Torino – Bologna

lunedì 27 Settembre 2010

Sono a Parma, di passaggio, sopra un treno, ci sono un sacco di magliette rosse, su questo treno, molto dirette a Lecce, si direbbe, uno di loro dice Parma, prosciutto di Parma, formaggio di Parma, e a me vien da pensar Mo mama, e poi alla mia casa, che è lontana, insomma lontana, un paio d’ore, e a una specie di armadio che ho inventato, insomma inventato, è saltato fuori, che ci sta benissimo tutto quello che ci metto tranne le lenzuola, ma non per l’armadio, per le lenzuola, perché non so piegare le lenzuola.
Imparerò, ne ho imparate, di cose, in questi ultimi sei anni, ho imparato a stirare, ho imparato a lavare con le lavatrici, ho imparato a fare il riso, la pasta, condimenti semplici, burro e formaggio, ho imparato a asciugare l’insalata senza niente, uno straccio pulito, a guidare un trattore, solo uno, a far due topi da un tappo di sughero, a stare quindici minuti senza sbattere le palpebre (non mi riesce sempre), a stare in equilibrio sulla testa, a fare i buchi dentro i muri, con il trapano, a fare andare una lavastoviglie, a appendere i quadri senza chiodi, ho imparato l’altro ieri a farmi le punture da solo, ho lasciato una siringa usata nel cestino dell’hotel Victoria, intanto che la lasciavo mi chiedevo cos’avrebbe pensato poi la cameriera, chissà quello che pensano, le cameriere, dei clienti che se ne sono andati.