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Scuola elementare.

Les Lycenciés sont licencieux

venerdì 23 giugno 2017

Il liceo era un’istituzione lassista, a tal punto che non vi si davano frustate e non vi si tenevano addestramenti.
– Les Lycenciés sont licencieux, – diceva il gran principe Michel con una battuta, non sua, che li riguardava.
Ma anche il liceo presto sentì su di sé ciò che sentivano tutti.
Una volta lo zar fece chiamare Engel’gardt e gli chiese, benevolmente, del resto:
– Avete qualcuno intenzionato a fare il servizio militare?
Engel’gardt pensò. Di intenzionati ce n’erano così pochi che, per l’esattezza, non ce n’erano affatto. Ma dare quella risposta allo zar, che dalla mattina alla sera non faceva che occuparsi di addestramento alle truppe e di misteriose riflessioni sulle modifiche alla divisa militare, dargli quella risposta non era così facile.
Engel’gardt corrugò la fronte e disse:
– Non più di una decina di persona, maestà, lo desiderano.

[Jurij Tynjanov, Kjuchlja, traduzione di Agnese Accattoli, Pesaro, Metauro 2004, p. 44]

Stamattina

venerdì 23 giugno 2017

E stamattina, dopo, devo andare dall’ortodontista con la Battaglia, che chissà cosa succede.

Se la filosofia si evolvesse

venerdì 23 giugno 2017

Spesso si deplora il fatto che la filosofia, nel corso della sua storia, non si sia evoluta, che non abbia prodotto alcun risultato, che non attesti nessun progresso. Sarebbe tuttavia assolutamente disastroso, se la filosofia si evolvesse storicamente, perché, sebbene la situazione del produttore di verità muti nel tempo, quella del consumatore di verità resta invece sempre la stessa. Soltanto l’offerta di verità cambia, non la disperazione del consumatore di fronte a questa offerta. Ogni filosofia autentica non è altro che l’articolazione linguistica di questa disperazione.

[Boris Groys, Introduzione all’antifilosofia, traduzione di Stefano Franchini, Milano Udine, Mimesis 2013, pp. 7-8]

Gente che crede che sia sufficiente

giovedì 22 giugno 2017

Stanno per ripartire i corsi della scuola elementare di scrittura emiliana e della scuola media inferiore di scrittura emiliana, e ho cercato in rete il programma, che è su questo sito, e adesso lo rimetto, quando lo trovo, non l’ho ancora trovato, ho trovato invece una recensione a Scuola elementare di scrittura emiliana per non frequentanti, un libro uscito nel 2014 per Corraini, con le illustrazioni di Yocci, che mi è piaciuta molto, la recensione, dice così:
«Libro inutile e pessimo. L’ho ricevuto per errore e ho provato a leggerlo (senza riuscire ad andare molto avanti). Di notevole ho notato solo la pretenziosità dell’autore (andatevi a vedere la sua pagina su Wikipedia, è più lunga di quella di Alessandro Manzoni). Gente che crede che sia sufficiente pubblicare libri per essere scrittori. Evitatelo». Un certo Giacomo Bellini, l’ha scritta. Grazie, mi ha fatto star bene.

La licenza poetica (prima parte)

giovedì 22 giugno 2017

Prima parte
(quest’autunno la seconda parte)

mercoledì 28 giugno, ore 21
Area museo del Po e della Navigazione Interna PO 432
Boretto
GIUSEPPE CULICCHIA
t/ 0522.963759
biblioteca@comune.boretto.re.it

venerdì 30 giugno, ore 21
Corte d’Onore – Rocca Estense
San Martino in Rio
LICIA TROISI
t/ 0522.636719
biblioteca@comune.sanmartinoinrio.re.it

sabato 1 luglio, ore 21.30
Corte Bebbi
Barco di Bibbiano
LUCA FRANCESCONI
t/ 0522.253230
biblioteca@comune.bibbiano.re.it

domenica 9 luglio, ore 21.30
Biblioteca Comunale, cortile interno
Campagnola Emilia
GIANPAOLO ORMEZZANO
t/ 0522.669844
biblioteca@comune.campagnola-emilia.re.it

giovedì 20 luglio, ore 21.30
Biblioteca Comunale Frattini, cortile interno
Guastalla
LUIGI MANCONI
t/ 0522.839755
biblioteca@comune.guastalla.re.it

domenica 23 luglio, ore 17.30
Biblioteca Comunale
Collagna
BRUNO TOGNOLINI
t/ 0522.897120
lorella.borelli@comune.ventasso.re.it

