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Agostinelli

mercoledì 21 febbraio 2018

[Compito alla scuola media inferiore di scrittura biografica: raccontate una volta che avete superato un limite, la soluzione di Alessandro Fabi]

L’ultimo argomento che la maestra Evelina aveva spiegato erano le unità di misura. Adesso invece eravamo passati a fare i numeri con la virgola, e alcuni di noi stavano andando in confusione. L’Evelina, per aiutarci a capire meglio, aveva pensato di rendere la lezione interattiva e aveva chiesto ad Agostinelli di alzarsi e venire alla lavagna. Agostinelli aveva due caratteristiche fondamentali: a) era il più alto di tutti dal primo giorno della prima elementare; b) era il numero uno dell’appello, sempre dal primo giorno della prima elementare. Tra le caratteristiche secondarie, ma non meno importanti: giocava ovviamente nell’Urbino-basket, faceva il grosso e raccontava barzellette che dovevano fare ridere ma non ci riusciva, come quella del toro Roncispalle che chiede a tutti di chiamarlo Roncis perché le palle le aveva perse nel filo spinato. Una gran fatica, per poi dire semplicemente “palle”. Solo che le bambine, in classe, ridevano sempre alla barzelletta di Agostinelli. Io l’avevo soprannominato Quel bietolone di Caio con ovvio riferimento a La Spada nella roccia, ma non lo sapeva nessuno.
Fatto sta che Agostinelli si era alzato e aveva raggiunto la maestra Evelina alla lavagna. Sembrava che si fossero già messi d’accordo, che fosse una scenetta provata il giorno prima. Agostinelli non si era messo proprio alla lavagna, ma appena di lato, dove c’era il muro bianco. La maestra Evelina allora aveva preso un righello, l’aveva poggiato contro il muro all’altezza della testa di Agostinelli e aveva tracciato una linea spessa con un matitone rosso. Io avevo iniziato a capire: non mi dire, vuoi vedere che sto imparando che cos’è l’altezza usando come esempio per tutta la vita quel coglione di Agostinelli? Quando poi era successo io ero abbastanza pronto, ma comunque mi aveva fatto un certo effetto vedere la maestra Evelina che srotolava il metro: “Vedete bambini?” aveva iniziato l’Evelina “Il vostro compagno Agostinelli è alto 1 metro e cinquantadue! Come lo scriviamo? Uno come i metri, cinque come i decimetri e due come i centimetri! Uno, cinque e due! Tra l’uno e il cinque ci mettiamo la virgola!”. C’era riuscita, te pensa: avrei ricordato i decimetri e i centimetri con Agostinelli. A parte che c’era anche Petrucci, che era 1 e 48 e magari sarebbe diventato più alto di Agostinelli; oppure c’era la Diana Galeotti, che era 1 e 44. E invece noi, poveri noi, eravamo stati condannati a vedere la tacca rossa di Agostinelli ogni mattina a indicarci quanto eravamo bassi. Roba da matti. Quel bietolone di Caio. Uno che nella barzelletta di Roncispalle faceva il verso del toro, poi quello della vacca e guardava verso le bambine, che ridevano quasi più a quel punto che alla fine.
Chiaramente, quando ero tornato a casa, ero corso a misurarmi. E avevo appreso con amarezza che io, fino a quel giorno, ero non più di 1 e 28. E qualche settimana più tardi, in un esercizio di matematica, avevo avuto da dire con Agostinelli perché alla domanda “qual è l’altezza media degli uomini?” lui aveva messo 1 e 85 e io avevo messo 1 e 70. I metri, i decimetri e i centimetri con Agostinelli, robe da matti.
Poi mi sono applicato, ho lavorato sodo e ho pregato, per diventare un po’ più alto. Quando avevo toccato l’uno e 40 era stata dura continuare, ma mi avevano sostenuto tutti. Alla fine, in prima media ero diventato 1 e 50. La quota di Agostinelli era quasi lì, a parte il fatto che lui l’aveva raggiunta a sette anni e mezzo e ora, nel frattempo, anche lui era cresciuto. Mi arrivavano voci sul fatto che fosse 1 e 80 in terza media, e che si stesse preparando al grande salto dell’uno e 90. L’aveva preso la Scavolini Pesaro, e io ero al punto che ogni tanto chiedevo in giro “oh, ma quanto è alto Agostinelli?”: “1 e 82” mi dicevano “ma sta crescendo ed è roba che crescerà ancora”.
Comunque, non ti dico la festa per il giorno in cui sono diventato 1 e 53. Dentro di me sono andato a cena fuori, ho ballato una notte intera, mi sono sposato e sono stato premiato alla carriera. Mi sentivo libero e quasi uomo, mi sembrava che si fosse sbloccato tutto e che fossi già proteso di qualche millimetro verso la nobilissima quota dell’uno e 54. Anzi, nel tempo mi sono convinto che solo grazie a quel passaggio, tutto volontà e applicazione, mi ero guadagnato il diritto di crescere ancora negli anni successivi.
Quando poi ho saputo che Agostinelli era rimasto 1 e 88 mi ha dato un gusto…