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Pubblici trasporti

sabato 12 marzo 2016

Questa settimana, il 6 marzo, al teatro Quirino, a Roma, Francesco Storace ha aperto la campagna elettorale per le elezioni comunali presentando la propria candidatura a sindaco e ha fatto un discorso di un’ora circa nel corso del quale ha detto che, se lui diventasse sindaco, la prima cosa che farebbe sarebbe convocare l’ambasciatore indiano e dirgli che, se non restituissero all’Italia entro dieci giorni Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri di marina che sono da anni trattenuti in India in stato di arresto, lui farebbe chiudere tutti i ristoranti indiani di Roma, che è una cosa della quale molti hanno parlato perché è abbastanza strana, come programma elettorale, ma siccome è una cosa di cui molti hanno parlato io preferisco non parlarne preferisco parlare di un’altra cosa, che ha detto Storace sempre in quell’occasione, che è una cosa che ha a che fare con un’altra questione che sembra sia un problema romano da anni, la questione dei trasporti pubblici.
Il problema dei trasporti pubblici a Roma è un problema talmente evidente che me ne sono accorto anch’io, che non abito a Roma ma a Casalecchio di Reno, perché l’anno scorso, con dei ragazzi e delle ragazze di Roma, abbiamo fatto un libro che si chiama Repertorio dei matti della città di Roma che uno di questi matti repertoriati «era un autista dell’autobus 62. Quando arrivava la notte, alla fine della corsa, al capolinea di Piazza Bologna, scriveva sul suo display “Gotham city”».
Ma a parte questo, Storace l’altro giorno al teatro Quirino ha detto che Roma bisogna farla diventare più veloce, e che, riguardo agli autobus, ci sono tecnologie che, se solo si studia un po’, se solo ci si impegna un po’, ti consentono, con l’utilizzo del biglietto digitale, di non perdere più un euro dai passeggeri che non lo pagano. Che il biglietto digitale, ha spiegato Storace, vuol dire un autobus dotato di nuove tecnologie che, se tu non hai il biglietto a bordo, ha detto Storace, ti blocca, e saranno gli altri passeggeri a farti scendere perché si illuminerà la postazione dove sei.
Che io, adesso, non so se ho capito bene, ma un autobus che si blocca fino a quando tutti i passeggeri non hanno tutti il biglietto, a me non sembra risolva il problema della lentezza degli autobus, mi sembra lo aggravi, in un certo senso. Ma a parte la lentezza o la velocità, queste nuove tecnologie suggerite da Storace vanno in una direzione che, non so, se ci fosse, in un condominio, un inquilino moroso, una soluzione analoga sarebbe far dormire tutti gli inquilini all’aperto finché anche quello moroso non paga l’affitto anche lui.
E, per finire, a proposito di case e di Gotham city, mi è venuto in mente un altro matto, tratto dal Repertorio dei matti della città di Milano, che «aveva comperato cinque capannoni industriali e dentro ci aveva costruito una Bat casa con una piscina con il ponte levatoio, con una Bat botola automatizzata che si apriva su un bunker sotterraneo, con un poligono di tiro insonorizzato e un ring da boxe, probabilmente per allenarsi a combattere i nemici della sua città Milano. Poi però si era dimenticato di pagare un fornitore e quando gli ufficiali giudiziari erano entrati nella Bat casa da 447 metri quadri e si erano resi conto che era tutto abusivo, la sua mamma aveva detto che comunque avrebbe dato tutto in beneficenza». 

[Uscito ieri su Libero]