domenica 13 giugno 2010

Che poi io, questa storia dei musei, che i musei stanno lì e devono stare lì, per carità, io non giudico, ma i quadri, ecco, io dico i quadri, perché io sono portato per il disegno, molto, anche per cose a colori, che oggi fanno dei colori che sono una roba, e ogni tanto, è un fatto spontaneo, quando vedo qualcosa /…/, quando viene il momento, perché veramente ho una buona mano, io, me lo diceva, mi ricordo, anche la professoressa di disegno, se faccio un cavallo, io, è un cavallo, se faccio un fiume, è un fiume, se faccio un cespuglio, ecco, a me mi piacciono molto i cespugli
[Raffaello Baldini, La fondazione, cit., p. 25]

venerdì 11 giugno 2010

tanto è tutta roba che, lo so, non serve a niente, ma se dovessimo buttare via tutto quello che, tutto quello che non serve a niente, non si può, neanche a volere, non si può, uno sguardo, per dire, incontri una bella ragazza, la guardi, a cosa serve? alla televisione, stai a vedere i campionati europei d’atletica, i cento metri, i duecento metri, i quattrocento a ostacoli, il salto in alto, a cosa serve? o quando vengo giù dalla Marecchia, che è già notte, vedo San Marino e Verucchio che è tutta una luce, delle volte mi fermo, si sentono tanti di quei grilli, a cosa serve?
[Raffaello Baldini, La fondazione, cit., p. 53; domani, sabato 12 giugno, lettura integrale di Giuseppe Bellosi al Museo Guatelli, alle ore 20 apre il museo, alle 21 comincia la lettura]

lunedì 3 maggio 2010
Ho preso un paio di jeans, in piazzola, usati, sull’etichetta c’è scritto Tom, si vede che erano di uno che si chiamava Tom. Ogni volta che me li metto, mi viene in mente questa poesia qua:
Tom
Quanto abbiamo giocato con Tom, quel che mi sono divertito, ma intelligente, era il cane di mio zio, più intelligente di lui.
[Raffaello Baldini, Intercity, Torino, Einaudi 2003, p, 3]
giovedì 29 aprile 2010
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martedì 13 aprile 2010

e io tutta questa roba che tengo da conto, anch’io, in fondo, secondo me, è per durare un po’ di più, perché questa roba dura, metti le scatole delle scarpe, io ne ho, e beh le tengo da conto tutte, che tengono posto, ma tengono anche botta, quello è cartone, quello hai voglia a marcire, se non c’è l’umidità, me io le tengo di sopra, che c’è un asciutto, e poi le bottiglie, le bottiglie vuote, che prima facevano i fiaschi, no? il vino era nei fiaschi, e io anche dei fiaschi, di sotto in cantina, ma ne ho, che poi io ho fatto più di un piano, come le sedie di plastica che vanno dentro una nell’altra, e i fiaschi io facevo una distesa, con il culo a terra, poi ne mettevo giù altrettanti col culo in su, e così avanti che ce ne sono stati, poi non li hanno fatti più, hanno cominciato a fare le bottiglie, anche i bottiglioni, ma a me mi piacciono le bottiglie, mi piace il vino nelle bottiglie, i bottiglioni è quella roba tipo famiglia, che io la famiglia, bevetelo voi il vino da famiglia, io lo bevo nelle bottiglie, poco e buono, sangiovese, albana, bianchello, pagadebit, cagnina, anche la cagnina, che qui da noi è fatica trovarla, ma è buona, quando è buona, e io anche tutte queste bottiglie le tengo da conto, che di sotto, nel magazzino di là, e beh sono che non le conto più, e quando vado di sotto, che accendo la luce, è come un mare, perché sono di colori diversi, più chiare, più scure, ce ne sono che danno sul verde, ce ne sono che danno sul rosso, e lì delle volte, dico, qui ci vorrebbe come una barca, e vai per il mare, e senti una romanza, una barcarola, no, sono momenti che uno,
perché la gente mi dice sempre: anche tu, da solo, c’è questo discorso della solitudine, che te lo ripetono, te lo ripetono,
[Raffaello Baldini, La fondazione, trad. di Giuseppe Bellosi, Torinio, Einaudi 2008, pp. 16-17]

domenica 14 marzo 2010
Ieri Giuseppe Bellosi, il traduttore della Fondazione di Baldini, ne ha fatto una lunga lettura a Reggio Emilia, dentro una rassegna che si chiama Come se i libri eran motori (e chi li leggeva era un meccanico), e è stata una cosa bellissima.
Nel tornare in treno a Bologna, Bellosi mi ha detto che nel suo paese, Fusignano, il 27 marzo, alle ore 18, ci sarà l’inaugurazione della Corte Raffaello Baldini, vicino a Piazza Corelli, una piazzetta in cui Baldini era andato a leggere, due volte, se non ricordo male, e anche questa mi sembra una cosa bellissima.
La sera, poi, del 27 marzo, nel teatro di Fusignano, ci sarà un recital delle poesie di Baldini, recitate sempre da Bellosi, ma lì è un po’ un problema, perché è tutto esaurito.

sabato 9 gennaio 2010

I libri, come posso dire, non ho la concentrazione, io, un libro, quando ho letto tre quattro pagine, non tengo botta, mi perdo, che poi, mettiamo anche che lo leggi tutto, dopo, quando l’hai letto, ce n’è un altro da leggere, e poi ce n’è un altro, poi un altro, ma ce n’è di libri, da leggere, più ne leggi, più ce n’è, sei sempre da capo, e allora da fare ché, che mi stanco anche la vista.
[Raffaello Baldini, Zitti tutti!, in Carta canta, Zitti tutti! In fondo a destra, Torino, Einaudi 1998, p. 81]
mercoledì 9 settembre 2009
Sabato 10 ottobre,
a Bologna,
intorno alle 12,
nella libreria coop Ambasciatori,
in via degli Orefici,
leggo (20 minuti)
da Intercity,
di Raffaello Baldini
martedì 6 gennaio 2009

Oggi, a casa mia, mia mamma ha letto una poesia di Raffaello Baldini, questa qua:
Mo acsè
Mo acsè, dal vólti, quant a tòurn a chèsa,
la sàira, préima d’infilé la cèva,
a sòun, drin, drin,
u n’arspònd mai niseun.
[Ma così, delle volte, quando torno a casa, | la sera, prima d'infilare la chiave, | suono, drin, drin, - non risponde mai nessuno].
L’ha fatta ridere.
Anche mio fratello ha detto che faceva ridere.