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Un finale

mercoledì 12 settembre 2018

E l’ultimissima cosa che mi preme di dire è una cosa che riguarda un paese in provincia di Reggio Emilia e un musicista italiano che si chiama Massimo Zamboni che l’anno scorso, nel 2017, ha fatto uno spettacolo dedicato alla rivoluzione russa e mi ha chiesto di interpretare la parte di Lenin, cosa che io non ho fatto perché, nel 2017, non volevo far niente che avesse a che fare con la rivoluzione russa, e anche perché, in quello spettacolo, io avrei dovuto dire le cose che mi dicevano loro e io, è una mia debolezza, cerco di dire le cose che dico io, allora pazienza.
Peccato però, perché il finale dello spettacolo mi piaceva molto e riguardava Cavriago, che è un paese in provincia di Reggio Emilia dove c’è ancora un busto di Lenin, busto che era stato donato a Cavriago in considerazione del fatto che nel 1919 il partito socialista di Cavriago aveva approvato un Ordine del giorno che apprezzava «il programma del Soviet di Russia» e plaudiva «al suo capo Lenin per l’instancabile opera che sostiene contro i reazionari sostenitori dell’imperialismo».
Questo ordine del giorno, pubblicato dall’Avanti, era stato citato da Lenin in un intervento del 6 marzo 1919 alla seduta del Comitato Esecutivo Centrale del Soviet di Mosca. Aveva citato Cavriago. Lenin.
Allora Cavriago ha sempre avuto una relazione, non so come dire, privilegiata, con l’Unione Sovietica, e quando, il 25 dicembre del 1991, sulla piazza rossa di Mosca era stata ammainata la bandiera sovietica, quella rossa, a Cavriago si eran trovati in tanti, in piazza Lenin, e, piangendo, avevano liberato dei palloncini rossi che si erano alzati in cielo.
Il cielo di Gagarin.
Quello senza Dio.
E senza santi.
Ecco.
Arrivederci.