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Scuola elementare.

Il predicato

lunedì 9 luglio 2018

E mi hanno piantato ancora in asso. L’ho guarda-
ta andarsene, era una donna, con repulsione. Soprat- tutto le calze bianche senza cuciture. Le cuciture mi avrebbero calmato, avrebbero alleggerito l’anima e la coscienza…
Perché sono tutti così maleducati? Eh? E maledu- cati ostentatamente, maleducati proprio in quei mo- menti in cui non si può essere maleducati, quando una persona inciclonata ha tutti i nervi scoperti, quando è vigliacco e mite. Perché è così? Oh, se tutto il mondo, se tutti, al mondo, fossero come sono io adesso, mite e pavido, e se non fossero sicuri di niente, né di sé stessi, né della serietà del proprio posto al sole, come sareb- be bello! Nessun entusiasta, nessuna impresa, nessuna mania, una generale vigliaccheria. Accetterei di vivere per l’eternità, se mi mostrassero un angolino dove non è sempre il momento di fare delle imprese. «Una ge- nerale vigliaccheria», si, ecco, questa è la salvezza da tutti i mali, questa è la panacea, questo è il predicato della massima perfezione!

Delle volte

domenica 8 luglio 2018

Ci son delle volte che apro la porta di casa, dopo essere andato a correre, e mi dico «Che bravo, che sono».

L’Italia e la Sorbona

domenica 8 luglio 2018

E il Baffonero aveva detto:
– Be’, lei ha visto molto, ha viaggiato molto, mi dica: dove stimano di più l’uomo russo, al di qua o al di là dei Pirenei?
– Non so come sia al di là. Ma al di qua non lo stimano affatto. Io per esempio son stato in Italia: là all’uomo russo non ci pensano minimamente. Là cantano e dipingono, e basta. Uno, per dire, sta in piedi e canta. E un altro, lì vicino, sta seduto e fa il ritratto a quello che canta. E un terzo, a una certa distanza, canta di quello che fa il ritratto. Ti vien su una tristezza. E loro la nostra tristezza non la capiscono…
– Son poi italiani. Capiscono forse qualcosa, gli italiani? – mi aveva dato ragione il Baffonero.
– Proprio. Quando ero a Venezia, il giorno di San Marco volevo vedere la regata delle gondole. E m’è venuta una tristezza, a vedere questa regata. Il cuo- re si scioglieva in lacrime ma le labbra serbavano il silenzio. E gli italiani non capivano, ridevano, mi in- dicavano col dito: «Guardate, c’è Erofeev, ancora in giro, tutto scoglionato!». Ero scoglionato? Non ero scoglionato. Solo, le labbra serbavano il silenzio.
Che in Italia, io, a dire il vero, non avevo niente da fare. Volevo solo vedere tre cose: il Vesuvio, Ercolano e Pompei. Ma mi hanno detto che il Vesuvio era già un po’ che non c’era più, e mi hanno mandato a Ercolano. E a Ercolano mi han detto: «Ma cosa te ne fai, coglione, di Ercolano? Vai piuttosto a Pompei».
Arrivo a Pompei, e mi dicono «E basta, con questo Pompei! Vai piuttosto a Ercolano».
Pianto baracca e burattini e parto per la Francia. Cammino cammino, mi avvicino già alla linea Magi- not, e d’un tratto mi vien da pensare: ascolta, penso, torniamo indietro, andiamo a stare un po’ da Lui- gi Longo, leggiamo un po’ di libri, per non girare a vuoto. Certo, sarebbe meglio afittare una branda da Palmiro Togliatti, però è appena morto. E cos’ha, che non va, Luigi Longo1?
Comunque poi indietro non ci son tornato. E passando dal Tirolo sono andato in direzione della Sorbo- na. Sono arrivato alla Sorbona e ho detto: voglio studiare al baccalauréat. E mi chiedono: «Se vuoi studiare al baccalauréat, devi avere qualcosa di caratteristico come fenomeno. E cos’hai, come fenomeno, di caratteristico?». Io, cosa potevo rispondergli? Gli ho detto: «Be’, cosa posso avere, come fenomeno, di caratteristi- co? Sono un orfano». «Dalla Siberia?» mi chiedono. Io dico: «Dalla Siberia». «Be’, se vieni dalla Siberia, in questo caso, almeno nella tua psiche dovrà pur esserci qualcosa di caratteristico. Cosa c’è di caratteristico nella tua psiche?». Ci ho pensato: non eravamo mica a Chrapunovo, eravamo alla Sorbona, bisognava dir qualcosa di intelligente. Ci ho pensato e ho detto «A me, come fenomeno, è caratteristico il logos autocrescente».

