Entrambe le cose

sabato 24 novembre 2012

Io ci son delle cose che mi dovrebbero piacere invece non mi piacciono. Per esempio “la società che si attiva dal basso”; come idea dovrebbe piacermi, invece non mi piace. Oppure “gli agenti del cambiamento”; anche loro, dovrebbero piacermi, invece non mi piacciono. Oppure “Il coraggio, l’entusiasmo, l’ottimismo di cambiare questo paese”; come fa a non piacerti, una cosa del genere? Eppure a me non mi piace. E “Una nuova alleanza tra capitale e lavoro” secondo voi mi piace? Non mi piace. E “La formazione professionale?”. E “l’Italia che sta cambiando?”. E “La possibilità di riscrivere la storia di questo paese?”.
Niente. Non mi piace niente.
Io, lo so che può sembrar strano, ma a me, più sento queste voci ottimistiche, queste voglie di redenzione, questi slanci della volontà, più mi vien da pensare a una cosa che ho letto un po’ di tempo fa che diceva: “Sposati, te ne pentirai; non sposarti, te ne pentirai anche; sposati o non sposarti, ti pentirai d’entrambe le cose; o che ti sposi, o che non ti sposi, ti penti d’entrambe le cose” (Søren Kierkegaard, Enten-Eller, I, a cura di Alessandro Cortese, Milano, Adelphi 1987, p. 98).
E quando sento un politico che dice, al microfono: “Vinceremo” e la platea che applaude entusiasta, a me mi vien da pensare che, se vinceranno, se ne pentiranno, e se non vinceranno, se ne pentiranno anche. Che vincano o che non vincano, si pentiranno d’entrambe le cose.

[uscito ieri su Libero]