[Ancora] La neve dell’anno passato

domenica 11 febbraio 2018

Angelo Maria Ripellino, Saggi in forma di ballate

Procùrati carta da macchina
prendi un foglio dopo l’altro
e copri il tavolo
la sedia
il termosifone
il pavimento
tutto ciò su cui
può stendersi un pezzo di carta
sino a rendere bianca l’intera stanza
Poi adàgiati sul posto residuo
copri te stesso
chiudi gli occhi
e col pensiero alla neve dell’anno passato
riposa un istante.

[Jiři Kolař, La neve dell’anno passato, citato in Angelo Maria Ripellino, Saggi in forma di ballate, Torino, Einaudi 1978, p.. 248-249]

Ecco qua

martedì 6 febbraio 2018

Ogni topo di chiavica
appena nato naviga.

[Toti Scialoja, Versi del senso perso, Torino, Einaudi 2017, p. 98]

Ci giriamo tutti a guardare

lunedì 5 febbraio 2018

Mangiamo i biscotti al bancone e parliamo. Senza dubbio Perry è bravo a parlare. Sembra un avvocato dinnanzi alla corte suprema. Poi, interrompendo una frase di quindici minuti, si rivolge al tipo dietro al bancone e gli domanda:
Questo posto è aperto ventiquattr’ore al giorno?
Sì, risponde quello.
Sette giorni alla settimana?
Esatto.
Trecentosessantacinque giorni l’anno?
Proprio così.
Allora perché ci sono delle serrature sulla porta?
Ci giriamo tutti a guardare.

[Andre Agassi, Open, traduzione di Giuliana Lupi, Torino, Einaudi 2011, p. 83]

Perché?

sabato 3 febbraio 2018

Il tennis è lo sport in cui parli da solo. Nessun atleta parla da solo come i tennisti. I lanciatori di baseball, i golfisti, i portieri borbottano tra sé, ovviamente, ma i tennisti parlano con se stessi – e si rispondono. Nella foga di un incontro, i tennisti sembrano dei pazzi per la strada, che farneticano, imprecano e dibattono accesamente con il proprio alter-ego. Perché?

[Andre Agassi, Open, traduzione di Giuliana Lupi, Torino, Einaudi 2011, p. 12]

In fondo

sabato 27 gennaio 2018

scusa l'anticipo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In fondo Mussolini ha fatto anche molte schifezze.

(Stefano Bartezzaghi)

[AlFb, Scusa l’anticipo, ma ho trovato tutti verdi. E altri 499 luoghi comuni al contrario, Torino, Einaudi 2010, p. 51]

A niente

venerdì 26 gennaio 2018

tanto è tutta roba che, lo so, non serve a niente, ma se dovessimo buttare via tutto quello che, tutto quello che non serve a niente, non si può, neanche a volere, non si può, uno sguardo, per dire, incontri una bella ragazza, la guardi, a cosa serve? alla televisione, stai a vedere i campionati europei d’atletica, i cento metri, i duecento metri, i quattrocento a ostacoli, il salto in alto, a cosa serve? o quando vengo giù dalla Marecchia, che è già notte, vedo San Marino e Verucchio che è tutta una luce, delle volte mi fermo, si sentono tanti di quei grilli, a cosa serve?

[Raffaello Baldini, La fondazione, traduzione di Giuseppe Bellosi, Torino, Einaudi 2008, p. 53]

I suoi funerali e i suoi balli

domenica 24 dicembre 2017

Angelo Maria Ripellino, Poesie

Vivere è stare svegli
e concedersi agli altri,
dare di sé sempre il meglio,
e non essere scaltri.

Vivere è amare la vita
con i suoi funerali e i suoi balli,
trovare favole e miti
nelle vicende più squallide.

Vivere è attendere il sole
nei giorni di nera tempesta,
schivare le gonfie parole,
vestite con frange di festa.

Vivere è scegliere le umili
melodie senza strepiti e spari,
scendere verso l’autunno
e non stancarsi d’amare.

[Angelo Maria Ripellino, Poesie. 1952-1978, Torino, Einaudi 1990, p. 21]

Piace

martedì 12 dicembre 2017

– Piace che abbia ucciso suo padre?
– Piace, piace a tutti! Tutti dicono che è una cosa tremenda, ma nell’intimo piace loro tremendamente. Son io la prima, che mi piace.

[Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, traduzione di Agostino Villa, Torino, Einaudi 2014, p. 766]

Pan Musjalovič effettivamente

giovedì 7 dicembre 2017

Pan Musjalovič, effettivamente, mandava una lunghissima e (al solito suo) fioritissima lettera, in cui chiedeva che gli si facesse un prestito di tremila rubli. Alla lettera era accluso un biglietto di ricevuta, in cui si obbligava a restituire la somma in tempo di tre mesi: e sotto la ricevuta aveva apposto la firma anche pan Vrublevskij. Di lettere simili, e sempre munite di simili ricevute, Grušen’ka ne aveva già ricevute in gran numero dal suo «ex». La storia era incominciata fin da quando Grušen’ka era guarita, due settimane or sono. Essa aveva saputo, tuttavia, che nel corso della sua malattia i due pan eran venuti a informarsi della sua salute. La prima lettera ricevuta da Grušen’ka era una letterona su carta di gran formato, sigillata con un gran timbro con tanto d’iniziali, terribilmente oscura e arzigogolata, tanto che Grušen’ka, lettane soltanto mezza, l’aveva buttata via senza averci capito un’acca. Eppoi, altro che a lettere aveva da pensare allora. A questa prima, era seguita l’indomani una seconda lettera, nella quale pan Musjalovič chiedeva in prestito duemila rubli, a scadenza brevissima. Anche quest’altra lettera era stata lasciata da Grušenka senza risposta. Era seguita quindi tutta una serie di lettere, in ragione d’una per giorno, tutte ugualmente solenni e pretenziose, ma nelle quali la somma richiesta in prestito gradatamente s’era venuta abbassando, riducendosi a cento rubli, a venticinque, a dieci: e finalmente, un bel giorno, Grušen’ka aveva ricevuto una lettera, in cui i due pan le chiedevano un rublo solo, e accludevano la ricevuta, sotto la quale entrambi avevano apposto le loro firme.

[Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, traduzione di Agostino Villa, Torino, Einaudi 2014, p. 745]

Qui

lunedì 4 dicembre 2017

Qui ci vorrebbe proprio il punto esclamativo.

[Cesare Zavattini, Io. Un’autobiografia, a cura di Paolo Nuzzi, Torino, Einaudi 2002, p. 256]