Scuola elementare.

L’avversario

sabato 23 20 Novembre19

In lui, quello che si oppone all’amore non è tanto l’odio, quanto il ruminare del cervello.

[André Gide, Dostoevskij, traduzione di Maria Maraschini, Milano, Medusa 2013, pp. 92-93]

Strategie

sabato 23 20 Novembre19

Ho un computer nuovo che, ogni tanto, inspiegabilmente si spegne. La mia strategia, per il momento, è far finta di niente.

Attraverso, per mezzo, in seguito

venerdì 22 20 Novembre19

Un letterato che si cerca corre un gran rischio: corre il rischio di trovarsi. Non scrive più, da quel momento, che opere fredde, conformi a se stesso, risolute. Egli imita se stesso. Se conosce le proprie linee, i limiti suoi, è per non oltrepassarli più. Non ha più paura di essere insincero: ha paura di essere inconseguente. Il vero artista resta sempre per metà incosciente di se stesso, quando produce. Non sa con precisione chi è. Non giunge a conoscersi che attraverso la sua opera, che per mezzo della sua opera e in seguito alla sua opera…
Dostoevstkij non si è mai cercato, egli si è perdutamente dato nella sua opera. Si è perduto in ciascuno dei personaggi dei suoi libri: e proprio per questo noi lo ritroviamo in ciascuno di essi.

[André Gide, Dostoevskij, traduzione di Maria Maraschini, Milano, Medusa 2013, p. 63]

Ecco

giovedì 21 20 Novembre19

Ci son dei giorni che mi dimentico.

Le carte

mercoledì 20 20 Novembre19

Uno, che si chiamava Peredonov, quando giocava a carte aveva l’impressione che le carte sogghignassero, guardandolo. Allora, le aveva raccolte tutte e, con delle forbici appuntite, si era messo a perforare tutti gli occhi delle figure, in modo che non potessero più spiarlo.
Dopo averle accecate tutte, a Peredonov sembrava che le figure facessero ancora delle smorfie, sogghignassero e ammiccassero verso di lui con i fori aperti dei loro occhi.
“Forse”, pensava Peredonov, “adesso hanno trovato il modo di guardare dal naso”.

[Dal Repertorio dei matti della letteratura russa, questo matto è di Veronica Giuffrè]

La prima ostrica

mercoledì 20 20 Novembre19

E a casa, nell’Alabama, non portavo mai le scarpe, se non per andare in chiesa, inverno o estate.
Era una vera tortura farsi trascinare qua e là per le strade di New Orleans con quelle scarpe con i lacci stretti, calde come l’inferno, pesanti come il piombo. Non so dire cosa fosse peggio – se le scarpe o il cibo. A casa ero abituato al pollo fritto e ai cavoli ricci e ai fagioli americani e al pane di mais e ad altre buone cose. Ma i ristoranti di New Orleans! Non dimenticherò mai la prima ostrica, fu come se mi scivolasse in gola un brutto sogno; passarono decenni prima che ne ingoiassi un’altra.

[Truman Capote, Un natale, traduzione di Ettore Capriolo, Milano, Garzanti 2019. pp. 43-44]

Italiana

mercoledì 20 20 Novembre19

In una lettera al padre del luglio del 1837 Dostoevskij dice che il tempo è meraviglioso, «italiano». Dostoevskij ha 15 anni, sta studiando ingegneria e non è mai stato in Italia.

Vuomo

martedì 19 20 Novembre19

Ma la prima lettura toccava sempre a Piero Pieri, un ferroviere in pensione, che quando in stazione a Cesena non c’era ancora la voce metallica a annunciare i treni, lo speaker lo faceva lui. E aveva una esse salatissima: “regionale scei-qvuattro-scei, proveniente da…” ci dava giù di brutto, e anche all’ambone non era da meno. Il suo stentoreo “vuomo! Dove scei?!” quando Dio chiama Adamo dopo il fatto della mela, è rimasto negli annali parrocchiali.

[Essere nudi e basta è troppo dura, di Elvira Antinozzi alla libreria Verso di Milano]

Gogol’ maps 2020

martedì 19 20 Novembre19

Sono uscite le date per Gogol’ maps 2020: a Mosca, dal 29 giugno al 5 luglio; a Pietroburgo dal 7 al 13 luglio. Per informazioni: gogolmaps@adeniumtravel.it (tra poco il programma completo).

Quella parola breve e sonora

martedì 19 20 Novembre19

Naturalmente, doveva succedere; è secondo le sacre e misteriose leggi della natura, e sarebbe stato vano, forse empio, far contrasto. Un uomo pensoso di sé e della galassia, uno studioso delle comete dell’anima, lettore di classici, amante della sintassi, cultore di aggettivi; tradotto, anche, in lingue bizzarramente locali, sussurrate da pochi e nevrotici indigeni; un uomo così fatto sa che la sperduta umanità si rivolgerà a lui come a un saggio, diciamo una roba zen, un po’ sul guru.
Mi si consenta di uscire dal generico, e di inalberare i vessilli del narcisismo. Mi hanno chiesto, a bruciapelo, come usava nell’Iowa, cosa pensavo della morte, che idea avevo dell’aldilà, che cosa pensavo di una certa nave fenicia, e naturalmente della droga, del Foscolo, dell’amore, dell’eros, dell’erotismo, della pornografia, del sesso, dell’eterosessualità, della fotografia, del cinema muto, degli handicappati, degli omosessuali, dell’inferno, della scuola, dei flipper, di Dio, del romanzo, ma un oracolo non ha raggiunto il suo culmine, non è se stesso, se non gli fanno la domanda estrema: «Che cosa ne pensa lei del culo?».
Di questa domanda debbo osservare in primo luogo che è formulata con il “lei”, e dunque deferente, lievemente angosciata, e che include la parola “culo”. A domande così rispondeva in altri tempi il decaduto oracolo di Delfi, o la quercia di Dodona. E appunto così avrebbero parlato gli antichi: non avrebbero detto “parti deretane”, o “natiche”, o “sedere”, o “servizi”, o “didietro, tutte parole svergognatamente senza vergogna, oneste, semplici, leali. No: è quella parola breve e sonora, quel “culo”, che vuole una risposta. Mi dicono che il culo oggi sia in crescita, che la sua dignità venga riconosciuta, che sia di moda. Quando diventerà di moda l’orecchio sinistro? O il mastoide?

[Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere, Milano, Leonardo 1989, pp.63-64]