Per Sergio

mercoledì 10 aprile 2019

Eravamo d’accordo che una traduzione non dovesse essere un chiarimento, ma mettere a disposizione un elemento della varietà del mondo nella lingua d’arrivo. Eravamo d’accordo che la traduzione non andasse da una lingua pura a un’altra lingua pura, ma organizzasse l’appetito delle lingue tra di loro nell’ossigeno impetuoso del linguaggio. Eravamo d’accordo che una traduzione non dovesse più aver paura dell’intraducibile, ma farsi contabile, repertorio di tutti gli intraducibili possibili. E eravamo d’accordo che una traduzione onorasse prima di tutto l’irriducibile opacità di ogni testo letterario, in modo che, in questo mondo che ha, finalmente, la possibilità di essere presente a se stesso, il traduttore diventasse il pastore della Varietà.

Patrick Chamoiseau per Sergio Atzeni, grazie a Yasmina Mélaouah