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Due versi

giovedì 3 novembre 2016

Wisłavwa Szymbroska, Discorso all'ufficio oggetti smarriti, a cura di Pietro Marchesani, Milano, Adelphi

Un tempo sapevamo il mondo a menadito:
– era così piccolo da stare fra due mani,

[Wisłavwa Szymbroska, Discorso all’ufficio oggetti smarriti, a cura di Pietro Marchesani, Milano, Adelphi 2004, p. 115]

In rime banali

mercoledì 2 novembre 2016

Wisłavwa Szymbroska, Discorso all'ufficio oggetti smarriti, a cura di Pietro Marchesani, Milano, Adelphi

È una gran gioia: fiore accanto a fiore,
i rami degli alberi nel cielo puro,
e una più grande: domani è mercoledì,
arriverà una tua lettera di sicuro,
e ancora più grande: tema la busta,
è buffo leggere nelle macchie del sole,
e ancora più grande: solo una settimana,
ormai soltanto quattro giorni d’attesa,
e ancora più grande: la valigia
l’ho chiusa con mia vera sorpresa,
e ancora più grande: un biglietto
per le sette, sì, grazie signora,
e ancora più grande: nel finestrino
i paesaggi corrono velocemente,
e ancora più grande: è più buio, è buio,
stasera saremo insieme finalmente,
e più grande ancora: apro la porta,
e più grande ancora: quando lì davanti,
e ancora più grande: fiore accanto a fiore.
– Perché ne hai comprati cooosì tanti?

[Wisłavwa Szymbroska, Discorso all’ufficio oggetti smarriti, a cura di Pietro Marchesani, Milano, Adelphi 2004, p. 19]

Signore!

venerdì 28 ottobre 2016

reiner stach, questo è kafka?

Charlottenburg 10/4.17

Egregio signore,
Lei mi ha reso infelice.
Ho acquistato la Sua Metamorfosi e ne ho fatto dono a mia cugina. Ma lei non riesce a spiegarsi la storia.
Mia cugina l’ha data a sua madre, nemmeno lei è in grado di spiegarla.
La madre ha dato il libro all’altra mia cugina e neppure lei sa fornire una spiegazione.
Ora si sono rivolte a me. Dovrei essere io a spiegare loro la storia, essendo il laureato della famiglia. Ma io non trovo risposte.
Signore! Ho affrontato per mesi, in trincea, i russi senza battere ciglio. Ma non potrei mai sopportare l’ira che la mia reputazione presso le cugine vada in malora.
Solo Lei può aiutarmi. Deve farlo; perché Lei mi ha cacciato nei guai. Mi dica dunque, per favore, quale costrutto mia cugina debba ricavare dalla Metamorfosi.

Con la più alta stima sono il Suo devotissimo dott. Siegfried Wolff

[Reiner Stach, Questo è Kafka?, traduzione di Silvia Dimarco e Roberto Cazzola, Milano, Adelphi 2016, bandella di sinistra]

Quanto segue

venerdì 7 ottobre 2016

charms casi

Oso affermare quanto segue:
1: Guardate attentamente il nulla, perché il nulla non è quello per cui voi lo prendete.

[Daniil Charms, Casi, a cura di Rossana Giacquinta, Milano, Adelphi 1990, p. 265]

Due aforismi forse

lunedì 29 agosto 2016

Karl Kraus, Detti e contraddetti, a cura di Roberto Calasso, Milano, Adelphi

Adoperare parole inusuali è un atto di maleducazione letteraria. Soltanto le difficoltà di pensiero devono essere messe tra i piedi del pubblico.

Scrivere un aforisma, per chi lo sa fare, è spesso difficile. Ben più facile è scrivere un aforisma per chi non lo sa fare.

[Karl Kraus, Detti e contraddetti, a cura di Roberto Calasso, Milano, Adelphi 1993, pp. 142, 148]

La sensazione che tutto sia comprensibile e chiaro

mercoledì 24 agosto 2016

Czesław Miłosz, La mente prigioniera

Nel corso dell’Ottocento, in seguito alla nascita della lettura di massa, cominciarono ad apparire opuscoli che diffondevano le teorie scientifiche. Indipendentemente dal valore di queste teorie, bisogna constatare che una volta assunte forme volgarizzate esse divennero qualcosa di diverso rispetto a quando erano parte della ricerca scientifica. Ad esempio la teoria di Darwin sull’origine delle specie e sulla lotta per l’esistenza non è più, dopo essere stata semplificata e divulgata, la stessa che era per Darwin e per gli scienziati in polemica con lui, ma si trasforma in importante elemento sociologico e prende una connotazione emozionale. I capi del novecento – Hitler ad esempio – hanno attinto il loro sapere unicamente da opuscoli di divulgazione, il che spiega tra l’altro l’incredibile confusione esistente nelle loro teste. Ciò che contraddistingue il sapere volgarizzato è la sensazione che tutto sia comprensibile e chiaro. Esso ricorda un sistema di ponti gettati su dei precipizi, che possono così esser baldanzosamente attraversati con l’illusione che non ci siano. ma il fatto che non sia ammesso guardare nei precipizi non significa purtroppo che non esistano.

