Un pezzetto (della Banda del formaggio)

martedì 2 Novembre 2010

Avevo aperto il mio quaderno dei nervosi. Avevo un quaderno dove da qualche mese mi segnavo tutti i miei nervosi; a rileggerli in fila, poi, avevo avuto come l’impressione che non fossero i comportamenti, che mi facevano venire il nervoso, che fossero le persone.
Le persone che mi facevano venire il nervoso erano, a giudicare dal mio quadernetto mia mamma, la mamma della Battaglia, la Battaglia, i vecchi.
Allora: le prime tre, era anche normale, i vecchi, era strano.
Avevo come l’impressione, in quel periodo, che ci fosse pieno di vecchi che provavano a passarmi davanti nelle file in posta, o in tabaccheria, o nei supermercati, come un complotto di vecchi che mi avevano preso di mira e adesso non mi rispondevano neanche quando li salutavo; come una congiura dei vecchi contro me, come se i vecchi volessero che io pensassi che il mondo era un posto pieno di gente maleducata e stronza ma io c’ero già passato, di lì, quando avevo vent’anni avevo proprio esattamente quell’impressione, e anche quando ne avevo trenta, e anche quando ne avevo quaranta, adesso ne avevo quarantasette non volevo più pensarla, così, non volevo, «Non mi fregate, – pensavo, – io lo so che lo fate apposta, lo so che non siete così, che fate così perché c’è questo accordo che volete demoralizzarmi, ma io non mi demoralizzo, non mi amareggio, avete un bel recitare, io a me il mondo mi piace, anche se voi andate avanti a far finta di essere stronzi, lo so che non siete stronzi, lo so che state male”, avevo pensato intanto che aprivo il mio quaderno dei nervosi e ci scrivevo: «Mi è venuto il nervoso perché una signora che faceva la calza, con un piumino viola con degli ornamenti dorati e delle scarpe da ginnastica nere con degli ornamenti dorati e sulle punta delle unghie una specie di ornamento viola e dorato anche quello, pendant, non mi ha risposto quando l’ho salutata».
In quel momento, certe cose succedono sempre in quel momento, era entrato una carabiniere alto un metro e sessantuno e mi aveva detto «Cabìb?».
«Sì», avevo detto io.
«Venga con me».