Sciame sismico

domenica 8 luglio 2018

Una mia amica mi aveva detto di sentire il discordo del presidente della Repubblica, che il presidente della repubblica, ce n’era uno nuovo, quando aveva fatto il suo primo discorso ne parlavano tutti così bene, e quella mia amica mi aveva detto «Prova a sentirlo», e io l’avevo cercato in rete e avevo cominciato a sentirlo e dopo un po’ m’era venuto in mente di quando avevo fatto l’attore, in teatro, nel 2007, a Napoli, e avevo un regista che mi aveva fatto vedere che io avevo dei gesti parassiti, cioè gesti che vivevano su di me senza che me ne accorgessi e mi aveva detto che in scena, quando recitavo, quei gesti parassiti lì li avrei dovuti eliminare.
E dopo, a ripensare a quella cosa che mi aveva detto il regista, io mi ero accorto che quando parlavo, e quando scrivevo, davo voce a delle espressioni parassite che vivevano su di me senza che me ne accorgessi, e in uno dei libri che ho scritto avevo provato a farne una lista e avevo trovato che se uno era ricco, era sfondato, se aveva la barba, era folta, se c’era un fuggi fuggi, era generale, se si parlava di acne, era giovanile, se c’eran delle tecnologie, eran nuove, se c’era un nucleo, era familiare, se c’era un’attesa, era dolce, se c’era una marcia, era funebre, oppure nuziale, se c’era un andirivieni, era continuo, se c’eran delle chiacchiere, erano oziose, se c’era un errore, era fatale, se c’era un delitto, era efferato, se c’era un’ impronta, era indelebile e questo era il primo nucleo che l’avevo scritto e letto tante di quelle volte che ogni volta che lo rileggevo mi sembrava come di recitare il rosario.
Erano singolari, questi nessi sostantivo aggettivo, per lo meno per due motivi, per il fatto che, quando si dice, per esempio, ricco sfondato, l’aggettivo, sfondato, siamo così abituati, che ogni ricco sia sfondato, che quell’aggettivo lì, non ci dice niente di quel ricco di cui stiamo parlando, non lo qualifica, è un aggettivo qualificativo che non fa il suo mestiere, non qualifica niente
E poi anche per il fatto che io, quando usavo queste espressioni a me sembrava di parlare, in realtà io non parlavo, ero parlato, cioè non dicevo quel che volevo dire io, dicevo quel che voleva dire la lingua (parassita).
E in rete, su un sito dove ogni tanto scrivevo delle cose, www punto paolonori punto it, con l’aiuto dei lettori del sito avevo provato a allungare questa lista di espressioni parassite e avevo trovato che se c’è un quadro, è allarmante, se c’è uno sciopero, è generale, se c’è una folla, è oceanica, se c’è un lupo, è solitario, se c’è un cavallo, è di Troia, se c’è una botte, è di ferro, se c’è un terrorista, è islamico, se c’è un porto, è delle nebbie, se c’è un silenzio, è di tomba, se c’è un ombra, è di dubbio, se c’è una morsa, è del gelo, se c’è una resa, è dei conti, se c’è una verità, è sacrosanta, se c’è una salute, è di ferro, se c’è una svolta, è epocale, se c’è un genio, è incompreso, se c’è un ok, è del senato, se c’è uno sciame, è sismico, se c’è un consenso, è informato, se c’è un secolo, è scorso, se c’è un pallone, è gonfiato, se c’è un cervello, è in fuga, se c’è una repubblica, è Ceca, se c’è un battesimo, è del fuoco, se c’è un dispiacere, è vivo, se c’è un tassello, è mancante, se c’è un imbarazzo, è della scelta, se c’è un dubbio, è atroce, se c’è una