Come piegava le gambe

mercoledì 3 Aprile 2019

C’era una che diceva di essere la maestra di nuoto della regina di Svezia e, durante i pranzi, si spogliava e si metteva a nuotare con un costume rosso, davanti a tutti, per mostrare la sua arte.

Una era molto devota. Si innamorava di tutti e andava in giro a dire ai bambini “tua mamma è morta”.

Uno con le gambe grasse, le unghie lunghe e un berrettino scozzese tuttonastri aveva fama di essere ‘un eccellente cacciatore’ anche se il fucile non lo sapeva usare e gli partivano i colpi senza volere.

Uno aveva invitato un amico a casa e pensava: “con lui mi prodigherò in gentilezze, mi è così simpatico” poi quando l’amico era arrivato gli aveva detto: “perché sei venuto? non ti vogliamo qui, non ci puoi stare”.

Quello di prima era geloso geloso della moglie, con tanto di scenate.
Una sera aveva anche cacciato un ospite da casa.
E alla moglie che chiedeva di cosa fosse poi geloso lui, per esempio, rispondeva: “ma te ti sembra un modo, quello lì, in casa nostra, ma gli hai visto le gambe, come le piegava?”

Uno aveva scritto un libro che s’intitolava: “Saggio per un’analisi delle basi e delle forme statali in Europa e in Russia”. Faceva fatica a trovare una ragazza, anche perché non si metteva mai con le donne che parlavano di funghi. Poi ne aveva trovata una che insieme stavan bene, solo che poi lei, un giorno, ha detto: ‘fungo!’

[Repertorio dei matti di Anna Karenina, di Elvira Antinozzi]

Il popolo

mercoledì 27 Marzo 2019

«La parola “popolo” vuol dir poco,» disse Levin. «Gli scrivani comunali, i maestri e un contadino su mille sanno forse di che si tratta. Ma i rimanenti ottanta milioni, come Michàjlyč, non solo non esprimono mai la volontà propria, ma non hanno neppure la minima idea di ciò su cui dovrebbero esprimere la loro volontà. Che diritto abbiamo noi di dire che è la volontà del popolo?»

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Pietro Zveteremich, Milano, Garzanti 1981 (7), p. 813]

Un paragone di Tolstoj

lunedì 4 Marzo 2019

Il principe godeva di una salute non comune anche tra i principi: e con la ginnastica e con una buona cura del proprio corpo aveva acquistato un tale vigore che, nonostante gli eccessi ai quali si abbandonava nei divertimenti, era fresco come un grosso cetriolo olandese verde lucido.

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Pietro Zveteremich, Milano, Garzanti 1981 (7), pp. 361-362]

Un nuovo circolo

domenica 3 Marzo 2019

Queste due signore erano le principali rappresentanti di un nuovo circolo scelto di Pietroburgo che si chiamava, a imitazione dell’imitazione di qualcosa, Les sept merveilles du monde.

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Pietro Zveteremich, Milano, Garzanti 1981 (7), p. 299]

Probabilmente c’è qualcosa che non va

lunedì 25 Febbraio 2019

Uno dei personaggi di Anna Karenina, il fratellastro di Levin, che fa lo scrittore, all’inizio della terza parte va in campagna per «riposarsi dal lavoro intellettuale». Io, devo dire, non lo sento mai, il bisogno di riposarmi, dal lavoro intellettuale.

Anna Karenina a Milano

sabato 16 Febbraio 2019

«Quello che c’è scritto in Anna Karenina è più vero di quel che scrivono sul giornali e nelle enciclopedie».
Viktor Šklovskij

Scuola media inferiore di Anna Karenina a Milano: clic

Signor Lev

mercoledì 6 Febbraio 2019

Signor Lev,
le ho già scritto due volte, nel 2017.
Non mi ha risposto. Tutti quelli che mi piacciono non mi rispondono.
Ogni volta che penso a lei penso a due cose:
Primo.
Che lei era perfetto per fare babbo Natale, che quest’anno le maestre della materna han chiamato mio babbo e i bambini eran così scontenti, se ci andava lei, con quella barba, sarebbe stato un successone.
Secondo.
Ma lei davvero, in Guerra e Pace quando parlava di Sonja aveva capito come ci sente a essere un ‘fiore sterile come quelli delle fragole’?
Scusi se glielo rinfaccio, ma lei cosa ne vuole capire di questa cosa che di figli ne ha avuti 13?
Tredici, ma le sembra giusto chi niente, chi 13?
Però l’ha detta in un modo così bello quella cosa là, che male, mi fa star male, ma la perdono.

[Soluzione di Elvira Antinozzi al primo compito della scuola media inferiore di Anna Karenina a Bologna (descrivete Lev Tolstoj in 5 righe)]

Il vostro formaggio

martedì 5 Febbraio 2019

«Sissignore. Comandate il vostro formaggio?»
«Ma sì, del parmigiano.»

