I signori della terra
Secondo lei, c’è una differenza tra il modo in cui la gente comune vive la letteratura russa e il modo in cui la politica cerca di interpretarla o utilizzarla? Lei ha l’impressione che i lettori continuino semplicemente a leggere Tolstoj, Dostoevskij o Čechov, ad amarli e ad ammirarli per quello che hanno scritto, mentre siano soprattutto politici, istituzioni e funzionari a cercare di attribuire alla letteratura un significato politico?
Credo che le censure che le opere di Dostoevskij, Musorgskij, Chlebnikov, Čajkovskij e Tarkovskij (per fare solo qualche nome) hanno subito in occidente non siano state decise da persone che hanno necessariamente letto Dostoevskij e Chlebnikov, o che hanno necessariamente visto i film di Tarkovskij o che conoscano la musica di Musorgskij e Čajkovskij, credo che queste censure dipendano dal fatto che gli autori sono russi.
Credo anche che, nella Russia contemporanea, gli scrittori che non condividono la politica governativa siano in una condizione poco invidiabile. C’è una poesia di Chlebnikov che si intitola La legge delle altalene e dice: «La legge delle altalene prescrive Che si abbiano scarpe ora larghe, ora strette. Che sia ora notte, ora giorno. E che signori della terra siano ora il rinoceronte, ora l’uomo».
Viviamo, probabilmente, in un momento di rinoceronti.
Da un’intervista all’agenzia di stampa russa Ria Novosti qui: clic


