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Il biofeedback training

domenica 30 ottobre 2011
 

[uscito oggi sul fatto quotidiano]

Ho visto in streaming, venerdì sera, la fine della prima giornata della manifestazione messa in piedi da Renzi a Firenze alla stazione Leopolda. Io non me ne intendo, ma ci ho trovato delle cose stranissime. Per esempio, sul fondo, sfocati, si vedevan dei libri, che non ho capito bene se erano veri o finti. Erano tanti, da terra fino al soffitto, azzurrini, sembravano antichi, ma potevano essere una specie di tappezzeria da negozio d’arredamento. Chissà. E sul tavolo della direzione dei lavori un cesto di frutta. Un cesto di frutta grande, ma non da mangiare, decorativo, a fare finta, a ostentare opulenza, forse, ma un’opulenza da poco, un cesto di frutta.
Renzi parlava dentro un microfono compatto, uno di quei microfoni come da radio, ma non da radio di oggi, da radio delle origini, un microfono d’epoca, sembrava, oppure non so, forse era finto anche quello. Secondo me era finto anche quello. E poi Renzi, lui, che tutte le volte che parlava, al di là di quello che diceva, non ne so niente, ma non diceva tantissimo, presentava e leggeva gli sms, o i messaggi su twitter, o su facebook, e ogni cosa che diceva la commentava con una battuta, ogni cosa che succedeva, una battuta, uno scherzo, scherziamo, facciam finta che è finto, o una cosa del genere.
E poi, io non ho visto tutto, ma la cosa più forte, venerdì sera, tra quelle che ho visto, la cosa che mi è sembrata più vera, è stato quello che ha detto uno che di solito scrive dei romanzi, Baricco, che l’han chiamato sul palco e ha detto che non se l’aspettava, che lui era venuto per ascoltare, però poi ha parlato in un modo talmente chiaro, e preciso, e convincente, che sembrava un intervento preparato.
E ha detto delle cose che credo che oggi ne parlino tutti, a Firenze, alla stazione Leopolda, e le ha dette con un tono, come se lui, da sempre, si fosse occupato di politica, e ha fatto l’elenco dei propri errori, come se lui fosse un ex segretario del Partito Democratico di Sinistra che ha perso un numero imprecisato di elezioni e adesso si rivolge ai quadri giovani del partito per il passaggio delle consegne e fa una sana autocritica. E una cosa stranissima era il fatto che mentre Baricco parlava c’è stato uno stacco in prima fila e sono stati inquadrati tre o quattro sessantenni che a uno gli veniva da pensare che allora era finto anche quello. Oppure invece il fatto era che per lui, per Baricco, il mondo, in questi ultimi anni, è diventato un’enorme scuola Holden. Lui da tutte le parti dove va mette su la modalità: insegnamento. Che gli vien bene, intendiamoci, è bravissimo, e fa anche effetto, è autorevole, è stato l’unico, ieri, che l’han fatto parlare più di cinque minuti, e dev’essere gratificante, perché si vede, che gli piace, solo che, per chi fa lo scrittore, per chi scrive romanzi, io non lo so, ma il rischio, mi sembra, è che questa modalità, insegnamento, prevalga sul resto, che poi ti dimentichi qual è il tuo mestiere. E mi è venuto da pensare alla rubrica che, qualche anno fa, Alberto Bevilacqua teneva su un inserto del Corriere della sera, una specie di posta dei lettori, con Bevilacqua che rispondeva a delle domande come quella di Alberto Perotti da Anzio, che chiedeva: Esistono luoghi dove la longevità è estrema? Certo, rispondeva Bevilacqua, basta pensare al villaggio di Vilcabamba, sperduto nelle Ande; al piccolo principato di Hunza, nel Kashmir; alle regioni montuose della Georgia, diceva Alberto Bevilacqua, noto antropologo. Giorgio Pighi, continuava Bevilacqua, mi chiede cos’è il biofeedback. Il biofeedback training è una tecnica per raggiungere l’autocontrollo delle funzioni fisiologiche, rispondeva il noto biologo Alberto Bevilacqua con un tono anche un po’ scocciato come per dire Guarda che domande facili che mi fanno oggi. Scusi la domanda puerile, scriveva Gianna Falcone da Volterra, tutti parlano dei buchi neri ma nessuno sa spiegarmeli, tutti si limitano a dirmi: un misterioso fenomeno cosmico. La domanda non è affatto puerile, rispondeva Alberto Bevilacqua, noto astrofisico. Il buco nero si forma in seguito alla scomparsa di una stella gigante rossa, una volta che questa ha esaurito tutta la propria energia nucleare. La forza di gravità impedisce all’immensa sfera di gas caldissimo di disperdersi nello spazio. Quando la stella si raffredda, la gravità attira il gas verso l’interno…