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I coccodrilli li vogliamo perfetti

giovedì 5 giugno 2014

manganelli, improvvisi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qualche giorno fa, ad un posto di dogana, qui in Italia, si sono presentati diciassette coccodrilli; sul numero potrei essere impreciso, ma non sui coccodrilli. Di per sé la notizia che un folto gruppo di coccodrilli si presenta alla frontiera è interessante ma non straordinaria; il turismo impazza, in tutto il mondo si leggono dispense sulla storia dell’arte, viene fatto di pensare che quelli fossero coccodrilli in viaggio d’istruzione, “vacanze intelligenti”, come si dice. Si sa che fino a qualche tempo fa il livello culturale dei coccodrilli era modesto; ma l’istruzione obbligatoria e i computer fanno miracoli. Forse era un viaggio premio per coccodrilli laureati di fresco.
Macché; i coccodrilli, interrogati, si mostrarono del tutto disorientati, e indifferenti alla meta del viaggio; neppure la Torre di Pisa parve commuoverli. Ignoranti. I coccodrilli venivano importati da un tale per motivi che non erano specificati. Forse esiste una setta che ama i coccodrilli e li adora; se ne vedono di tutti i colori. Come che sia, i coccodrilli non sono stati ammessi. Non avevano i documenti in regola.
Forse, direte, le fotografie sui passaporti non erano somiglianti. Ci sono dei coccodrilli ricercati dalla polizia che si nascondono dietro le fattezze di coccodrilli solo vagamente somiglianti. Macché. I coccodrilli sono stati trattenuti perché non erano in regola dal punto di vista sanitario.
Confesso di aver trascurato nei miei giovani anni la patologia dei coccodrilli. Sono tuttavia lieto che a Roma, in questa città universale, questa Porta Portese cosmica, ci sia un ufficio il cui compito è di esaminare con cura le condizioni dei coccodrilli. Li guardano contro luce, li scuotono, gli fanno dire facili filastrocche, li fanno rimbalzare contro i muri, misurano polso e temperatura.
A quanto pare, questi diciassette coccodrilli erano inadeguati. Malsani, anemici, costipati, uricemici, epatici, come che sia, non facevano per noi, che i coccodrilli li vogliamo perfetti, mica dei riformati per insufficienza toracica. C’è qualcosa di affascinante in questo rigore sanitario verso i coriacei draghi africani; mi fa pensare che l’Italia, l’Italia delle Usl e della tassa sulla salute, abbia raggiunto una efficienza medica suprema. Mi vedo file di mandrilli che attendono il visto, pipistrelli ospedalizzati per singulto cronico, farfalle miopi rese felici grazie a perfezionate lenti a contratto, tartarughe fornite di acceleratore e usignoli con il registratore per controllare le proprie prestazioni.
Non so come siano finiti i diciassette coccodrilli; talora penso a quei bestioni pazienti, e mi dico che, semplicemente, nessuno li ha avvertiti che non si viaggia in diciassette. Porta male.

[Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere, Milano, Leonardo 1989, pp. 180-181]