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Te

domenica 18 ottobre 2015

Cesare Zavattini, Stricarm' in d'na parola

È un prato. Se ci cammini un secolo
non sei neanche all’inizio.
Cosa c’è?
Solo dei te.
Si vede qualcosa che viene avanti da lontano?
un fumo che a poco poco si fa uomo?
Vai verso di lui,
speri ancora una volta che sia un altro,
le scambierete ben due chiacchiere.
Sai invece chi è?
Sempre quel rompiballe di te.
Scappare è peggio, crescono,
dei nuvoloni.

[Cesare Zavattini, Stricarm’ in d’na parola (Stringermi in una parola). 50 poesie in dialetto, Milano, Bompiani 2006, p. 40]

Forse

mercoledì 14 ottobre 2015

Cesare Zavattini, Stricarm' in d'na parola

Forse l’emozione più grande della mia vita
è stata una notte, c’era un’afa, un fermo,
come prima del terremoto,
Dio entrò nella mia camera impalpabilmente
e mi disse a te solo a te
faccio sapere che non esisto.

[Cesare Zavattini, Stricarm’ in d’na parola (Stringermi in una parola). 50 poesie in dialetto, Milano, Bompiani 2006, p. 56]

Su Zavattini per il circolo dei lettori

mercoledì 14 ottobre 2015

Mi chiedi come mai ho deciso di parlare di Cesare Zavattini, allora sono andato nel mio blog a cercare le cose che ci sono, di lui, e ho trovato questa: «Alzi la mano chi non si gratta mai i coglioni». Che va bene. Poi sono andato avanti ho trovato questa: «Io voglio morire lo stesso giorno che non sono più buono di vestirmi e di svestirmi da solo». Poi sono andato avanti ho trovato questa: «Qui ci vorrebbe proprio un punto esclamativo». Poi sono andato avanti ho trovato questa. «Vi racconterò la mia vita. Giuro sui miei figli che ho coscienza che non è più rilevante di quella di nessun altro, ma ormai non resisto alla tentazione, perché ho la speranza di trovarci dentro non so che pagina non so che anno, una grande sorpresa». Poi sono andato avanti ho trovato questa: «La pianola di mia nipote Nicoletta, a schiacciare i diesis alti veniva fuori il suono del clacson». Poi sono andato avanti ho trovato questa: «Certe parole in dialetto mi piacciono quasi come le donne». Poi mi sono fermato perché mi veniva da piangere.

Sono pessimista ma me ne dimentico sempre

martedì 29 settembre 2015

Zavattini a Franco Maria Ricci

[una lettera di Zavattini a Franco Maria Ricci (cliccare sulla lettere per ingrandire, grazie a Paola)]

Formaggio formaggio parmigiano

martedì 15 settembre 2015

Cesare Zavattini, Hacca

Formaggio formaggio parmigiano, quali strane e grandi cose tu generi nella vita? Eschilo non sdegnerebbe di parlare di te, e neppure Sofocle forse.
Conobbi la figlia di un illustre stagionatore di formaggio parmigiano. Era bella e delicata, una mimosa. Studiava il piano e le lingue e il disegno. Ma il formaggio calò d’improvviso, come suole, il suo prezzo, ed essa dovette andare a servizio, capite. Oh, dovremmo tutti mangiare tanto formaggio parmigiano pensando a queste cose.

[Cesare Zavattini, I giocattoli, Matelica, Hacca 2015, p. 44]

Prefazione

venerdì 27 marzo 2015

Cesare Zavattini, I tre libri

Voglio insegnare ai poveri un gioco molto bello.
Salite le scale con il passo del forestiero (quella volta rincaserete più tardi del solito) e davanti al vostro uscio suonate il campanello.
Vostra moglie correrà ad aprirvi, seguita dai figli. È un po’ seria per il ritardo, tutti hanno fame.
«Come mai?» domanda.
«Buona sera, signora», levatevi il cappello e assumete un’aria dignitosa. «C’è il signor Zavattini?».
«Su, su, il lesso è già freddo».
«Scusi, ho bisogno di parlare con il signor Zavattini».
«Cesare, andiamo, vuoi sempre giocare…».
Non muovetevi e dice: «Evidentemente si tratta di un equivoco. Scusi, signora…».
Vostra moglie si volterà di scatto, vi guarderà con gli occhi spalancati. «Perché fai così?».
Serio, state serio, e ripetete avviandovi giù per le scale: «Io cercavo il signor Zavattini».
Si farà un gran silenzio, udrete solo il rumore dei vostri passi.
Anche i bambini sono restati fermi. Vostra moglie vi raggiunge, vi abbraccia: «Cesare, Cesare…». Ha le lagrime agli occhi, i bambini forse cominceranno a piangere. Scioglietevi con delicatezza dall’abbraccio, allontanatevi mormorando: «È un equivoco, cercavo il signor Zavattini».
Rientrate in casa dopo una ventina di minuti fischiettando.
«Ho tardato tanto perché i capo ufficio…» e raccontate una bugia come nulla fosse avvenuto.

Vi piace? Un mio amico a metà giuoco si mise a piangere.

[Cesare Zavattini, I poveri sono matti, in I tre libri, Milano, Bompinai 1955 (18), pp. 109-110]

Dove si è nati

venerdì 21 novembre 2014

zavattini, a vrés

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci si può innamorare / dappertutto / ma dove sei nato / di più. / Quando ha alzato gli occhi / e mi ha detto sì, / invece di baciarla / sono stato lì a guardarla.

[Cesare Zavattini, Dove si è nati, in A vrés, Suzzara, Bottazzi 1986, p. 144]

La mano

domenica 27 luglio 2014

opere, zavattini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alzi la mano chi non si gratta mai i coglioni.

[Cesare Zavattini, Dalle mie parti, in Stricarm’ in d’na parola, in Opere 1931. 1986, Milano, Bompiani 2001, p. 908]

La felicità

giovedì 9 maggio 2013

opere, zavattini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avevo vinto a gilé. Fuori dal caffè
sulla mia testa c’era
una luna leggera che pareva andasse.
Con delle risatine corte da ragazzo
guardavo allungarsi tra i sassi
la mia pisciata venuta su dal cuore.

[Cesare Zavattini, Opere. 1931.1986, a cura di Silvana Cirillo, Milano, Bompiani 2001,p. 924]

Lo stesso giorno

martedì 12 febbraio 2013

Io voglio morire lo stesso giorno che non sono più buono di vestirmi e di svestirmi da solo.

[Paul Strand, Cesare Zavattini, Un paese, Torino, Einaudi 1956, p. 35]