Scuola elementare.

Scene dalla vita di Lev Tolstoj

mercoledì 16 gennaio 2019

A Lev Tolstoj piacevano molto i bambini, e non gli bastavano mai. Gliene portavano delle stanze piene, che non si poteva neanche camminare, e lui continuava a gridare Ancora! Ancora!

[Da Disastri, di Daniil Charms, l’illustrazione è di Aleksej Nikitin (cliccare sull’immagine per ingrandire)]

Stare a casa

mercoledì 16 gennaio 2019

Siem Reap 27/12/2018

Volevo risalire il Mekong, imbottito di LSD. In sottofondo il rumore di un fuoribordo a nafta. Un nativo col cappello che guida la chiatta, per arrivare alla foresta pluviale dove si nascondeva Marlon Brando nel film Apocalypse now.
Allora sono andato in Cambogia in riva al Mekong, ho prenotato un nativo che mi guidi la chiatta a nafta fino alla foresta. Non ho LSD ma c’è mia moglie, si suda, c’è un rumore infernale di fuoribordo. Con noi c’era Mario. “Non per dire, quella storia del fiume che racconti sempre, la scena, è stata girata sul Rio Chavon, a Santo Domingo”.
Non era meglio stare a casa?
M. C.

Anche stasera

martedì 15 gennaio 2019

Anche stasera, al parco del Ghisello, a Bologna, intanto che andavo a correre, ho avvistato due gilets jaunes. Volevo segnalarlo.

L’amore per Tolstoj (e per sua moglie)

martedì 15 gennaio 2019

Oggi, nel trascrivere il diario di Lëvočka, mi sono imbattuta nel seguente brano: «L’amore non esiste. Esistono solamente l’esigenza carnale della copula e quella razionale di avere una compagna di vita». Se avessi letto questa massima di L. N. vent’anni fa, non l’avrei mai sposato

[S. A. Tolstaja, Diari, 14/XII/1890, in Vladimir Pozner, Tolstoj è morto, traduzione di Giuseppe Girimonti Greco, Milano, Adelphi 2010, pp. 131-132]

Comunque stasera

lunedì 14 gennaio 2019

Io, comunque, stasera, ho fatto la mia prima fattura elettronica. Di queste nuove fatture elettroniche che bisogna fare adesso. È stato facilissimo. Ci ho messo, forse, tre minuti. Bisognerà poi veder se mi pagano. Speriamo bene.

Sempre lui

lunedì 14 gennaio 2019

Sempre lui, sempre Ripellino, ha poi anche scritto questa cosa qua, come si sa:

Vivere è stare svegli
e concedersi agli altri,
dare di sé sempre il meglio,
e non essere scaltri.

Vivere è amare la vita
con i suoi funerali e i suoi balli,
trovare favole e miti
nelle vicende più squallide.

Vivere è attendere il sole
nei giorni di nera tempesta,
schivare le gonfie parole,
vestite con frange di festa.

Vivere è scegliere le umili
melodie senza strepiti e spari,
scendere verso l’autunno
e non stancarsi d’amare.

Niente donne, né alcool, né poesia

domenica 13 gennaio 2019

Colgo l’occasione per annunziarti che ho vinto il concorso alla cattedra di letteratura russa di Roma. Nonostante le mie stravaganze e le mie capriole. Mi è stato detto però che devo ora mettere la testa a partito, assumere gravità cattedratica. Come a dire: niente donne, né alcool, né poesia (specie poesie d’avanguardia!).
Esenin ha scritto «L’anima viva non si può mai rifare». E Majakovskij: «Spero, ho fiducia che non verrà mai me l’ignominioso bonsenso». Come svitare la propria testa, volgendola verso l’ottusità pedantesca?

[Angelo Maria Ripellino, Lettera a Italo Calvino del 28.11.1961, in Lettere e schede editoriali, Torino, Einaudi 2018, p. 61]

Gogol’ maps 2019

domenica 13 gennaio 2019

Tre anni fa, nel 2016, mi hanno proposto di fare la guida turistica, e io ho accettato.
Era un viaggio strano: si trattava di portare degli appassionati di letteratura a San Pietroburgo, sui luoghi della letteratura russa dell’otto e del novecento.
Era un viaggio con una bibliografia consigliata, non obbligatoria, e il primo dei libri che proponevo di leggere a chi fosse venuto con me in Russia, era un libro di Iosif Brodskij, Fuga da Bisanzio, pubblicato in Italia da Adelphi e tradotto da Gilberto Forti.
In un saggio di quel libro, Guida a una città che ha cambiato nome, Brodskij diceva che, a Pietroburgo, all’inizio dell’ottocento è nata la letteratura russa, e che, appena nata, la letteratura si è messa a correre dietro alla realtà, e che, «verso la metà dell’ottocento le due cose si sono fuse in una: la letteratura russa, a furia di inseguire la realtà, l’ha raggiunta. A tal punto che oggi – scriveva Brodskij – quando pensate a San Pietroburgo, non potete distinguere quella raccontata nei romanzi da quella reale. Il che è abbastanza curioso per un luogo che conta soltanto duecentosettantasei anni di vita [Pietroburgo è stata fondata dallo zar Pietro primo nel 1703]. La guida, oggi, – continua Brodskij – vi mostrerà la sede della Terza Sezione della polizia, dove Dostoevskij fu processato, ma anche la casa dove un suo personaggio, Raskol’nikov, uccise a colpi d’ascia una vecchia usuraia».
Ecco, oggi – avevo pensato nel 2016 – ci son probabilmente più turisti a vedere la casa dove abitava Raskol’nikov, che a vedere la sede della terza sezione di metà dell’ottocento: è più reale Anna Karenina, oggi – avevo pensato – delle sue contemporanee in carne e ossa di allora, e mi era tornato in mente quel che diceva il grande specialista di Tolstoj Viktor Šklovskij quando scriveva che «Quello che c’è scritto in Anna Karenina è più vero di quel che scrivono sui giornali e nelle enciclopedie».
Allora siamo partiti.
Il viaggio era organizzato dal circolo dei lettori di Torino e, secondo me, è stato un bellissimo viaggio, solo che, secondo me, aveva dei difetti.
Prima di tutto, eravamo in un albergo troppo bello, con una magnifica vista sulla cattedrale di Sant’Isacco, dal nostro magnifico ristorante, nel quale, tutte le mattine, facevamo colazione e, tutte le sere, cenavamo; poi, avevamo a disposizione un pullman, sul quale abbiamo passato un paio di pomeriggi imbottigliati nel traffico di San Pietroburgo, con la nostra guida russa che ci diceva, nel suo ottimo italiano, che alla nostra destra c’era il Gostinyj dvor, un storico grande magazzino di Pietroburgo, e alla nostra sinistra Eliseevskij, una celebre drogheria in stile art-nouveau, e di stare attenti, quando fossimo scesi, ai borseggiatori, che la città era piena di brutti stranieri, non stranieri bravi come noi che avevamo i soldi, no, stranieri poveri e ladri, ma di stare tranquilli, perché la città era anche piena di poliziotti che avrebbero vigilato sulla nostra incolumità. Continua a leggere »

All’ora di punta

sabato 12 gennaio 2019

Stasera, alla libreria Incrocio Quarenghi di Bergamo, ho detto che una volta, su un treno interregionale Bologna – Parma, di quelli all’ora di punta, il treno era pieno, penso succeda anche sui treni Bergamo – Milano, mi sono seduto in piedi.

A Milano

sabato 12 gennaio 2019

E che impressione mangiare una pizza a Milano dopo che, due giorni prima, l’hai mangiata a Napoli