Scuola elementare.

Ieri, a Parma

sabato 10 novembre 2018

Ieri, a Parma, alla libreria Mondadori, in piazza Ghiaia, ho letto, tra le altre cose, questa parte della Grande Russia portatile:

In un libro di Sergej Dovlatov a un certo momento si legge:

Questa cosa è successa all’accademia d’arte drammatica di Leningrado. Si era esibito davanti agli studenti il noto chansonnier francese Gilbert Becaud. Alla fine l’esibizione era finita. Il presentatore si era rivolto agli studenti.
– Fate delle domande.
Tutti avevan taciuto.
– Fate delle domande all’artista.
Silenzio.
E allora il poeta Eremin, che si trovava in sala, aveva detto, ad alta voce:
– Chèl òr ètìl? (Che ore sono?)
Gilbert Becaud aveva guardato l’orologio e aveva risposto, gentilmente:
– Le cinque e mezza.
E non si era offeso.

Ecco. La Russia di Dolvatov non era la Russia triste, seria e noiosa che in Italia si immaginava che fosse, la Russia di Dovlatov era un posto che mi sembrava di essere in un bar della periferia di Parma, con degli asini che erano simili, secondo me, agli asini parmigiani che conoscevo io.

Dopo, alla fine della presentazione, ho chiesto Avete delle domande? E una signora mi ha chiesto Quelle heure est-il? E io ho risposto Dix-neuf heures vingt cinq.
Buongiorno.

In effetti

venerdì 9 novembre 2018

Oggi, alle 14 e 30, intanto che leggevo alla Chiesi farmaceutica, mi ha chiamato la Battaglia al telefono, e io ho risposto perché magari era una cosa urgente per fortuna non era, una cosa urgente. Dopo, alle 18 e 40, intanto che leggevo alla Mondadori di Parma, mi ha chiamato Togliatti, e io non ho risposto perché mi chiama sempre, Togliatti, quando sto leggendo in pubblico, e alla fine della lettura l’ho richiamata le ho detto «dMi chiami sempre, quando leggo in pubblico » e lei mi ha detto che è difficilissimo, chiamarmi quando non leggo in pubblico che io, secondo lei, quando non sono con lei io leggo sempre, in pubblico, continuamente. E io le ho detto «Eh, in effetti».

Gogol’ maps

venerdì 9 novembre 2018

Gogol’ maps è una cosa organizzata da To soréla entertainment, Adenium Travel e Associazione Italia Russia, è un viaggio a San Pietroburgo a vedere i posti della letteratura russa (la casa dove abitava Raskol’nikov, il protagonista di Delitto e castigo, il canale dove Pierre Bezuchov, in Guerra e pace, ha buttato un gendarme con un orso legato alla schiena, il giardino dove si diceva andasse a passeggio il naso protagonista del Naso di Gogol’, la casa, sul Canale Griboedov, dove abitava la cagnetta che si scriveva con la sua amica, la cagnetta di sua eccellenza, in Memorie di un pazzo, di Gogol’, la piazza dove dovevano giustiziare Dostoevskij, la casa di Puškin, la casa di Anna Achmatova, la casa di Daniil Charms, tre delle ventuno case in cui ha abitato Dostoevskij, la casa di Iosif Brodskij, la casa di Sergej Dovlatov, il teatro dove c’è stata la prima del Revisore di Gogol’ e del Gabbiano di Čechov, il teatro Marinskij, il museo russo, la piazza dove, nel 1825, c’è stata la prima rivoluzione russa, il monumento ai 900 giorni dell’assedio di Leningrado, una banja russa, un ristorante georgiano e diverse altre cose); ci andiamo per Pasqua, tra il 19 e il 25 aprile 2019, tutti i dettagli saranno online i primi di dicembre.

Essere fermi

giovedì 8 novembre 2018

La scorsa notte, tra le undici e tre quarti e mezzanotte e tre quarti, abbiamo passato un’ora su un treno fermo in pianura padana, vicino a Castelfranco Emilia. Si sta malissimo, su treno fermo, di notte, in pianura padana.