[Czesław Miłosz, La mente prigioniera, traduzione di Giorgio Origlia, Milano, Adelphi 2013 (3), p. 236]

In natura

domenica 21 agosto 2016

Adam Philips, Monogamia, traduzione di Giulia Arborio Mella e Matteo Codignola, Milano, Adelphi

Noi siamo i soli animali che pensano di essere come gli animali. Eppure l’accoppiamento dei cigni, i rituali di corteggiamento delle iene, la famiglia allargata delle formiche non ci dicono niente sulla nostra vita amorosa. Niente che ci possa servire.

La monogamia è solo una delle meraviglie della natura; in natura non esistono cose più naturali di altre.

[Adam Philips, Monogamia, traduzione di Giulia Arborio Mella e Matteo Codignola, Milano, Adelphi 2007, p. 24]

Una performance

martedì 16 agosto 2016

Adam Philips, Monogamia, traduzione di Giulia Arborio Mella e Matteo Codignola, Milano, Adelphi

La coppia è una performance. Ma come si impara a esibirsi in due? Come possono due corpi presentarsi in pubblico per la centesima volta ed essere credibili insieme, ciascuno custode dell’imbarazzo dell’altro, ciascuno perfetto per la parte? E i passi, chi li insegna?

Ecco perché le belle coppie possono essere così rassicuranti, addirittura suggestive. Irretiti – come spesso accade anche a loro – dalla bellezza, per qualche istante possiamo aspirare, in segreto, a quella stessa sfacciataggine. A non vergognarci di niente. Dopotutto, la bellezza è uno dei migliori antidepressivi culturali a nostra disposizione. È la bellezza a tenere in piedi lo spettacolo.

[Adam Philips, Monogamia, traduzione di Giulia Arborio Mella e Matteo Codignola, Milano, Adelphi 2007, p. 15]

Il pensiero e la realtà

domenica 7 agosto 2016

kundera il sipario

All’epoca in cui [Jaromir] John scriveva il suo romanzo [IL mostro a scoppio, il cui protagonista si lamenta per il fatto che sotto le sue finestre passano le automobili, che lui chiama i «mostri a scoppio»], a Praga c’era forse un’automobile ogni cento abitanti o, che so io, ogni mille. E, proprio perché ancora raro, il fenomeno del rumore (rumore dei motori) si manifestava in tutta la sua straordinaria novità. Ne possiamo dedurre una regola generale: la portata esistenziale di un fenomeno sociale si percepisce con la massima intensità non nel momento della sua espansione, ma quando è agli inizi, incomparabilmente più debole di quanto non sarà in futuro. Nitezsche osserva che nel XVI secolo in nessun luogo al mondo la Chiesa era poco corrotta come in Germania, e che proprio per questo vi nacque la Riforma: infatti, solo «gli albori della corruzione erano sentiti come intollerabili». Paragonata a quella di oggi, la burocrazia dell’epoca di Kafka era un bambino innocente; eppure è stato Kafka a scoprirne la mostruosità, che da allora è diventata banale e non interessa più a nessuno. Durante gli anni Sessanta del XX secolo, alcuni brillanti filosofi hanno sottoposto la «società dei consumi» a una critica che col trascorrere degli anni è stata superata dalla realtà in maniera così caricaturale che vi facciamo riferimento non senza un certo imbarazzo. Bisogna infatti ricordare un’altra regola generale: mentre la realtà si ripete senza alcuna vergogna, il pensiero, di fronte alla ripetizione della realtà, finisce sempre per tacere.

[Milan Kundera, Il sipario, traduzione di Massimo Rizzante, Milano, Adelphi 2005, pp. 133-134]

Essere famosi

mercoledì 3 agosto 2016

kundera il sipario

In Hugoliade, pamphlet contro Victor Hugo, Ionesco, che ha ventisei anni e vive ancora in Romania, scrive «La caratteristica della biografia degli uomini famosi è che hanno voluto essere famosi. La caratteristica della biografia di tutti gli uomini è che non hanno voluto o non hanno pensato di essere uomini famosi… Un uomo famoso è rivoltante».

[Milan Kundera, Il sipario, traduzione di Massimo Rizzante, Milano, Adelphi 2005, pp. 105]