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Comunque

martedì 28 marzo 2017

Comunque, per scrivere, ci vuol del coraggio, mi son ricordato.

Una fattura e un aggiornamento

martedì 28 marzo 2017

Ho preso un biglietto del treno (con Italo), ho chiesto la fattura, mi hanno fatto la fattura numero 201790126237, che sarebbe la fatture numero 201 miliardi, 790 milioni, 126 mila e 237, che mi sembra un po’ troppo, bisogna dire. Poi ho scaricato gli aggiornamenti di questo sito e adesso, ogni volta che scrivo una cosa nuova, il sito mi dice «Leggibilità: necessità di miglioramento», tutte le volte, indipendentemente da quello che scrivo, mi sembra.

Twitter

lunedì 27 marzo 2017

Ogni tanto Twitter mi manda delle mail, e io mi ricordo che c’è anche Twitter, che è un posto dove la gente guardano la televisione e fanno gli spiritosi, oppure fanno gli spiritosi e guardan la televisione.

Quello

venerdì 24 marzo 2017

La cosa peggiore che scrivo, per mail, quando proprio voglio dire a uno che di lui non ne voglio più sapere é: Arrivederci. Se scrivo: Arrivederci a qualcuno vuol dire che son proprio arrabbiato. Ecco. Volevo dir quello.

Un messaggio

venerdì 24 marzo 2017

L’altro giorno ho mandato un messaggio, sullo smartphone, che ho scritto, «Sei a casa?» e avevo scritto «cas» e mi è caduto l’occhio sui tre suggerimenti su come continuare e uno era Casaleggio e mi è sembrata una cosa incredibile e non mi piaceva, tanto.

E poi

giovedì 23 marzo 2017

E poi, sul treno che mi riportava a casa, avevo voluto moltissimo una penna rossa per cancellare gli appunti sul quaderno mano a mano che li mettevo nel libro, e mi era piaciuta moltissimo quella sensazione lì di volere moltissimo qualcosa che era del tempo che non la provavo, e avevo provato a ricordarmi un po’ di cose che avevo voluto moltissimo per esempio una due cavalli bianca che non era una macchina, era un poema in prosa, oppure una tromba cinese che adesso chissà dove era andata a finire, oppure una borsa nera capiente di Moleskine in similpelle che si rigava tutta che più diventava vecchia più diventava bella, oppure un portafoglio nero che era stato di mio babbo che non mi sembrava vero di andare in giro con nelle tasche dei pantaloni lo stesso portafoglio che era stato già di mio babbo, oppure un paio di anfibi che si erano spaccati dopo tre settimane mi era dispiaciuto così tanto, oppure un quaderno bianco di Alibabette edizioni da scriverci sopra le cose con una penna nera per poi cancellarle con una penna rossa che avevo voluto moltissimo una sera a tornar da Milano che il mattino poi dopo mi ero detto Va be’, cominciamo.

Una cosa stranissima

mercoledì 22 marzo 2017

E la cosa stranissima era che a cinquantatré anni, quasi cinquantaquattro, avevo ancora delle illusioni, su di me. Che era una cosa stranissima che però era un po’ di famiglia, che mio babbo, a sessantasette anni, poco prima di morire, giocava ancora la schedina del totocalcio tutte le settimane non aveva mai vinto in vita sua.

Un viaggio

mercoledì 22 marzo 2017

Oggi parto per Milano con in borsa quattro edizioni di Guerra e Pace, Einaudi, Sansoni, Garzanti e Walt Disney.

Senza titolo

martedì 21 marzo 2017

Avevo talmente tante cose da fare, che non riuscivo più a lavorare.

Poi

martedì 21 marzo 2017

Alzare il braccio sinistro e chinare la testa per vedere che ore sono è un gesto che dà dipendenza, ti viene da farlo anche se non hai l’orologio.