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I poveri

sabato 15 luglio 2017

Iosif Brodskij, Per compiacere un'ombra, in Fuga da Bisanzio

I poveri tendono a utilizzare qualsiasi cosa. Io utilizzo il mio senso di colpa.

[Iosif Brodskij, In una stanza e mezzo, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 219]

Un impegno

martedì 20 giugno 2017

L’altro giorno pensavo che, adesso io devo scrivere un romanzo, e l’altro giorno ero in treno e mi è venuta in mente quella cosa che diceva Brodskij, che «gli scritti di una persona non dipendono dalla sua biografia. È la biografia che deriva dagli scritti». Ecco. Io devo solo derivare, ho pensato. Avere il tempo di derivare. Ecco il mio impegno, tra fine giugno e i primi di luglio del 2017.

Oxford English Dictionary

mercoledì 8 febbraio 2017

Iosif Brodskij, Per compiacere un'ombra, in Fuga da Bisanzio

Lo vidi l’ultima volta a Londra nel luglio del 1973, a una cena da Stephen Spender, Wystan, seduto a tavola con una sigaretta nella destra e un bicchiere nella sinistra, dissertava sul tema del salmone freddo. Poiché la sedia era troppo bassa, la padrona di casa provvide a infilargli sotto la persona due squinternati volumi dell’Oxford English Dictionary. Pensai allora che davanti ai miei occhi stava l’unico uomo che avesse il diritto di usare quei volumi come sedili.

[Iosif Brodskij, Per compiacere un’ombra, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 132]

Tuttavia

venerdì 24 giugno 2016

Fuga-da-Bisanzio

Tuttavia, poiché il nostro palazzo si trovava all’incrocio con il leggendario Liteinij Prospekt, il nostro indirizzo postale era: Liteinij prospekt # 24, Apt. 28. Così erano indirizzate le lettere che ci arrivavano, così scrivevo io sulle buste indirizzate ai miei genitori. Ne parlo qui non perché abbia qualche importanza particolare, ma perché la ia penna, presumibilmente, non scriverà mai più questo indirizzo.

[Iosif Brodskij, Una stanza e mezzo, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 198]

La virtù a Pietroburgo

lunedì 20 giugno 2016

Fuga da Bisanzio

In ogni caso, una persona che sia vissuta abbastanza a lungo in questa città è portata ad associare la virtù con la proporzione.

[Iosif Brodskij, Guida a una città che ha cambiato nome, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 59]

Difficile addormentarsi

martedì 26 aprile 2016

Fuga da Bisanzio

L’anno scolastico termina generalmente con la fine di maggio, quando le Notti Bianche arrivano in questa città per restarvi per tutto il mese di giugno. Una notte bianca è una notte in cui il sole scompare dal cielo solo per un paio d’ore – un fenomeno ben noto alle latitudini settentrionali. Per la città il periodo più magico, quando si può leggere o scrivere alle due del mattino senza bisogno di una lampada e quando i palazzi, spogliati delle loro ombre e con i tetti orlati d’oro prendono l’aspetto di un delicato servizio di porcellana. C’è intorno una tale quiete che quasi si può udire il tintinnare di un cucchiaio che cade in Finlandia. Il rosa trasparente del cielo è così tenue che l’acquerello cilestrino del fiume quasi non riesce a rifletterlo. E i ponti si ripiegano, come se le isole del delta smettessero di tenersi per mano e si lasciassero andare adagio alla deriva, entrando nel filo della corrente, verso il Baltico. In notti simili è difficile addormentarsi, perché c’è troppa luce e perché ogni sogno sarà inferiore a questa realtà. Dove un uomo non fa più ombra, come l’acqua.

