Noi e i governi 2.0

lunedì 14 maggio 2018

Il semiologo Jurij Lotman si è occupato delle biografie degli artefici della prima rivoluzione russa, nel dicembre del 1825, i decabristi, che erano tutti nobili, di nascita, e pronti a mettere in discussione i loro privilegi per ottenere delle garanzie costituzionali, e ha raccontato che uno di questi decabristi, Nikita Murav’ëv, una volta, da piccolo, era andato a un ballo, e alla mamma che gli aveva chiesto, «Nikita, come mai non balli?» lui aveva risposto «Ma gli antichi romani ballavano?», e lei aveva detto «Certo, quando erano piccoli». Allora Nikita era andato a ballare.
«Aveva ancora tante cose da imparare, – dice Lotman, – ma sapeva già che sarebbe stato un antico romano e un eroe».
E in quel libro lì, Fare pochissimo, Nesušestvujušij racconta che durante la seconda guerra mondiale il figlio di Stalin, Jakob Džugašvili, che combatteva nell’esercito sovietico era stato catturato dai nazisti, e quando i nazisti avevano proposto lo scambio tra il figlio di Stalin e il feldmaresciallo Paulus, che era stato catturato dai sovietici, Stalin aveva risposto «Non scambio un soldato con un generale».
E a chi, nel suo quartier generale (Stalin io me l’immagino sempre in un quartier generale), aveva fatto notare a Stalin «Ma è suo figlio», sembra che Stalin abbia risposto «Sono tutti miei figli».
Che, secondo Antonio Pennacchi, è una risposta da antico romano.
E, secondo Nesušestvujušij, è una risposta da padre della chiesa, forse un miracolo simile al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci; «Qui però ¬ dice Nesušestvujušij – è la moltiplicazione dei figli», ma era un’ipotesi, non era sicuro, Nesušestvujušij, se poteva valere, come miracolo.
E in quel libro lì, Fare pochissimo, Nesušestvujušij chiede a Pietramellara cosa ne pensa, se gli sembra un miracolo come si deve, e Pietramellara gli racconta la storia di un signore toscano che è stato nel comitato centrale del Partito Comunista Italiano, che è nato nel quarantacinque, questo signore, e che, quando era morto Stalin, aveva sette anni, e suo babbo, quando era morto Stalin, gli aveva messo il lutto al braccio e gli aveva detto “Tu oggi vai a scuola così, e se la maestra ti chiede cosa è successo tu ti alzi e, educatamente, dici: ‘È successo che è morto il compagno Stalin, il padre di tutti i lavoratori’”.
E quando era andato a scuola la maestra gli aveva davvero chiesto come mai aveva il lutto, che cos’era successo, e lui si era davvero alzato e aveva davvero detto, educatamente, «È successo che è morto il compagno Stalin, il padre di tutti i lavoratori».
E allora, quel bambino lì, aveva detto Pietramellara, quel giorno lì, il 5 maggio del 1953, l’avevano preso due bidelli uno da una parte uno dall’altra come se fossero i carabinieri che portavano via Pinocchio, e l’avevano portato a casa, e la moltiplicazione dei figli evidentemente, aveva detto Pietramellara, avveniva anche al di fuori dei sacri confini sovietici, e anche dopo morto, che era veramente una cosa un po’ miracolosa, secondo questo giornalista che non aveva voglia di fare niente.

[Da Noi e i governi 2.0]