Crea sito

Unica bestia

lunedì 21 maggio 2018

Poi, ero in cucina, nella mia casa, non nella casa di Nilde, NELLA MIA CASA, e mi era venuto da pensare a una cosa che mi succedeva tutti gli anni a un festival di letteratura slava, in Cecoslovacchia quando mi invitavano ai festival di letteratura slava, tanto tempo prima, che c’era una piazza, centinaia di persone che, mossi dalla voce di qualcuno che era in piedi su un palco, cominciavano a respirare insieme, come se fossero un’unica bestia.
E io, che ero lì con loro, non ero più io, ero una parte di quella bestia.
Non so cos’era, aveva qualcosa, è difficile usare la parola magia, nel nostro secolo così poco avventuroso, ma era una specie di magia. Mi succede ancora con mia figlia e con Nilde: son dei momenti, ce ne son tre o quattro all’anno, chissà cosa succede, chissà cos’è che li scatena, ma noi, in quei momenti lì, non siamo più tre, siamo un’unica bestia, e è una cosa, non so come dire, commovente, avevo pensato lì in piedi, nel bianco della mia cucina, più che in piedi in punta, di piedi, trattenendo il fiato, era stato un pensiero che era si sviluppato dall’inizio alla fine e intanto che lo pensavo io non mi vedevo ma se mi fossi guardato, probabilmente avrei visto che ero in punta di piedi e che tenevo le labbra come a pronunciare una u, come
se fossi un barista.

19 maggio – Cisterna di Latina

sabato 19 maggio 2018

Sabato 19 maggio,
alla libreria Voland,
di Cisterna di Latina,
in Corso della Repubblica, 148
presento Fare pochissimo,
verso le 18 e 30, se non sbaglio
(con Antonio Pennacchi, forse)

Noi e i governi 2.0

lunedì 14 maggio 2018

Il semiologo Jurij Lotman si è occupato delle biografie degli artefici della prima rivoluzione russa, nel dicembre del 1825, i decabristi, che erano tutti nobili, di nascita, e pronti a mettere in discussione i loro privilegi per ottenere delle garanzie costituzionali, e ha raccontato che uno di questi decabristi, Nikita Murav’ëv, una volta, da piccolo, era andato a un ballo, e alla mamma che gli aveva chiesto, «Nikita, come mai non balli?» lui aveva risposto «Ma gli antichi romani ballavano?», e lei aveva detto «Certo, quando erano piccoli». Allora Nikita era andato a ballare.
«Aveva ancora tante cose da imparare, – dice Lotman, – ma sapeva già che sarebbe stato un antico romano e un eroe».
E in quel libro lì, Fare pochissimo, Nesušestvujušij racconta che durante la seconda guerra mondiale il figlio di Stalin, Jakob Džugašvili, che combatteva nell’esercito sovietico era stato catturato dai nazisti, e quando i nazisti avevano proposto lo scambio tra il figlio di Stalin e il feldmaresciallo Paulus, che era stato catturato dai sovietici, Stalin aveva risposto «Non scambio un soldato con un generale».
E a chi, nel suo quartier generale (Stalin io me l’immagino sempre in un quartier generale), aveva fatto notare a Stalin «Ma è suo figlio», sembra che Stalin abbia risposto «Sono tutti miei figli».
Che, secondo Antonio Pennacchi, è una risposta da antico romano.
E, secondo Nesušestvujušij, è una risposta da padre della chiesa, forse un miracolo simile al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci; «Qui però ¬ dice Nesušestvujušij – è la moltiplicazione dei figli», ma era un’ipotesi, non era sicuro, Nesušestvujušij, se poteva valere, come miracolo.
E in quel libro lì, Fare pochissimo, Nesušestvujušij chiede a Pietramellara cosa ne pensa, se gli sembra un miracolo come si deve, e Pietramellara gli racconta la storia di un signore toscano che è stato nel comitato centrale del Partito Comunista Italiano, che è nato nel quarantacinque, questo signore, e che, quando era morto Stalin, aveva sette anni, e suo babbo, quando era morto Stalin, gli aveva messo il lutto al braccio e gli aveva detto “Tu oggi vai a scuola così, e se la maestra ti chiede cosa è successo tu ti alzi e, educatamente, dici: ‘È successo che è morto il compagno Stalin, il padre di tutti i lavoratori’”.
E quando era andato a scuola la maestra gli aveva davvero chiesto come mai aveva il lutto, che cos’era successo, e lui si era davvero alzato e aveva davvero detto, educatamente, «È successo che è morto il compagno Stalin, il padre di tutti i lavoratori».
E allora, quel bambino lì, aveva detto Pietramellara, quel giorno lì, il 5 maggio del 1953, l’avevano preso due bidelli uno da una parte uno dall’altra come se fossero i carabinieri che portavano via Pinocchio, e l’avevano portato a casa, e la moltiplicazione dei figli evidentemente, aveva detto Pietramellara, avveniva anche al di fuori dei sacri confini sovietici, e anche dopo morto, che era veramente una cosa un po’ miracolosa, secondo questo giornalista che non aveva voglia di fare niente.

