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Sarà bene non parlare d’amore

sabato 18 luglio 2015

Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa

È noto, anzi addirittura ovvio, che se il successo è gratificante, l’insuccesso, se bene amministrato e vissuto, lo è anche di più. Un best-seller è certamente un libro cordiale, comunicativo, coinvolgente e sciarmoso; è un libro che parla a ‘tutti’; ma un worst-seller può essere un libro delicatamente scostante, afono, schivo, un libro che dà del ‘lei’ e si rivolge a pochi, pochissimi, nessuno. Beckett cominciò con libri stampati in trecento copie, e arrivò al Nobel. Dunque la tentazione ci indurrebbe a scrivere un best-seller, ma l’astuzia della storia ci dovrebbe persuadere a ricercare l’insuccesso. In realtà, se il verso ‘successo’ è misterioso e imprevedibile, così l’autentico ‘insuccesso’ è difficile da perseguire, e da amministrare una volta conseguito. Infine ci sono dei best-seller che sommano i vantaggi del successo e dell’insuccesso, e dei worst che sono e restano tali, non letti da alcuno. Tuttavia possiamo provare a dare alcuni consigli ad un giovane scrittore che sia fermamente deciso a conseguire l’insuccesso, tenendo presente che nessuna ricetta è sicura, ed un virtuoso giovane può trovarsi investito da un insolente successo che aveva fatto di tutto per evitare.
In linea di massima, sarà bene non parlare d’amore, o al più di un amore squallido, da consumarsi in soffitte, da una coppia priva di senso storico, di amore per la trasgressione, di immoralità trionfante. Tuttavia, bisognerà anche evitare i delitti passionali, le morti violente, i drammi della coscienza, al poesia del ricordo. Quella ipotetica coppia deve essere distratta, inutile, fiacca, di mira incerta, non votante, frettolosa nelle cose d’amore, deve avere un reddito basso, ma non infimo, che può eccitare l’interesse del lettore classista. Ho detto: niente delitti; onesti scrittori votati al fallimento sono stati brutalizzati dal successo di un delitto: Delitto e castigo insegni; il successo è il meritato ‘castigo’ del ‘delitto’.  

[Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa, Milano, Adelphi 2013 (2), pp. 191-192]