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Scuola elementare.

Secondo me

mercoledì 16 agosto 2017

Secondo me certe cose italiane come il Cappuccino, o la Stracciatella, il gusto del gelato, che son cose che si trovan dappertutto, anche in Russia, anche in Portogallo, secondo me la fortuna del cappuccino o della stracciatella dipende dal loro nome, non dal fatto che son buone, credo io, hanno un nome che si ripete volentieri, Cappuccino, Stracciatella, mi sbaglierò ma secondo me è così.

Giuseppe Quattropalmi

martedì 15 agosto 2017

«Lei deve dunque sapere» attaccò rivolgendosi più al Lunardini che a me «che il Merdicchione si era opposto con insistenza a una giusta richiesta di Sua Eccellenza Mordace. Quel cognome è chiaro che non stava bene a un magistrato: si poteva e si doveva modificarlo e correggerlo. Ma lui non ne voleva sapere. Allora Mordace cosa fa? Per smuoverlo, inizia una procedura d’ufficio. Comincia col richiedere al paese di nascita del Merdicchione la copia integrale del suo atto di nascita. E cosa capita? Che in calce all’atto di nascita figura un’annotazione: “Il Merdiccione Giovanni di cui al presente atto è deceduto in data 4 settembre 1930”. Deceduto! Qui, il Mordace mangia la foglia, anzi, la morde. Comincia a istruire un procedimento penale e chiede al procuratore del re di Trani di aprire un’inchiesta. Tutto diventa chiaro: il Merdicchione Giovanni defunto era un laureato in legge che nel 1929 aveva vinto un concorso per sessantacinque posti di uditore di pretura. Nel 1930 quando, arrivata la nomina, si accingeva a partire per la Pretura di Napoli dov’era stato destinato, una febbre tifoide lo mandò all’altro mondo. Figuratevi una famiglia meridionale che riesce a portare un figlio alla laurea e poi a farlo entrare in magistratura! Una quaterna al lotto! Sfumata di colpo, rientrata nel nulla. In famiglia c’era un cugino della stessa età ma d’altro cognome: Giuseppe Quattropalmi. Un giovane sfaccendato che al secondo anno di legge aveva interrotto gli studi. Qualcuno nella famiglia ebbe l’idea di passargli i documenti del morto, che gli somigliava come un fratello e d’infilarlo tra i vincitori del concorso. Era arrivata, proprio in quei giorni, l’assegnazione del Merdicchione alla Pretura di Napoli. Il Quattropalmi si presentò in luogo del morto e venne immesso nelle funzioni. Dopo un anno di uditorato fu nominato pretore e trasferito ad Aidussina. Ma si trovava nella stessa situazione di un falso prete che amministri i sacramenti. Mancava del carisma. E si sentiva. Le sue sentenze avevano qualche cosa di approssimativo, di incerto, anche nella forma. Specialmente nella forma.
«Quando Sua Eccellenza Mordace» continuò «di nulla sospettando, lo mandò a chiamare per indurlo a cambiare cognome, si impuntò. Merdicchione sono nato e Merdicchione voglio morire, disse. Sfido! Si era reso conto che per ottenere la modifica avrebbe dovuto produrre la copia integrale dell’atto di nascita e si sarebbe scoperto il trucco.

[Piero Chiara, Vedrò Singapore?, Milano, Mondadori 2014, pp. 84-85]

Cose molto interessanti sul Portogallo

martedì 15 agosto 2017

A Lisbona, se uno prende una bottiglietta d’acqua minerale non gassata, gli danno una bottiglia da mezzo litro e costa un tot, se ne prende una gassata, gliene danno una da un quarto di litro e costa di più. Incredibile.

Secondo me

martedì 15 agosto 2017

Oggi ho sentito un ragazzo romano che era per la prima volta a Lisbona che ha parlato di una volta che si è perso che è finito in un quartiere dormitorio e ha detto «Però, dopo tutto, son stato contento, ho visto una Lisbona che di solito non vedi», che lui, era la prima volta, che era a Lisbona, non è che la vedesse tanto, di solito, Lisbona, secondo me.

Sul lavorare e sul non lavorare

lunedì 14 agosto 2017

Certe volte non lavorare è un modo di lavorare perché te non lavori non lavori non lavori, dopo sei così stanco, di non lavorare, che ti metti a lavorare, a me ogni tanto succede, delle volte.