Un tizio piuttosto giovane

giovedì 8 novembre 2018

Un tizio piuttosto giovane era seduto su uno degli sgabelli bianchi, e mentre parlavamo, si voltò per guardarla. Aveva delle spesse basette bluastre come quelle degli attori di Hollywood e indossava un vestito di tweed troppo pesante e troppo New England per un giorno di maggio in New Mexico. Aveva così tanti risvolti sulle tasche della giacca che sembrava quasi una persiana.

[Elliot Chaze, Il mio angelo ha le ali nere, traduzione di Nicola Manuppelli, Fidenza, Mattioli 1885 2015, p. 29]

Fare i conti

mercoledì 7 novembre 2018

Sono alla libreria Verso, a Milano, nella sala dei libri per bambini, e mi vien da pensare che, a parte casa mia, le librerie, nella mia vita, sono i posti dove ho passato più tempo, probabilmente, sempre lì col dubbio se comprare un libro o non comprarlo. Quando ho smesso di fumare, sette anni fa, ho fatto un conto approssimativo di quello che ho speso, fumando, e ho calcolato di aver fumato un monolocale, più o meno Quando smetterò di leggere, succederà, se qualcuno facesse il conto di quel che ho speso in libri, credo che di monolocali ce ne salterebbe fuori qualcuno.

Domani e dopodomani

mercoledì 7 novembre 2018

Una cosa singolare, andare in Russia, che scopri che le montagne russe, in Russia, le chiamano montagne americane, e che l’insalata russa, in Russia, la chiamano insalata Olivier, dal nome del cuoco, belga, che l’aveva inventata; invece in Italia, un appassionato di cinema muto mi ha raccontato che il contrario del lieto fine, il finale dove le cose van male, gli appassionati del cinema muto lo chiamano finale alla russa, allora probabilmente questo libro, ho paura, anche lui, avrà un finale alla russa. Ma è ancora presto, siamo a metà.

[La grande Russia portatile, domani a Pescara, dopodomani a Parma]

A proposito di attualità

martedì 6 novembre 2018

A proposito dell’attualità, mi sembra molto attuale una cosa che diceva Brodskij sulla relazione tra politici e scrittori, che è una cosa che mi viene in mente spesso, in questi giorni, il punto in cui diceva che: «chi critica una malattia o un male, per il solo fatto di farlo si sente buono, si sente nel giusto. È un errore di valutazione molto grave e piuttosto diffuso in questa professione, e non credo sia sano. E c’è anche un problema di vanità: quando un’intera nazione ti ammira, puoi dimenticare piuttosto in fretta qual è il tuo vero lavoro. Il tuo vero lavoro è scrivere bene».

Il giallo e il violetto

martedì 6 novembre 2018

Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

La differenza tra la visione umana e l’immagine percepita dall’occhio sfaccettato di un insetto può essere paragonata alla differenza tra un cliché a mezzatinta ottenuto con il retino più fine e la medesima immagine realizzata con la schermatura a grana grossa, quella che si usa nella riproduzione illustrata dei comuni giornali. La stessa relazione esiste tra il modo in cui vedeva le cose Gogol’ e il modo in cui vedono le cose i lettori ordinari e gli scrittori ordinari. Prima dell’avvento suo e di Puškin, la letteratura russa era praticamente cieca. La forma che percepiva era un profilo guidato dalla ragione: non vedeva il colore in sé, ma semplicemente usava le trite combinazioni di sostantivi ciechi e aggettivi fedeli come cani che l’Europa aveva ereditato dagli antichi. Il cielo era azzurro, l’alba rossa, il fogliame verde, gli occhi della bellezza neri, le nuvole grigie e così via. Fu Gogol’ (e, dopo di lui, Lermontov e Tolstoj) a vedere per primo che esistevano il giallo e il violetto. Che il cielo potesse essere verde pallido al sorgere del sole, o la neve di un azzurro intenso in un giorno sgombro di nuvole, sarebbe suonato come una sciocca eresia allo scrittore cosiddetto «classico», abituato com’era ai rigidi e convenzionali schemi coloristici della scuola letteraria francese del secolo XVIII.

[Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol’, a cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, pp. 86-87]

Bene bene

lunedì 5 novembre 2018

La cucina nuova, per leggere il contatore dell’acqua, bisogna smontare due cassetti, ho scoperto oggi.