[Da Noi e i governi 2.0]

11 maggio – Torino

venerdì 11 maggio 2018

Venerdì 11 maggio
a Torino,
alle 21,
alla Cascina Roccafranca,
in Via Edoardo Rubino 45
Fare pochissimo,
di Paolo Onori
(QUESTO INCONTRO, PER UN DISGUIDO ORGANIZZATIVO,
È SALTATO, DI FARE POCHISSIMO SI PARLERÅ – UN PO’ –
NELL’INCONTRO DI SABATO 12 IN BIBLIOTECA – VEDERE:
12 MAGGIO – TORINO)

Una cosa che è successa ieri

giovedì 10 maggio 2018

Secondo me, da quando ho cominciato a scrivere, io ho fatto più o meno duemila presentazioni, che consistono prevalentemente in letture pubbliche di quello che ho scritto (o di quel che ho tradotto). Ieri, per la prima volta, mi sembra, da quando ho cominciato a farle, a Parma, alla libreria Diari di bordo, in Borgo Santa Brigida, intanto che stavo leggendo da Fare pochissimo, ho starnutito. Incredibile.

9 maggio – Parma

mercoledì 9 maggio 2018

Mercoledì 9 maggio,
a Parma,
alla libreria Diari di Bordo,
in Borgo Santa Brigida, 9,
alle 18 e 30 (credo),
presento Fare pochissimo
con Caterina Bonetti.

Emozionarsi

mercoledì 9 maggio 2018

Poi stamattina, 9 maggio 2018, c’è in Italia un frigorifero che sta viaggiando con destinazione casa mia, ed è una cosa emozionante, un po’.

2 maggio – Palermo

mercoledì 2 maggio 2018

Mercoledì 2 maggio,
a Palermo,
alla libreria Modus Vivendi,
in via Quintino Sella 79
alle 18 e 30
Fare pochissimo

24 gennaio – Bologna

mercoledì 24 gennaio 2018

Mercoledì 24 gennaio,
a Bologna,
alla libreria Ambasciatori,
in via degli Orefici, 19,
alle 18 e 30,
Daniele Benati e Paolo Onori
presentano
Fare pochissimo,
(se faccio in tempo vado a
vederlo anch’io)

Non ho trovato somiglianze particolari

martedì 23 gennaio 2018

[intervista a Caterina Bonetti]

Dopo aver cercato – a lungo e inutilmente – di contattare l’autore del romanzo “Fare pochissimo”, l’esordiente Paolo Onori, ho deciso di provare a fare alcune domande sull’autore e la sua opera a Paolo Nori, persona a lui vicina e, almeno stando ai fitti richiami stilistici presenti nel romanzo, sua fonte d’ispirazione. Partiamo dalla fine, visto che parlare di genesi di un romanzo sarebbe un buon inizio, ma cosa assai complicata: da dove sbuca questo Paolo Onori? Com’è arrivato alla pubblicazione del suo primo romanzo? E come mai lo ha dato alle stampe proprio ora? Immagino che questo suo primo romanzo non sia il suo primo tentativo in assoluto…

– Quando ho saputo che c’era uno che si chiamava Paolo Onori che pubblicava un romanzo con Marcos y Marcos, ho diffuso, come si dice, questo comunicato:
È uscito questo romanzo di Paolo Onori, che si intitola Fare pochissimo, e questo Onori, in bandella, si presenta così: «Paolo Onori, nato a Parma nel 1963, abita a Casalecchio di Reno. Questo è il suo primo romanzo».
Adesso io, che mi chiamo Paolo Nori, e che sono nato anch’io a Parma nel 1963, e che abito anch’io a Casalecchio di Reno, e che di romanzi ne ho scritti una trentina, o forse di più, devo dire che il romanzo di Onori per il momento non l’ho mica letto e che non so se lo leggerò.
Mi hanno detto che è un libro più tradizionale, di quelli che scrivo io, con delle frasi più brevi, una sintassi più semplice, e mi hanno detto che lui, anche lui dice di non conoscermi e di non avermi mai letto e che, quando gli hanno fatto presente che abitiamo tutti e due a Casalecchio di Reno, mi hanno detto che lui ha risposto che Casalecchio di Reno è grande.
Ha ragione.
Anch’io lui non l’ho mai visto e magari non lo vedrò mai nella mia vita, e va benissimo così, ma c’è una cosa, che mi dà fastidio.
Mi dà fastidio quel che mi han detto che lui abbia detto ai promotori quando ha presentato il suo libro, quel Fare pochissimo che non è un grande titolo, per un romanzo d’esordio, secondo me, ma va bene, non è che tutti possono esordire con dei romanzi con dei titoli bellissimi come Le cose non sono le cose, ma non è questo quel che volevo dire, quel che volevo dire è che lui, questo Onori, quando ha presentato il suo primo romanzo ha chiesto ai promotori di aiutarlo a diventare lo scrittore più venduto di Casalecchio di Reno. Che a me, quando me l’han detto, non mi è sembrata una cosa gentile, devo dire».

Adesso, è passato qualche mese, ho letto poi il romanzo di Paolo Onori e ne ho un’idea un po’ più precisa. Continua a leggere »