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lunedì 4 dicembre 2017

Qui ci vorrebbe proprio il punto esclamativo.

[Cesare Zavattini, Io. Un’autobiografia, a cura di Paolo Nuzzi, Torino, Einaudi 2002, p. 256]

Una zoppa, precisamente

giovedì 30 novembre 2017

– Dunque voi avete sposato una zoppa? – esclamò Kalganov.
– Una zoppa, precisamente. Il fatto è che loro, sul momento, s’accordarono tutt’e due a farmi un imbroglietto, e mi nascosero la cosa. Io credevo che lei saltellasse… Continuava sempre a saltellare, e quindi pensavo che facesse così per la contentezza…
– Per la gioia di diventar vostra moglie? – stridette, con un’infantile acutezza di voce, Kalganov.
– Gia, eh? per la gioia. E invece, ahimè, venne a scoprirsi che era per tutt’altro motivo.

[Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, traduzione di Agostino Villa, Torino, Einaudi 2014, p. 555]

Smerdjakov

giovedì 23 novembre 2017

Grigorij gl’insegnò a leggere e a scrivere, e quando toccò i dodici anni, si fece a insegnargli la Storia Sacra. Ma l’impresa andrò subito in fumo. Bruscamente, la seconda o al massimo la terza lezione, il ragazzo di punto in bianco si mise a ridacchiare.
– Chi hai? – domandò Grigorij, sbirciando severo di sotto agli occhiali.
– Oh, niente. La luce, il Signore Iddio, l’ha creata il primo giorno: e il sole, la luna e le stelle, il quarto giorno. O allora di dove veniva la luce, il primo giorno?

[Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, traduzione di Agostino Villa, Torino, Einaudi 2014, p. 165]

1960

martedì 21 novembre 2017

«Dopo il 1960 l’universo ha assunto un volto completamente nuovo», così comincia Il collasso dell’universo di Asimov, che come si sa non è un romanzo ma un accurato, brillante saggio divulgativo sulla storia dei buchi neri.

[Fruttero & Lucentini, I ferri del mestiere, Torino, Einaudi 2003, p. 131]

Sempre ogni tanto

lunedì 20 novembre 2017

E così, tu voi andartene a star coi monaci? Ma sai, per me è un dispiacere, Alëša, davvero: io, credimi, mi sono affezionato a te… Del resto, sarebbe proprio l’occasione che ci vuole: pregherai anche per noi peccatori, che davvero, standocene qui, abbiam troppo peccato. Era una cosa che pensavo sempre: chi ci sarà, che pregherà per me? Si troverà al mondo un uomo simile? Caro il mio piccino, in questo, sai?, io sono un terribile stupido: tu forse non ci crederai? Un terribile stupido! Vedi, per quanto in questo io sia uno stupido, ci penso però, sempre ci penso… ogni tanto, s’intende, mica sempre… Non è mica possibile, penso, che i diavoli con i loro raffi si scordino di tirar giù me, quando morrò. Ed ecco che mi viene in mente: i raffi? e di dove li prendono? di che son fatti? sono di ferro? ma allora dove li forgiano? e che, c’è qualche fabbrica, dunque, lì da loro? In questi conventi, vedi, i religiosi credono con sicurezza che l’inferno, per esempio, abbia tanto di soffitto. Ma io sono qui pronto a credere all’inferno, purché non si parli di soffitto: esso ne viene a risultare, allora, più fine, direi, più progredito, alla luterana, insomma. Ma in sostanza non è poi la stessa cosa, col soffitto o senza soffitto? Ecco, ecco dove sta la maledetta questione! Già, ma se il soffitto non c’è, allora non ci son neppure i raffi. E se non ci sono i raffi, in tal caso tutto va a rotoli: di nuovo si cade nell’inverosimile: chi è allora, che mi tira giù coi raffi, giacché se io non fossi tirato laggiù, che ne sarebbe allora, dove starebbe la giustizia a questo mondo? Il faudrait les inventer, questi raffi, apposta per me, per me solo: giacché se tu sapessi, Alëša, che svergognato sono io!…

[Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, traduzione di Agostino Villa, Torino, Einaudi 2014, pp. 33-34]

