Licenze

sabato 30 gennaio 2016

La scorsa settimana era successo che era stato presentato il dossier per la candidatura di Parma a Capitale italiana della cultura 2017, e che l’assessore alla cultura della città di Parma, che si chiama Laura Maria Ferraris, aveva detto che, in quel dossier, ci avevano messo «la Parma più… più migliore».
Dopo, a chi le ha fatto notare che, per un assessore alla cultura, e in un contesto come la presentazione del dossier per la candidatura di Parma a capitale italiana della cultura, dire «più migliore» era un errore un po’ grosso, l’assessore Laura Maria Ferraris aveva replicato che non era affatto un errore, era una licenza rafforzativa.
Che io, forse per via del fatto che, come dicevo anche la scorsa settimana, non sono tanto aggiornato, ma io non avevo mai sentito parlare di licenze rafforzative e quando avevo sentito così ero andato in rete a cercarle subito non le avevo trovate, avevo trovato la licenza poetica, la licenza di pesca, la licenza windows 7, la licenza di caccia, la licenza media, ma di licenze rafforzative, niente.
Dopo, in una scheda di una grammatica italiana pubblicata su un sito che si chiama google books, avevo trovato un caso che forse aveva a che fare con quello che aveva detto l’assessore: la scheda parlava dei pronomi io e tu e del caso che si trovassero insieme, che se tu era il primo restava tu (tu e io), se era il secondo diventava te (io e te). «Questo te – diceva la scheda – è un lascito del complemento di compagnia latino (tecum = con te), ancora presente nelle forme letterarie meco e teco. Meco e teco, – continuava la scheda, – contengono già la preposizione con, che quindi non va ripetuta, nonostante l’illustre licenza poetica, con un finalità eminentemente rafforzativa», e c’era l’esempio di un passo dell’Inferno di Dante «pianger senti’ fra ‘l sonno i miei figlioli / ch’eran con meco e domandar del pane».
Quindi, se ho capito bene, la licenza rafforzativa non esiste, esiste la licenza poetica con funzione rafforzativa e forse è stata quella, che ha usato l’assessore alla cultura della città di Parma quando ha detto «più migliore».
Solo che, per usare una licenza poetica, secondo me è un po’ come la licenza di pesca, o di caccia, cioè se uno va in giro per la città con un fucile e si mette a sparare, non è che se gli chiedono «Scusi, cosa sta facendo?», e lui dice «Licenza di caccia», se la cava così.
Cioè la licenza di caccia, intanto bisogna averla, e poi si può esercitare solo nelle riserve di caccia, non in città in mezzo al traffico, e la stessa cosa mi sembra valga per la licenza poetica, sia con funzione rafforzativa che senza funzione rafforzativa, secondo me. Che intanto uno dev’essere un poeta, e poi dev’essere dentro una poesia, o dentro un poema, e una che è un assessore e presenta il dossier per la candidatura di Parma a Capitale italiana della cultura 2017, non credo che possa usar delle grandi licenze poetiche, rafforzative o non rafforzative, quello lì era un errore, secondo me. Che non c’è niente di male, a me piaccion molto gli errori, se non altro perché son memorabili, che io, prima che dicesse «più migliore», non ci avevo mai fatto caso, a quello che diceva l’assessore alla cultura della città di Parma, Laura Maria Ferraris. Comunque poi dopo la capitale italiana della cultura 2017 hanno scelto Pistoia, alla fine.

[uscito ieri su Libero]