Scuola elementare.

Allora

sabato 13 Luglio 2019

Vado a Mosca per una settimana, ho preparato la valigia e ho pulito per bene tutta la casa, aspirapolvere e straccio, così, almeno, sta una settimana pulito, questo appartamento. Ho spento il condizionatore, staccato il ferro da stiro. Sto via sette giorni, ho preso su nove camicie. Non so come farò.

Descrescita

sabato 13 Luglio 2019

“Decrescita” è una parola ignota a Mosca.

[Valentina Parisi, Guida alla Mosca ribelle, Roma, Voland 2017, p. 21]

Una maledizione di Gogol’

venerdì 12 Luglio 2019

Che gli possa mancare la vodka quando si sveglia al mattino!

[Una maledizione del Gogol’ ucraino, da La notte prima di Natale, da Le veglie alla fattura vicino a Dikan’ka]

Sempre Disastri

venerdì 12 Luglio 2019

All’osservazione: «In quello che ha scritto ci son degli errori», rispondi: «Sembra sempre così, in quello che scrivo».

[Dovrebbe essere in libreria la ristampa di Disastri, di Charms]

Una statua di Lenin

giovedì 11 Luglio 2019

[Nei Russi sono matti, che esce in settembre, c’è un pezzetto di Dovlatov, dalla Valigia, che racconta di uno strano monumento a Lenin. Stasera, cercando un’altra cosa, ho trovato una foto di quel monumento, è quella qua sopra. Il pezzetto è qua sotto]

A Čeljabinsk, ad esempio, era successa una cosa interessante.
Nel giardino pubblico del centro, davanti all’edificio del Soviet cittadino, doveva essere collocato un monumento a Lenin. Era stata organizzata una cerimonia solenne. Si erano riunite circa millecinquecento persone.
Suonava una musica patetica, gli oratori pronunciavano i loro discorsi. Il monumento era coperto da un telo grigio.
Ed ecco che era arrivato il momento fatale. Accompagnati dal rullio dei tamburi, i funzionari locali avevano scoperto la statua.
Lenin era raffigurato nella sua nota posa di turista che fa l’autostop. La sua mano destra indicava la via verso il futuro, la sinistra la teneva nella tasca del cappotto sbottonato.
La musica si era fermata. Nel silenzio si era udito qualcuno che era scoppiato a ridere. Dopo un minuto rideva tutta la piazza.
Solo una persona non rideva. Era lo scultore leningradese Viktor Dryžakov. L’espressione di terrore del suo viso si trasformava gradualmente nella maschera dell’indifferenza e dell’irreparabilità.
Cos’era successo? Lo sventurato scultore aveva scolpito due berretti. Uno copriva la fronte del condottiero. Un altro Lenin lo teneva in mano.
I funzionari si erano affrettati a ricoprire con il telo grigio il fallimentare monumento.

Incredibile

giovedì 11 Luglio 2019

Ieri notte ho finito una traduzione, stamattina mi sono svegliato, sono andato a correre, sono tornato a casa, ho fatto la doccia, mi sono accorto che non devo più tradurre; incredibile.

Peccato

mercoledì 10 Luglio 2019

E allora, tre anni prima, avevo una sicurezza, in me, che adesso, tre anni dopo, non ce l’avevo più minimamente, che eran solo tre anni ma eran stati tre anni che si vede che era successa un sacco di roba per esempio io avevo praticamente ricominciato a star con Togliatti e mi ero accorto che io, la pratica di scrivere, per me, nella mia testa, era sempre stata una pratica un po’ da fuorilegge ma che son fuorilegge perché è la legge, che è sbagliata, non son mica loro, da anticonformisti che si oppongono alle masse ma han ragione loro, altro che le masse, e io, dentro questo ritratto eroico che un po’ mi facevo di me, in questi tre anni che tra le altre cose avevo ritrovato uno specie di famiglia con Togliatti e con la Battaglia, mi ero accorto che io, avere una famiglia con Togliatti e con la Battaglia era una cosa che mi rovinava un po’ l’autoritratto mio di ribelle irriducibile che mi piaceva così tanto, peccato.

I russi e gli italiani

martedì 9 Luglio 2019

Ho visto la terza stagione di Stranger Things, e ci son dei russi, nella storia, che a me sembra siano come in occidente ci si immaginava fossero i russi cinquanta anni fa. E mi è venuto in mente il protagonista del poema ferroviario Mosca–Petuški, di Venedikt Erofeev, che sul treno fa finta di essere stato in Italia e al suo dirimpettaio, che gli chiede cosa pensano gli italiani dei russi, lui dice che gli italiani, ai russi, non ci pensano: che gli italiani «cantano, dipingono, e basta. Uno, per dire, sta in piedi e canta. E un altro, lì vicino, sta seduto e fa il ritratto a quello che canta. E un terzo, a una certa distanza, canta di quello che fa il ritratto. Ti vien su una tristezza. E la nostra tristezza loro non la capiscono…». «Son poi italiani. – gli dice il suo dirimpettaio, – Capiscono forse qualcosa, gli italiani?».

Biscotti

martedì 9 Luglio 2019

Sotto la guida della nonna, tuttavia, fin verso i sei anni fui una persona religiosa. Lei mi portava alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo, mi faceva fare la comunione, mi metteva davanti alle icone, mi prendeva la mano nella sua mano marrone, tutta rughe, mi insegnava a fare il segno della croce e a pronunciare parole magiche che, secondo me, neppure lei capiva. Perché così suonavano, e così le ho imparate per tutte la vita:
«Patenoste, chiesa in cieli, santa luce nome tuo. Avvegna regno tuo. Sì, che è in cieli. E in terra. Pane nostro quotidiano dà, no, biscotti. Non dimette i debiti nostri se non ci libera dal male…»

[Anatolij Kuznecov, Babij Jar, traduzione di Emanuela Guercetti, Milano, Adelphi 2019, p. 55]

Anche stamattina

lunedì 8 Luglio 2019

Se ho in mano un bicchiere di yogurt, o un tubetto di dentifricio, e se ho addosso una maglietta nera (e ho quasi sempre addosso una maglietta nera), è molto probabile che un po’ dello yogurt, o del dentifricio, vadano a finire sulla maglietta, anche stamattina.