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Programma per la giornata

martedì 30 maggio 2017

Spingermi al mattino tirarmi al pomeriggio.

Da Fare pochissimo

lunedì 29 maggio 2017

Quella volta, con Margherita, ci eravamo lasciati perché non avevo lavato i piatti. Abitava a dieci minuti di bicicletta da casa mia, e io ero sceso, avevo inforcato la mia bicicletta, ero tornato a casa che mi dicevo, nella mia testa, Va bene, basta, non ci vedremo mai più. E ero arrivato a casa avevo pulito tutta la casa da cima a fondo. Cinque ore.
Adesso io, non si può più dire che cos’è la verità, ma la mia verità, io, per me, dimagrire è senz’altro meglio di Ingrassare.
E io, quando Margherita mi aveva lasciato ero a dieta, e dimagrivo, e intanto, nella mia testa pensavo Così impara.
Perché io lo sapevo, dentro, nel profondo, che mi aveva lasciato perché ero grasso. Non si può lasciare uno perché non lava i piatti, pensavo. Invece perché è grasso, secondo me è un motivo serio, mi dicevo.
Quando sarò magrissimo, lì lì per morire di fame, lei, vedendomi capirà di essere sempre stata innamorata di me, e allora io non la vorrò più, mi dicevo intanto che pulivo.
Così impara, mi dicevo.

Due cose

venerdì 26 maggio 2017

Poi ieri sera ho pensato due cose, che mi piacciono i mesi di trentuno giorni, son sempre in ritardo e ho bisogno di quel giorno in più, e che ci son certe cose femminili che son molto piacevoli, come darsi la crema sui gomiti, che non siano sempre così secchi, buongiorno.

Ogni tanto

mercoledì 24 maggio 2017

Ogni tanto, il mio mestiere, non so, una volta mi avevano chiesto di raccontare cos’è la partecipazione, e io, la mia reazione è stata Cosa vuoi che sappia io cos’è la partecipazione? Poi dopo, ero in cucina, mi è venuto da pensare a una cosa che mi succedeva tutti gli anni a un festival di poesia, che c’era una piazza, centinaia di persone che, guidati dalla voce di qualcuno che era in piedi su un palco, cominciavano a respirare insieme, come se fossero un’unica bestia; e io, che ero lì con loro, non ero più io, ero una parte di quella bestia. Non so cos’era, aveva qualcosa, è difficile usare la parola magia, ma era una specie di magia. Mi succede ancora con mia figlia e sua mamma; son dei momenti, ce ne son tre o quattro al mese, chissà cosa succede, chissà cos’è che li scatena, ma noi, in quei momenti lì, non siamo più tre, siamo un’unica bestia, ed è una cosa, non so come dire, commovente.

Dopo

martedì 23 maggio 2017

Ho comprato un altro paio di scarpe da correre. Io lavoro due mesi l’anno per comprarmi i libri e le scarpe da correre, mi sembra.

Speranza

lunedì 22 maggio 2017

Per radio sta parlando Speranza che è un politico italiano che, quando parla, le cose che gli sembrano più interessanti, tra quelle che dice, le ripete. Le ripete. Le ripete. Speranza. Un politico italiano di sinistra che ha una retorica strana che le cosa che dice, quelle che gli sembrano più interessanti, più interessanti, più interessanti, le ripete. A me, mi piacciono le ripetizioni, mi dovrebbe piacere, Speranza. Invece non mi piace. Non mi piace. Non mi piace. È come se considerasse le cose che dice molto intelligenti, molto intelligenti, molto intelligenti, e quelli che ascoltano dei deficienti, dei deficienti, dei deficienti.

Con l’andare a correre

lunedì 22 maggio 2017

Mi sono un po’ fermato con l’andare a correre, non maratona di Pietroburgo, quest’anno (e forse neanche l’anno prossimo) però adesso ho ricominciato e ogni volta che esco per andare a correre (mi succede due volte al giorno) mi dico: «Voglio proprio vedere se sei capace».

Sarebbe meglio

lunedì 22 maggio 2017

Non riesco a capire bene il perché, ma mi dà fastidio vedere i libri con dentro il mio nome. Non i libri che faccio io, quelli che fanno gli altri. Scrivono di me come se sapessero qualcosa di me che come fanno a saperlo, che non mi conoscono? Non dovrebbe esserci. Non so perché ce lo mettono. Sarebbe meglio che smettessero.

E poi

sabato 20 maggio 2017

Stamattina sono arrivato al salone del libero, al Lingotto, alle nove e un quarto. Aprivano alle dieci.

In treno

venerdì 19 maggio 2017

Sto andando a Torino su un treno Italo, ho un vicino che è al telefono e sono venti minuti che dice Non me ne frega un cazzo, se non ci sono io qui non si fa niente, porca puttana, non me ne frega un cazzo, non stiamo parlando di quello, sono due piani diversi, puttana vacca troia, non me ne frega un cazzo, non importa, non me ne fotte una sega, non lo voglio sapere, non me ne frega un cazzo, non mi interessa, non me ne frega un cazzo, tutto così, per venti minuti.
Sono anche andato in bagno, per vedere se smetteva, sono tornato, era ancora dietro a dire Non me ne frega un cazzo, non stiamo parlando di quello, sono due piani diversi, non me ne frega un cazzo, non importa, non me ne fotte una sega, non lo voglio sapere, non me ne frega un cazzo, non mi interessa, non me ne frega un cazzo, è arrabbiatissimo