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Borbottio, borbottio, onda lirica

giovedì 11 dicembre 2014

Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

Per riassumere: il racconto [Il cappotto] segue questa via: borbottio, borbottio, onda lirica, borbottio, onda lirica, borbottio, onda lirica, borbottio, climax fantastico, borbottio, borbottio e ritorno al caso dal quale tutti erano derivati. A una tale suprema altezza dell’arte la letteratura non ha, ovviamente, niente a che vedere con la pietà per i derelitti o con la condanna dei potenti. Fa appello a quella profondità segreta dell’animo umano in cui le ombre di altri mondi passano come navi mute e senza nome.

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Come ormai uno o due pazienti lettori forse avranno colto, questo è in realtà l’unico richiamo che mi interessi. Il mio proposito nel buttar giù queste note su Gogol’ è ora, spero, del tutto chiaro. Detto senza mezzi termini consiste in quanto segue: se vi aspettate di scoprire qualcosa sulla Russia, se siete bramosi di sapere perchè i tedeschi si ridussero in condizioni pietose e fecero fiasco la loro guerra-lampo, se siete interessati alle «idee», ai «fatti», ai «messaggi», state lontani da Gogol’. La terribile fatica di imparare il russo per leggere Gogol’ non sarà mai ripagata nel vostro tipo di valuta pesante. Statene lontani. Tenetevi alla larga. Non ha nulla da dirvi. Tenetevi fuori dalla carreggiata. Alta tensione. Chiuso fino a nuova comunicazione. Evitante, astenetevi, non…

[Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol’, A cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, pp. 139-140]

Guardiamo, per esempio

martedì 9 dicembre 2014

Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

Guardiamo, per esempio, il sogno di Ivan Špon’ka – un mite, inetto signorotto ucraino, che la terribile e prepotente zia vuole far sposare a forza con la grossa bionda figlia di un vicino: «Ora gli sembrava di essere già sposato, e nella loro casetta era tutto così bizzarro, così strano: in camera sua c’era, al posto di quello singolo, un letto doppio. Su una sedia sta seduta la moglie. Gli pare strano; non sa come avvicinarsi a lei, di cosa parlare con lei, e si accorge che ha la faccia d’oca. Senza volerlo si volta da una parte e vede un’altra moglie [il tema del doppio evocato dal letto sta cominciando a svilupparsi secondo la speciale logica onirica], anche quella con la faccia d’oca. Si volta dall’altra parte, e c’è una terza moglie. All’indietro – ancora una moglie. Qui lo prende l’angoscia. Si precipita di corsa in giardino; ma in giardino fa caldo. Si leva il cappello e vede: anche nel cappello c’è una moglie. [Il sogno è come un gioco di prestigio: moltiplicazione degli oggetti.] Comincia a sudargli la faccia. Si infila una mano in tasca per prendere il fazzoletto – c’è una moglie anche in tasca; si sfila dall’orecchio il batufolo di ovatta – anche lì ci sta una moglie… Ora di colpo saltava su un piede solo, e la zia, guardandolo, diceva con un’aria solenne: “Sì, devi saltare, perché tu adesso sei già un uomo sposato”.  Lui va da lei, ma la zia non è già più la zia, è un campanile. E sente che qualcuno lo trascina con una corda sul campanile. [Qui i freudiani drizzeranno le orecchie!]. “Chi è che mi tira su?” gemette Ivan Fëdorovič. “Sono io, tua moglie, che ti tiro su, perchè tu sei una campana”. “No, io non sono una campana, io sono Ivan Fëdorovič!” gridava lui. “Sì, sei una campana, – diceva passando di lì un colonnello del reggimento di fanteria P****. Ora, d’un tratto, si sognava che la moglie non era affatto un essere umano ma una stoffa di lana; che lui a Mogilëv entrava nel negozio di un mercante. “Quale stoffa desiderate?” dice il mercante. “Prendete della moglie, è la stoffa che va di più! Ottima qualità! Adesso tutti ci fanno le finanziere”. Il mercante misura e taglia la moglie. Ivan Fëdorovič se la mette sotto un braccio, va dal giudeo, dal sarto. “No,” dice il giudeo “non è stoffa buona! Con questa nessuno si fa una finanziera…”.
«In preda al terrore, fuori di sè, Ivan Fëdorovič si svegliò. Il sudore freddo gli scorreva a rivoli.
«Non appena alzato, la mattina, consultò subito il libro dei sogni [il solo libro che avesse mai letto], in fondo al quale un libraio virtuoso, per sua rara bontà e disinteresse, aveva inserito un compendio delle interpretazioni. Ma lì non c’era assolutamente niente che somigliasse anche solo un po’ a quel sogno sconclusionato».

[Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol’, A cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, pp. 40-41]

Quando viveva in Italia

lunedì 24 novembre 2014

Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I fiori dell’Italia (dei quali diceva: «Io rispetto i fiori che sono cresciuti su una tomba») lo riempivano di un forte desiderio di essere trasformato in un Naso: perdere qualsiasi altra parte del corpo, occhi, braccia, gambe, ed essere solo un enorme Naso, «con le narici delle dimensioni di due grandi secchi, così da poter inalare quanti più aromi possibile, quanto più primavera». Egli era particolarmente naso-consapevole quando viveva in Italia.

[Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol’, a cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, p. 116]

Chi ha inventato la locomotiva

martedì 18 novembre 2014

Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si è suggerito che la fantastica, isterica, superstiziosa e ipersospettosa ma comunque piuttosto amabile Marija Gogol’ fosse responsabile di aver ispirato a Nikolaj quella paura dell’inferno destinata a tormentarlo per tutta la vita; ma con ogni probabilità si sarebbe più vicini al vero se si dicesse, semplicemente, che lei e suo figlio erano di temperamento molto simile – fors’anche aggiungendo che questa stramba signora di provincia, che stupiva e annoiava i suoi amici sostenendo che le locomotive, i piroscafi e così via erano stati inventati dal suo Nikolaj (e che portava il figlio sull’orlo dell’irritazione quando, vezzosamente, suggeriva che fosse lui l’autore di qualsiasi romanzo dozzinale in cui si imbatteva), al lettore di Gogol’ sembra, in maniera inquietante, un parto della di lui immaginazione.

[Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol’, a cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, p. 24]

Cosa succede oggi

giovedì 13 novembre 2014

copertina tre matti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi esce Tre matti, che c’è dentro un racconto di Gogol’, uno di Tolstoj e uno di Dostoevski e quello di Dostoevskij a un certo punto dice: «Poi sono andato a scuola e poi all’università e cos’è successo? che più studiavo, più mi accorgevo di esser ridicolo. Tanto che, per me, tutta la mia cultura universitaria è come se fosse esistita, alla fin fine, solo per dimostrare e chiarire a me stesso, man mano che mi ci inoltravo, che ero ridicolo.  E come nella scienza così anche nella vita». A pagina 74.

 

 

