Credo

giovedì 30 settembre 2010

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Credo che fosse Brodskij, che da qualche parte diceva che lui conosceva bene due lingue, il russo e il russo parlato.
[Ps Forse era Erofeev, però la foto è bella]

A differenza di una montagna

domenica 29 agosto 2010

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Gli uomini diventano tiranni non perché ne abbiano la vocazione, e neanche per pura coincidenza. Se un uomo ha una vocazione del genere, di solito prende una scorciatoia e diventa un tiranno in casa sua, mentre è noto che i tiranni veri, come uomini di casa, sono soggetti timidi e non troppo interessanti. Il veicolo per arrivare alla tirannia è un partito politico (o un apparato militare, che ha strutture simile a quelle del partito), perché, se si vuole arrivare al vertice di qualcosa, occorre qualcosa che abbia una topografia verticale.
Ora, a differenza di una montagna o, meglio ancora, di un grattacielo, un partito è in fondo una realtà fittizia, inventata da individui che, mentalmente o in altro senso, non hanno nulla da fare. Questi disoccupati vengono al mondo e si accorgono che la realtà fisica del mondo, grattacieli e montagne, è già tutta occupata. Si trovano quindi a dover scegliere: o aspettare che si apra un varco nel vecchio sistema o creare con le loro mani un sistema nuovo, alternativo. Quest’ultima soluzione li attira perché è la strada più facile: se non altro, possono cominciare senza perder tempo. Costituire un partito è già un’occupazione, e anche abbastanza impegnativa. È vero che non dà subito i suoi frutti, ma il lavoro non è poi così duro e l’incoerenza di una simile aspirazione gratifica generosamente colui che la coltiva.

[Iosif Brodskij, Il canto del pendolo, cit., p. 268]

Etica e estetica

venerdì 20 agosto 2010

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Se etica ed estetica fossero sinonimi, la letteratura sarebbe la provincia dei cherubini, non dei mortali. Per fortuna, però, è tutto il contrario: i cherubini, con ogni probabilità, essendo già abbastanza impegnati nei loro cori, non avrebbero tempo per inventare il monologo interiore.
Perché la prosa, a parte tutto il resto, è un artificio, una valigia piena di trucchi.

[Iosif Brodskij, Il canto del pendolo, cit., p. 85]

Due tipi

giovedì 19 agosto 2010

canto-del-pendolo

Vi sono, a voler semplificare, due tipi di uomini e, parallelamente, due tipi di scrittori. La prima categoria, senza dubbio la maggioranza, ritiene che la vita sia la sola e unica realtà disponibile. Una persona di questo tipo, se diventa scrittore, riprodurrà questa realtà nei suoi più minuti particolari: vi darà una conversazione in una camera da letto, una scena di battaglia, il tessuto di una tappezzeria, odori e rumori, con una precisione tale da rivaleggiare con i vostri sensi e con le lenti della vostra macchina fotografica; da rivaleggiare forse con la realtà stessa. Quando si chiude un suo libro, è come se fosse finito un film: le luci si accendono, e voi uscite in strada soddisfatti, pieni di ammirazione per il Technicolor e per la recitazione di questo o quel divo, di cui magari cercherete poi di imitare l’accento o il portamento. La seconda categoria, la minoranza, percepisce la propria vita, e la vita di chiunque altro, come una provetta per l’analisi di certe qualità umane, la cui resistenza alle sollecitazioni più estreme è determinante per accettare l’una e l’altra versione, quella ecclesiastica o quella antropologica, dell’apparizione della specie. Come scrittore, un uomo simile non sarà molto generoso di particolari; invece vi descriverà gli stati e i sussulti della psiche dei suoi personaggi con un tale accanimento che voi vi congratulerete di non averlo conosciuto di persona. Quando si chiude il libro, è come se ci si svegliasse con una faccia cambiata.

[Iosif Brodskij, Il canto del pendolo, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 1987, pp. 92-93]

Un’ora fa e tra un’ora

domenica 8 agosto 2010

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Un’ora fa, più o meno, era vuoto il palcoscenico sul quale mi trovo, e vuoti tutti gli scanni che voi occupate. Tra un’ora saranno vuoti di nuovo. Questo posto rimane deserto, immagino, quasi tutto il giorno; il vuoto è il suo stato naturale. Se avesse avuto in dono una coscienza propria, giudicherebbe la nostra presenza una seccatura.

[Iosif Brodskij, Dolore e ragione, trad. di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 1998, p. 33]

Dal vero

mercoledì 4 agosto 2010

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/…/ I rintocchi del campanile
che ha messo radici nel cielo veneziano:

frutti che cadono senza toccare
il suolo. Se esiste un’altra vita,

lì qualcuno si occupa della raccolta
di queste cose. Tra poco tempo, credo,

ne saprò di più. /…/

[Iosif Brodskij, Poesie italiane, a cura di Serena Vitale, Milano, Adelphi 1996, p. 123]

Sulla tirannia

sabato 27 marzo 2010

brodskij

Malattia e morte sono, forse, le sole cose che un tiranno abbia in comune con i propri sudditi. Solo in questo senso è un vantaggio per una nazione essere governata da un vecchio. Non è detto che la consapevolezza della propria mortalità illumini o ammansisca una persona, ma il tempo che un tiranno impiega a meditare, poniamo, sul proprio metabolismo è tutto tempo sottratto agli affari di Stato. Le fasi di bonaccia interna e internazionale sono direttamente proporzionali al numero di malattie che affliggono il vostro Primo Segretario del Partito o il vostro Presidente a Vita.

[Iosif Brodskij, Il canto del pendolo, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 1987, p. 265]

Comunque

martedì 26 gennaio 2010

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Anche se per un uomo di madrelingua russa i discorsi sul male politico sono tanto naturali quanto la digestione, qui vorrei cambiare argomento.

[Iosif Brodskij, Dall'esilio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 1988, p. 56]

In un certo senso

giovedì 26 marzo 2009

brodskij

In un certo senso tutti noi lavoriamo per un dizionario.

[Iosif Brodskij, Dall'esilio, tr. it. Gilberto Forti, Milano, Adelphi 1988, p. 33]