Alla procura generale di Trieste

lunedì 14 agosto 2017

Fu in quei giorni che il pretore Merdicchione venne chiamato alla procura generale di Trieste.
Partì alle sei della mattina accompagnato dall’ufficiale giudiziario Bolognini in automobile e tornò al pomeriggio. Quando, guardando dalla finestra, lo vidi entrare dal cancello seguito dal Bolognini, andai di sopra per sentire le novità.
Merdicchione, Bolognini e Semitecolo erano nello stanzino del poker, seduti al tavolo. Il pretore aveva appena incominciato a raccontare:
«Alle nove in punto un usciere m’introdusse nell’ufficio di Sua Eccellenza Mordace, che mi fece sedere, mi guardò come si guarda uno strano animale poi, a bruciapelo, mi disse: “Un magistrato, in questi posti e direi in qualunque luogo d’Italia, non può avere un cognome come il suo, tanto più quando esiste la possibilità di modificarlo. La Corte d’Appello, a sua domanda, in qualche settimana può ordinarne la modifica, disponendo l’annotazione del provvedimento sui registri dello Stato Civile. Chiunque ha diritto di mutare il proprio cognome quando sia tale da esporlo al ridicolo e allo scherno. Le è in questo caso e spero che se ne renda conto”
«”Eccellenza” osservai “quando ho partecipato al concorso nessuno mi ha detto che col mio cognome non avrei potuto fare il magistrato.”
«”Ma glielo dico io!” proruppe Mordace “e ho l’autorità per dirglielo” Lei può scegliere un cognome che differisca il meno possibile dal suo: Mordicchione, per esempio. Oppure Murdicchione, Ferdicchione, Perdicchione, Serdicchione, Verdicchione, Zerdicchione. Tutto, ma non Merdicchione. Lei non può mandare in giro sentenze e decreti che vanno fra il pubblico con sotto quel cognome!”
«Mi sentivo umiliato, distrutto.»
«Allora» lo interruppe Semitecolo «ha accettato la proposta?»
«Neanche per idea!» esclamò il pretore. «Mi è venuto, improvvisamente, un coraggio da leone. Tanto che gli ho detto, pacatamente: “Eccellenza, nella mia famiglia abbiamo avuto nel secolo scorso un generale dell’esercito borbonico e quarant’anni fa un monsignore di Santa Romana Chiesa. Nessuno, né il re di Napoli né il papa, si è mai sognato di indurli a mutare cognome. E io non posso, semplice pretore come sono, portare un simile disdoro alla mia famiglia, che è degna del più grande rispetto. Ho parenti ingegneri, medici, insegnanti, che si onorano di questo casato. Come potrei, tornando in Puglia, a casa mia, presentarmi a mio padre, che è giunto alla veneranda età di ottant’anni, ai miei fratelli, agli zii, ai cugini, agli stessi miei concittadini? Dovrei dire ai miei parenti: non appartengo più se non per sangue alla vostra schiatta, perché mentre voi restate Merdicchioni io sono diventato Mordicchione, oppure Verdicchione. Mi chieda qualunque cosa, Eccellenza, mi faccia trasferire in Puglia, o anche in Calabria, in Sardegna, ma consenta che resti Merdicchione. Merdicchione sono nato e Merdicchione voglio morire!”»
«Bravo!» approvò Semitecolo.

[Piero Chiara, Vedrò Singapore?, Milano, Mondadori 2014, pp. 62-65]

Buongiorno

lunedì 14 agosto 2017

La Battaglia stamattina si è lamentata che ho sporcato il rubinetto di schiuma da barba; io le ho detto che la schiuma di barba è sapone e che, casomai, ho pulito, il rubinetto, di schiuma da barba, lei non era mica tanto convinta.

Classifiche

lunedì 14 agosto 2017

Ieri sono andato al Museo di arte moderna e contemporanea Berardo, dove, sul muro, c’era scritto che il Museo di arte moderna e contemporanea Berardo è il sessantacinquesimo museo più visitato al mondo.

domenica 13 agosto 2017

Stamattina, in albergo, ho detto una cosa alla ragazza che c’era alla reception, che ho perso un paio di pantaloni, non so dove sono andati a finire, non mi era mai successa, una cosa del genere, e poi nel tornare in ascensore mi sono chiesto Ma dove sono? In che paese sono? Che un albergo, l’interno di un albergo, potrebbe essere in qualsiasi posto, in Egitto, in Cile, in Sudafrica, ho pensato stamattina, per dire.

