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La Città del Sole

domenica 17 dicembre 2017

Nella sua Città del Sole (1602), il frate domenicano Tommaso Campanella prefigurava una società utopica in cui le scuole sarebbero diventate superflue, perché “la Sapienza, con ordine ammirabile”, avrebbe fatto “adornare tutte le mura interne e esterne, superiori e inferiori di pregiatissimi dipinti raffiguranti tutte le scienze”. All’esterno del sesto girone, in particolare, sarebbero stati raffigurati “tutti i sommi uomini nelle scienze, nell’armi e nella legislazione”, cosicché i bambini. incoraggiati dai loro maestri a “imparare senza fatica, e quasi a modo di divertimento”, sarebbero stati in grado di distinguerne le sembianze fin dalla più tenera età. Di certo il frate visionario non poteva immaginare che da lì a tre secoli, in tutt’altra parte del mondo, un gruppo di suoi ammiratori avrebbe cercato di realizzare quel progetto, sia pur adattandolo alle condizioni specifiche del proprio paese. Secondo Anatolij Lunačarskij, Lenin si era ispirato infatti a Campanella, quando nel 1919 aveva deciso di disseminare in giro per Mosca e Pietroburgo slogan e citazioni, nonché busti e statue di personalità insigni e famosi rivoluzionari – il clima russo rendeva decisamente sconsigliabile la realizzazione di affreschi, come avrebbe voluto il religioso calabrese.

[Valentina Parisi, Guida alla Mosca ribelle, Roma, Voland 2017, p. 62]