prova, è schiacciante, se c’è una tabella, è di marcia, se c’è un correlativo, è oggettivo, se c’è una linea, è editoriale, se c’è una leggenda, è metropolitana, se c’è una mente, è locale, se c’è un ente, è locale anche lui, se c’è una guerra, è santa, se c’è un motivo, è floreale, se c’è uno stato, è d’animo, se c’è un quartiere, è generale, se c’è una questione, è di principio, se c’è un problema, è un altro, se c’è una sostanza, è stupefacente, se c’è un mondo, è arabo, se c’è un caso, è letterario, se c’è un astro, è nascente, se c’è una stella, è cadente, se c’è un fiume, è carsico, se c’è una patata, è bollente, se c’è una disobbedienza, è civile, se c’è una cifra, è stilistica, se c’è una frattura, è insanabile, se c’è un velo, è pietoso, se c’è un pirata, è della strada, se c’è una malavita, è organizzata, se c’è una fiducia, è cieca, se c’è una storia, è vera, se c’è una luce, è propria, se c’è un beneficio, è d’inventario, se c’è un collegio, è docenti, se c’è una seduta, è stante, se c’è un tempo, è perduto, se c’è una delega, è in bianco, se c’è una sala, è operatoria, se c’è un pianto, è liberatorio, se c’è una macchina, è del fango, se ci sono dei giorni, son contati, se c’è un’impresa, è titanica, se c’è una fine, è del mese, se c’è un cuneo, è fiscale, se c’è una fila, è indiana, se c’è una fatalità, è tragica, se c’è una cifra, è stilistica, se c’è una corsia, è preferenziale, se c’è un corridoio, è umanitario, se c’è un anello, è mancante, se c’è un effetto, è collaterale, se c’è un consenso, è informato, se c’è un’avanguardia, è storica, se c’è una guerra, è civile, se c’è un sistema, è paese, se c’è una legge, è non scritta, se c’è un silenzio, è d’oro, se c’è un amore, è cieco, se c’è una maestà, è lesa, se c’è un’Europa, è a rischio, se c’è una notte, è dei tempi, se c’è un viale, è del tramonto, se c’è una parabola, è discendente, se c’è un minimo, è sindacale, se c’è una data, è da destinarsi, se c’è un’avanguardia, è russa, se c’è una catastrofe, è umanitaria, se c’è un tessuto, è urbano, se c’è un moto, è ondoso, se c’è un compromesso, è bieco, se c’è un gestore, è telefonico, se c’è un compartimento, è stagno, se c’è una torre, è pendente, se c’è una tornata, è elettorale, se c’è un ascensore, è sociale, se c’è un dente, è avvelenato, se c’è una manovra, è finanziaria, se c’è una campagna, è pubblicitaria, se c’è un universo, è parallelo, se c’è un gioco di parole, è intraducibile, se c’è un condizionale, è d’obbligo, se c’è parere, è a mio modesto, se c’è un disordine, scusatelo.
E nel discorso del presidente della repubblica, Sergio Mattarella, nei primi minuti, se c’era un saluto, era rispettoso, se c’era un pensiero, era deferente, se c’era un momento, era difficile, se c’era una carta, era fondamentale, se c’era un consiglio, era superiore (e della magistratura), se c’era un’unità, era nazionale, se c’era una prova, era dura, se c’era un’unione, era europea, se c’eran dei diritti, eran fondamentali, se c’era un popolo, era italiano, se c’era un bene, era comune, se c’era un capo, era dello stato, se c’era un garante, era della costituzione, se c’era un giro, era di consultazioni, se c’era un esercizio, era della sue funzioni, se se c’era un arbitro, era imparziale, e lì mi ero fermato e mi ero chiesto “Ma come mai, ne han parlato tutti così bene?”.