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Sergio Zveteremich, Milano, Garzanti 1981 (7), p. 39]

Le prime tredici righe di Anna Karenina

lunedì 4 Luglio 2016

Anna Karenina Le Tolstoj Einaudi

In L’energia dell’errore Viktor Šklovskij racconta in che modo Tolstoj scriveva i suoi libri: «Desiderava che gli errori non finissero. Erano le tracce della verità. Erano la ricerca del senso della vita». Di Anna Karenina, il romanzo al quale Tolstoj aveva cominciato a pensare nel 1870 e che aveva pubblicato nel 1878, dopo dodici successive redazioni, Šklovskij scrive: «ciò che vi è scritto è più vero di quanto si trova sui giornali e, forse, nelle enciclopedie» (la traduzione di questi passi di Šklovskij è di Maria Di Salvo). Allora, quando l’altro giorno ho trovato in libreria la nuova traduzione di Anna Karenina, appena uscita per Einaudi (la traduttrice è Claudia Zonghetti, il libro è un supercorallo, ha 961 pagine e costa 28 euro) sono stato contento e l’ho aperto subito. E ho letto: «Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a modo suo». E ho avuto un’impressione strana, come se mi mancasse qualcosa; sono poi andato a verificare l’originale e ho trovato che Tolstoj scrive: «Vse sčastlivye sem’i pochoži drug na druga, každaja nesčastlivaja sem’ja nesčastliva po-svoemu», dove sem’ja significa famiglia, sčastlivye significa felici, nesčastlivaja significa infelice; sono poi andato a vedere la mia vecchia edizione italiana, di Anna Karenina, quella tradotta da Pietro Zveteremich e pubblicata da Garzanti, e ho trovato che dice: «Tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo». E qui a me è sembrato di ritrovare l’architettura sonora, se così si può dire, della frase di Tolstoj, con quella ripetizione finale di infelice che a me sembra capitale, nell’economia della frase e che la Zonghetti, non si capisce bene perché, elimina. Ho poi continuato a leggere la traduzione della Zonghetti: «Casa Oblonskij era sottosopra. La moglie aveva scoperto la tresca fra il marito e l’istitutrice francese che era stata per qualche tempo con loro, e lo aveva informato che non potevano più vivere sotto lo stesso tetto. Non c’era più motivo di stare insieme /…/ La signora non usciva dai suoi appartamenti e il signore non si vedeva da tre giorni». Sono tornato a Zveteremich: «Tutto era in scompiglio in casa Oblonskij. La moglie aveva saputo che il marito intratteneva una relazione con la governante francese che era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito di non poter più vivere nella stessa casa con lui /…/ la loro convivenza non aveva più senso /…/ La moglie non usciva dalle sue stanze, il marito non era in casa da più di due giorni». Com’è evidente, dalla nuova traduzione dell’Einaudi sono state tolte le ripetizioni (infelice, marito, moglie, casa), che nell’originale russo ci sono. Quando trovo una cosa del genere mi vien sempre in mente il caso della prima traduzione di American Psycho, il romanzo del 1991 di Bret Easton Ellis, nella prima pagina del quale compariva tre volte la parola «bus», parola che il traduttore italiano aveva reso prima con «autobus», poi con «corriera», poi con «torpedone», e per il lettore italiano era difficilissimo capire che quel «torpedone» alla fine della pagina era lo stesso autobus che c’era all’inizio che poi a metà si era trasformato in corriera. Cosa aveva fatto, quel traduttore? Aveva applicato a Ellis la regola che hanno insegnato a tutti noi alle scuole medie, nei temi di italiano, di non fare delle ripetizioni e usare dei sinonimi. Che è una regola che a scuola può forse andar bene, perché permette all’insegnante di valutare il bagaglio lessicale dell’alunno, ma Bret Easton Ellis che bisogno ha di provare di avere un bagaglio lessicale sviluppato? E Lev Tolstoj? I romanzieri russi, a sentire Dostoevskij, vengono tutti «dal Cappotto di Gogol’», e c’è un celebre studio di Boris Ejchenbaum che dimostra come Gogol’, le parole, le scegliesse per il suono, e così faceva probabilmente anche Tolstoj e se Tolstoj, dopo dodici successive stesure, ha deciso di usare più volte, nella prima pagina del suo romanzo (e anche nelle pagine successive), la figura retorica e fonica della ripetizione, che senso ha correggere questo romanzo come se fosse un tema di seconda media? Oltretutto Tolstoj, come dice sempre Šklovskij, «da vero grande scrittore, era un uomo fuori posto», e se fosse andato alle medie probabilmente l’avrebbero bocciato, secondo me. Però, come lettura per l’estate, Anna Karenina mi sembra un’idea bellissima, e la consiglio senz’altro, nell’edizione Garzanti, traduzione di Pietro Zveteremich, 803 pagine, 9 euro.

Anna Karenina, Tolstoj, Garzanti

[uscito ieri su Libero]

4 marzo – Parma

mercoledì 4 Marzo 2015

Mercoledì 4 marzo,
a Parma,
alla biblioteca Palatina,
alle 17,
un discorso su Anna Karenina.