Cosa fa la prosa

sabato 15 dicembre 2018

Tutto andava, è il caso di dire, per verso, tutt’altro che per traverso, al D’Annunzio sontuosamente, tra donne e levrieri, esiliato ad Arcachon. Cantava, cantava: cantava “il selvaggio anelito, la gota che gronda, il lungo sforzo a testa bassa, i polsi tra le razze della rota, le spalle che sollevano la cassa e la massa nemica, il suolo raso, l’urlo roco delle strozze riarse ad ogni schiera abbattuta, l’allegro ardor del gioco; o Ameglio, e il ferro freddo…” (sono, si capisce, versi: ma li trascrivo come prosa per vieppiù restituirli all’insensatezza e all’atrocità, poiché la prosa non perdona).

[Leonardo Sciascia, 1912+1, in Opere 1984-1989, Milano, Bompiani 2004, p. 265]