Fiori
[avevo chiesto a un mio amico di facebook, Manlio, di portare un fiore sulla casa di Daniil Charms, e lui ce l'ha portato]
[avevo chiesto a un mio amico di facebook, Manlio, di portare un fiore sulla casa di Daniil Charms, e lui ce l'ha portato]

/…/ È arrivato ora il momento di dire che non solo dietro le spalle di Nikolaj Ivanovič, ma anche davanti - diciamo, davanti al suo petto - e tutto intorno a lui non c’è nulla. Assenza totale di qualsiasi esistenza, o, con un’arguzia d’altri tempi: assenza di qualsiasi presenza.
/…/ E d’altronde cos’è che stiamo dicendo? Abbiamo detto che tanto al di dentro quanto al di fuori di Nikolaj Ivanovič non esiste nulla. E se non esiste nulla né dentro né fuori vuol dire che neanche la bottiglia esiste. Non è così?
Ma, d’altronde, fate attenzione a quanto segue: se diciamo che non esiste niente né dentro né fuori, si impone una domanda: dentro e fuori che cosa? Qualcosa evidentemente esiste, allora? Oppure, forse, non esiste. Allora, perché diciamo «dentro» e «fuori»?
No, è chiaro che siamo in un vicolo cieco. E neanche noi sappiamo cosa dire.
Arrivederci
Daniil Dandan
18 settembre 1934
[Daniil Carms, Dei fenomeni e delle esistenze N. 2, tr. it. Rosanna Giacquinta, Tèchne nuova serie n. 19, cit., pp. 23-24]

Ci son delle cose che stan bene solo lì dove sono, secondo me, e se le sposti non sono più loro. Adesso non saprei trovare un esempio, forse il gasometro, per dire, mi viene in mente, ma forse no.
Comunque ieri son stato in una scuola di Carpi e ho letto Charms e Pignagnoli e un ragazzo in prima fila, dopo qualche opera di Pignagnoli ha detto Ma son capace anch’io di scrivere queste cose. Allora gli ho dato la mia mail e gli ho detto Quando le scrivi mandamele che mi fai molto contento. E lui mi ha detto che adesso le scrive e poi me le manda. Si chiama Milo.

Mi piacciono le donne, ma solo quelle del mio tipo.
[Daniil Charms, Polnoe sobranie sočinenij, Zapisnye knižki, Dvornik, Kniga 2, Sant Peterburg, G. A. Akademičestkij proekt 2002, p. 21]

Ho pensato a lungo da dove era saltata fuori la tigre per la strada.
Ho pensato, ho pensato,
Ho pensato, ho pensato,
Ho pensato, ho pensato,
Ho pensato, ho pensato,
In quel momento è tirato il vento,
E mi son dimenticato quel che stavo pensando.
Così non so da dove era saltata fuori la tigre per la strada.
Karl Ivanovič Šusteling
[Daniil Charms, Tigr na ulice, San Peterburg, Azbuka 2000, p. 31]

Mercoledì 2 giugno,
a Lido Adriano (RA),
al Cisim,
in via Parini, 48,
alle ore 17,
Paolo Nori legge Daniil Charms,
Ugo Cornia legge Patrik Ourednik,
Eraldo Baldini legge John Steinbeck
Lidija Dimkovska e Fiorenza Menni
leggono Lidija Dimkovska
(dentro la festa della non scuola
di Ravenna teatri)


Caro Jakov Semënovič,
1. Un uomo, presa la rincorsa, picchiò la testa contro il muro di una fucina con tanta forza che il fabbro mise giù la mazza che teneva in mano, si tolse il grembiule di pelle e, lisciatisi i capelli col palmo della mano, uscì in strada a vedere cosa fosse successo. 2. Qui il fabbro vide un uomo seduto per terra. L’uomo stava seduto per terra e si teneva la testa. 3. «Cos’è successo?» chiese il fabbro. «Ooh» disse l’uomo. 4. Il fabbro gli venne più vicino. 5. Interrompiamo il racconto sul fabbro e sullo sconosciuto e cominciamo un racconto nuovo sui quattro amici dell’harem. 6. C’erano una volta quattro estimatori dell’harem. Essi ritenevano che debba essere piacevole avere a disposizione otto donne tutte in una volta. La sera si ritrovavano e discutevano della vita dell’harem. Bevevano vino; si ubriacavano fradici; cadevano sotto la tavola; vomitavano. Faceva schifo guardarli. Si azzannavano le gambe l’un l’altro. Si chiamavano l’un l’altro con epiteti ingiuriosi. Strisciavano sul ventre. 7. Interrompiamo il racconto che li riguarda e cominciamo un racconto nuovo sulla birra. 8. C’era un barilotto di birra, e lì accanto stava seduto un filosofo e rifletteva: «Questo barilotto è pieno di birra; la birra va fermentando e diventa più forte. E anch’io vado errando con l’intelletto per vette superstellari e il mio spirito si rafforza. La birra è una bevanda che scorre nello spazio, e io sono una bevanda che scorre nel tempo. 9. Finché la birra sta racchiusa nel barilotto non ha dove scorrere. Se il tempo si fermerà anch’io mi alzerò. 10. Ma il tempo non si fermerà, e il mio scorrere è immutabile. 11. No, è meglio che anche la birra scorra liberamente, perché è contrario alle leggi della natura che stia ferma». E con queste parole il filosofo aprì il rubinetto del barilotto, e la birra riversò per terra. 12. Abbiamo raccontato abbastanza della birra; raccontiamo adesso del tamburo. 13. Il filosofo batteva su un tamburo e gridava: «Ecco, io produco un rumore filosofico! Questo rumore non serve a nessuno, anzi dà fastidio a tutti. Ma se dà fastidio a tutti vuol dire che non è di questo mondo. E se non è di questo mondo è dell’altro mondo. E se questo suono è dell’altro mondo continuerò a produrlo». 14. Il filosofo continuò a far rumore a lungo. Ma lasciamo stare questo rumoroso racconto e passiamo al successivo, silenzioso racconto sugli alberi. 15. Il filosofo passeggiava sotto gli alberi e taceva, perché l’ispirazione lo aveva abbandonato.
27 marzo 1937
[Daniil Charms, Casi, A cura di Rosanna Giacquinta, Milano, Adelphi 1990, pp. 133-134]

Stasera, alla scuola media inferiore di scrittura emiliana, si parlerà di Un bambino, di Thomas Bernhard. Allora lo sto rileggendo, e a pagina 49 ho trovato: Poliziotti e insegnanti diffondevano secondo lui un pessimo odore sulla superficie terrestre. Tuttavia non possiamo sopprimerli.
E mi è venuta in mente questa cosa qua:
Sterminare bambini, è una cosa crudele. Ma qualcosa con loro bisogna pur fare (Daniil Charms, Disastri, cit., p. 105).
