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Scuola elementare.

Programma

giovedì 23 marzo 2017

programma festival della disperazione

[Cliccare sull’immagine per ingrandire]

Una cosa stranissima

mercoledì 22 marzo 2017

E la cosa stranissima era che a cinquantatré anni, quasi cinquantaquattro, avevo ancora delle illusioni, su di me. Che era una cosa stranissima che però era un po’ di famiglia, che mio babbo, a sessantasette anni, poco prima di morire, giocava ancora la schedina del totocalcio tutte le settimane non aveva mai vinto in vita sua.

Un viaggio

mercoledì 22 marzo 2017

Oggi parto per Milano con in borsa quattro edizioni di Guerra e Pace, Einaudi, Sansoni, Garzanti e Walt Disney.

Fino all’età di diciott’anni

mercoledì 22 marzo 2017

livi la terra si muove

Le donne, fino all’età di diciott’anni, io ero convinto che si potesse farne a meno.

[Roberto Livi, La terra si muove, Milano, Marcos y Marcos 2017, p, 115]

Senza titolo

martedì 21 marzo 2017

Avevo talmente tante cose da fare, che non riuscivo più a lavorare.

Poi

martedì 21 marzo 2017

Alzare il braccio sinistro e chinare la testa per vedere che ore sono è un gesto che dà dipendenza, ti viene da farlo anche se non hai l’orologio.

Un altro cappotto

martedì 21 marzo 2017

Anatolij Mariengof, Romanzo senza bugie

[Stasera, alla scuola elementare di scrittura emiliana e letteratura russa, per provare a raccontare come mai, in Russia, uno scrittore, nel XIX e XX secolo, erano tanto importanti, ho letto questo pezzo di un romanzo del poeta russo Anatolij Mariengof, ambientato a Mosca sul finire degli anni 10 del novecento]

Sto tornando a notte inoltrata dalla casa d’un amico. Nel cielo una nube come un lavabo di ferro col rubinetto rotto d’una casa di campagna: butta giù una pioggia maledetta, continua, ininterrotta.
I marciapiedi della Tverskaja sono neri, lucidi come il mio cilindro. Mi appresto a svoltare nel vicolo Kozickij. D’un tratto dall’altro lato della strada sento:
– Straniero, fermati!
Gli ingenui erano stati ingannati dal mio cilindro e dal cappotto di sartoria.
Cinque uomini si scostarono dal muro.
Mi fermo.
– Cittadino straniero, i suoi documenti!
Un cocchiere col suo vecchio cavallo arrancava sulle pozzanghere del selciato irregolare. Guardò dalla nostra parte, e via, frustando il suo bucefalo che partì a razzo: non era mica stupido. Nei pressi del caffè Lira, all’angolo del vicolo Gnezdnikovskij, un guardiano sonnecchia nella sua giacca rossa. Un attimo e già sgattaiola nella viuzza, e chi s’è visto s’è visto.
Non un’anima viva. Non un cane randagio. Non un pallido lampione. Chiedo:
– In base a quale diritto, compagni, volete i miei documenti? Avete il mandato?
– Il mandato?…
E un ragazzo col berretto da studente e il viso pallido e sciupato, come un cuscino non sprimacciato dopo la notte, agitò davanti al mio naso un revolver:
– Ecco il mandato, cittadino!
– Ma allora volete il cappotto, non i documenti!
– Grazie a Dio, l’ha capita…
E come per aiutarmi a togliermi i paramenti, il ragazzo dal viso sciupato si appostò dietro di me, come il portiere di un buon albergo.
Provai a scherzare. Ma non era il momento. Il cappotto me l’avevano appena confezionato. Di buon taglio, stoffa inglese di ottima qualità.
Il viso sciupato mi guardava malinconicamente.
E quando, scoraggiato al massimo, già mi stavo sfilando le maniche, in mio aiuto giunse puntualmente l’amore senza confini dei russi per l’arte.
Uno della cordiale compagnia, dopo avermi osservato, chiese:
– E come ti chiami, cittadino?
– Mariengof…
– Anatolij Mariengof…
Piacevolmente sorpreso dalle dimensioni della mia fama, ripetei con orgoglio:
– Anatolij Mariengof!
– L’autore di Magdalena?
In quell’istante fortunato e magico della mia vita non solo ero pronto a consegnare loro il cappotto di sartoria, ma ad aggiungervi spontaneamente pantaloni, scarpe di vernice, calzini di seta e fazzoletto.
Nonostante la pioggia! Nonostante non fosse molto dignitoso tornare a casa in mutande! Nonostante l’equilibrio spezzato del nostro bilancio! Nonostante! Mille volte nonostante! E tuttavia quanto è complesso, appetitoso, prelibato il lauto pasto per l’ambizione dell’ingordo Falstaff che abbiamo dentro di noi!
Occorre dire che i miei conoscenti notturni non toccarono il cappotto, il capo che aveva scoperto in me Mariengof si profuse in mille scuse, mi accompagnarono amabilmente fino a casa e, nel salutarli, strinsi loro forte le mani e li invitai alla Stalla di Pegaso ad ascoltare le mie nuove composizioni.

[Anatolij Mariengof, Romanzo senza bugie, traduzione di Sergio Leone, Roma, e/o 1986, pp. 31-32]

Due cose, niente

lunedì 20 marzo 2017

Ieri, a Padova, al seminario per la scrittura del Repertorio dei matti della città di Padova uno dei partecipanti (non mi ricordo chi era) ha letto un matto che era questo qua: «Uno cercava il cavo per il wifi».
Poi oggi, stamattina, a casa mia, a Casalecchio di Reno, ho trovato un quaderno sul tavolo Che quaderno è? mi son chiesto, e l’ho aperto, era bianco, e ho sentito una cosa, nel petto, una punta di commozione e ho pensato che i quaderni bianchi, non c’è niente da fare, a me mi commuovono.

Il destino

lunedì 20 marzo 2017

livi la terra si muove

Fiorenzo ha la passione del canto. La sera sgancia il freno a mano alla sua Uno, prende una strada qualsiasi e comincia a cantare. Canta fino allo sfinimento anche duecento chilometri di fila. In macchina ha la raccolta completa dei cd con tutte le basi di tutte le canzoni degli Stadio.

Fiorenzo a suo modo è credente. Una volta mi ha detto:
– Pensa, io che da piccolo ho sempre avuto la passione per gli Stadio, da grande mi è venuta la voce identica al cantante degli Stadio. Te pensa il destino. Guarda che delle volte la vita è una cosa incredibile. Tutti dicono che la vita è un caso, sembra che non ci sia niente di niente, io dico che qualcosa c’è.

[Roberto Livi, La terra si muove, Milano, Marcos y Marcos 2017, pp. 43-44]

Di Padova

domenica 19 marzo 2017

C’era uno che girava per i negozi del centro chiedendo un fucile a raggi ultraviolenti.

[Dal Repertorio dei matti della città di Padova, questo matto è di Ioannis]