TAR

lunedì 14 Giugno 2010

Mi ricordo una volta,
dovevo fare una lettura,
di un romanzo nuovo,
seminuovo,
a Prato,
vicino a Prato,
in una biblioteca,
tre ore dopo,
ero in via Drapperie,
a Bologna,
avevo già cenato,
una mela e un panino
comprato dalla ditta A. F. Tamburini,
antica fabbrica salumi,
Carne suina fresca,
in un’insegna verde
davanti a me
e di fianco, seduto, avevo uno che diceva
Domani faccio ricorso al Tar,
e a me,
di lui, della lettura,
del Tar,
non lo so bene,
cioè per me,
era uguale.
Nella mia testa,
allora,
c’era una faccia in dentro,
che quando poi rideva usciva fuori,
da tutte le parti,
e non metteva i tacchi alti,
e non l’avevo vista piangere,
e non avevo idea,
chissà, ma è uguale,
tanto, non devo mica vincer niente,
non si vince niente,
si fa fatica,
si sta male,
quello che voglio io,
chissà perché mi piaccion queste cose,
la fatica,
quando vado a letto,
non lo so bene,
comunque andiamo,
poi vediamo,
guardiamo,
poi pensiamo,
pensare dopo, pensare sempre dopo,
pensare prima mai,
non son capace, e mi va bene,
tanto, non devo vincer niente,
poi chissà,
non lo so bene,
probabilmente male,
e forse è stato poco,
ma andava bene,
e certe assenze,
e la mancanza,
nei dettagli,
di cose femmine,
non lo so bene,
cos’è venuto prima,
se lei o il ruolo, suo, la sua figura,
non lo so bene,
pensare prima mai,
pensare dopo,
pensare sempre dopo,
tanto,
non si vince niente,
via Drapperie,
carne suina fresca,
e chissà a quello lì come gli è andato
il suo ricorso al tar
aveva settant’anni,
capelli bianchi, e i jeans,
e accento romanesco,
e due che l’ascoltavano
come se fosse un coso, lì,
come si chiama,
come se fosse tanto,
quel che diceva lui,
e quel che lui diceva era così:
Domani, faccio ricorso al Tar.