Tra due pali e sotto una traversa

domenica 8 Dicembre 2013

bichsel, quando sapevamo aspettare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un attimo fa qui si parlava ancora di calcio, quella strana cosa che talvolta piace anche a me e dove la grande gioia, il grande dolore, dipendono da un pallone che deve passare tra due pali e sotto una traversa. Quelli che lo fanno passare, tra l’altro, sono ragazzi molto abili, dei veri artisti,e il loro gioco può scatenare anche enormi entusiasmi, ma supponiamo che non interessi a nessuno, nemmeno a me, se quel pallone passa tra i due pali oppure no, allora tutta la loro abilità sarebbe inutile.
Quando sono arrivato all’osteria, la sera tardi e stanco, la partita era già finita, e così sono solo stato testimone di quella grande gioia e di quel grande dolore, e visto che non ero dell’umore giusto per informarmi su chi avesse giocato contro chi, tutta quella gioia sembrava riempire il locale senza motivo e mi ha ricordato quanto possa essere inutile il tentativo di portare il pallone a passare tra due pali. Erano tutti pensieri dovuti alla stanchezza. Avevo avuto una giornata dura, ero stato seduto a un tavolo per ore, avrei dovuto scrivere qualcosa e non mi era venuto in mente niente: non una parola, non una frase, niente, la solita sofferenza. Ora stavo lì seduto all’osteria e aspettavo che venisse l’ora del mio autobus, bevevo un bicchiere di vino sperando nell’indomani, e il mio cervello lavorava ancora in cerca delle parole che per quel giorno non si erano presentate.

[Peter Bichsel, Quando sapevamo aspettare, traduzione di Anna Allenbach, Bologna, comma 22 2010, p. 82]