Un sottopassaggio

lunedì 18 Ottobre 2010

Sono molto contento di cominciare la collaborazione con questo settimanale, e la comincio con una cosa che ho visto l’altro giorno a Bologna.
L’altro giorno, a Bologna, nella biblioteca Sala Borsa, c’è stata la presentazione di 24 manifesti fatti da una serie di persone che solitamente fanno altre cose, tra le quali Vanna Vinci, che solitamente scrive dei fumetti, e Marinella Manicardi, che solitamente recita, e Massimo Simonini, che solitamente scrive della musica; la cosa, organizzata dall’AIAP (Associazione Italiana Progettazione per la Comunicazione Visiva), si è chiamata Pre-visioni per Bologna.
Adesso, a parte l’abitudine che c’è, da qualche anno, di fare dei titoli tutti così, dove le parole si spezzano, Pre-visioni, In-contri, Mani-festazioni, Colla-borazioni, abitudine che diventa quasi un obbligo quando tra gli organizzatori c’è l’Arci (l’arci di Reggio Emilia, per fare un esempio, in questi ultimi dieci anni, prima ha organizzato una manifestazione che si chiamava attiv-Arci, poi ne ha organizzata un’altra che si chiamava estasi-Arci, poi ne ha organizzata un’altra che si chiamava confront-Arci, poi ne ha organizzata un’altra che si chiamava inkiostr-Arci, scritto col k, poi ne ha organizzata un’altra che si chiamava liber-Arci, poi ne ha organizzata un’altra che si chiamava music-Arci e poi ne ha organizzata un’altra che si chiamava ancora liber-Arci, uguale identica a quella di prima, e poi non escludo che ne abbia organizzate delle altre che a me sono sfuggite), a parte questo, dicevo, io, che sono stato presente alla cosa e che, in un certo senso, benché minimanente, ero anche coinvolto (uno dei manifesti l’ho fatto anch’io), ho trovato, in quel piccolo convegno che c’è stato nella biblioteca sala Borsa di Bologna, delle cose che mi hanno sorpreso, primo tra tutti un manifesto, di Aurora Bianciardi, che diceva:
«Ogni giorno 150 mila viaggiatori attraversano la stazione di Bologna, la quinta in Italia per dimensioni e volume di traffico. Ogni giorno migliaia di persone attraversano piazza Medaglie d’oro, di fronte alla stazione, bloccando il traffico automobilistico. Ogni giorno migliaia di persone si accalcano sui marciapiedi davanti ai semafori di viale Petramellara, per attraversarlo e raggiugnere il centro storico o le fermate degli autobus cittadini. Un sottopassaggio potrebbbe portarli dall’altro lato del viale. Alla stazione degli autobus e lungo via Indipendenza per raggiungere il centro città. Un sottopassaggio per collegare la stazione alla città».
Ecco, mentre sentivo leggere queste cose, l’altro giorno, mi sono sopreso del fatto che una cosa così fastidiosa, che io provo mediamente duecento volte l’anno, cioè il rimanere fermo per qualche minuto in attesa che venga verde e vedere, nel frattempo, gli orologi della stazione di Bologna che mi dicono che il mio treno sta per partire, e io devo ancora fare il biglietto, una cosa così poco simpatica, dicevo, ha un rimedio semplicissimo: un sottopassaggio.
L’altra cosa che mi è venuta da pensare è stata che, tra i patrocinatori della manifestazione c’era anche il comune di Bologna, e una funzionaria del comune, che era presente, ha dimostrato un’attenzione e una capacità di ascolto che io, devo dire, non mi aspettavo. E ho pensato che, forse, questa cosa dipende dal fatto che, com’è noto, a Bologna, adesso, non c’è il sindaco, e, forse proprio per questo, l’attenzione dei funzionari del comune non è legata a interessi particolari; è un momento di relativa libertà, forse, in cui saltan fuori anche delle cose magari banali, un sottopassaggio, che non hanno magari una grande forza politica e persuasiva ma che magari potrebbero essere utili, un sottopassaggio, se le facessero davvero.
Invece, fino a poco tempo fa, con i sindaci precedenti, le cose andavan diversamente, mi sembra.
L’ultimo, per esempio, prima di essere eletto, durante la campagna elettorale, aveva detto di aver individuato una priorità, per la città di Bologna, la prima cosa da fare se fosse stato eletto davvero, e questa cosa era cancellare le scritte dei writers. E dopo essere stato eletto sindaco questa cosa aveva cominciato a farla, e aveva stanziato non so quante centinaia di migliaia di euro per questa cosa urgentissima, cancellare le scritte dei writers.
Ecco io devo dire che, con tutto il rispetto che devo all’ex sindaco, che non conosco di persona, mi chiedo se uno che pensa una cosa del genere, che la cosa più urgente da fare a Bologna sia cancellare le scritte dei writers, abita davvero nella stessa città in cui abito io, e mi vien da rispondermi che forse no, perché io trovo più urgenti delle cose anche piccole, magari, un sottopassaggio, e mi vien da pensare che forse son io, che non abito a Bologna, ma forse è anche lui, e se fosse lui, come, devo dire, mi sembra, be’, è strano pensare che lui, questa città, nella quale non abita, e che, evidentemente, non conosce, si è preso l’impegno di governarla, e mi viene da dire, mi veniva da dire, allora, quando lui era sindaco, che c’era qualcosa che non andava.
Ecco, adesso, che di sindaci non ce n’è, forse s’è aperto uno spazio che si può ragionare anche di cose piccole, un sottopassaggio e, non so, si respira un po’ meglio. Poi dopo vedremo, cosa succede.

[Uscito venerdì scorso su Gli altri]