[uscito ieri sulla Verità]

Solo sentire il suono

venerdì 6 luglio 2018

Una volta mi son sentito dire, ero alla presentazione di un libro, Ma perché scrivi? mi ha chiesto uno a un certo momento che è una domanda strana, e io tutte le volte che me l’avevano fatta non avevo mai trovato una risposta quella volta lì «Io più vado avanti, – mi son sentito dire, – più ho l’impressione che i miei libri, ecco secondo me io, ma anche gli altri che scrivon romanzi, secondo me i romanzi in generale si scrivono per i morti.
Io se non avessi avuto i miei morti, – mi son sentito dire, – mio nonno, mia nonna, mio babbo, io probabilmente non avrei mai scritto niente e i libri che piacciono a me secondo me sono scritti per della gente che sa già tutto, non per informare, per informare, per i vivi, ci sono i giornali, i telegiornali, i radiogiornali, i romanzi, mi sembra, son per i morti, e io ormai più passa il tempo anche nei vivi, anche in me, mi son sentito dire, io apprezzo la parte morta, di me, la mia mortalità, non la mia vitalità».
Alla fine allora avere dei morti è una cosa che non è indifferente, quello che fai, avere dei morti è già dare un senso alla vita. Quelli che cercano il senso della loro vita, per dire, è perché non hanno ancora capito che hanno dei morti, secondo me.
Per esempio i parenti dei morti di Reggio Emilia, che son passati sessant’anni, nonostante tutte le porcherie che hanno subìto le ingiustizie che han visto nonostante il dramma di quel che è successo lì in piazza dei Teatri, loro non si son mica dati per vinti, e il fatto che non si siano dati per vinti che abbiano ancora presente benissimo a sessant’anni di distanza il senso di quello che devono fare, secondo me, non so se poi in generale dai fatti del mondo si possono trarre delle conclusioni, ma se si potessero trarre io concluderei che è della gente che hanno dei morti che son molto forti. Lauro Farioli , Ovidio Franchi, Marino Serri, Afro Tondelli e Emilio Reverberi sono dei morti che son molto forti, secondo me. Solo sentire il suono dei loro nomi, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Marino Serri, Afro Tondelli e Emilio Reverberi, uno ha l’impressione di aver detto una cosa forte, una cosa che ha del senso, una cosa commovente. Ecco sarebbe una cosa bella se noi, quando moriremo, che, adesso mi dispaice dar delle brutte notizie, ma moriremo, tutti quelli che siamo qua, sarebbe bello se noi, quando moriremo, i nostri nomi, pronunciati ad alta voce, producessero almeno una frazione del senso che producono i nomi di quelli che sono morto il 58 anni fa sulla piazza dei teatri di Reggio Emilia.

[Questa cosa viene dal discorso che leggo domani a Reggio Emilia e che si intitola Una vita propria e che, in parte, è composto da pezzi di un libro che si intitola Noi la farem vendetta]

Uno

venerdì 6 luglio 2018

Ieri, a Torino, ho letto dai Repertori dei matti di varie città e forse il matto che mi è piaciuto di più, tra quelli che ho letto ieri, è quel matto di Parma che era assessore e aveva proposto di cambiare il nome del parco Falcone-Borsellino in parco Sandra-Raimondo. Che sagoma.

Due cose piccole che fanno un po’ senso

giovedì 5 luglio 2018

Mi ha sempre stupito l’abitudine dei russi di pettinarsi senza nessun problema davanti alla gente: nelle vetrine dei negozi, negli specchietti delle macchine; tirano fuori un pettinino e si pettinano e se li guardi ti guardano come per dire E be’? Non hai mai visto uno che si pettina?
E domenica sera l’ho detto a una signora russa che mi ha detto che lei, in Italia, quando vede qualcuno che si soffia il naso in pubblico, le vengono i brividi, che lei e i suoi connazionali lo fanno in bagno, e se non c’è un bagno tirano su, anche per delle ore.

