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Ecco ecco

domenica 19 marzo 2017

La collana che avevo provato a far partire, la prima collana che avrei dovuto dirigere, il sogno di una vita, se così si può dire, non era partita perché lui non aveva consegnato il libro che si era impegnato a consegnare, e adesso, io, averlo lì, davanti a me, che si scusava, avrei voluto trattarlo come prima, come se mi fosse simpatico, solo che non ci riuscivo.
«Sono cose che possono succedere», avevo detto alla fine, e mi ero accorto subito di aver detto una cazzata, perché le cose che succedono sono, per forza di cose, delle cose che possono succedere, e quella cosa lì era successa, perquindi.
Mi piaceva dire perquindi, nella mia testa, che era una cosa che diceva sempre un barista che c’era sotto casa mia, un intercalare, tipo. Perquindi, avevo detto nella mia testa, ma fuori dalla mia testa a lui gli avevo detto «Scusami, ho da fare, devo andare in libreria a prendere un libro che ho ordinato e poi devo correre a prendere mia figlia a pallavolo».