. Ormai devo aver scritto cinquemila pagine, e le ho buttate via tutte. Se mai lo finirò, comunque, le do la mia parola d’onore: non ci sarà una parte né per Frank Sinatra né per John Wayne. 

[Un pezzetto di Senza pensieri, che leggo stasera a Riva del Garda]

Se sei tanto intelligente

giovedì 22 Febbraio 2018

L’America è la nazione più ricca del mondo, ma il suo popolo è in gran parte povero, e gli americani poveri tendono a odiare se stessi. Per citare l’umorista americano Kin Hubbard: “Essere poveri non è una disgrazia ma potrebbe anche esserlo”. Effettivamente, per un americano essere poveri è un delitto, anche se l’America è un paese di poveri. Tutti gli altri paesi hanno tradizioni popolari che parlano di uomini poveri ma molto saggi e virtuosi, e quindi più stimabili di qualsiasi individuo ricco e potente. Gli americani poveri non hanno tradizioni del genere. Deridono se stessi ed esaltano quelli che sono più ricchi di loro. I ristoranti e i caffè più modesti, gestiti da povera gente, dovrebbero avere sul muro un cartello con questa crudele domanda: “Se sei tanto intelligente, perché non sei ricco?”. E non dovrebbe mancare la bandiera, una bandiera americana non più grande della mano di un bambino, attaccata a una stecca di lecca-lecca e sventolante dal registratore di cassa.

[Kurt Vonnegut, Mattatoio n. 5, traduzione di Luigi Brioschi, Milano, Feltrinelli 2008 (7), p 122]

Due cose

sabato 5 Agosto 2017

Mi domando se sia mai esistita una società priva di uomini forti e giovani, desiderosi di fare esperienze omicide, ammettendo, ben inteso, che poi non ci siano pene da scontare.

/…/

«Ci sono centinaia di buoni motivi per combattere» dissi «ma neanche uno per odiare senza riserve, e per credere che Dio onnipotente sia d’accordo con noi. Dov’è il male? È quella parte di ogni uomo che vuole odiare a tutti i costi, che vuole odiare e avere anche Dio dalla sua. È quella parte di ogni uomo che trova tanto attraente qualsiasi genere di brutalità. È la parte di ogni imbecille che vuole punire, avvilire, e gode a fare la guerra»

[Kurt Vonnegut, Madre notte, traduzione di Luigi Ballerini, Milano, SE 1993, pp. 134, 198]

Un dramma

sabato 5 Agosto 2017

Quel giorno me ne stavo seduto a godermi il sole su una panchina del parco, e pensavo già a un quarto dramma che cominciava a sdipanarmisi nel cervello. Aveva già il titolo: Das Reich der Zwei, qualcosa come Uno stato a due.
Avrebbe dovuto essere sul reciproco amore tra me e mia moglie. Avrebbe dovuto mostrare come due amanti in un mondo impazzito possono sopravvivere restando fedeli unicamente a uno stato composto da se stessi… una nazione fatta di due persone soltanto.

[Kurt Vonnegut, Madre notte, traduzione di Luigi Ballerini, Milano, SE 1993, pp. 45]