L’ultimo giro di bozze

mercoledì 4 luglio 2018


Una canzone del cantante bolognese Dino Sarti si intitola Com’ è la Russia e comincia così: «Sono stato un po’ dap- pertutto, a Bazzano, a Seul, a Monghidoro, a Teheran, a Beirut, persino a Rho, ma non ero mai stato in Russia; la cosa più divertente, per uno che va in Russia, è il ritorno dalla Russia, tutti chiedono, vogliono sapere. ‘Be’, allora, Dino, com’è la Russia?’». A questa doman- da, che tutti quelli che son stati in Russia (e anche tutti quelli che ci andranno) si sono sentiti (e si sentiranno) fare, Dino Sarti risponde «La Russia è grande».
Così, se andate in Russia, quando tornate che vi chie- deranno «Be’, allora, com’è la Russia?», se voi risponde- rete «La Russia è grande», direte una cosa vera: io, per conto mio, la prima volta che ci sono stato, nell’aprile del 1991, n dal primo momento che ero lì, all’aero- porto Šermet’evo II, quando ho alzato gli occhi, mi è sembrato evidente, a guardare il cielo, che eravamo in un paese grande, e mi sono tornati in mente i versi di Velimir Chlebnikov che dicono: «Poco, mi serve. Una crosta di pane, un ditale di latte, e questo cielo, e queste nuvole».

Buongiorno ancora

martedì 3 luglio 2018

Comunque, devo dire, senza Wikipedia, si sta poi bene anche senza, mi sembra. Buongiorno.

Cari Corinzi

martedì 3 luglio 2018

Cari Corinzi,
sono sicuro che vi sarete più volte chiesti come mai non vi arrivano più lettere da parte nostra. Suppongo che abbiate inizialmente imputato la responsabilità di questo silenzio al sistema postale del Peloponneso che, sebbene sia esente da ogni colpa in questo caso, non lo ritengo comunque un servizio particolarmente efficiente. Mi trovo purtroppo nell’infelice posizione di comunicarvi che il nostro amato Paolo di Tarso, vostro principale amico di penna, ci ha lasciati un paio di millenni fa, decapitato dai romani durante la persecuzione di Nerone. Una fine terribile non credete?
Sarete però contenti di sapere che nel luogo della decapitazione è stata eretta una chiesa in suo onore presso via Laurentina, ci si arriva facilmente con la Metro B, fermata Basilica di San Paolo, direzione Lido di Ostia.
Spero che abbiate trascorso in serenità questi ultimi duemila anni e che abbiate mantenuto uno stile di vita sano, lontano dalla dissolutezza e dalle impurità del corpo.
Qui in occidente sono cambiate un po’ di cose, abbiamo quasi completamente abbandonato il nostro fervore cristiano e lo abbiamo sostituito con una fede assoluta nella scienza, molto più affidabile delle preghiere in caso di virus pericolosi o di riparazioni di parti del corpo. Non crediamo neanche più che l’universo sia stato creato in sette giorni da Dio ma crediamo invece che sia stato originato da un’esplosione primordiale chiamata Big Bang e poi non vi sto bene a spiegare come siamo arrivati all’uomo. Ma i cambiamenti sono tanti e non riuscirei a comprenderli tutti in questa mail.
E voi cosa mi raccontate?
Esiste ancora Corinto? Avete ancora quel buffo culto di Afrodite presso il tempio di Apollo? Vi fate ancora quelle belle insalate con la cipolla e la feta?
La settimana prossima nei nostri cinema esce Cinquanta sfumature di nero, un film dalla forte presenza di contenuti a caratteri erotici e per questo vietato ai minori di anni 18.
Non so bene come sia solito salutarsi in questi casi. Provo con: che la grazia del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.
Fateci avere vostre notizie, un abbraccio.

[prima mail ai Corinzi, di Paolo Ricci, dal numero 3 di Qualcosa, esce in settembre]