La terra e la luna

mercoledì 29 ottobre 2014

copertina tre matti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domani alle sette si compirà uno strano fenomeno: la terra si poserà sulla luna. Ne scrive il celebre chimico inglese Wellington. Confesso di aver provato un’agitazione di cuore, quando mi sono immaginato la straordinaria fragilità e la scarsa resistenza della luna. La luna, di solito, la fanno ad Amburgo, infatti; e la fanno malissimo. Mi meraviglio che l’Inghilterra non faccia caso a questa cosa. La fa un bottaio zoppo, e si vede che è un asino, e non ha nessuna idea di cosa sia la luna. Ci ha messo una fune incatramata e una parte di olio vegetale. E così per tutta la terra c’è una puzza orribile, tanto orribile che bisogna tapparsi il naso. E è per quello che la luna è un globo così molle che la gente non ci può abitare, per niente, e lì adesso ci abitano solo i nasi. E è proprio per quello che non riusciamo a vederci i nostri nasi, perché i nasi son sulla luna. E quando mi sono figurato la terra come sostanza pesante che, perciò, posandosi, avrebbe potuto ridurre in polvere i nostri nasi, mi ha preso un’inquietudine tale che, messe le calze e le scarpe, mi sono affrettato nella sala del consiglio di stato per ordinare alla polizia di non permettere alla terra di posarsi sulla luna. I cappuccini rasati che ho trovato in gran quantità nella sala del consiglio di stato, erano della gente molto intelligente, e quando ho detto: «Signori, salviamo la luna, perché la terra ci si vuol posare sopra» si sono precipitati tutti a esaudire il mio desiderio di monarca, e molti si sono arrampicati su per il muro per afferrare le luna; ma in quel momento è sbucato fuori il gran cancelliere. Vedendolo, si son tutti dispersi. Io, come re, son rimasto solo. Ma il cancelliere, con mio grande stupore, mi ha picchiato col bastone e mi ha cacciato nella mia stanza. Tanto grande è il potere, in Spagna, delle usanze nazionali.

[Nikolaj Gogol’, Memorie di un pazzo, in Gogol’ Dostoevskij Tolstoj, Tre matti, in uscita per Marcos y Marcos (il 13 novembre, se non sbaglio)]

Una bandella

mercoledì 15 ottobre 2014

tre matti bandella

 

 

 

 

 

 

[Esce a metà novembre (cliccare sull’immagine per ingrandire)]

Non ci sono grandi famiglie

sabato 20 settembre 2014

Allora parlare di questi tre signori, e di questi tre racconti, è una cosa difficilissima, secondo me, e la cosa migliore che posso fare, forse, è non dire niente e rimandare direttamente alla lettura, che questi tre racconti, tra l’altro, hanno un pregio evidente, che sono racconti di tre grandi scrittori russi dell’ottocento che fanno meno paura di come fanno paura di solito gli scrittori russi dell’ottocento. Perché, come scrive Peter Bichsel, «Tutti noi abbiamo vissuto momenti di disperazione di fronte alle prime pagine dei grandi romanzi russi, quando non capivamo chi fosse lo zio e chi il fratello e se la zia fosse la moglie dello zio e se fosse il fratello o l’amico a essere innamorato della figlia e di chi fosse figlia la figlia»[1].

Ecco, qui non ci sono grandi famiglie, non ci sono nomi e patronimici, ci sono dei matti che son, quasi tutti, forse, degli uomini soli.

[Dall’introduzione a Tre matti, con dentro un racconto di Gogol’, uno di Dostoevskij e uno di Tolstoj e esce tra un paio di mesi per Marcos y Marcos, se non mi sbaglio (che bello che prende anche le note, questo programma)]


[1] Peter Bichsel, Il lettore, il narrare, traduzione di Anna Ruchat, Bologna, Comma 22 2012, p. 37

Bene

venerdì 29 agosto 2014

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I proprietari terrieri di Kursk scrivono bene.

[Nikolaj Gogol’, Memorie di un pazzo, in lavorazione]

43 d’Aprile del 2000

venerdì 20 giugno 2014

gogol2

 

 

 

 

 

43 d’Aprile del 2000

La giornata odierna, – è giorno di grandissimo trionfo! In Spagna c’è il re. Lo si è trovato. Questo re sono io. L’ho appunto saputo soltanto oggi. E lo confesso, è stato come se un fulmine m’avesse illuminato tutt’a un tratto. Non capisco come io abbia potuto pensare e immaginarmi di essere un consigliere titolare.

[Nikolaj Gogol’, Le memore di un pazzo, in Opere, traduzione di Igor Sibaldi, Milano, Mondadori 19994, volume primo, p. 820]