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Un pezzo di carta stampata

venerdì 27 agosto 2010

zaopere

INQUILINO CON ASCIUGAMANO – Aveva una voce così dolce.
INQUILINO PELATO – E due gambe alte, e le cosce lunghe, che è raro…
INQUILINO CON BERRETTO – Una volta pioveva. E lei stava qui sotto… La pioggia le si raccoglieva tutta qua dentro (indicando la scapola.) E un passerotto vi si posò a bere.
INQUILINO DEL BALCONCINO – Il vento una volta fece volare via un grembiule e lei lo rincorse fin sul prato… E me lo riportò con un sorriso.
ANTONIO (che sta sistemando la macchina da scrivere sotto l’albero) – Basta. Io non sono qui per lacrimare.
INQUILINO COI BAFFI – Abbiamo sempre avuto molta stima di lei, signor Antonio.
ANTONIO – Troppa (ridendo). Basta un pezzo di carta stampata per farvi cadere in ginocchio.
INQUILINO PELATO – È vero, è vero. Se io leggo in un libro che un albero stormisce, per esempio, non mi sembra un albero comunque come quello lì, chissà che albero è.

[Cesare Zavattini, Come nasce un soggetto cinematografico, in Opere 1931.1986, cit., p. 258]