Scuola elementare.

Cosa c’è
Cosa c’è sotto la carta da parati?
Quanti gesti occorrono per comporre un numero telefonico? Perché?
Perché non si trovano le sigarette in drogheria? Perché no?
[Georges Perec, L'infra-ordinario,traduzione di Roberta Delbono, Torino, Bollati Boringhieri 1994, p. 14]

Io non li sento
Non so se ho capito, ma quel che ho capito, ci ho messo del tempo. Il primo, per dire, non l’ho neanche sentito. Io sono così, non li sento. Dormivo. Io sono così. Davvero. Io ho vissuto per un po’ in Iraq, nell’ottantasette, ero andato là a lavorare, a far delle strade, c’era la guerra con l’Iran, e dal confine tiravan le bombe che cercavan di prendere una centrale elettrica che era lì, a Baghdad, io stavo a Baghdad, e di notte, quasi tutte le notti, arrivava una bomba si svegliavano tutti. Ea bella, Baghdad, con le bande di scotch sopra i vetri. C’era un senso, come se le cose che facevam lì erano vere. Non volevo dir quello. Volevo dire che la prima notte che sono arrivato, sono andato a letto, quando mi sono svegliato al mattino mi han chiesto «L’hai sentita la bomba?». «No, – ho detto io, – non l’ho sentita». E poi sono andato a lavorare, ero lì per quello, poi son tornato ho cenato sono andato a letto, quando mi sono svegliato al mattino mi han chiesto «L’hai sentita la bomba?». «No, – ho detto io, – non l’ho sentita». E poi son andato a lavorare, son tornato ho cenato sono andato a letto, quando mi sono svegliato al mattino mi han chiesto «L’hai sentita, stanotte?». «No, – ho detto io, – non l’ho sentita». Continua a leggere »

Al contrario
I figli crescono a una velocità credibile.
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Il primo cittadino
Il primo cittadino di una delle più importanti «città d’arte» del nostro paese ha recentemente trivellato gli affreschi cinquecenteschi che ornano la più grande sala civica del suo palazzo comunale per tentare di trovare un «capolavoro» perduto che possa alimentare il suo mito personale, e diventare il feticcio di un super-marketing turistico.
Matteo Renzi lo ha fatto contro ogni evidenza scientifica, calpestando il metodo e la comunità della conoscenza, usando il patrimonio storico e artistico come una clava, aggredendo e denigrando i dissenzienti.
[Tomaso Montanari, Le pietre e il popolo, Roma, minimum fax 2013, p.9]

Ma pensa
Olmi, che, dal salone del libro, dice per radio che lì sono tutti gioiosi, deve essere stato in un posto diverso, da quello dove son stato io. Non so.

Ma pensa
La vera felicità e beatitudine di ciascuno consistono soltanto nel godimento del bene, e non nel vantarsi di essere il solo, ad esclusione di tutti gli altri, a godere del bene; colui che infatti si reputa più beato perché lui solo sta bene mentre gli altri no, o perché è più felice e più fortunato degli altri, non conosce la vera felicità e beatitudine, e la gioia che trae da quella convinzione, a meno che non sia infantile, non nasce da altro se non da invidia e da animo cattivo.
Per esempio, la vera felicità e beatitudine dell’uomo consistono soltanto nella sapienza e nella conoscenza della verità, ma non nell’esser più sapiente degli altri o nel fatto che gli altri siano privi della vera conoscenza, giacché ciò non accresce per nulla la sua sapienza, ossia la sua vera felicità. Chi dunque gode di ciò, gode del male altrui e pertanto è invidioso e cattivo, e non conosce la vera sapienza né, quindi, la tranquilità della vera vita.
[Spinoza, Trattato teologico-politico, a cura di Alessandro Dini, Milano, Bompiani 2010 (3), p. 42]

Ma pensa
Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andar d’accordo con molti. «Bene» non è più bene se suona sulla bocca del vicino. E come potrebbe mai esistere addirittura un «Bene comune»!
[Friedrich Nietzsche, Al di là del bene e del male, traduzione di Ferruccio Masini, Milano, Adelphi 1986 (8), pp. 48]

Un’epigrafe
Di fronte a un’immagine dobbiamo riconoscere con umiltà che essa probabilmente ci sopravviverà, che siamo noi l’elemento fragile, passeggero, e che è l’immagine l’elemento futuro, l’elemento della durata. L’immagine ha spesso più memoria e più avvenire di colui che la guarda.
Georges Didi-Huberman
[Francesco M. Cataluccio, La memoria degli uffizi, Palermo, Sellerio 2013, p. 9]

Un programma
La bambina di otto anni ha detto che lei, nella sua giovanezza, vuole andare in discoteca, bere delle coca cole e trovare un bel ragazzino per divertirsi e non aver niente a cui pensare.







