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Cancellarsi

sabato 26 marzo 2016

L’altro giorno ero su un treno, su uno di quei treni regionali che a me piacciono più dei treni Eurostar, degli Intercity, dei Freccia Rossa e dei Freccia Argento, non so come mai, mi fanno venire in mente delle espressioni come appena appena, o quasi quasi, o così così, o meno meno (come sei meno meno), che sono espressioni che rimandano a un mondo che non ce la fa quasi più che mi piace moltissimo, una condizione del genere, a me una volta è venuto da pensare che io ormai è una vita, che sono sul punto di rassegnarmi, e forse è per quello, che mi trovo così bene su quei treni, perché sembrano treni che non ce la fan quasi più, che sono sul punto di rassegnarsi e l’altro giorno, tornavo da Cesena, ero stato alla facoltà di architettura a ragionare di case emiliane, esistono le case emiliane?, e quelle romagnole?, c’è un’architettura emiliana?, e un’architettura romagnola?, ero stato due ore nella facoltà di architettura a farmi delle domande del genere e quando ero montato sul treno avevo guardato la posta elettronica, sul mio telefono, avevo visto che avevo ricevuto una mail dal negozio elettronico della Feltrinelli avevo pensato che io non le volevo mica ricevere, delle mail dal negozio elettronico della Feltrinelli, e avevo cercato in fondo alla mail il modo di cancellarmi, avevo trovato una scritta che diceva: se non vuole ricevere più questa newsletter clicchi qui, e ci avevo cliccato.
E mi era comparsa una scritta che diceva: «La tua richiesta di disiscrizione è stata registrata correttamente; da questo momento non riceverai più la nostra newsletter. Nel caso in cui dovessi ricevere ancora mail, è perché sono state pianificate prima della ricezione della tua richiesta di disiscrizione».
Che a me era sembrato un messaggio stranissimo per due motivi: per via del fatto che mi dicevano che non avrei ricevuto più le loro mail e che forse ne avrei ricevute ancora, e per via del fatto che in questo messaggio si usava per due volte una parola che non avevo mai visto e che non conoscevo: disiscrizione.
Che io, se fosse stato qualcun altro a scrivermi, avrei pensato a un errore, ma siccome la mail veniva dalla Feltrinelli, che è una delle più importati case editrici italiane, ho pensato che non erano loro che avevan sbagliato, ero io, che ero rimasto indietro.
La lingua, del resto, lo sappiamo, è fatta così, va verso la semplificazione, uno si iscrive e si disiscrive: iscrizione – disiscrizione. Perché usare cancellazione, che è brutto? Disiscrizione è molto più facile e intuitivo, e il meccanismo si può applicare anche ad altri processi, uno per esempio nasce e poi disnasce.
Pensate a un dialogo del tipo «Come stai?», «Male», «Come mai?», «È disnato mio cugino»; uno viene promosso, o dispromosso, «A me alle superiori mi han dispromosso due volte»; uno al mattino si veste, alla sera si disveste «Vieni a letto!», «Aspetta che mi disvesto», ho pensato l’altro giorno sul treno a disandare a Cesena che ci ero andato a parlar di architettura e stavo disandando a Bologna dove sarei dovuto poi andare in biblioteca a disprendere in prestito un libro, poi a fare la spesa, poi a casa a dispranzare, poi alla sera avrei fatto lezione alla scuola elementare di scrittura emiliana (una discuola di scrittura) e poi, finalmente, verso mezzanotte, avrei potuto dissvegliarmi, che mi ero disaddormentato alle sei mattino, quel giorno lì, una bella disriposata.

[Uscito ieri su Libero]