[Iosif Brodskij, Guida a una città che ha cambiato nome, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), pp. 69-70]

Una voglia quasi sensuale di camminare

domenica 24 aprile 2016

Fuga da Bisanzio

Tutto può cambiare a Pietroburgo tranne la sua meteorologia. E la sua luce. È la luce nordica, pallida e diffusa, una luce in cui memoria e occhio operano con insolita acutezza. In questa luce, e grazie alle strade così lunghe e rettilinee, i pensieri di un passante vanno più lontano della sua destinazione, e un uomo con una vista normale può distinguere a più di un chilometro di distanza il numero dell’autobus in arrivo o indovinare l’età del poliziotto che lo pedina. Almeno nella giovinezza un uomo nato in questa città trascorre tanto tempo camminando quanto un buon beduino. E non è e per la penuria di automobili o per il loro prezzo (c’è un eccellente sistema di trasporti pubblici), né per le code che davanti ai negozi di generi alimentari si allungano per centinaia di metri. È solo perché camminare sotto questo cielo, lungo gli argini di granito di bruno di questo immenso fiume grigio, è di per sé un buon prolungamento della vita e una scuola che migliora la vista e la mente. Nella trama granulare del selciato di granito che corre accanto al flusso continuo, alla fuga costante dell’acqua, c’è qualcosa che infonde alle suole una voglia quasi sensuale di camminare. Dal mare soffia soffia un vento di tramontana, odoroso di alghe, che qui ha guarito molti cuori soprassaturi di menzogne, disperazione e impotenza.

[Iosif Brodskij, Guida a una città che ha cambiato nome, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 53]

Una tale moltitudine di specchi

martedì 19 aprile 2016

Fuga da Bisanzio

In definitiva, il rapido accrescersi della città e del suo splendore va attribuito prima di tutto all’onnipresenza dell’acqua. La Neva, scorrendo per venti chilometri, biforcandosi proprio nel centro della città, alimentando i suoi venticinque tortuosi canali grandi e piccoli, fornisce a questa città una tale moltitudine di specchi che il narcisismo diventa inevitabile. È come se la città, rispecchiata ogni minuto secondo da migliaia di metri quadrati di amalgama di argento liquido, fosse costantemente filmata dal suo fiume; e il fiume scarica poi tutta ala pellicola impressionata nel golfo di Finlandia, il quale, in un giorno di sole, sembra trasformarsi in un magazzino di queste immagini abbaglianti. Non stupisce che a volte questa città abbia l’aria di un grande egoista preoccupato esclusivamente del proprio aspetto. È vero che in luoghi simili si fa più attenzione alle facciate che alle facce; ma la pietra è incapace di procreare. L’inesauribile, esasperante moltiplicarsi di tutte queste lesene, colonnati, portici allude alla natura di questo narcisismo urbano, allude alla possibilità che almeno nel mondo inanimato l’acqua possa essere considerata una forma condensata del tempo.

[Iosif Brodskij, Guida a una città che ha cambiato nome, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 53]

Staccarsi

martedì 19 aprile 2016

Fuga da Bisanzio

Non c’è un altro luogo in Russia dove i pensieri si stacchino così facilmente e così volentieri dalla realtà: proprio con l’avvento di San Pietroburgo cominciò a esistere la letteratura russa.

[Iosif Brodskij, Giuda a una città che ha cambiato nome, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 52]

In fin dei conti non muoiono

giovedì 4 febbraio 2016

Iosif Brodskij, O Sereže Dovlatove, in Sergej Dovlatov, Poslednjaja kniga

Gli scrittori, soprattutto quelli notevoli, in fin dei conti non muoiono; si dimenticano, passano di moda, si ristampano. Fin tanto che esistono i suoi libri, uno scrittore è, per il lettore, sempre presente. Nel momento della lettura il lettore diventa quello che legge e, in linea di principio, gli è indifferente dove sia l’autore e di cosa si occupi. Gli fa piacere sapere, naturalmente, che l’autore è un suo contemporaneo, ma non si addolora particolarmente, nel caso che non lo sia. Di scrittori, anche di quelli notevoli, nel cuore della gente ce ne sono parecchi. Più, in ogni caso, delle persone che vi sono care davvero. Gli uomini, però, loro muoiono.

[Iosif Brodskij, O Sereže Dovlatove, in Sergej Dovlatov, Poslednjaja kniga, Azbuka, Spb 2012, pp. 295-296]