Dettagli: clic

Comprare la verità

giovedì 22 giugno 2017

La filosofia viene intesa solitamente come ricerca della verità. In questo senso, nella nostra epoca, viene esercitata di rado, specie per due ragioni. In primo luogo, studiando la storia della filosofia si giunge alla conclusione che la verità è irraggiungibile e che perciò è poco sensato dedicarsi alla sua ricerca. E in secondo luogo, si ha la sensazione che, qualora la verità esistesse, trovarla sarebbe solamente metà dell’opera. Molto più difficile sarebbe vendere la verità che abbiamo scoperto, per riuscire a garantirsi condizioni di vita relativamente sicure. E, come insegna l’esperienza, a questo compito non si sfugge. L’odierno mercato della verità sembra essere più che saturo. Il potenziale consumatore di verità deve fare i conti con lo stesso surplus presente in altri segmenti di mercato. Da ogni parte veniamo regolarmente subissati dalla pubblicità della verità. Troviamo verità ovunque e in tutti i media: verità scientifiche, religiose, politiche o concernenti la vita pratica. Così, chi cerca la verità sa di avere scarse possibilità di portare tra la gente il tesoro che potrebbe trovare e al momento buono abbandona la ricerca. Per quanto riguarda la verità, l’uomo odierno ha dunque maturato due convinzioni di fondo: che non esiste alcuna verità e, al contempo, che ne esistono troppe. Queste due convinzioni sembrano contraddirsi a vicenda, ma entrambe portano alla stessa conclusione; la ricerca della verità non è un buon affare.
Ebbene, la scena dell’odierna ricerca della verità, così come l’abbiamo descritta, coincide con la scena originaria della filosofia. In piccolo, questa scena avremmo potuto osservarla nell’agora greca, nel periodo in cui i primo consumatore esemplare di verità, ossia Socrate, cominciò a esaminare l’offerta di verità presente sul mercato. Erano i sofisti che affermavano di aver trovato verità. E le mettevano in vendita. Socrate però, come è noto, non si definiva sofista, ma filosofo, colui cioè che ama la verità (la sapienza, la conoscenza, la Sophia), ma non la possiede. Oppure, in altri termini, colui che non ha da vendere alcuna verità, ma che al contempo è disposto ad acquistarne una se solo riuscisse a convincersi di avere dinnanzi davvero la verità e non l’apparenza dei verità. Il passaggio dalla posizione di sofista a quella di filosofo è il passaggio dalla produzione di verità al suo consumo. IL filosofo non è un produttore di verità. Nemmeno è un cercatore nel senso dei cercatori di tesori o di materie prime. Il filosofo è un uomo semplice, della strada, perdutosi nel supermercato globale delle verità e che adesso tenta di orientarsi, quantomeno di trovare il cartello dell’uscita.

[Boris Groys, Introduzione all’antifilosofia, traduzione di Stefano Franchini, Milano Udine, Mimesis 2013, pp. 7-8]

E se c’è uno scacchiere

mercoledì 21 giugno 2017

È internazionale.

[grazie a Giovanni]

Multe

mercoledì 21 giugno 2017

La gente qui, dicono, è simpatica, gli abitanti, è un piacere, sentirli parlare, è solo difficile trovarli, è un po’ di tempo che si sono barricati, non si sa a far cosa, a tener dietro a degli affitti, dicono, affittano, qui, se cerchi un affitto, vieni, qui si trova.
La musica non si capisce bene, la musica c’è tutto, la musica va bene tutto, puoi suonare tutto, la musica non dà fastidio, la musica va bene.
La lingua, non lo so, ne parlan tante, quella locale sembra arrotondata, un uso strano della zeta, vocali larghe, le bocche si spalancano per dirle.
Il tempo, il clima, come dicono (in russo la chiaman la pagoda), l’estate è molto caldo, l’inverno freddo, umido sempre, molte zanzare, la nebbia non ci arriva, ci sono troppe case intorno, a far da scudo.
Il cibo son famosi in tutto il mondo, inventano dei piatti, i ristoranti, ci scrivon sotto che li fanno loro, il cibo qualcheduno ha messo in giro la leggenda che si mangia bene.
Scherzano molto, gli abitanti, le cose serie le dicono scherzando, si dàn dell’imbecille l’un con l’altro, non si offendono, buoni caratteri, è un piacere, ragionarci, solo, è difficile trovarli, da qualche tempo si sono barricati, non si sa a far cosa, a far dei conti, dicono, veder se scampano, se ce la fanno, chissà a far cosa, a far dei conti, credo, non so bene.
Le torri, son famosi per le torri, m’han detto che ce n’eran molte, adesso un po’ ne son rimaste, alcune sono dritte, altre son storte.
Ma più famosi ancora gli abitanti, che son gentili, e premurosi, e aperti, molto ospitali, solo, è un po’ difficile trovarli, da qualche tempo si sono barricati, non si sa a far cosa, a evitar le multe, dan molte multe, chissà da dove viene la parola multe, chissà se proprio da quel fatto lì, che ancora prima che esistesse la parola, ne davan molte, delle multe, chissà come si chiamavan prima, forse puche, quando ne davan poche, dopo si sono accorti che ne davan molte, gli hanno cambiato il nome, forse è quello.

