Capitolo 5 e Capitolo 6

sabato 1 aprile 2017

5. Detto questo

Detto questo, non ci sarebbe molto altro da dire, sulla crisi, se non il fatto che uno che deve scrivere un libro sulla crisi e che, dopo aver scritto quattro paginette, tre delle quali copiate da degli altri libri, si accorge di non avere molto da dire, sulla crisi, be’ quella è una dimostrazione pratica di una delle crisi più frequenti e più banali che si possano immaginare, la crisi dello scrittore, riassunta in una figura classica della letteratura, e della cinematografia, anche, lo scrittore in crisi (c’è una memorabile battuta di Mastroianni, se non ricordo male, detta a Monica Vitti, se non ricordo male, in un film di Antonioni, se non ricordo male: «Io sono uno scrittore in crisi». La diceva così bene, Mastroianni, era così convincente, che sembrava che la sua condizione di scrittore in crisi fosse una condizione permanente, come se lo facesse di mestiere, come se sulla carta d’identità avesse scritto: «Scrittore in crisi», e sarebbe stato un mestiere comico e drammatico nello stesso tempo e, a pensarci, sarebbe stato proprio giusto che quello che faceva quel mestiere lì fosse uno che scriveva dei libri che son quelle cose che fanno ridere e piangere, mi sembra, quelli che vengon bene).

6. Beata gioventù

Per molto tempo, se in giro si trovava uno scrittore, era giovane (Gianni Celati qualche anno fa raccontava il suo stupore quando, ultracinquantenne, era stato inviato a un convegno e era stato presentato come giovane scrittore).
In un mondo in cui tutti gli scrittori, anche gli ultracinquantenni, sono giovani scrittori, essere un giovane scrittore non vuol dire niente, e essere uno scrittore in crisi, in un mondo in cui tutti gli scrittori sono in crisi, non vuol dire niente, probabilmente, e io mi ritrovo a sperimentare questa situazione di essere uno che non vuol dire niente, solo che non voler dire niente, per uno che scrive dei libri, non è necessariamente una condizione da evitare.