I giovani oggi vogliono i fatti

domenica 12 novembre 2017

e anche a casa, che a casa sua, uno, non lo so, se non ti trovi bene a casa tua, invece io, cosa vuoi, anche i figli, il grande, è un bravo ragazzo, però, delle volte, che gli parlo, gli dico, e lui non risponde, zitto, ho capito che parlare troppo, i giovani oggi vogliono i fatti, no le chiacchiere, e hanno ragione, io li capisco, ma anche non parlare mai, c’è delle volte che gli domando, perché lui certe cose le sa, le deve sapere, studia, ma è come se non avessi detto niente, mi guarda e sta zitto, e io lo guardo anch’io, ci guardiamo

[Raffaello Baldini, Zitti tutti!, in Carta canta Zitti tutti! In fondo a destra, Torino, Einaudi 1998, p. 89]

Salutissimi

venerdì 10 novembre 2017

e poi spengo, mi ha stufato, la televisione, non trovo mai, sono sempre quelle cose, facciamo un bell’applauso, e tutti che battono le mani, da fare che? e allora esco, prendo su, in macchina, e faccio un giro, no lontano, vado così, purchessia, poi mi fermo e mi mando una cartolina, non mi scrive mai nessuno a me, che invece a me piace la mattina trovare un po’ di posta, e allora mi scrivo, io, da Verrucchio, da Pietracuta, da Montebello, da dove sono, prendo una cartolina, saluti, e sotto uno scarabocchio, però cambio tutte le volte, perché dopo, se no, sempre le stesse parole, dev’essere sempre una cosa nuova, tanti saluti, saluti e baci, salutissimi, saluti cari, un pensiero, un ricordo, arrivederci presto, ma ce n’è tante, di frasi, per cambiare, che i miei dicono: ma chi è questo qui? niente, sono amici, e così mi arrivano queste cartoline, che le tengo anche a conto, le più belle, o se no delle volte faccio qualche telefonata, chiamo i numeri che ci sono nelle prime pagine dell’elenco, le ultime notizie, il tempo, le strade, le condizioni delle strade, qui ci sono dei lavori, bisogna deviare, lassù c’è la neve, ci vogliono le catene, l’autostrada del Sole, la via Emilia, la via Flaminia, tenere la distanza di sicurezza, che in un certo senso ti pare sempre come se dovessi partire, perché le strade che ci sono, ma ce n’è, puoi andare dappertutto, a Montescudo, a Bologna, a Badia Tedalda, a San Bendetto del Tronto, a Zurigo, a Madrid, dove vuoi andare c’è la strada, basta partire, solo che io non parto mai…

[Raffaello Baldini, Zitti tutti!, in Carta canta Zitti tutti! In fondo a destra, Torino, Einaudi 1998, p. 73]

Spezzetti, spezzetti

domenica 22 ottobre 2017

Il tuo stile, dice, va mutando, è tutto spezzettato. Spezzetti, spezzetti… ed ecco una proposizione incidentale, poi nell’inciso inserisci ancora un inciso, poi ancora qualcosa tra parentesi, e poi di nuovo torni a spezzettare, spezzettare.

[Fëdor Dostoevskij, Bobòk, citato in Michail Bachtin, Dostoevskij, traduzione di Giuseppe Garritano, Torino, Einaudi 2002, p. 180]

Oppure

giovedì 12 ottobre 2017

Qui ciascuno sugli allori riposa,
io, perfino, che allori non ho:
ogni fiore si sente un po’ rosa
ogni fiume si sente un po’ Po.

[Ernesto Ragazzoni, Buchi nella sabbia e pagine invisibili, a cura di Renato Martinoni, Torino, Einaudi 2000, p. 158]

Per esempio

giovedì 12 ottobre 2017

O Signore, io ti ringrazio
d’aver dato al Mondo il vizio,
l’alto e solo benefizio
che quaggiù non soffre strazio…,
che accomuna in un sol dazio
ogni Caio ed ogni Tizio.
Che quaggiù ci sia un sol spazio
per un cazzo e un orifizio,
ognun gridi mai non sazio
fino al giorno del giudizio:
O Signore, io ti ringrazio,
d’aver dato al Mondo il vizio.

[Ernesto Ragazzoni, Buchi nella sabbia e pagine invisibili, a cura di Renato Martinoni, Torino, Einaudi 2000, pp. 156-157]