[Esce il 29 giugno]

Non ho capito bene come mai

mercoledì 21 giugno 2017

Ma a aver due donne in casa il consumo della carta igienica quadruplica.

Prefazione

mercoledì 21 giugno 2017

In ogni libro la prefazione è la prima e al tempo stesso l’ultima cosa; serve o per spiegare lo scopo dell’opera, o per giustificarsi e rispondere alle critiche. Ma di solito ai lettori non interessano né gli scopi morali, né gli attacchi giornalistici, e perciò essi non leggono le prefazioni. Ed è un peccato, che sia così, specialmente da noi. Il nostro pubblico è ancora così giovane e ingenuo che non capisce le fiabe se alla fine non vi trova la predica. Non riconosce lo scherzo, non sente l’ironia; è, semplicemente, male educato. Ancora non sa, che in una società onesta e in un libro onesto l’ingiuria manifesta non può trovar posto, che l’erudizione contemporanea ha scoperto un’arma più affilata, quasi invisibile e nondimeno mortale, la quale, sotto le spoglie dell’adulazione, porta un colpo sicuro e non parabile.
Il nostro pubblico è simile a un provinciale che ascoltando la conversazione tra due diplomatici che appartengono a due corti nemiche si convincesse che entrambi ingannano il proprio governo in favore di una reciproca, tenerissima amicizia.
Questo libro ha sperimentato su di sé ancora recentemente la disgraziata fiducia di alcuni lettori, e perfino riviste, nel significato letterale delle parole. Altri si sono terribilmente offesi, e non per scherzo, di esser serviti da modello per un uomo così immorale come l’Eroe dei nostri tempi; altri hanno notato, con molta perspicacia, che l’autore aveva dipinto il proprio ritratto e i ritratti dei propri conoscenti…
Vecchio e miserabile trucco. Ma, evidentemente, la Rus’ è fatta in modo che tutto in essa si rinnova, tranne le assurdità di questo genere. La più fantastica tra le fiabe fantastiche difficilmente da noi sfugge all’accusa di attentare alla dignità della persona.
Un eroe dei nostri tempi, signori miei cari, è proprio un ritratto, ma non di una persona: è un ritratto dei vizi di tutta la nostra generazione nel pieno del loro sviluppo. Mi direte ancora che un uomo non può essere così malvagio, e io vi dirò: se avete creduto alla possibilità dell’esistenza di tutti gli scellerati tragici e romantici, perché non credete alla realtà di Pečorin? Se avete ammirato invenzioni molto più orribili e mostruose, perché questo carattere, nemmeno come invenzione, incontra la vostra misericordia? Non sarà forse perché c’è in lui più verità di quanto vi sareste augurati? Dite che la morale da tutto ciò non ne guadagna?
Scusate. Agli uomini han dato fin troppi dolciumi; il loro stomaco si è guastato: servono medicine amare, verità irritanti. Non pensiate, tuttavia, dopo quel che precede, che l’autore di questo libro abbia mai cullato il fiero sogno di farsi correttore dei vizi dell’umanità. Dio lo salvi da questa ingenuità! Si è semplicemente divertito a dipingere l’uomo contemporaneo così come lo comprende e, per sua e per vostra sfortuna, troppo spesso l’ha incontrato. Sarà allora così, che la malattia è stata individuata, ma come curarla lo sa soltanto Dio.

Michail Lermontov

[Esce il 29 giugno]