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E le noci

lunedì 24 luglio 2017

Oggi ho preso il giornale, il Resto del Carlino, e ho visto che c’era una pagina, pagina 27, dedicata a Giuseppe Garibaldi, dove, tra le altre cose, si diceva: «Caprera, alla faccia dei tanto di moda chef stellati, è il luogo del Garibaldi gastronomo. Ama i piselli, l’olio, la ricotta, il formaggio di capra, il pesto alla genovese, i fagioli e le noci».

Un’intervista

domenica 23 luglio 2017

Ogni ho comprato il giornale, Il resto del Carlino, e ho trovato una pagina, pagina 25, dedicata al nuovo singolo di Marcella Bella, Non mi basti più. Il giornalista chiede:
«Marcella Bella, esce il suo nuovo singolo “Non mi basti più”. Chi è che non le basta più?».
«È un brano – risponde Marcella Bella, – che rappresenta tutte le donne maltrattate o addirittura picchiate che ogni tanto per fortuna si stufano, e ai loro uomini gridano, appunto, “Non mi basti più”».
Certo che uno, dopo aver picchiato sua moglie, o la sua fidanzata, sentirsi dire «Non mi basti più» dev’essere brutto molto. Che offesa.

Diario pietroburghese

venerdì 14 luglio 2017

C’è, in Russia, una catena di ristoranti italiani che si chiamano Il Patio, che son ristoranti che i russi pensano che in Italia sian molto diffusi ma che in Italia io non ho mai visto, e questa cosa mi ha fatto venire in mente quando son venuto qui le prime volte, all’inizio degli anni 90, quando mi sono accorto che i russi apprezzavano molto un liquore italiano che si chiama Amaretto di Saronno, loro eran convinti che una buona parte degli italiani pasteggiasse a Amaretto di Saronno, e se portavi dall’Italia a un russo una bottiglia di Amaretto di Saronno era un regalo bellissimo, e nel 1993, quando nei negozi non si trovava quasi niente ma c’erano dei chioschi dove cominciavi a trovare le cose, il vino, i liquori, le sigarette, io mi ricordo che si trovavano delle bottiglie di Amaretto di Bergamo, Amaretto di Milano, Amaretto di Verona, Amaretto di Venezia, che io in Italia non avevo mai viste secondo me li facevano a Nižnyj Novgorod, dove probabilmente c’è anche la sede di Il Patio, ristorante italiano.

Cose che succedono a Mosca

mercoledì 12 luglio 2017

Oggi sono stato al museo statale dell’arte figurativa di Mosca, il museo Puškin (clic), solo nella parte dell’otto e del novecento (clic), e ho visto delle cose che, qui, avevo già visto un po’ di volte, la prima volta 24 anni fa, i Picasso, i Monet, i Degas, i Miro (mi piace moltissimo, Miro, per quando possa essere interessante), un Larionov che mi è sembrato che invece non l’avevo mai visto (natura morta con rose e champagne), gli Chagall, i Rousseau, i Matisse, i Gauguin, i Van Gogh e poi ho visto dei quadri di Giorgio Morandi che qui non li avevo mai visti, li avevo visti alla fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, in provincia di Parma, e vederli qui m’ha fatto un effetto che adesso lo dico.
C’erano anche alcuni oggetti, di Morandi, una bottiglia, una brocca, una scodella, e c’erano due fotografie di Luigi Ghirri, fotografo di Fellegara (Felghêra in dialetto reggiano) una frazione di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, come è scritto su wikipedia, e niente, quelle cose lì, al museo statale dell’arte figurativa di Mosca, il museo Puškin, ci stavan d’un bene che non si può dire.

Aggiornamento

mercoledì 12 luglio 2017

A Mosca 18 gradi e lievi rovesci di pioggia, per la cronaca, come si dice (chissà cosa significa).