Kiss & ride

domenica 13 agosto 2017

Io, i treni, credo di prendere più o meno 400 treni l’anno, e quasi tutti questi treni che prendo, siccome abito a Casalecchio di Reno, che è un posto vicinissimo a Bologna, quasi tutti i treni che prendo, o partono da Bologna, o arrivano, a Bologna, e allora la stazione di Bologna, tra tutte le stazioni italiane, è la stazione più difficile, per me, da raccontare; che sembrerebbe una cosa paradossale invece non è paradossale per niente. E per spiegare perché non è paradossale dico una cosa che ho già detto tante volte e che ho scritto anche in un libro che si chiama Scuola elementare di scrittura emiliana per non frequentanti, che mi rendo conto che non è una cosa bellissima, scrivere una cosa che si è già scritta da un’altra parte, solo che io credo che la stragrande maggioranza dei lettori della Verità i miei libri non li abbian mai letti, e allora mi posso permettere anche di fare una cosa del genere che di solito non bisognerebbe farla, quindi la faccio.
Quando avevo quindici anni, mi piaceva disegnare, ma non avevo idea della tecnica, del disegno, e allora avevo comprato in edicola un corso di disegno a puntate, una dispensa, e la prima cosa che c’era scritto, in quella prima dispensa era che loro, con quel corso di disegno, mi avrebbero insegnato la tecnica, ma quel che volevano insegnare a quelli che avrebbero fatto quel corso, era la cosa più difficile da fare, per imparare a disegnare, vale a dire: guardare.
Che io mi ricordo mi ero sentito imbrogliato: “Son quindici anni, che guardo, – avevo pensato, – son capace, di guardare”. Solo che poi, ero andato avanti a leggere, loro mi proponevano di fare una prova, quelli del corso di disegno. «Provate a pensare a una persona che vedete spesso e che non è con voi in questo momento, – c’era scritto, – provate a pensare alla sua testa, che forma ha? È ovale o tonda? La linea delle orecchie è sopra o sotto quella delle sopracciglia? Che distanza c’è tra l’attaccatura dei capelli e la radice del naso? Gli occhi come ce li ha, distanziati o ravvicinati?»
Io avevo pensato al mio compagno di banco, che si chiama Bruno Pelosi, e non avrei saputo rispondere a nessuna di queste domande. Avrei saputo solo dire che era biondo e aveva gli occhi azzurri. Ero così convinto di sapere com’era, il mio compagno di banco, che non lo guardavo: mi stava di fianco, tutti i giorni, nel suo imballaggio su cui c’era scritto: «Bruno Pelosi, compagno di banco».
Il giorno dopo, ero andato a scuola l’avevo guardato e l’avevo visto fuori dall’imballaggio e mi ero accorto che aveva gli occhi molto ravvicinati, forse è la persona con gli occhi più ravvicinati che abbia conosciuto in vita mia.
Ecco, con la stazione di Bologna, uguale; se penso alla stazione di Bologna, la prima cosa a cui penso è l’orologio di sinistra, a guardar la stazione, che segna le 10 e 25, l’ora dell’esplosione del 2 agosto del 1980; i capelli biondi e gli occhi azzurri, che ho ritrovato l’altro giorno, il 2 agosto, di sera, quando sono andato a sentire una mia amica che leggeva una cosa, nel piazzale della stazione, un racconto su una delle vittime della strage, e quella sera mi han detto che Giovanni Lindo Ferretti, l’ex leader dei CCCP, in un’intervista aveva detto che, secondo lui, la bomba l’avevano messa i palestinesi, che è un punto di vista interessante, così come interessante mi era sembrato il commento di Luca Bottura che aveva scritto «Giovanni Lindo Ferretti dice che a metter la bomba il 2 agosto 1980 sono stati i palestinesi. E Albano? Non dice niente Albano?». Ma, a parte Albano e Giovanni Lindo Ferretti, io devo dire che, quando son tornato alla stazione di Bologna l’8 di agosto per scrivere questo pezzo, non ho visto niente, cioè ho visto che ci sono 5 piani, il piano zero, quello dei binari, il piano meno 1, quello dei sottopassaggi, il piano meno 2, che si chiama kiss & ride, dopo ne parliamo, il piano meno 3, che è la hall della stazione ad alta velocità, e il piano meno 4, che è il piano dei binari ad alta velocità.
Kiss & ride, per me, io non capisco cosa vuol dire, un po’ come implementare: cosa vuol dire, implementare? Io, ho 54 anni, non ho mai implementato niente, nella mia vita, oppure come startup: tutti parlano di startup, io non ho mai capito cos’è, una statup, e quando, sotto casa mia, hanno aperto un’agenzia di pompe funebri, volevo entrare e chiedere «Scusate, voi siete una startup?», poi non ho avuto il coraggio. Continua a leggere »