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Scuola elementare.

Promesse

sabato 14 gennaio 2017

vogliamo promesse

[Un’altra scritta che c’era in via Balbi qualche anno fa]

A Genova

venerdì 13 gennaio 2017

Diamo lavoro ai compagni imbianchini

[A Genova, in via Balbi, ci son sempre delle scritte interessanti, secondo me (cliccare sull’immagine per ingrandire)]

Avventure ferroviarie

venerdì 13 gennaio 2017

Oggi, partivo da Bologna e poi dopo a Milano dovevo prendere un treno che andava poi a Genova, e il treno che da Bologna andava a Milano era in ritardo, e rischiavo di perdere il treno che andava poi a Genova, e allora ho chiesto alla capotreno (o capatrena) di guardare da che binario partiva l’intercity che andava a Genova che partiva alle 19 e 05, e lei mi ha detto che, di intercity che partivano alle 19 e 05, a Milano centrale, ieri sera, ce n’erano due, uno che andava a Venezia e che partiva dal binario 6, uno che andava a Livorno e che partiva dal binario 20, e io le ho detto che probabilmente il mio era quello che andava a Livorno, che quello che andava a Venezia era difficile che passasse da Genova, e lei mi ha detto «Non è che posso diffondermi in considerazioni geografiche», che è stata una risposta bellissima, secondo me, che voleva dire che lei era una ferroviera che non voleva sapere niente, lei la mettevan sui treni e poi dopo lei andava dove andava il treno, va mo là.

Questo flusso segreto di linee e puntini

venerdì 13 gennaio 2017

questo flusso segreto di linee e puntini

Mi accorsi all’istante che non le stavo simpatica. È un dato di fatto che una ragazza capisce in un attimo se a un’altra ragazza sta simpatica o no. Feely dice che tra uomini e donne c’è una linea telefonica interrotta e che non riusciamo mai a capire chi è stato a riattaccare: con un ragazzo, non sai mai se è innamorato o lo disgusti, mentre con una ragazza lo capisci nei primi tre secondi. Tra ragazze c’è un flusso silenzioso e incessante di segnali invisibili, come i messaggi senza fili ad alta frequenza tra la riva e le navi in mare, e questo flusso segreto di linee e puntini mi segnalava che Mary mi detestava.

[Alan Bradley, Flavia de Luce e il delitto nel campo di cetrioli, traduzione di Stefania Bertola, Palermo, Sellerio 2016, p. 102]

Una storia ferroviaria

venerdì 13 gennaio 2017

Nella stazione ad alta velocità di Bologna, ieri, stavo andando a prendere il treno, una signora davanti alle scale mobili mi ha chiesto una cosa ma io ero lontano non aveva capito «Cosa?» le ho chiesto.
Lei mi ha detto, alzando la voce «Il binario 18?».
«Guardi signora», le ho detto io, e le ho fatto vedere un cartello che c’era scritto «Binari 16-19».
«Eh», mi ha detto lei, «binari 16 e 19».
«Dal 16 al 19», le ho detto io.
«E c’è anche il 18?», mi ha chiesto lei.
Io ho contato sulle dita: «16-17-18-19».
«No», mi ha detto lei «guardi, secondo me…» e mi stava spiegando perché, secondo lei, non era da lì che si arrivava al binario 18.
«Signora», le ho detto io, «vada dove vuole lei».
Fine della storia ferroviaria.

La giornata

giovedì 12 gennaio 2017

undici treni

Il mattino dopo, ero uscito di casa, in quei giorni lì, quando uscivo di casa, mi aspettavo sempre che spuntassero dei detective sardi che mi seguivano, e quel mattino, sotto casa nostra c’era un piccolo parcheggio e quel mattino c’era un uomo che aveva appena parcheggiato la macchina e si era allontanato in direzione della clinica privata ma aveva il dubbio di non aver parcheggiato bene ogni due secondi si voltava a guardare la macchina come se con la forza dello sguardo avesse potuto spostarla o come se quella macchina lì, messa un po’ male, fosse per lui un mostro dietro le spalle, una specie di buco nero che poteva allungare verso di lui dei tentacoli di antimateria in forma di multa.

