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Un antico romano

domenica 18 febbraio 2018

Ma torniamo al piccolo Nikituška [Murav’ëv], futuro decabrista. Quando maman – com’è normale, la conversazione si svolge in francese – gli domanda: come mai non balli?, si sente chiedere in risposta: maman, ma gli antichi romani ballavano? Al che lei replica: certo, quand’erano piccoli. E allora Niituška va a ballare. Ha ancora tante cose da imparare, ma sa già che sarà un antico romano e un eroe. Tuttavia, i suoi precettori non l’hanno preparato per questo, conosce già la matematica e la geografia, conosce varie lingue straniere, solo una lingua gli manca: il russo. Per questo quando nel 1812, ancora bambino, decide di scappare da casa e di arruolarsi nell’esercito per compiere qualche impresa eroica, i contadini lo acchiappano subito, convinti che si tratti di una spia francese. Suo padre è il celebre fondatore di un istituto topografico, dunque il ragazzino ha mappe d’ogni genere con sé e, per di più, non parla russo! Per fortuna che, a un certo punto, vede il suo precettore francese, lo chiama…

[Jurij Michajlovič Lotman, Conversazioni sulla cultura russa, traduzione di Valentina Parisi, Milano, Bompiani 2017, p. 61]