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Le parole che i tuoi interlocutori non capiscono

domenica 23 febbraio 2014

1) Mo mama è una scatola piena di storie, storie raccontate con gli occhi di chi prova a vedere le cose come se le vedesse per la prima volta. Mo mama parla di rivoluzioni che prendendo la bici e girando per il centro di Parma, fai fatica a notarle. Parla di storie di politici nuovi che troppe spesso ricordano quelli vecchi, parla di storie in cui l’insignificante esperienza del quotidiano ci suggerisce profonde riflessioni. Mo mama è l’arroganza di chi vuole avere ragione e l’ipocrisia di chi sa di non averla, è il busto di Picelli rivolto verso un angolo desolato della piazza e la disinvoltura di chi della semplicità e della piccolezza, ne fa dei valori da seguire. Da dove nasce l’idea di questo libro?

Quando sono andato via da Parma, nel ’99, io mi ricordo ho pensato che io era una vita che fin da piccolo in casa al mattino si trovava la Gazzetta di Parma, che si leggeva la cronaca della città, la città di Parma, si sapeva tutto quello che era successo in città, a Parma. “Io non lo so, – avevo pensato, – come farò, che sono abituato vedermi intorno tutte queste cose di Parma. Per dire, al mattino, di solito, io faccio colazione con il prosciutto di Parma. Secondo me mi mancheranno, – avevo pensato, – queste cose di Parma. Il prosciutto di Parma, il formaggio di Parma, il parmigiano.
Tutta la stampa di Parma, la Gazzetta di Parma, il Giornale di Parma, il Corriere di Parma, la Tribuna di Parma. La Tribuna non l’ho mai letta, – avevo pensato, – non ha fatto in tempo ad aprire, è fallita subito immediatamente. E Tv Parma, – avevo pensato, – si vedrà a Bologna? E Radio Parma ci arriva, col ripetitore? Radio Parma mi mancherà, – avevo pensato, – Radio Parma. Una volta su Radio Parma ho sentito un servizio dicevano che avevan scoperto dei documenti antichissimi che dimostravano che l’università più antica del mondo non era, come si credeva erroneamente fino ad allora, Bologna o Parigi, no, era Parma. Mi mancherà, questa città. Magari ogni tanto ci torno – avevo pensato. – Magari vengo a vedere una mostra. Che qui a Parma fan sempre delle mostre bellissime. Parma e il neoclassicismo. Parma e la rivoluzione francese. Parma e il liberty. Il futurismo a Parma”, avevo pensato e in quel momento facevo un po’ il furbo, nella mia testa, e pensavo che Parma non mi sarebbe mancata e invece quindici anni dopo, adesso, secondo me se io ho delle cose da raccontare son le cose che succedono a Parma, le cose che si dicono a Parma, il modo in cui le si dice, i colori che esistono a Parma che mi sembra che esistano lì e basta.

2) Aristotele, con le sue considerazioni sull’uomo politico, Rousseau e la sua idea di volontà generale, Locke e le riflessioni sulla stato di natura, insieme a tutti gli altri studiosi del pensiero politico, hanno tracciato la storia del rapporto tra l’individuo e la società, relazione che può essere ben rappresentata dalla essenzialità di Gaetano Mosca e della sua definizione di politica: “La politica è all’origine delle scelte attraverso le quali l’uomo organizza la sua vita in determinate circostante e in relazione ad altri uomini”. Nel suo libro la politica è un invisibile filo rosso che lega tutti i racconti, ma cos’è per lei la politica oggi, al tempo di chi come il sindaco di Parma, usa questa espressione in senso quasi dispregiativo?

Un paio d’anni fa ho sentito Carlo Petrini, di Slowfood, che diceva che quello che decidi di mettere dentro il tuo piatto è una scelta politica, e io ho pensato che era vero e quest’anno ho sentito Mariangela Gualtieri che diceva che a lei, che è una di campagna, quando parla le sembra sgarbato usare delle parole che i suoi interlocutori non capiscono, e anche questa mi sembra una scelta politica e un anno fa, un mattino, uscendo da un negozio di abbigliamento dove una commessa era stata molto gentile io avevo pensato che le commesse dei negozi di abbigliamento hanno delle responsabilità e che la qualità delle nostre giornate dipende dal loro grado di gentilezza e dalla loro intelligenza e anche il loro, a pensarci, è un ruolo politico, secondo me.

3) Da alcuni anni vive a Casalecchio di Reno ma è un parmigiano che ama Parma e delle volte la racconta. Quando ritorna “a casa” in quale strada si riconosce e quale invece vede cambiata?

Quando vengo a Parma, più che una strada, a me sembra di ritrovare una luce, un’atmosfera, un’aria, un accento, un atteggiamento che, forse mi illudo, a me sembrano cose che non cambiano, anzi, sarà per via che invecchio, ma le sento, di anno in anno, sempre di più.

4) Per lei è stato un periodo molto proficuo; l’uscita di Mo Mama nell’Ottobre del 2013 e quella di Si sente? Tre discorsi su Auschwitz” di poche settimane fa; Nuovi progetti in cantiere?

In autunno dovrebbero uscire tre cose, un libro che si intitola Scuola elementare di scrittura emiliana per non frequentanti, che è una specie di corso di scrittura per corrispondenza, un romanzo che si dovrebbe intitolare Son contento di morire (ma mi dispiace) e la traduzione di un romanzo russo del 1970, Mosca–Petuški, di Venedikt Erofeev, che è un libro bellissimo, secondo me.

[Intervista a Calogero Laneri pubblicata qui: Clic]