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Un’intervista

domenica 23 maggio 2010

1) Qual è la situazione odierna della letteratura italiana? Quali autori non troppo noti ti sentiresti di annoverare nel “paradiso dei meritevoli”?

Della situazione odierna della letteratura italiana non ho un’idea molto precisa. Esce tanta roba e faccio fatica a leggere anche le cose che vorrei leggere. Mi succede spesso di consigliare i libri di Ugo Cornia e Daniele Benati.

2) Leggi i giornali? Come siamo messi secondo te a “libertà d’informazione”?

Non li leggo quasi mai. Per via della libertà, io ho l’impressione che la libertà dipenda da ciascuno di noi, che sia una specie di sentimento individuale che qualcuno ce l’ha, qualcuno no. L’idea di informazione, invece, non ce l’ho molto chiara. Se essere informati significa leggere i giornali, io devo dire che, quasi sempre, mi trovo meglio a essere disinformato.

3) Facci da oracolo… la “crisi”. Che è sta crisi?

In Padri e figli, di Turgenev, c’è questo passo:
Ma pensa! – disse Bazarov, – cosa significano le parole! L’ha trovata, ha detto: «crisi» e si è consolato. È stupefacente, come l’uomo creda ancora nelle parole. Gli dicono, per esempio, che è un coglione e non lo picchiano, si rattrista: lo chiamano intelligentone e non gli danno un soldo, prova piacere.

4) Quando hai iniziato davvero a scrivere storie?

Nel 1996.

5) Perché il tuo scrivere si ripropone come un linguaggio parlato? Che effetto ha tutto questo?

A un certo punto, mi è sembrato che le cose che mi succedevano intorno, le frasi che sentivo al bar, sotto casa, sugli autobus, potessero entrare nelle cose che scrivevo, e che l’idea di lingua letteraria, che era quello che cercavo fino ad allora, fosse una specie di fantasma incorporeo, rispetto alla lingua concreta che usavo e sentivo usare tutti i giorni.

6) Ti sto facendo domande del cazzo?

Questa non mi piace tanto.

7) Cosa consiglieresti ad un autore emergente per superare la sua condizione di “emergente”?

Quando studiavo russo, c’era un’insegnante che diceva: Per parlare russo bisogna parlare russo.

8) Come fai a farti cagare da un grande editore?

Mi sembra che siano cose che succedono.

9) A te come ti hanno cagato?

Ho pubblicato due libri con due editori piccoli.

10) Ultima domanda. Chi è in tre parole … Paolo Nori? (non valgono “sole”, “cuore” e “amore”)

Non lo so.

[Le domande sono di Leonardo Caffo, si trova anche qui]