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Se non ho capito male

giovedì 2 marzo 2017

Tolstoj dice che in Guerra e pace, la cosa più importante che c’è dentro, per lui, è il fatto che i cosiddetti grandi uomini hanno un significato minuscolo, nella direzione degli eventi storici. Cioè che gli eventi storici, dei grandi uomini non ne tengono mica conto, quando devono decidere dove andare, se non ho capito male. Anche per quello, mi sembra, si capisce Joseph Roth quando dice che avere in comune il presente è un legame più forte che avere in comune un modo di pensare; per via degli eventi storici che ci dirigono tutti, gli uomini grandi e quelli piccolini, ammesso che ne esitano dei grandi e dei piccolini, di cosiddetti uomini, intesi come persone.

Poi

sabato 25 febbraio 2017

guerra e pace

Nell’edizione delle Opere complete di Lev Tolstoj pubblicata a Mosca nel 1937 dalla casa editrice sovietica Chudožestvennaja literatura, c’è scritto, in russo, Перепечатка разрешается безвозмездно, che significa La riproduzione è permessa gratuitamente, e, in francese, Reproduction libre pour tous les pays, che significa La riproduzione è gratuita in tutto il mondo.

Il cane e la sua ombra (favola)

lunedì 23 gennaio 2017

lev-tolstoj-i-quattro-libri-di-lettura

Un cane stava attraversando un fiume su una passerella, portando fra i denti un pezzo di carne. Vide se stesso riflesso nell’acqua e credette che lì sotto ci fosse un altro cane, intento come lui a portare in bocca un pezzo di carne. Così lasciò andare il suo pezzo e si lanciò di sotto per strappare quello dell’altro cane. Di quella carne, però, non c’era neppure l’ombra, e la sua venne portata via dalle acque.
E il cane restò a bocca asciutta.

[Lev Tolstoj, I quattro libri di lettura, traduzione di Agostino Villa, Milano, Isbn 2013, p. 64]

Ancora (ieri)

lunedì 21 marzo 2016

Viktor Šklovskij, Lev Tolstoj

Per quanto gli uomini si sforzassero, radunandosi a centinaia di migliaia in un posto piccolo, deturpando quella terra sulla quale si eran stretti, per quanto soffocassero la terra di pietre perché niente, in lei, nascesse, per quanto estirpassero ogni erba che spuntava, per quanto esalassero fumo di pietra, di carbone e di nafta, per quanto tagliassero alberi e cacciassero tutti gli animali e gli uccelli, la primavera era primavera anche in città.

[Lev Tolstoj, Resurrezione]

Dice un proverbio dei vecchi credenti

giovedì 17 marzo 2016

che fare?

I popi erano d’oro, e le coppe di legno. Ora le coppe sono divenute d’oro, e i popi di legno, dice un proverbio dei vecchi credenti.

[Lev Tolstoj, Che fare?, traduzione di Luisa Capo, Milano, Mazzotta 1989, p. 261]

5 ottobre – Capri

sabato 3 ottobre 2015

Lunedì 5 ottobre,
alle 17,
all’hotel La Luna,
a Capri,
conversazione sull’isola di Gor’kij,
con Andrea Cortellessa e Franco Arminio
nell’ambito delle manifestazioni
del premio Gor’kij e,
alle 19,
alla Certosa di San Giacomo,
consegna del premio Gor’kij per la
traduzione di Chadži-Murat.

Non credo si capisca

venerdì 25 settembre 2015

Non credo si capisca per chi non c’era, e forse neanche per chi c’era, ma stasera, al cimitero monumentale di Torino, intanto che leggevo La morte di Ivan Il’ič di Tolstoj io mi chiedevo perché proprio io dovevo avere una fortuna del genere. È successa una cosa, stasera, che io me la ricordo finché scampo.

25 settembre – Torino

venerdì 25 settembre 2015

Venerdì 25 settembre,
a Torino,
dentro Torino Spiritualità,
alle 18,
al Cimitero monumentale
(ingresso da via Varano, 39)
lettura della Morte di Ivan Il’ič,
di Lev Tolstoj

9 settembre – Mantova

mercoledì 9 settembre 2015

Mercoledì 9 settembre,
a Mantova,
alle 21,
al conservatorio Campiani,
la cosa numero 11 dentro il festival letteatura,
c’è la lettura integrale
della morte di Ivan Il’i
di Lev Tolstoj
con Carlo Boccadoro che la suona.

Un pensiero

mercoledì 9 settembre 2015

Tolstoj, La morte di Ivan Il'ic

In fondo all’anima Ivan Il’ič sapeva che stava morendo, ma non solo non era abituato a una cosa del genere, proprio non la capiva, non riusciva in nessun modo a capirla.
Quell’esempio di sillogismo che aveva studiato nel manuale di logica del Kiesewetter, Caio è un uomo, gli uomini sono mortali, perciò Caio è mortale, gli era sembrato, per tutta la vita, valido solo in rapporto a Caio, e in alcun modo in rapporto a se stesso. Una cosa era l’uomo-Caio, l’uomo in generale, e in questo caso il sillogismo andava benissimo; ma lui non era né Caio né l’uomo in generale, ma era sempre stato un essere molto, molto particolare, molto diverso da tutti gli altri esseri; era stato Vanja, con la mamma, col papà, con Mitja e Volodja, con i giochi, con il cocchiere, con la njanja ; e poi con Katen’ka, con le gioie, i dolori, gli entusiasmi dell’infanzia, dell’adolescenza, della giovinezza. Aveva mai sentito Caio l’odore del pallone di cuoio che al piccolo Vanja piaceva così tanto? Aveva mai baciato la mano alla mamma, Caio, e avevano mai frusciato così dolcemente, per Caio, le pieghe della seta del vestito della mamma? Aveva mai litigato, Caio, per le frittelle, all’istituto di giurisprudenza? E Caio, era mai stato innamorato? E sapeva, Caio, presiedere un’udienza in tribunale?
Certo che Caio è mortale, lui è giusto che muoia, ma io, piccolo Vanja, io, Ivan Il’ič, con tutti i miei sentimenti, i miei pensieri, io sono un’altra cosa. Non è possibile che mi tocchi morire. Sarebbe troppo orribile.
Questo sentiva.
«Se dovessi morire anch’io, come Caio, allora lo saprei, una voce interiore me l’avrebbe detto, ma non c’è stato, dentro di me, niente del genere; e io, e tutti i miei amici abbiamo sempre pensato che non dovesse succedere a noi come a Caio. E adesso guarda un po’! – diceva a se stesso, – Non è possibile. Non è possibile, e invece è così. Come mai? Cosa vuol dire?».
E non riusciva a capire e cercava di scacciare questo pensiero come un pensiero bugiardo, sbagliato, morboso, e di espellerlo per mezzo di altri pensieri giusti, sani. Ma quel pensiero non era già più un pensiero, era, in un certo senso, realtà, e tornava indietro e si fermava davanti a lui.