L’avevo guardato per qualche secondo poi mi ero voltato, avevo visto Pietramellara in divisa ginnica che usciva dal nostro portone.
Allora, forse perché mi ero immaginato che fosse morto, mi ero sentito come in dovere di risarcirlo gli avevo detto «Buongiorno, va a correre?», una bella domanda, proprio un bel risarcimento.
«Sì» mi aveva detto lui.
«Che giro fa?» gli avevo chiesto io.
«Arrivo fino al cimitero, poi torno indietro, poi vado ancora fino al cimitero, poi torno ancora indietro son dieci chilometri, in tutto» mi aveva detto, e io gli avevo detto «Dieci chilometri, un bel giro, buona corsa» gli avevo detto, e intanto che lo guardavo che partiva avevo pensato che lui, Pietramellara, correva da davanti al Tristobar, cioè praticamente dall’agenzia di pompe funebri, quella vicino all’ospizio Villa Fiorita, fino al cimitero, poi dal cimitero, fino all’agenzia di pompe funebri (quella vicino all’ospizio Villa Fiorita), poi dall’agenzia di pompe funebri (quella vicino all’ospizio Villa Fiorita), fino al cimitero, poi dal cimitero fino all’agenzia di pompe funebri (quella vicino all’ospizio Villa Fiorita), proprio un bel modo di cominciar la giornata, avevo pensato.

Una storia nuova

giovedì 12 gennaio 2017

Ieri mi hanno fatto un’intervista per la presentazione a Milano di Undici treni, che esce oggi, e mi hanno chiesto, tra le altre cose, se è un romanzo autobiografico, e io ho pensato che, il primo romanzo che ho pubblicato è uscito nel marzo del 1999, 17 anni e 10 mesi fa, e io ho pensato che sono 17 anni e 10 mesi che mi fanno questa domanda e che io, dopo 17 anni e 10 mesi, non so ancora bene come rispondere.

Descrivere una coppia

mercoledì 11 gennaio 2017

Adam Philips, Monogamia, traduzione di Giulia Arborio Mella e Matteo Codignola, Milano, Adelphi

Descrivere una coppia significa scrivere un’autobiografia. Dato che nasciamo da una coppia e che lì trascorriamo i nostri primi anni, quando parliamo di coppie raccontiamo la storia della nostra vita. Se riusciamo a fare della coppia un’astrazione, è proprio perché ci è così familiare. O meglio, perché è la famiglia; perché una volta non c’era nessun altro posto dove andare.

[Adam Philips, Monogamia, traduzione di Giulia Arborio Mella e Matteo Codignola, Milano, Adelphi 2007, p. 34]

Pietramellara

mercoledì 11 gennaio 2017

Dopo, un mattino, mi ero trovato in tasca un euro, una moneta da un euro, e mi era venuto da fare un gesto, col braccio destro con la mano chiusa a pugno, come da esultare, e l’avevo appena fatto che mi ero detto Ma cosa esulti a fare?
Be’, mi ero risposto, metti che, in un anno, mi succeda tre volte al giorno che mi trovo in tasca un euro.
Eh, mi ero detto io.
Eh, mi ero risposto io, in un anno, facci il calcolo, sono millenovantacinque euro. In un anno bisestile millenovantotto. Buttali via, te.

[Da Fare pochissimo]

Molto concreto molto privato

martedì 10 gennaio 2017

Strugackije Un miliardo di anni prima della fine del ondo

Ho pensato adesso che tutti i personaggi del romanzo hanno un prototipo. Un caso raro. Nessun personaggio è inventato, forse solo l’investigatore Zykov, ma anche quello è una specie di media ponderata tra il Porfirij Petróvič (di «Delitto e castigo») e l’investigatore del KGB che aveva seguito il caso Chejfec. Forse proprio per questo «Un miliardo…» l’abbiamo sempre considerato tra i nostri romanzi preferiti, perché era come un pezzetto delle nostre vite, molto concreto, molto privato, pieno di persone concrete e di avvenimenti reali. Come si sa, non c’è niente di più piacevole che ricordare i propri guai quando son poi andati a finir bene.

Boris Strugackij

(dalla postfazione a Un miliardo di anni prima della fine del mondo, di Arkadij e Boris Strugackij)