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Scuola elementare.

Una frase

martedì 22 maggio 2018

Come ho detto l’altro giorno a Cisterna (di Latina), rispondendo a una domanda di Antonio Pennacchi, Togliatti non legge le cose che scrivo dalla fine del 2004.
Niente di quello che ho scritto negli ultimi 14 anni, circa.
Dopo, ieri, non so come mai, mi ha chiesto «Ma tu, scrivi ancora delle frasi che cominciano con il che?».
«No», le ho detto io.
«Cioè, – le ho detto, – ultimamente, a pensarci, mi capita spesso di scrivere una frase che comincia con il che».
«Che frase?».
«Che due maroni».
«No, va be’, – mi ha detto lei, – quella non c’entra».

Una cartina?!

martedì 22 maggio 2018

Uno stava passeggiando per le vie di Prato, quando si ferma una macchina con quattro ragazzi giovani dentro e uno di loro abbassa il finestrino e gli fa – scusa, un tu c’hai mica una cartina?
– Una cartina?!, chiede lui, poi si picchia con la mano sulla fronte e dice orgoglioso – io ce l’ho tutta qui Prato!

[Dal Repertorio dei matti della città di Prato, esce il 31 di maggio (cliccare sull’immagine per ingrandire)]

Nuova

martedì 22 maggio 2018

Ieri mi ha chiamato la Coop di via Andrea Costa, mi han detto che sono arrivate le mie tre biciclette.
Io gli ho detto che ero contento, ma che di biciclette me ne aspettavo una sola.
Loro mi han detto Ah, ecco, mi sembrava.
Allora oggi, adesso, tra poco, vado a prendere la mia bici nuova.

Unica bestia

lunedì 21 maggio 2018

Poi, ero in cucina, nella mia casa, non nella casa di Nilde, NELLA MIA CASA, e mi era venuto da pensare a una cosa che mi succedeva tutti gli anni a un festival di letteratura slava, in Cecoslovacchia quando mi invitavano ai festival di letteratura slava, tanto tempo prima, che c’era una piazza, centinaia di persone che, mossi dalla voce di qualcuno che era in piedi su un palco, cominciavano a respirare insieme, come se fossero un’unica bestia.
E io, che ero lì con loro, non ero più io, ero una parte di quella bestia.
Non so cos’era, aveva qualcosa, è difficile usare la parola magia, nel nostro secolo così poco avventuroso, ma era una specie di magia. Mi succede ancora con mia figlia e con Nilde: son dei momenti, ce ne son tre o quattro all’anno, chissà cosa succede, chissà cos’è che li scatena, ma noi, in quei momenti lì, non siamo più tre, siamo un’unica bestia, e è una cosa, non so come dire, commovente, avevo pensato lì in piedi, nel bianco della mia cucina, più che in piedi in punta, di piedi, trattenendo il fiato, era stato un pensiero che era si sviluppato dall’inizio alla fine e intanto che lo pensavo io non mi vedevo ma se mi fossi guardato, probabilmente avrei visto che ero in punta di piedi e che tenevo le labbra come a pronunciare una u, come
se fossi un barista.

Tutti insieme

lunedì 21 maggio 2018

Da oggi, e per un numero imprecisato di settimane, minimo uno, massimo tre, sembra, causa lavori nel loro appartamentino, la Battaglia, Togliatti e io abiteremo tutti e tre insieme nel mio appartamentino; sarà durissima, credo.

Tre posti per San Pietroburgo

lunedì 21 maggio 2018

Ci sono state tre rinunce, per cui ci sono tre posti liberi per il viaggio a San Pietroburgo nei luoghi della letteratura russa del 16 al 22 luglio (clic) (Per informazioni 0258312888, Adenium Travel info@adeniumtravel.it, Italia Russia info@associazioneitaliarussia.it).

Il destino

lunedì 21 maggio 2018

Viktor Šklovskijб Gamburgskij sčët

Nel 1915 sulla rivista «Vzjal» Chlebnikov pubblicò delle proposte piene di ironico buon senso. Velimir suggeriva di numerare i pensieri generici come paragrafi o articoli di un codice di leggi. Sarebbe stato meraviglioso.
«Sessantanove» mi avrebbero gridato dal «Na postù», e avrebbe indicato qualcosa di sgradevole. «Centoventi», avrei risposto io per risparmiare tempo.
Anche le citazioni sarebbero state numerate.
Velimir proponeva anche di costruire delle case con strutture di ferro e con cassetti di vetro trasportabili. Ognuno avrebbe avuto diritto a una certa cubatura di una casa di una città qualsiasi.
È pensata bene.
La casa, la stabilità di residenza, il destino sono visti con il segno negativo.
Non c’è nulla di più malinconico del destino.
In campagna, se chiedete alla gente il nome del villaggio più vicino, spesso vi rispondono che non lo sanno, soprattutto le donne.
Il destino li ha fissati alla casa con il muggito di una mucca.

[Viktor ŠKlovskij, Il punteggio di Amburgo, traduzione di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato 1969, p. 54]

Un rumore

domenica 20 maggio 2018

Mi è arrivato il frigo. E adesso nella mia cucina, ogni tanto, c’è rumore di frigo. E io mi ero dimenticato com’era e mi spavento, quando parte.

Un’arma

venerdì 18 maggio 2018

Quando Raskol’nikov arriva ai lavori forzati, i condannati gli dicono: «Non è una cosa da signori, andare in giro con una scure».
La scure era l’unica arma dei contadini.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 301]

Le cose come sono

giovedì 17 maggio 2018

L’altro giorno sono passato davanti a un negozio che c’era scritto, in grosso, «Aloe vera», che è una cosa che è abituale, vederla scritta e sentirla dire, talmente abituale che se c’è un’aloe, viene da dire, è vera.
Che però, se quella lì è vera, se vantano la verità di quell’aloe, vuol dire che ce n’è anche di finta, di aloe. Se no basterebbe dire «Aloe».
Ma non dicono «Aloe», dicono «Aloe vera».
Allora vuol dire che ce n’è anche di finta.
E adesso, sto sentendo la radio, c’è uno che dice che il suo governo sarà il governo del cambiamento, che è un po’ uguale: se c’è un governo, è del cambiamento, eppure sarebbe possibile anche sentire qualcuno che si propone di fare un governo che il suo programma è lasciare le cose esattamente così come sono.
Noi, se ci votate, non faremo niente.
O qualcosa del genere.
Secondo me ci arriviamo.