Una corsa

mercoledì 12 luglio 2017

Sono andato a correre, a Mosca, ho preso улица автозаводская, la strada della fabbrica di automobili, proprio sotto il mio albergo, sono andato fino in fondo, ho voltato a sinistra, ho visto che ero in улица велозаводская, la strada della fabbrica di biciclette.
Ho tirato dritto fino al primo a semaforo, ho voltato a destra, ho visto che ero in улица машиностроенияя, la strada dell’industria metalmeccanica, e sono andato fino in fondo, poi son tornato indietro, ho rifatto tutta la strada dell’industria metalmeccanica, tutta la strada della fabbrica di biciclette, tutta la strada della fabbrica di automobili e son tornato in albergo.

Diario moscovita

martedì 11 luglio 2017

Sono stato in un posto dove non ero mai stato, si chiama Garage, è il museo d’arte contemporanea della città di Mosca (clic), è nel parco Gor’kij e mi ha ricordato, per l’aria che c’era, il museo del cinema che c’è ad Amsterdam (clic), solo che il Garage mi è sembrato più bello (anche ieri, sono stato agli stagni dei Patriarchi di Mosca, che mi hanno ricordato il Jardin du Luxembourg, di Parigi, solo che gli stagni dei Patriarchi mi sono sembrati più belli); ci ho anche cenato, al Garage, con una frittata, se può interessare, e ne sono rimasto contento, come diceva uno, ma prima ho visto le mostre, e c’eran tre mostre, e l’ultima che ho visto era una mostra sull’arte popolare del Congo e uno degli ultimi quadri che c’erano era una vista di Kinshasa che era invasa da croci e cartelli di campagne di evangelizzazione, se così si può dire, di varie chiese non solo cristiane, se ho capito bene, e in primo piano c’erano una donna e un uomo che avevano un’aria perplessa e in alto, in cielo, c’era la scritta «Proliferazione delle chiese a Kinshasa (Repubblica del Congo). Perché», e c’era un enorme punto interrogativo giallo.
Di fianco a questo quadro c’era una frase di un pittore del Congo, Sheri Samba, che diceva che loro, i pittori del Congo, fanno arte popolare, e che spesso li chiamano pittori naïf ma che a lui non piace, invece popolare gli piace perché popolare, per lui, vuol dire che son dei pittori che non han fatto l’accademia, ma che hanno imparato da soli, e che la loro arte è comprensibile a tutti perché si spiega da sola, mentre le opere dell’arte accademica, geometrica, sono opere che non si capiscono, se il pittore non le spiega, ha scritto il pittore del Congo Sheri Samba, e effettivamente io ho pensato che, non so, Leonardo da Vinci, la Gioconda, se in alto ci scriveva, in giallo, un po’ grosso «Ride perché è contenta», non era meglio, invece di studiare tutta quella geometria?

[cliccare sull’immagine per ingrandire]

Poi

martedì 11 luglio 2017

Il bike sharing a Mosca funziona come a Bologna, non lo usa nessuno.

[scritto da un telefono russo]

Nonostante

lunedì 10 luglio 2017

C’è un sentimento che non ha un nome preciso, o se ce l’ha io non lo so; quel sentimento lì io l’ho riconosciuto, la prima volta, una volta che andavo a prendere una ragazza in stazione, era la prima volta che veniva a trovarmi, a Parma, abitavo a Parma, in quel periodo lì, e intanto che andavo in stazione, mi piaceva tanto, quella ragazza lì, intanto che andavo in stazione mi dicevo Ma dove credi di andare, ma cosa credi di combinare, ma torna indietro, ma vai a casa. Era un misto di ritrosia e di vergogna, ritrosogna, si potrebbe chiamare, bel nome, ritrosogna, ecco io la ritrosogna ce l’ho stamattina che devo partir per la Russia: ma cosa credi di combinare, ma dove credi di andare, ma torna indietro, mi viene da dirmi nella mia testa, ma stai a casa, invece adesso io vado, e è una cosa incredibile, che, nonostante la ritrosogna, ci vado lo stesso, ammesso che ci vada davvero.

Aggiornamento

domenica 9 luglio 2017

Adesso a Mosca 14 gradi.